LE FAKE NEWS

Le fake news si sono molto diffuse ultimamente, soprattutto a causa della tecnologia usata in modo scorretto. In internet e sulle piattaforme online, infatti, le fake news si diffondono in modo sempre più frequente e rapido. Apparentemente esse hanno tutto l’aspetto di notizie autentiche, ma in realtà vengono diffuse non per informare, bensì per manipolare l’opinione pubblica e suscitare reazione come la paura e l’insicurezza.
Ma come facciamo a distinguere una notizia falsa da una vera? 

A scuola stiamo appunto trattando questo argomento: gli insegnanti ci hanno consigliato di verificare la credibilità delle affermazioni di fronte alle quali ci troviamo e i siti da cui provengono per smascherate le “bufale” come, ad esempio, quelle che sono circolate in questi anni di pandemia sul covid-19 (per esempio, “bere un bicchierino di liquore a base di sambuco, o un caffè corretto al liquore di sambuco,  protegge dal Covid-19”; oppure “è inutile vaccinarsi contro SARS-CoV-2 e anche fare il richiamo con la terza dose di vaccino perché ormai circola solo la variante Omicron che non è pericolosa”; oppure “più ci vacciniamo più aumentano le varianti del virus”, o ancora “se mangio più proteine produco più anticorpi e potenzio le difese immunitarie” e tantissimi altri).

E’ importante sviluppare lo spirito critico e imparare a distinguere i fatti dalle opinioni, così come è indispensabile chiedersi da dove provengono le informazioni, chi ha scritto e pubblicato la notizia, se essa è neutrale o se nasconde il messaggio che qualcuno vuole diffondere servendosene; se l’argomento è riportato anche su altri canali noti e seri e in quale formato (news, reti sociali, YouTube, servizi di messaggeria) è stata pubblicato, ecc.

Concludo dicendo che ho deciso di scrivere questo articolo perchè vorrei far capire ai ragazzi, ma anche agli adulti, che non tutto quello che leggiamo/sentiamo è verità.

Claudia Fortini

Photo de Guerre

La Guerre est cruelle!
Pauvre Ukraine,
dans les rues détruites et désolées,
Les Mères échappent pour protéger leurs Enfants 
Les Pères  se battent  pour la Patrie.

La Guerre est ruine,
Air froid et humide ,
Partout sang et poudre,
Cris suffoqués par la peur 
Des chars qui avancent ,
Les femmes pleurent la mort de leurs maris 
De leurs fils , de leurs amis.

La guerre est  folie 
La négation absolue de la vie
Qui mène à la mort et à la fin.
La guerre est la  débacle des Peuples.

Traduzione

Foto di guerra


La Guerra è crudele!
Povera Ukraine, 
per le strade distrutte e desolate,
Le Madri fuggono per proteggere i loro figli,
i Padri combattono per la loro Patria.


La Guerra è rovina, 
l’aria fredda  e  umida,
ovunque sangue e polvere,
grida soffocate dalla paura
dei carri armati che avanzano,
le donne piangono la morte dei loro mariti, 
dei loro figli, dei loro amici.


La guerra è follia,
negazione assoluta della vita
che conduce alla morte, alla fine.
La guerra è la sconfitta dei Popoli.

Francesco Dambruoso (disegno di Gaia Brunetti)

Réflexions

Quand les immeubles s’effondrent,
Quand les vies s’éteignent,
Quand les larmes remplacent les souris 
C’est la guerre.


Et si tout ça ne suffit pas
à la rendre intolérable,
Et si quelqu’un pense
Qu’on peut trouver 
Quelque chose de positif 
Dans la mort d’innocents …


Il faut réfléchir 
Sur la Paix, sur la Guerre,
Sur la Liberté , sur l’Égalité
Et Il faut comprendre
Que si nos Valeurs disparaîssent ,
Il est plus difficile d’espérer dans un avenir meilleur.

Traduzione

Riflessioni

Quando i palazzi crollano
Quando le vite si spengono
Quando le lacrime sostituiscono i sorrisi
É la guerra.

E se tutto ciò non basta
A renderla inaccettabile,
e se qualcuno pensa 
che si possa trovare 
qualcosa di positivo
nella morte di innocenti…

Bisogna riflettere
Sulla Pace, sulla Guerra,
sulla Libertà, sull’Uguaglianza,
E bisogna comprendere 
Che se  i nostri valori spariscono
È più difficile sperare in un avvenire migliore.

Alberto Spagnolo (disegno di Gaia Brunetti)

PLASTICA OMICIDA: PLANET, NO PLASTIC!

Spero che non vi siate persi l’interessantissima mostra fotografica Planet or Plastic, che si è tenuta al Teatro Margherita fino al 22 marzo.
Ero al corrente della pericolosità della plastica per il nostro pianeta, ma devo dire che molte delle cose che ho appreso visitando Planet or Plastic sono state per me del tutto inaspettate, anzi, sconvolgenti!
Per esempio, voi sapevate che in Cina risiede il più grande mercato della plastica? Ci sono più di 70.000 stand che vendono un incredibile numero di oggetti realizzati interamente in plastica: dalle piscine gonfiabili alle posate per la cucina, ai fiori artificiali. Oltre a questo, che già di per sé è inquietante, in Cina in ogni tipo di negozi è presente una quantità sbalorditiva di questo materiale omicida…
E sapete che ogni anno vengono buttate in mare più di otto tonnellate di plastica???
La mostra fotografica è stata per me un vero e proprio tour alla scoperta di pericoli a volte ignoti.
Per fortuna le notizie non sono state solo negative e ho tirato un po’ il fiato ammirando i negozi indonesiani che hanno sostituito la plastica con materiali naturali.
Le buone notizie, però, non sono state molte, e la seconda sezione della mostra riportava foto di esseri viventi letteralmente distrutti dalla plastica: mi ha colpito molto il bambino in mezzo a tante, anzi, tantissime mascherine. Secondo alcune stime, durante il picco della pandemia sono state usate e gettate sulla riva del fiume, in un solo mese, circa 129 miliardi di mascherine e 65 miliardi di guanti: questo è veramente inquietante e allo stesso tempo incredibile!
Un’altra fotografia che davvero mi è restata impressa nella mente è “Shedbird”, il piccolo albatro di Laysan, morto soffocato per aver mangiato troppa plastica, come ha affermato la scienziata CynthiaVanderlip.
Nell’ultima parte della galleria, forse per lasciare un po’ di speranza a noi poveri visitatori, erano visibili tutte le industrie che cercano di smantellare più plastica possibile: purtroppo tutta quella eliminata dal 2016 è solo un quinto di tutta quella esistente a livello globale…
Sono uscito dalla mostra con un pensiero fisso in testa, e proprio con questo pensiero desidero concludere il mio articolo: PREFERIAMO LA VITA E IL PIANETA ALLA PLASTICA!!!

Nathan Amodio

ZINGARELLINEWS AL BIF&ST

Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità, in qualità di giornalisti dello Zingarelli News, di partecipare a un evento molto importante per la città di Bari, per il cinema e per la cultura in generale.
Il BIF&ST ha una lunga tradizione, che si ripete con successo da ormai tredici anni.
Vivere la penultima serata del Festival tra le mura di un teatro magnifico, quale il Petruzzelli, è stata un’esperienza che conserveremo nel cuore con piacere. Non solo! Abbiamo assistito all’anteprima del film Goliath, del regista Frèdèric Tellier, una pellicola impegnata sulla denuncia dell’utilizzo da parte di una multinazionale di pesticidi cancerogeni, usati nella coltivazione e dannosi per la salute dell’uomo. Pur non conoscendo il francese, attraverso i sottotitoli, abbiamo apprezzato il tema affrontato: la lotta per il riconoscimento dei diritti dei contadini, che difendono con coraggio la loro terra, contro soprusi e prepotenza. Incalzante il ritmo, bellissima la fotografia, fra primi piani e inquadrature di paesaggi a lungo campo.
Prima della proiezione del film, c’è stata la premiazione dell’attore Vinicio Marchioni a cui è stato conferito il premio Vittorio Gassman; una menzione speciale per l’attrice Carolina Sala per il film Vetro (con la quale abbiamo fatto una foto, per rendere ancora più emozionante la serata!!) e il premio internazionale BIF&ST 2022 come migliore attrice a Irene Virguet per il film La Hija (THE DAUGHTER).
Le luci del teatro, il red carpet, i flash dei giornalisti, tutto ci ha catapultato in un mondo che fino a venerdì sembrava così lontano e irraggiungibile e che invece abbiamo vissuto in poltronissima.
Un meraviglioso modo per crescere!

Swami De Chirico e Alessandra Matarrese

LE RCU DI BARI, LA CITTA’ CHE PARTECIPA

“La città che partecipa”, di Anna Materi, è un libro che racconta l’esperienza delle Reti Civiche Urbane nella città di Bari.

Le RCU (come ha spiegato l’autrice venerdì 4 marzo nella bellissima cornice del Museo Civico)  nascono dall’impegno di gruppi di cittadini baresi che, attraverso una serie di iniziative socio-culturali, hanno deciso di contribuire concretamente alla vita della città.

Tali iniziative,  coerentemente il forte senso di appartenenza al quartiere che caratterizza il sentire di noi baresi, si sono realizzate nell’ambito di alcuni quartieri.

L’idea delle Reti Civiche Urbane prende spunto dalla convinzione che, affinché gli individui partecipino in modo attivo allo sviluppo della propria città, si debba uscire da una logica assistenziale di soddisfacimento del bisogno da parte dell’amministrazione: se una comunità si riunisce e si dà uno scopo, metterà in campo tutto il proprio impegno al fine di raggiungerlo. Il mezzo e lo scopo saranno indissolubilmente legati e l’obiettivo verrà centrato.

Quando la comunità decide di organizzarsi e di essere parte attiva per la realizzazione dei propri bisogni, allora trova davvero la propria identità. E’ quindi la partecipazione che fa la differenza: il capitale sociale, cioè il capitale umano che coopera, non si esaurisce, come qualsiasi altro capitale, ma al contrario, attraverso l’”uso” e la pratica, si autoalimenta.  Questo è proprio ciò che sta avvenendo nella nostra città dal momento in cui il Comune ha pubblicato  il bando sulle RCU.

In 100 giorni, si sono tenuti  incontri che hanno coinvolto tantissimi cittadini che si sono confrontati facendo emergere i propri bisogni e cercando strategie per realizzarli.

Da giugno 2019 si tengono in tutto il territorio eventi di cui i cittadini stessi sono protagonisti. Purtroppo, le scuole non sono intervenute in maniera significativa, tranne in qualche caso, forse anche per l’arrivo della pandemia, a causa della quale i lavori delle diverse Reti hanno inevitabilmente subito un rallentamento pur senza fermarsi.

Abra Lupori, della Rete di Carbonara- Santa Rita, ha parlato delle RCU come di un’opportunità grandiosa, uno strumento democratico in cui per la prima volta hanno potuto partecipare insieme sia enti del terzo settore sia i cittadini. Ha raccontato con entusiasmo della Casetta di Mary Poppins, che ha ridato vita ad un luogo ormai fatiscente, trasformandolo in uno spazio meraviglioso per i bambini e le bambine di Carbonara e dell’intera città.

La rappresentante della Rete di Torre a Mare e San Giorgio ha evidenziato come l’attività del suo gruppo si sia sviluppata attorno a tre luoghi simbolo del quartiere che vive di due anime, quella della meravigliosa luce sul mare e quella tormentata dal degrado: la Torre, Calafetta, la meravigliosa terrazza sul mare completamente abbandonata, e Cala San Giorgio. “C’è stata una grandissima voglia di esserci, di fare, di mettersi a confronto con gli altri”, ha sottolineato. Durante la pandemia, questa voglia di esserci si è concretizzata in attività di supporto psicologico ai cittadini in difficoltà e di supporto didattico ai bambini con la DAD.

“L’obiettivo di far uscire di casa le persone e di farle sedere allo stesso tavolo a discutere è stato raggiunto” , ha sottolineato il rappresentante della Rete di Carrassi, San Pasquale e Mungivacca: e di questi tempi, ci sembra davvero un grande obiettivo anche quello!

Mattia Sbiroli e Beatrice Stallone

TECNICA, TENACIA, TENSIONE: TENNIS!

Il tennis è uno sport molto antico, si gioca in un campo rettangolare lungo 23 metri e largo 8: una rete alta un metro lo divide in due parti uguali.

Generalmente si gioca all’aperto e per questo motivo, anche durante la pandemia, non è stato interrotto, anzi: molti, non potendo praticare altri sport, lo hanno scoperto e se ne sono innamorati. 

I colpi essenziali nel tennis sono il dritto e il rovescio, ma ci sono anche il servizio (comunemente detto “battuta”), la volée, lo smash.

Il colpo della pallina indurisce i muscoli delle braccia, ma vengono sollecitati anche i muscoli dei glutei,  delle gambe e gli addominali.

Un recente studio, condotto dal centro “Saint Luke’s Mid America Heart Institute” di Kansas City, afferma che la pratica di questo sport allunga la vita di 9,7 anni. A parte questo beneficio (certo non trascurabile …), il tennis ne offre indubbiamente anche altri: è divertente, aiuta a socializzare, aiuta a sviluppare le abilità di problem solving e a sviluppare la grinta e la capacità di non arrendersi di fronte alle difficoltà. Nel tennis si gioca da soli o al più in coppia, e questo insegna a stare sotto pressione, ad assumersi le proprie responsabilità, ad accettare le sconfitte e a far conto su se stessi e sulle proprie forze.

E quando si vince?? Beh, allora l’autostima sale alle stelle e ci si sente padroni del proprio corpo e della propria mente!! 

Il tennis, dunque, è uno sport molto consigliato anche per i bambini che, divertendosi, acquisiscono tutte le competenze elencate che potranno utilizzare in diverse situazioni della vita.  

È più divertente giocare in coppia o singolarmente? Naturalmente ogni tennista risponderà a proprio modo a questa domanda.

A nostro parere, è meglio giocare in coppia. Vi state chiedendo perchè? La risposta è semplice! Quando si gioca in coppia l’ansia e la paura di perdere svaniscono nel nulla, ti senti sicura (o sicuro) perché hai un aiuto in campo,  quindi non ti devi spezzare in cinquecento pezzettini per cercare di vincere…

Ovviamente è anche importante imparare a giocare singolarmente, perché nella vita non c’è sempre qualcuno che ti aiuti a controllare le tue emozioni e a risolvere i problemi, anche se … quando si può, perché non contare su un aiutino???

Quando si sta per scendere in campo, le emozioni si accavallano e sono sempre diverse, anche se rispecchiano molto il modo di essere di ciascuno. 

Io, ad esempio, Sara, prima di un match provo insieme molta ansia e anche molta speranza di vincere; durante il match, sono spesso nervosa e tesa perché ho paura che l’avversario faccia qualche mossa difficile e io perda; alla fine, le mie sensazioni dipendono da come è andata: se vinco, vado al settimo cielo se, invece, perdo sono triste ma propositiva e cerco di capire l’errore che ho commesso per poi migliorare da quel punto di vista.

Io, Alice, prima di un match vengo travolta dalle emozioni: sono una persona molto emotiva, anzi, a dire la verità, qualche volta cedo all’ansia e, in quei casi, mi capita di balbettare.

Durante un match a cui tengo tanto, all’inizio, è come se avessi la mente in bianco, nel senso che dimentico tutti i colpi e non so più come rispondere alle palline … poi, però, torno in me e faccio di tutto per vincere. 

Alice e Sara Ruscigno

THE CROW’S EGG

Nel corso del primo quadrimestre io e la mia classe abbiamo assistito alla proiezione di un film che mi ha molto colpito e che mi ha fatto conoscere un’altra parte del mondo.
Grazie all’Associazione Balafon, che da tanti anni a Bari si occupa di intercultura attraverso il cinema, ho potuto vedere Kaaka Muttai (titolo originale del film), prodotto in India nel 2014 dal regista indiano M. Manikandan.
Il titolo, che tradotto significa Uova di corvo, è legato ad un’abitudine dei due bambini protagonisti del film: essi, che si fanno chiamare Grande Uovo di Corvo e Piccolo Uovo di Corvo, sottraggono le uova dai nidi dei corvi nella baraccopoli indiana in cui vivono e se ne nutrono di nascosto alla madre e alla nonna. Il loro papà è in prigione e vivono nella povertà assoluta. La loro vita viene improvvisamente stravolta dall’apertura di una pizzeria proprio nel luogo in cui
solitamente giocano, oltre che dall’arrivo in casa di una televisione che pubblicizza la bontà della pizza.
Essi vorrebbero tanto assaggiare questa squisitezza della cucina occidentale, ma non possono permettersi di comprarne una, così chiedono aiuto ad un loro amico “che conta” e recuperano soldi
rubando del carbone. Nonostante il denaro raccolto, però, non vengono ammessi alla pizzeria perché vestiti di stracci. Decidono allora di recuperare altri soldi per comprarsi dei vestiti decenti.
Nel frattempo la nonna, per accontentarli, prova a preparare una pizza in casa, ma i ragazzi la deridono perché non è filante come quella della pubblicità. Dopo essere riusciti a trovare dei vestiti nuovi, Grande Uovo di Corvo e Piccolo Uovo di Corvo ritornano in pizzeria, dove però non solo non vengono accettati, ma vengono addirittura maltrattati. Per loro fortuna, tuttavia, il maltrattamento viene ripreso da un video e i proprietari della pizzeria, per evitare di essere denunciati e pagare una multa, offrono loro libero accesso alla pizzeria e pizza gratis per sempre.
Finalmente i due ragazzini riescono ad assaggiare la tanto desiderata pizza, ma ne rimangono molto delusi: la trovano troppo lontana dalle loro aspettative e pensano che, alla fine, era molto meglio quella preparata dalla loro adorata nonna, che nel frattempo è volata via in cielo.
Questo film mi ha fatto riflettere sul fatto che alcuni paesi, come appunto l’India, sono afflitti dalle disparità economiche e dalle discriminazioni sociali: una parte della popolazione è ricchissima e l’altra è poverissima e per quest’ultima anche andare a scuola non è un diritto garantito, laddove prevalgono le esigenze della famiglia (come in questo caso guadagnare per fare uscire il papà di prigione).
Inoltre ho pensato a come gli uomini siano sempre attratti da ciò che non hanno, anche se molto lontano dalla loro cultura, e a come spesso rimangano delusi proprio nel momento in cui riescono ad ottenerlo. Dovremmo piuttosto imparare ad apprezzare ciò che abbiamo e a goderne ogni giorno.

SANDRO TONALI
Sta nascendo una stella a Milano

Sandro Tonali nasce l’8 maggio del 2000 a Sant’Angelo Lodigiano, in provincia di Lodi, e
inizia a dare i primi calci nel campetto dell’oratorio della sua città. Ben presto, rendendosi
conto delle sue capacità, i genitori lo portano a giocare a Milano e lo iscrivono alla
Lombardia Uno.
Il suo primo allenatore, Davide Gatti, lo ricorda molto bene, non per ciò che era in grado di
fare in campo ma per la sua spiccata maturità e per il fatto che, pur essendo un bambino
chiuso e silenzioso, era comunque sempre sveglio e attivo.
Dopo la stagione 2008/2009 nella categoria Pulcini, viene notato dal Piacenza: l’anno
successivo la società romagnola lo tessera.
Dopo 3 stagioni tra le fila dei piacentini, Sandro viene acquistato dal Brescia, dove viene
allenato tra i giovanissimi da Sergio Volpi, che rimane stregato dalla sua tecnica formidabile.
Il 26 Agosto 2017 il lodigiano debutta in prima squadra nella partita di Serie B contro
l’Avellino, anche se subito dopo torna nella rosa primavera perché non dotato di un contratto
da professionista. Finalmente nel 2018 viene impiegato a cadenza regolare e trova la sua
prima rete tra “i grandi” nel match contro i granata della Salernitana.
Dopo la promozione della Leonessa nella massima serie, Tonali debutta il 25 Agosto 2019
contro il Cagliari e segna la sua prima rete contro il Genoa con un fantastico gol su punizione.
Il 9 settembre viene acquistato con la formula del prestito oneroso dal MIlan, la sua squadra
del cuore che ha amato sin da bambino.
Dopo una prima stagione sottotono, le critiche sono tante ma Sandro grazie alla sua maturità,
riesce a trovare la giusta carica e la continuità tanto da mettere a tacere tutti coloro che ne
hanno parlato in termini negativi. Infatti, nonostante la stagione deludente, viene riscattato
dai rossoneri per 7 milioni di euro.
Pioli, nella stagione successiva, si fida del mediano e Sandro ritrova il suo equilibrio e la
continuità.
Ma adesso vogliamo mettere da parte la biografia di Sandro e vogliamo soffermarci sulle
caratteristiche tecniche di questo promettente calciatore.
Tonali, come Andrea Pirlo, inizia la sua carriera nel Brescia e proprio come quest’ultimo è un
centrocampista con un’impressionante visione di gioco, un precisissimo passaggio lungo e
una grande capacità di utilizzare entrambi i piedi.
Sandro, inoltre, ha moltissime caratteristiche in comune con il mitico Gennaro Gattuso, il
giocatore al quale ha sempre dichiarato di ispirarsi:

  • la grinta
  • la leadership
  • l’abilità di “Rubapalloni”
  • il grande controllo palla
  • il tiro dalla distanza
    Tatticamente parlando, infine, Tonali può essere utilizzato come mezzala o come mediano in
    un centrocampo a 3.
    Ci auguriamo che Sandro faccia la carriera che si merita e che venga notato di più dai mass
    media e dai maggiori club europei.
    A Milano sta nascendo una stella: si chiama Sandro Tonali e ha il cuore Rossonero.

Francesco Dambruoso e Mattia Lojacono

EVOLUZIONE IN AZIONE 1

1.L’ORIGINE DELLA VITA:
PREMESSA

L’origine della vita sul nostro pianeta risale a svariati milioni di anni fa, durante l’era Paleozoica, quando il nostro mondo era costellato di gyser e rigagnoli d’acqua.

I primi abitanti del nostro pianeta furono i batteri, sviluppatasi grazie all’acqua e al calore dell’atmosfera dovuta al continuo ribollire dei gyser. Essi si riproducevano ad oltranza rendendo le acque piene di minuscoli esserini unicellulari. Da questi esserini si evolveranno altri organismi come i pesci polmonati da cui vennero fuori i primi rettili da cui a loro volta uscirono i gloriosi e magnifici Dinosauri che dominarono il nostro mondo per circa 300 milioni di anni durante il Mesozoico (diviso in Triassico, Giurassico e Cretaceo) fino alla loro estinzione dovuta ad un meteorite.

Dopo i Dinosauri del Mesozoico verranno fuori i mammiferi del Cenozoico (diviso in: Paleocene, diviso in Paleogene, Eocene e Oligocene; Neogene, diviso in Pliocene e Miocene; Neozoico, diviso in Pleistocene e Olocene).
Oggi gli abitanti della Terra si distinguono in flora
(piante) e fauna (animali).

Giovanni Deperte