FESTA DEI POPOLI: INTERVISTA A PAOLO VILLASMUNTA

La Festa dei Popoli è un evento che si tiene a Bari da ben 17 anni per celebrare l’incontro tra popoli e culture diverse; essa si svolge tradizionalmente nel mese di maggio ed è organizzata dal Centro Interculturale Abusuan e dai Missionari Comboniani con la collaborazione del Comune di Bari, della Regione Puglia e di tante associazioni e comunità straniere e non.

Curiosando qua e là, tra gli altri ho notato uno stand della CGIL e mi sono incuriosita tanto da voler intervistare la persona che vi si trovava.

Salve! Posso chiederle perché la CGIL si trova qui alla Festa dei Popoli?

Salve a tutti! Mi chiamo Paolo Villasmunta e sono segretario della CGIL di Bari. Mi chiedi perché la CGIL è alla Festa dei Popoli: beh, il sindacato che rappresento tutela i lavoratori, ma si occupa anche di problemi relativi agli emigrati che si rivolgono a noi, ad esempio, per ottenere informazioni sulle norme vigenti in materia di immigrazione, per essere aiutati a svolgere le pratiche burocratiche relative all’ingresso e alla permanenza in Italia, per chiedere il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno, per presentare domanda di cittadinanza, per cercare lavoro, e tanto altro.

Quest’anno la Festa dei Popoli è arrivata alla sua diciassettesima edizione: da quanto tempo partecipate con il vostro stand?

Noi abbiamo partecipato alla Festa fin dalla prima edizione.

Quindi immagino che questa festa sia un’opportunità utile per rilanciare un appello sull’opportunità di accogliere gli emigrati, vero?

Certo! Noi crediamo che gli emigrati che vivono nel nostro Paese e magari hanno frequentato per almeno cinque anni la scuola, dovrebbero godere del diritto di essere cittadini italiani. Il paradosso è che ci sono tanti emigrati che lavorano, pagano le tasse e rispettano le regole, però poi non viene permesso loro, per esempio, di votare per la scelta del sindaco o di candidarsi essi stessi per farsi votare nei consigli comunali.

Ha ragione, bisognerebbe riflettere su quanto sta dicendo. La ringrazio per aver risposto alle mie domande e buon lavoro!

Alessia Romito

HIP HOP: poesia, danza e arte direttamente dai ghetti americani.

Molti giovani italiani praticano l’hip-hop, ma quanti ne conoscono la storia?

L’hip-hop non è semplicemente una danza, ma è un movimento culturale che nacque a New York, nel quartiere del Bronx, negli anni ’70 del secolo scorso.
Specialmente all’epoca, il Bronx era un quartiere povero e malfamato, dove spesso le persone, vittime della povertà e dell’abbandono, si sfidavano per ottenere un territorio, finendo, in molti casi, addirittura allo scontro fisico.
Fortunatamente ad un certo punto (negli anni ’70, per l’appunto), proprio lì, nacque l’hip-hop, che rappresentò per i giovani un’occasione per mettere da parte gli scontri e la violenza e sfidarsi in gare di ballo e di “canto”.

L’ hip- hop, insomma, salvò la vita a tante persone.

All’hip-hop sono collegate diverse altre altre discipline molto amate dai giovani;
una di queste è sicuramente la Break dance, la ” mamma” dell’hip-hop: i ballerini che la ballano vengono chiamati B-boys e B-girls .
Ricordiamo poi il MC’ing, letteralmente “il maestro delle cerimonie”, ovvero, il Rap, il Writing, cioè il graffitismo, un modo di esprimersi attraverso le coloratissime bombolette spray con le quali vengono realizzati dei graffiti sui muri delle città, oppure sui treni, di notte, per far capire a tutti l’ appartenenza ad un quartiere, o anche il proprio Tag (nome in codice che ciascun gruppo si attribuisce), il DJnig, cioè il Disk Jokey, colui che gioca con i dischi creando basi per chi rappa.

E’ incredibile pensare che un’arte tanto bella che sprigiona energia, forza e vita sia nata in un quartiere così povero dove addirittura, durante la prime feste hip-hop (i Bloch Party), veniva rubata la corrente dai lampioni, perché gli abitanti del Bronx non ne disponevano… Eppure è così, e forse è proprio questa la magia che questa arte sprigiona: la magia della forza pura!

Alessia Romito