CICCIO CAPUTO: UN CAMPIONE NATO IN PUGLIA

Francesco Caputo, detto Ciccio, è un calciatore professionista nato ad Altamura il 6 agosto del1987.
Questa è la sua storia.
Francesco entra nel mondo del calcio nel 2003, a soli 16 anni, quando partecipa ad un provino per il Grosseto, superandolo brillantemente. La società, però, pretende che il ragazzo si trasferisca con la
sua famiglia in Toscana spendendo 800 mila euro, una cifra impossibile. Ciccio, quindi, pensa di smettere ancora prima di iniziare, ma Onofrio Colasuonno, suo primo allenatore, gli fa cambiare
idea: lo fa reclutare nelle giovanili del Toritto dal 2003 al 2005 e lo fa poi aggregare nella prima squadra del Toritto in Promozione, con la quale il giovane segnerà 14 reti in 20 partite. Nel frattempo l’Altamura, squadra della sua città, lo nota e lo mette in prima squadra in Eccellenza; qui Ciccio segna 12 reti in 30 partite, che bastano per la chiamata del Noicattaro in serie C2 nel 2007, dove l’altamurano fa la sua prima stagione nel professionismo, segnando 11 gol in 29 partite.
Nel 2008 si realizza il sogno che Francesco aveva sempre desiderato si avverasse fin da bambino: giocare per il Bari! La prima stagione della sua carriera con i biancorossi la gioca in serie B, a 21 anni: superando le aspettative, segna 10 gol in 27 partite, ottenendo anche la promozione in serie A.
Non male, vero?
La stagione successiva viene mandato in prestito agli eterni amici della Salernitana e mentre i biancorossi fanno una bellissima stagione in serie A, lui retrocede in serie C e non viene riscattato dai granata.
Nonostante la deludente stagione, Ciccio non molla: ritorna al Bari e si toglie anche lo sfizio di segnare il suo primo gol nella massima serie contro il Cesena. Nella sessione di mercato invernale il Bari lo cede un’altra volta in prestito, questa volta al Siena, in serie B, con il suo ex allenatore Antonio Conte.
Nell’agosto 2012 Francesco viene iscritto nel registro degli indagati della procura di Bari per frode sportiva e squalificato per calcio scommesse a causa di una partita truccata della stagione 2008-2009.
Ciccio, innocente dell’accaduto, si rifugia ad Altamura e insieme ad alcuni suoi amici produce una birra fatta con il pane di Altamura e chiamata “Pagnotta”, che da allora diventa la sua esultanza: tutte le volte che segna, infatti, alza mignolo e pollice imitando un boccale, portandoli vicino alla bocca per una bella sorsata.
Nella stagione 2012-2013, nonostante l’annuncio della squalifica, Ciccio segna 17 gol in stagione, assicurando al Bari una salvezza tranquilla al decimo posto.
Nel 2017, dopo alterne vicende, viene acquistato dall’Empoli per circa tre milioni di euro e con Alfredo Donnarumma forma una delle coppie d’attacco più forti della storia della serie B e dell’Empoli: i due segnano insieme la bellezza di 49 gol e Ciccio vince il premio di capocannoniere con 26 gol e, ciliegina sulla torta, la promozione in Serie A.
Nel luglio del 2019 passa al Sassuolo, dove arriva terzo nella classifica dei capo cannonieri della serie A, dietro a nomi come Romelu Lukaku e Cristiano Ronaldo.
Nell’estate del 2020 realizza un grande sogno: viene convocato da Roberto Mancini nella Nazionale Italiana, dove esordisce qualche mese dopo contro la Moldavia e segna subito il suo primo gol con la maglia dell’Italia.

Purtroppo la stagione successiva è costellata di infortuni e periodi di fermo: gli 11 gol messi a segno non bastano per la convocazione al campionato europeo, poi vinto proprio dall’Italia.
Dall’estate del 2021 Ciccio milita nella Sampdoria, squadra nella quale aveva già giocato il bareseAntonio Cassano. Come quest’ultimo, anche lui ha cominciato a regalare tante soddisfazioni ai blucerchiati, diventando per i loro tifosi un vero e proprio idolo.
La morale della storia di Ciccio Caputo è che se hai un sogno devi crederci e andare avanti come ha fatto lui, che dai campi fangosi della prima categoria è arrivato alla Nazionale grazie all’impegno e al duro lavoro; Ciccio ha dimostrato che la carriera del calciatore è difficile, impegnativa, faticosa, contrariamente a quanto pensano alcuni; soprattutto quando è arrivato al professionismo, ha dovuto fare i conti con gli allenamenti estenuanti, con l’ansia, con le critiche, con la necessità di mantenere
il livello sempre altro per conservare il titolo guadagnato. Ed è per questo che è amato da tutte le tifoserie, proprio perché è un calciatore non interessato ai soldi e che rappresenta al meglio il modello del vero calciatore professionista.

Stefano Tedesco Quartulli