LO STRANO CASO DELLE 7ETTE

Ciao, sono Michele. Sono un ragazzo normale, o almeno credevo di esserlo fino a qualche
mese fa, quando successe qualcosa di “strano”. Strano forse non è la parola esatta per
descrivere quello che è avvenuto. Strano è ritrovarsi, per esempio, un leone marino in un
bosco o una scimmia al Polo Nord. Quello che è accaduto è qualcosa di straordinario e
pazzesco che nessuno avrebbe mai pensato che si verificasse in una scuola. E non mi
riferisco a un bidello ninja o una professoressa che in realtà non lo è… 
Ma cominciamo dall’inizio.
Era esattamente il mio quattordicesimo giorno di scuola superiore in una città nuova, molto
più trafficata, frenetica e lontana dalla vita del paesino in cui vivevo. Avevo sempre
frequentato le scuole in un posto sperduto, in una chiazza verde che contrastava con i
terreni da pascolo gialli. I colori brillanti della natura abbagliavano e incantavano e l’aria
profumava di fresco. Ricordo ancora il giorno in cui i miei genitori mi annunciarono il nostro
trasferimento…

  • Dai Michele alzati dal letto, il grande giorno è arrivato!
  • Mamma lasciami dormire.
  • Niente discussioni ragazzo, oggi dobbiamo partire per la nuova città.
    Mi alzai di malavoglia dal letto. Era una bella giornata, con il sole alto nel cielo e gli
    uccellini che canticchiavano la loro solita melodia soave. Mi misi in macchina con in mano
    uno dei romanzi gialli che preferivo: “John e il caso irrisolto”, un libro scorrevole e adatto ai
    ragazzi della mia età che parla di un adolescente che riesce a risolvere un mistero lasciato
    chiuso in un cassetto per anni. Il viaggio non fu molto lungo ma riuscii a leggere i primi 7
    capitoli del mio libro. Stavo ormai sonnecchiando, mentre all’orizzonte si notavano le prime
    case.
  • Siamo arrivati! – esclamò mio padre raggiante. 
    La nuova città aveva un’atmosfera più metallica, grandi tronchi di cemento alti otto o nove
    piani (e addirittura, in certi casi anche undici), palazzi luccicanti e moderni, auto scintillanti
    e veloci.
    Al contrario, la mia scuola era un modesto edificio che quasi cadeva a pezzi. La ruggine
    aveva incrostato le pareti e ormai l’intonaco si era sfaldato tutto, come se fosse frolla. La
    porta dell’istituto era in legno di quercia scuro. Era un legno duro, ma, dopo tutti quegli
    anni, era segnato dal tempo.
    Le classi erano simili a quelle del libro Cuore: piccole, spoglie con pochi posti a sedere e
    con banchi in legno.
    Comunque, dopotutto, era l’istituto più prestigioso e importante della città, se non quello
    più antico della regione. 
    Qualche giorno dopo il mio arrivo iniziai a frequentare quel nuovo luogo e a conoscere la
    classe dove mi avevano iscritto, la I B. Ma non sarebbero mancate le sorprese.
    Era un lunedì mattina. Quel giorno a scuola ero arrivato prima del solito. Faceva un po’
    freddo, anche se eravamo a settembre e l’estate non era ancora finita. Non mi portai un
    giacchino e stavo soffrendo il freddo. Certo che lo stavo soffrendo! Ero l’unico sciocco in
    maglietta a maniche corte e pantaloncini. Tutti avevano qualcosa addosso come un
    maglione, una felpa, e alcuni tra i più freddolosi avevano anche indossato un giubbotto
    invernale. 
    Andai verso i miei amici, o meglio, compagni di classe. Infatti non avevo legato con
    nessuno, o forse sì, se legare significa essere preso in giro per poi sentirti dire: “Stavo
    scherzando amico!”. L’unico che si era avvicinato a parlare era Bob. Non era il suo vero
    nome. Si chiamava Roberto, ma tutti preferivano Bob. Non ho mai saputo il motivo di quel
    nomignolo, ma anche i professori lo chiamavano così. Aveva folti capelli rossi ricci e
    corporatura robusta.

Ero seduto su un muretto e vagavo tra i miei pensieri mentre osservavo l’edificio scolastico. Detti un’occhiata all’orologio: segnava le 7:07. A un certo punto, notai sette uomini vestiti in nero che si aggiravano nei corridoi della scuola. Uno di loro tirò fuori qualcosa di luccicante e… “BUONGIOORNOO Michele!”. Mi fece sobbalzare. Era Bob con un sorriso gigantesco a forma di luna stampato in faccia. 

Cosa mai voleva significare quella sua espressione? E chi erano quegli strani individui?

Mario Panzarino

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La guerra dei Like: un libro per riflettere sul bullismo e sul cyberbullismo

Nell’ambito dei progetti d’Istituto di prevenzione al bullismo e al cyberbullismo e “Incontro con l’autore”, abbiamo letto il libro La guerra dei Like di Alessia Cruciani e Daniele Doesn’t Matter, youtuber con più di un milione di iscritti. 

Il libro narra la storia di due amici, Ruggero e Cristiana, entrambi bullizzati.  Ruggero, infatti, viene perseguitato da alcuni suoi compagni di classe, capeggiati dal bullo GTA, che lo prendono in giro chiamandolo ‘Gattonero’ e gli fanno ‘scherzi’ di ogni tipo, come lanciargli lo zaino per la strada.

Per Cristiana, invece, la situazione è diversa: si ritrova in situazioni imbarazzanti, di cui approfitta la bulla in questione, la Divina Faina, con la sua gang che le scatta delle foto con cui viene prima minacciata e poi derisa nel momento in cui vengono pubblicate sui social.

Il libro, dunque, attraverso queste due storie personali, affronta problematiche sociali molto importanti ed attuali: il bullismo e cyberbullismo. La sua lettura è stata molto utile per noi perché ci ha permesso di avvicinarsi a questi due fenomeni per conoscerli meglio, capire la gravità delle conseguenze che essi hanno sulle persone e di conseguenza imparare a prenderne le distanze.

Sapevamo già che i cosiddetti ‘atti di bullismo’ si verificano soprattutto a scuola, l’ambiente in cui trascorriamo molte ore della nostra giornata, ma, grazie alle storie verosimili di Ruggero e Cristiana, abbiamo individuato meglio i bulli, quei ragazzi cioè che deridono i compagni (solitamente prendono di mira i più deboli e timidi, proprio come il personaggio Ruggero), perché si credono FORTI ma in realtà facendo queste azioni brutte, si dimostrano come i più DEBOLI.

Abbiamo capito la differenza tra la forma di bullismo più utilizzata, quella fisica, che può ferire la vittima causando gravi problemi, ed il bullismo verbale, che si basa su insulti e minacce (hate speech). Abbiamo anche appreso che se l’atto di bullismo si verifica a scuola, l’insegnante deve relazionare su dove, quando e come si è presentato il fatto, ma non su chi eventualmente lo abbia commesso, perché questo spetta alle autorità competenti, per esempio la Polizia Postale, a cui la Scuola è tenuta a sporgere denuncia. Ed è proprio ciò che succede nel libro a Cristiana, vittima di cyberbullismo, una forma di bullismo che si manifesta grazie agli strumenti della tecnologia. Anche in questo caso l’impatto sulla vittima è devastante, perché spesso viene usata la sua immagine e identità, senza che essa esprima un consenso.

La lettura guidata di La guerra dei Like si è svolta nelle ore di narrativa ed educazione civica, ha occupato i primi due mesi del primo quadrimestre ed è stata accompagnata da lunghi dibattiti e riflessioni in classe sugli episodi più forti della storia, per fortuna molto lontani da noi. Abbiamo capito che, in situazioni simili, bisogna sempre ricorrere ad un adulto che può aiutarci. Il progetto di lettura si è concluso con un entusiasmante incontro online il 9 dicembre con l’autrice A. Cruciana e lo youtuber Daniele Doesn’t matter a cui i ragazzi abbiamo potuto rivolgere tutte le domande  e curiosità raccolte nelle settimane precedenti insieme alla nostra professoressa. 

Giosuè Bennardi e Francesco Carucci

UN PICCOLO VIAGGIO ATTRAVERSO LA GINNASTICA RITMICA

Siete pronti per fare una piccola escursione all’Angiulli? Seguitemi!
La Società Ginnastica Angiulli è un’associazione sportiva fondata a Bari nel 1906 e sono davvero
tanti gli sport che si praticano qui: basket, calcio, judo, karate, lotta, pesistica, pattinaggio, tennis,
ginnastica artistica e ritmica. Oggi vi porterò ad esplorare il mio sport preferito: la ginnastica
ritmica!
La ginnastica ritmica è una disciplina della ginnastica ed uno sport olimpico principalmente
femminile, di squadra o individuale.
Ma torniamo a noi … mi sto avvicinando al gazebo della ginnastica ritmica: è davvero gigante e
ospita tante giovani atlete che si allenano felici!!
Da quest’anno anche io, dopo tanti anni di danza, ho deciso di praticare questa disciplina e, ogni
volta che inizio la lezione, provo felicità, gioia ed entusiasmo poiché è il mio vero desiderio da
quando ero piccola.
Essere entrata nella squadra di ginnastica ritmica per me è stato un sogno che si è realizzato ed
anche quando sono a casa a volte mi capita di andare da una stanza all’altra facendo le ruote
oppure di ripetere le materie orali di scuola facendo la verticale!
Per praticare la ginnastica ritmica si utilizzano diversi attrezzi, quelli fondamentali sono: il cerchio,
la palla, il nastro, la corda e le clavette. Il mio strumento preferito è il nastro e, anche se
quest’anno la nostra insegnante sta dando priorità alla palla, so che presto arriverà anche ilsuo
momento!!.
Ora che sono qui vicino al gazebo della ginnastica ritmica ed osservo le mie compagne di corso al
lavoro, finalmente, comprendo qual è la cosa che mi entusiasma di più e che mi ha coinvolto così
tanto: è lo spirito di squadra! Infatti, noi non siamo solo compagne di corso, ma ci aiutiamo e ci
supportiamo sempre, non è solo importante che ognuna di noi sia brava, ma la cosa più
importante è che tutta la squadra raggiunga gli obiettivi che l’insegnante ci assegna. Ci sentiamo
davvero parte di un’unica “famiglia” e anche quando siamo davvero stanche, dopo tante ore di
allenamento, siamo comunque sempre felici. Nei prossimi mesi parteciperemo anche a delle gare
e sono sicura che per me sarà un’esperienza unica.
Auguro davvero con tutto il cuore ad ogni ragazza e ad ogni ragazzo di praticare uno sport che gli
faccia battere il cuore e… tutti per uno, uno per tutti!!!

Greta Feroni

Ezio Bosso: il musicista che non ha mai smesso di sorridere

Il maestro che non ha mai smesso di sorridere”

Ezio Bosso è un pianista e direttore d’orchestra di fama internazionale. Nato a Torino nel 1971 e prematuramente scomparso il 15 maggio 2020, all’età di 48 anni, a causa di una malattia degenerativa, muove i suoi primi passi nel mondo della musica all’età di appena 4 anni mostrando un grande interesse per il pianoforte, un interesse che coltiva soprattutto in famiglia grazie ad una zia e al fratello, entrambi musicisti. Crescendo, la sua passione e il suo talento lo portano a viaggiare continuamente e a vivere tra Londra e Torino, dove collabora a progetti musicali e sociali di grande impatto, affermandosi abbastanza velocemente nel panorama musicale internazionale.

Già a dodici anni, Ezio compone i suoi primi brani di musica classica , a sedici anni debutta in Francia e comincia cosi ad esibirsi nei teatri di mezza Europa. Negli anni ’90 partecipa  a numerosi concerti sulla scena internazionale: “Royal Festival Hall”, “Southbank Centre”, “Sydney Opera House”, “Palacio de Bellas arte di  Città del Messico”,“ Carnegie Hall “,“Auditorium Parco della Musica”, arrivando ed essere nominato Direttore del “Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste” e a ricevere ben due nomination al David di Donatello per le musiche di “ Io non ho paura” e “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores.

Dal 2017, Ezio Bosso è stato testimone e ambasciatore di diverse associazioni e di progetti sociali ed educativi nazionali e internazionali importanti. Ricordiamo l’“Associazione Mozart 14”, voluta dal Maestro Claudio Abbado, il progetto “Tamino”,  che aiuta con la musicoterapia i piccoli pazienti del Policlinico Sant’ Orsola-Malpighi di Bologna, il coro di uomini e donne “Papageno” nella Casa Circondariale Dozza di Bologna, il progetto “Leporello“ per i ragazzi reclusi nel carcere minorile del Pratello di Bologna e il “Coro Cherubino” che accoglie bambini e adolescenti, anche disabili”. Quella del maestro Bosso è stata anche una battaglia civile per il riconoscimento della musicoterapia come vera pratica clinica.

Purtroppo, all’apice della sua meravigliosa carriera, nel 2011, Ezio Bosso viene colpito da una grave malattia neurodegenerativa, simile alla sclerosi multipla, che lo rallenta molto nei movimenti ma non riesce a frenare la sua straordinaria voglia di suonare: infatti, nonostante l’aggravarsi della malattia, Bosso non si perde d’animo e addirittura, attraverso tanto allenamento assistito da medici specializzati, riapprende a suonare, a parlare e, come lui stesso ha affermato, a vivere la musica non come un tesoro personale ma come continua condivisione, perché

“ la musica è come la vita, si può farla solo insieme”.

              FABRIZIO PAPA 

VIENNA E LA MAGIA DEL NATALE

Oggi ci immergeremo nelle vie della capitale austriaca, Vienna che, soprattutto a Natale, diventa un posto magico.

Nel periodo dell’Avvento, a partire dalla metà di novembre fino al 25 dicembre, Vienna si trasforma in una fiaba tutta da vivere.

Qui il Natale è particolarmente sentito e i viennesi sono entusiasti di preparare la festa più importante dell’anno, una tradizione sicuramente da conservare.

E’ tradizione di ogni famiglia viennese accendere, per ogni domenica, le candele della corona dell’Avvento fatta di rami di abete intrecciati. Si iniziano ad aprire le finestrelle del calendario dell’Avvento e si preparano i Lebkuchen, biscotti speziati, e i Kipferl, biscotti alla vaniglia.

Nelle piazze più belle delle città possiamo visitare magnifici mercatini natalizi, dove il profumo dei biscotti allo zenzero e del punch fumante risvegliano l’atmosfera del Natale.

I mercatini di Natale, caratterizzati da tipiche cassette di legno, costituiscono un ruolo irrinunciabile nell’inventare la magia dell’Avvento, dando vita ad un meraviglioso luogo di ritrovo e soprattutto di shopping.

Tutto è ben organizzato. Luci, suoni e profumi si amalgamano insieme, creando un clima surreale che riempie e scalda i cuori di ognuno, grandi e piccini, viennesi e visitatori.

Le luci illuminano le grandi vie commerciali come Mariahifler Strasse e Landtrasser Hauptstrasse.

A Rathaus Platz, nella splendida Piazza del Municipio, controllata dal palazzo si stile neogotico risalente alla seconda metà del 1800, in questo periodo si svolge l’incantevole mercatino di Christkinlmarkt che ha una tradizione di oltre sette secoli ed una fama internazionale. Nel periodo natalizio, ogni anno, la piazza si traveste in un fiabesco villaggio natalizio, un paesaggio da favola che rievoca la magia dell’Avvento.

Qui non si può fare a meno di ammirare la gigantesca corona dell’Avvento che domina la piazza con i suoi dodici metri di diametro. Sono ospitati circa 150 chioschi che propongono doni di Natale, decorazioni per gli alberi, dolciumi tipici e bevande calde, assolutamente necessarie per riscaldarsi dal freddo. Infatti, non è strano vedere visitatori che passeggiano tra i chioschi sorseggiando un caldo punch sia alcolico che analcolico, servito in tazze ricordo create proprio per l’occasione. Anche gli alberi del parco che circonda la piazza sono accuratamente decorati a festa.

Passeggiando per le strade adiacenti, non possiamo fare a meno di ascoltare le dolci musiche natalizie di cori che intonano tipici canti del periodo della tradizione tedesca come stile Nacht Heilige Nacht.

La magica atmosfera dell’Avvento viennese è uno di quegli appuntamenti a cui non si deve mancare almeno una volta nella vita, soprattutto se dal cielo iniziano a cadere soffici fiocchi di neve. Così l’atmosfera è completa e si torna di colpo bambini.

Arianna Manfredi

Marvel, la storia di un mito

Siamo a New York, nel 1939, pronti ad assistere alla nascita, quasi casuale, di una casa editrice che, inizialmente piccola, è diventata una delle più importanti al mondo: la Timely Pubblications. La storia di questa nascita è divertente e imprevista e merita di essere raccontata. 

Un piccolo editore, chiamato Frank Torpey, decide di pubblicare un fumetto di otto pagine dedicato a Namor, il principe di Atlantide. Il fumetto, però, non piace a nessuno e i numeri successivi non escono proprio.

A salvare dalla disperazione Torpey arriva un altro editore, Martin Goodman, che ha intenzione di lanciare una rivista a fumetti e quindi contatta Torpey per rilevare la sua attività, acquistando tutto il materiale prodotto fino a quel momento. Goodman riprende la pubblicazione della rivista di Torpey sotto il marchio Timely Comics, cambiandone il titolo: nasce così la rivista “Marvel Comics”. 

Per molti anni è Goodman a creare i tanti eroi e personaggi che affiancano Namor: La torcia umana, Angel, Ka Za e, durante la Seconda Guerra Mondiale, anche Capitan America, l’eroe patriottico che tutti ancora conosciamo e amiamo. E’ un successo strepitoso! 

Dopo un po’ di tempo, però, alcuni personaggi smettono di essere prodotti, perché il pubblico è cambiato e non li segue più. 

Nonostante il grande successo, la Marvel fino al 1961 è ancora seconda rispetto alla DC Comics, che, fin dagli anni 40, è stata leader indiscussa delle pubblicazioni a fumetti. 

Nel 1960 Goodman assume come tuttofare un nipote, Stanley Lieber, che in seguito comincerà a scrivere sceneggiature per le storie a fumetti e che, come i suoi personaggi, si trasforma presto in un supereroe: Stan Lee. 

Stan Lee non è solo uno sceneggiatore, ma diventa ben presto il direttore che porta la Marvel al successo planetario attuale. 

E’ lui a lanciare una linea di fumetti di genere supereroico, che esordisce nel 1961 con I fantastici quattro, creati insieme al disegnatore Jack Kirby. A differenza dei personaggi della DC, i nuovi personaggi Marvel non sono solo supereroi che combattono il crimine, ma soprattutto scienziati, esploratori, astronauti, detti Imaginauts (immaginauti) che aprono la Age of Marvels, l’Era delle meraviglie. 

Nel 1962 nascono altri due personaggi che cambiano ulteriormente l’idea dei supereroi: Spiderman, un adolescente che acquista super poteri casualmente, per colpa del morso di un ragno, e Hulk, uno scienziato che diventa mostruoso, verde e fortissimo, a causa di un incidente nel suo laboratorio. Questi due personaggi fanno capire che, a differenza dei 

personaggi DC, non si diventa supereroi per scelta, ma perché si è destinati a diventarlo. 

Nel 1963 nasce l’Universo Marvel, cioè un universo narrativo in cui vivono tutti i personaggi Marvel, che, a differenza dei personaggi DC che si incontrano solo nella Justice League, interagiscono tra loro, creando tantissimi crossover tra le varie serie. Nello stesso anno nascono anche gli Avengers. 

Dal 1966 Stan Lee e Jack Kirby vengono affiancati da altri sceneggiatori e disegnatori. 

Nel 1969 in America cominciano a calare le vendite di fumetti e questo porta a una crisi di tutto il settore. La Marvel negli anni 70 comincia a pubblicare anche fumetti di altro genere, come horror, avventura, arti marziali. 

Negli anni 80 pubblica Transformers e G.I. Joe, ma i supereroi sono ancora in crisi. 

Nel 1996 rischia il fallimento, ma negli anni 2000 è acquistata dalla Disney, che rilancia tutto il Marvel Universe (a partire dalle grandi saghe cinematografiche, che fanno da tramite a fumetti e merchandising) portando la Marvel al successo mondiale di oggi. 

E per il futuro … ci aspetta una nuova era!

Andrea Moleas

ALL’OPEN DAY DELLA ZINGARELLI C’E’ ANCHE IL GREEN

Il 20 novembre è stata organizzata una giornata di accoglienza dei bambini provenienti dalle quinte classi
delle scuole elementari della città di Bari, per presentare loro le attività che si svolgono presso l’istituto
Nicola Zingarelli di Bari.
Noi alunni della classe II H, per l’occasione, abbiamo realizzato cartelloni sul tema dei cambiamenti
climatici, che sono stati oggetto di studio nell’ambito dell’UDA trasversale di educazione civica, con la
prof.ssa Elisabetta Troccoli.
Abbiamo, inoltre, confezionato coccarde, segnalibri e sacchetti con semi di piante di vario tipo, come regalo
da dare ai piccoli visitatori.
I bambini, da noi accolti con un caloroso benvenuto, hanno mostrato da subito curiosità ed entusiasmo per
i vari stand che esponevano materiale scolastico, allestiti da noi ragazzi.
La postazione della classe II H, in particolare, presentava 1 gioco interattivo ed un fumetto, entrambi
sultema dei cambiamenti climatici.
Il gioco consiste in una Escape Room e si chiama: “Fai la differenza”, traendo spunto dalla frase di Greta
Thumberg nel libro dal titolo “Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza”. Oltre a divertire ed
appassionare, esso vuole anche insegnare ad essere bravi cittadini e amici dell’ambiente. Si articola in 4
missioni, ognuna con 5 domande tra cui 2 sbagliate e 1 corretta, superate le quali, si vince una meravigliosa
medaglia di bravo cittadino.
Molti bambini hanno giocato alla Escape Room con il nostro supporto e sono arrivati fino in fondo,
superando le missioni e vincendo il premio che siamo stati orgogliosi di consegnare a tutti loro.
Abbiamo mostrato, in questo modo, come si lavora qui alla Zingarelli, quanti progetti riusciamo a realizzare,
oltre al percorso curriculare e quanto veniamo stimolati a produrre idee e utilizzare la tecnologia.I bambini
hanno manifestato entusiasmo ed interesse verso il gioco e le altre attività presentate e abbiamo anche
sensibilizzato tutti loro al tema dei cambiamenti climatici.
E’ stato divertente anche per noi ragazzi, che ci siamo sentiti adulti, maturi e soddisfatti del nostro duro
lavoro, compensato dai sorrisi dei bambini!

Mattia Sbiroli e Beatrice Stallone

La tifoseria del Bari

LA TIFOSERIA DEL BARI

La tifoseria del Bari calcio è una tifoseria diversa dalle altre, è una tifoseria speciale.

È una tifoseria che merita categorie superiori della serie C, è una tifoseria da serie A!.

Cosa rende unica questa tifoseria? Il fatto che tutti i tifosi del Bari, quando vanno allo stadio, anche se non si conoscono, diventano una grande famiglia: sempre uniti e sempre pronti a sostenere la loro squadra, sia che le cose vadano bene sia che vadano male.

Essere tifosi del Bari vuol dire essere pazienti, sapere che difficilmente la propria squadra sarà in grado di vincere un titolo importante, ad esempio la Champions League o uno scudetto di Serie A (anche se nel calcio mai dire mai…), ma amarla lo stesso e non lasciarla mai sola.

 ”Non tifo gli squadroni ma tifo te!”: ecco il coro che più di tutti rappresenta lo spirito dei suoi tifosi biancorossi.

La tifoseria del Bari ha diverse tifoserie rivali e ha stretto alcuni gemellaggi: il gemellaggio più intenso è quello con i “fratelli granata”, i salernitani; poi abbiamo quello con i “blucerchiati” della Sampdoria e quello con i laziali, primo gemellaggio della tifoseria biancorossa; poi anche con i torinesi, gli spezzini, i triestini e gli empolitani. 

 Con gli andriesi, i barlettani, i monopolitani ,i martinesi e infine con gli ultras del Casarano, i biancorossi hanno un rapporto d’amicizia.

Le rivalità degli ultras del Bari sono soprattutto quelle con gli ultras del Lecce e con i tarantini , poi con i pescaresi, i palermitani (perché hanno un amicizia con il Lecce),con gli ultras della Roma, della Juve, dell’Inter e infine con i veronesi dell’Hellas e con gli ultras del Genoa (perché è rivale della Sampdoria).

Un altro elemento importante della tifoseria barese è lo stadio San Nicola.

Per me è uno degli stadi più belli del nostro calcio e, nonostante ci siano cose da migliorare, esteticamente ti dà l’immagine di uno stadio di Serie A.

Lo stadio è stato progettato da Renzo Piano in occasione dei mondiali di Italia 90’ vinti dalla Germania. La squadra biancorossa esordisce al San Nicola in un amichevole contro i rossoneri del Milan, neocampioni d’Europa, vincendo per 2-0. 

Passano gli anni
ma la gente
ti segue come sempre
e mai ti lascerà
girando per L’Italia intera
nel cuore una bandiera
fedele alla città
perché ti amo
ti porto nel cuore
il bianco e il rosso è il mio unico amore non posso restare lontano da te
sarò sempre pronto a lottare per te.

Questo è uno dei tanti cori del Bari, composto da un capo ultras del Bari nel 2019 in occasione della promozione in serie C.

Il coro principale che si canta sempre allo stadio è:

CHE BELLO E’,

QUANDO ESCO DI CASA,

E ANDARE ALLO STADIO,

A VEDERE LA BARI!!

Tanti sono i cori contro gli ultras rivali, specialmente contro i leccesi, i tarantini,i napoletani e gli avellinesi.

Invece, quando il Bari fa una bella prestazione, il San Nicola canta: 

Oh mamma, mamma mamma,

come mi batte el corazon,

ho visto un grande Bari,

ho visto un grande Bari,

oh mamma innamorato son

Questa è la tifoseria del Bari: una tifoseria calda e fantastica!

StefanoTedesco Quartulli

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Dabook, l’app delle biblioteche scolastiche

Presentata mercoledì 24 novembre, presso la Libreria Laterza di Bari, DaBook l’app che rende semplice la prenotazione dei libri all’interno della biblioteca scolastica.
Si tratta di un servizio digitale ideato nel 2018, ma la cui implementazione e sperimentazione ha avuto effettivamente inizio soltanto nel 2020.
Il progetto ha uno scopo ambizioso: modernizzare concretamente e attivamente l’uso della biblioteca scolastica attraverso la sua progressiva digitalizzazione e migliorare, quindi, i servizi scolastici per renderli più facili e piacevoli da utilizzare. L’app, infatti, risolve molti problemi burocratici e di tempo relativi alla catalogazione dei libri, al prestito, alla restituzione, nonché di prevenzione di assembramenti e di file periodi “particolari” come quello che stiamo vivendo.

Il team di DaBook, costituito da un gruppo di programmatori dell’Istituto Tecnico Panetti e l’alunno Simone Scanni del Liceo Classico Socrate, ha dovuto affrontare varie fasi per la costruzione dell’app:

  1. La Progettazione;
    Ogni settimana, per un intero anno scolastico, il team si è riunito “pensare” l’app e realizzare un prototipo ideale;
  2. lo Sviluppo;
    Il prototipo è stato trasformato in prodotto digitale, ossia è stato “tradotto” in script o linee di codice
  3. la Formazione;
    E’ stata avviata una campagna di formazione rivolta ai responsabili delle biblioteche scolastiche coinvolte, finalizzata al corretto utilizzo del servizio;
  4. lo Stress-Test.
    E’ stata avviata una prima sperimentazione dell’app presso gli istituti Socrate e Panetti, per l’eventuale correzione degli errori della cosiddetta versione beta.

Per accedere alla piattaforma Dabook sarà necessario effettuare il login attraverso la mail fornita dalla scuola (.edu.it). Nella schermata Home non sarà presente soltanto il catalogo dei libri disponibili nella biblioteca scolastica, ma ci si troverà di fronte ad una sorta di bacheca che riporterà notizie su alcuni libri in evidenza, oppure consigli di letture simili a quelle effettuate nell’ultimo periodo, o ancora indicazioni su opere inerenti alcune tematiche. Sempre nella schermata home, alcuni popup segnaleranno articoli legati ad eventi speciali (per esempio il Dantedì, la giornata contro il bullismo, la giornata contro la violenza sulle donne…); questi articoli potranno essere postati dagli studenti, previa accettazione da parte dei responsabili della biblioteca che, ovviamente, potranno rifiutarli se contenenti linguaggio non consono, fake news, ecc.
Ogni libro presente in catalogo avrà una pagina ad esso dedicata con la data di pubblicazione, la tematica affrontata, un breve riassunto per orientare nella lettura e le recensioni rilasciate dai lettori precedenti.
I responsabili della biblioteca avranno accesso alla Dashboard Gestionale, dalla quale potranno controllare in tempo reale tutti gli “spostamenti” dei libri e la loro disponibilità.

Il team di DaBook ha collaborato e continuerà a farlo con #ioleggoperchè, l’iniziativa proposta dall’Associazione Italiana Editori per incentivare la lettura che non solo ha fornito libri alla biblioteca del Socrate e del Panetti (come fa con tutte le scuole che partecipano all’iniziativa), ma che ha indotto i ragazzi del team ad aggiungere migliorie e novità alla loro app: essi, infatti, hanno creato un sistema per implementare tutti i testi ricevuti grazie a Ioleggoperché sulla loro piattaforma in modo che abbiano la precedenza rispetto al resto del catalogo di Dabook.
Chissà quante altre novità dobbiamo aspettarci da questa app e da questi ragazzi simpaticissimi e geniali!

Michele Saulle

DUE CHIACCHIERE COL PROFESSORE MIGLIORE DEL MONDO

Intervista al professor Antonio Curci, docente di informatica presso l’Istituto Tecnico “Panetti” di Bari, recentemente insignito del titolo di “miglior professore al mondo” dal Global Teacher’s Award.

CHI E’ IL PROF. CURCI AL DI FUORI DELLA SCUOLA?

Al di fuori della scuola sono una persona semplice che ama le cose belle, l’arte e la poesia.

Sono estremamente curioso: mi piace osservare, passeggiare a piedi o in bicicletta, guardare il panorama e vivere con le persone a cui voglio bene.

Inoltre ho una passione per i giovani: sono stato un educatore in ambito parrocchiale e da quando avevo 20 anni sono stato educatore di giovanissimi quindi, nel tempo,  ho maturato una vera e propria vocazione ad occuparmi dei ragazzi. Ho avuto la fortuna, tramite un concorso, di fare l’insegnante, ma in realtà la mia è stata una scelta precisa perché ho  rinunciato ad un lavoro ben remunerato in un’azienda privata per seguire la mia passione di educatore.

Quindi nel lavoro sono esattamente quello che sono nella vita: una persona semplice al servizio dei giovani.

COME CI SI SENTE A RICEVERE UN PREMIO COSI’ PRESTIGIOSO COME “MIGLIOR PROFESSORE DEL MONDO” ?

Mi sento grato alla vita perché raccolgo quello che ho seminato con caparbietà e ostinazione, anche quando mi sono sentito non accettato.

Infatti per le mie idee sulla scuola (tipo quelle di portare la radio negli strumenti didattici) sono stato un pioniere e quando le proponevo, per esempio nei Collegi Docenti, me le sentivo sempre bocciare, probabilmente perché non erano ancora maturi i tempi. Quindi, a distanza di anni, veder riconosciuti i miei sforzi e aver spazzato via ingiuste batoste e incomprensioni ha dimostrato che il tempo è galantuomo e mi ha fatto capire che probabilmente proponevo le mie idee ad una Scuola che non era ancora “matura” per accettarle.

Successivamente mi sono impegnato a cambiare il piccolo mondo che mi circondava nell’ambiente scolastico e sono arrivato a ricevere, a seguito della presentazione di una serie di documenti, questo riconoscimento che premia i migliori docenti al mondo… 

Non potevo crederci: fra tanti docenti selezionati  in 110 Paesi del mondo ero stato scelto io. Mi chiedevo: “perché questo riconoscimento  proprio a me? Si sono allineati i pianeti o forse ho lavorato bene?”.

Quindi mi sono sentito grato alla la vita e contemporaneamente mi sono sentito figlio di una Comunità, figlio della Scuola, figlio della mia città, figlio dei miei ragazzi.

Questa è la cosa più bella, perché i miei ragazzi mi hanno incoraggiato, dato che anche i docenti si sentono spesso fragili e hanno bisogno di quella parolina di conforto o di quell’occhiolino di complicità dello studente.

Ho dedicato la mia vittoria a  mia moglie (anche lei insegnante che condivide con me molte attività al Panetti e a Radio Panetti) e a tutti i ragazzi che ho incontrato in ventitré anni di insegnamento.

LEI HA INSTAURATO UN RAPPORTO DI AMICIZIA E CONFIDENZA CON I SUOI ALUNNI NEL CORSO DEGLI ANNI?

Più che altro un rapporto di “umanità”: i miei ragazzi sanno che sono un compagno di viaggio ma sanno anche che rimango il loro professore e loro i miei alunni, non siamo amici come lo intendete voi fra coetanei.

Abbiamo instaurato un rapporto che va sotto il nome di “umanizzazione della scuola”: loro sanno che possono contare su di me, ma sanno anche che sono una persona giusta, che non fa sconti, per esempio quando un ragazzo non studia.

Sanno anche che non valuto la persona ma il suo lavoro e che se un alunno prende un brutto voto gli do sempre l’opportunità di farlo rimediare e lo incentivo a migliorare.

L’importante è sorridere e accettarsi e sapere che non si può essere sempre performanti, perché un momento di insuccesso può capitare sia ai docenti che agli studenti.

In definitiva il rapporto che ho con i ragazzi è un rapporto semplice, basato sulla fiducia e sulla stima reciproca.

PUO’ RACCONTARCI COME NASCE L’IDEA DI “RADIO PANETTI”?

E’ nata nel 2000-2001 quando sono stato trasferito dall’ Istituto Tecnico di Castellana Grotte al Panetti (dove sono stato anche studente): avevo sempre avuto una grande passione per la Radio e pensai che poteva essere un ottimo veicolo per fare un nuovo modello di scuola.

Così presentai al Collegio dei docenti, in un primo momento, il progetto di una “Web TV” : pensai che forse potevamo lavorare con i Media (quella che oggi si chiama “Media Education”).

Quel giorno fui trattato molto male e venni accusato dai colleghi di volermi “mettere solo in  vetrina” e che “non volevo fare scuola bensì spettacolo”.

Ho continuato anno dopo anno, imperterrito, a ripresentare lo stesso progetto, che puntualmente veniva bocciato, ma non mi sono mai dato per vinto.

Finalmente nel 2006 una Radio barese che si chiamava “L’Altra Radio” venne a scuola a presentare un progetto “esterno”: io collaborai con lo speaker radiofonico e colsi l’occasione di quella esperienza per poi proporre l’anno successivo la creazione di Radio Panetti.

Essa non era una semplice Radio che fa musica e mette i ragazzi a parlare, ma era uno strumento che consentiva agli studenti di “esibirsi” (visto che l’esibizionismo è tipico dell’età giovanile) offrendo nello stesso tempo dei contenuti importanti che potevano essere quelli che si studiano a scuola ma anche altro.

Ecco che tramite questi contenuti l’esibizionismo si trasformava in protagonismo, esaltandone gli aspetti positivi. Siamo partiti  in poche persone e con poca strumentazione  e siamo arrivati ad oggi: Radio Panetti può contare su 60 studenti in redazione! Ci occupiamo di televisione, giornalismo, fotografia, musica, story telling. Abbiamo uno studio radiofonico professionale e uno studio televisivo e siamo in grado di raccontare  grandi eventi in diretta, proprio come farebbero la RAI oppure SKY.

Siamo cresciuti tantissimo in questi quindici anni, con l’obiettivo non di fare spettacolo ma di aiutare i ragazzi a scoprire i loro talenti e sviluppare quella competenza che va sotto il nome di Comunicazione.

SE LEI FOSSE UN PROFESSORE DELLE SCUOLE MEDIE COSA CONSIGLIEREBBE IN MERITO ALLA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE DA FREQUENTARE?

Consiglio semplicemente di seguire le proprie passioni senza sottostare all’equazione semplicistica secondo cui se un ragazzo è bravo va al Liceo, se è mediamente bravo va al Tecnico, se non è bravo va al Professionale…

Perché non ci si innamora per obbligo o per decreto ma perché a un certo punto scatta una passione: anche per lo studio è così, e inoltre una cosa fatta per obbligo non viene bene.

Se invece uno studente, guardando dentro di sé, cerca di capire quali sono le sue reali passioni, allora sì che riesce a scegliere la strada migliore affinché le sue passioni possano germogliare.

Se cominciamo a studiare per passione ci accorgeremo che lo studio non solo non ci stanca, ma ci coinvolge, ci entusiasma e ci fa diventare qualcosa a cui non avevamo mai pensato, e allora lo studio coinciderà anche con i nostri hobbies e con i nostri interessi.

Se una persona non portata per la Matematica viene obbligata a studiarla, vivrà un Inferno perché farebbe controvoglia qualcosa che non è nella sua natura: deve scegliere quello che lo appassiona, a prescindere dal fatto che sia bravo o no a farlo.

I “ciucci“ non esistono, esistono solo quelli che non hanno scoperto quali sono i propri talenti, e ognuno di noi almeno uno ce l’ha.

Sara Medici