Polipi, colonie e barriere: il mondo dei coralli

Ce ne sono di tutti i colori e di tantissime forme. Sembrano piante, ma non solo. Vivono sott’acqua e sono molto importanti per l’ecosistema marino. Stiamo parlando dei coralli, un vero e proprio tesoro naturale che affascina per la sua bellezza e che, come tutta la natura, va rispettato e tutelato.

Gli scienziati hanno discusso a lungo per capire che cosa fossero: c’era chi ipotizzava che si trattasse di minerali, mentre altri dicevano: «No, sono piante!».

Alla fine, però, nessuno dei due aveva ragione: i coralli, infatti, sono animali, e più precisamente sono invertebrati marini.

Ma che tipo di animali sono? Ecco la sorpresa!
I coralli sono insiemi di minuscole creature, i polipi, che si uniscono per dare vita a una colonia.

Il polipo è un animale molto primitivo: a vederlo sembra una medusa capovolta, con la sua bocca e i suoi tentacoli (sei o multipli di sei) che servono a catturare il suo cibo, lo zooplancton.
La sua dieta è costituita proprio dallo zooplancton, composto da minuscoli organismi che vivono sospesi nell’acqua, ma che noi non possiamo vedere: le loro dimensioni, infatti, variano da pochi millimetri a qualche centimetro.

Di coralli, comunque, ne esistono davvero tantissime specie: nel mondo sono oltre 6.000.
Anche le forme variano molto e, per fare ordine, gli studiosi hanno dato dei nomi a queste forme, che sono davvero strane e curiose.

Esistono, ad esempio, i coralli ramificati o arborescenti, che ricordano molto i rami di un albero, mentre quelli digitati hanno rami più corti e spessi che sembrano delle dita.
Ma poi ci sono anche i coralli incrostati, che si espandono in orizzontale e ricoprono le superfici, o quelli a foglia, che a guardarli sembra quasi di vedere… un cespuglio di insalata!

Quando i coralli si uniscono tra di loro, danno vita a una colonia che, a sua volta, crea le famose splendide barriere coralline.
Le barriere sono anche dette “foreste pluviali sommerse”: grazie alle loro forme, infatti, sembrano un po’ degli alberi con i rami e possono servire da riparo per molte creature marine, soprattutto quelle giovani e di piccole dimensioni.

A seconda della forma e dell’estensione, gli scienziati hanno dato nomi diversi ai vari tipi di barriere coralline. Quando sono molto grandi, ad esempio, vengono chiamate: una delle barriere più note in tutto il mondo è quella australiana.

Ma tra i tipi di barriere più affascinanti c’è sicuramente l’atollo.
Di che si tratta? È una scogliera corallina ad anello che solitamente si sviluppa in mare aperto, in corrispondenza delle isole vulcaniche. Una curiosità: sapete da dove viene la parola atollo?
Deriva da Dhivehi, la lingua usata nelle isole Maldive, un insieme di isole nell’oceano Indiano.
Sul significato ci sono ancora dubbi: secondo alcuni studiosi, infatti, la parola atholh significherebbe “con la laguna in mezzo”, mentre per altri vorrebbe dire “palmo della mano”.

I turisti che vogliono vedere tutte le meraviglie di cui ho parlato devono essere responsabili e attenti: i coralli, infatti, sono molto delicati e se nuotando si va troppo vicino con le pinne o si calpestano, si rischia di danneggiarli molto seriamente.
Per questo motivo non bisogna mai toccare nulla sott’acqua quando ci si immerge, perché si potrebbe danneggiare la natura.

Il turismo poco responsabile, però, non è l’unico pericolo per i coralli: il cambiamento climatico e l’inquinamento sono altri due nemici di queste bellezze naturali, così come la pesca che usa metodi eccessivi o illegali.

Proprio per sensibilizzare tutti sul pericolo che stanno correndo i coralli, ogni anno la terza settimana di luglio è interamente dedicata alla divulgazione sull’importanza di questi preziosi ecosistemi.

Michele Cilli

Condividi l'articolo: