I TRAUMI DI UNA VITA

“Resilienza” è un sostantivo che identifica una capacità molto importante, che tutti dovrebbero avere tra le proprie caratteristiche. La resilienza non riguarda infatti solo i giovani, ma tutti gli individui.

Il mondo non è tutto “rose e fiori”, anzi, è un posto misero e sporco in cui è facile imbattersi in situazioni spiacevoli e difficili, che possono condizionare un’adolescenza o addirittura una vita.

Personalmente ritengo di essere una persona poco resiliente, ed è una cosa che odio di me. Ho vissuto tante situazioni difficili… la mia bocciatura, l’infarto di mio padre e le tante delusioni che, ingenuamente, consideravo tutto. Purtroppo nulla di tutto ciò mi ha reso resiliente, complicando anche le cose.

Con la resilienza non si nasce, ma si diventa più forti per i molti episodi difficili che ci si ritrova a dover affrontare. La mia bocciatura è stata il punto più basso della mia adolescenza. Serviva tanta forza, ma soprattutto voglia si ripartire. Gran parte del merito, se ce l’ho fatta, è stata dei miei genitori, che mi hanno spronato a cercare di rifarmi, e di questo sono loro grato.

L’infarto di mio padre è stato un vero e proprio trauma per me, e lo è ancora oggi, poiché ci sono momenti in cui mi ritrovo avvolto da tutti i pensieri negativi.

Questo episodio, però, mi ha insegnato tanto: mi ha insegnato che non dobbiamo dare per scontata la presenza di una persona, ma bisogna, invece, dedicarle del tempo, prima che sia troppo tardi, e per me, per fortuna, non lo è stato.

Magari da come ne parlo o dai miei comportamenti, sembra che io abbia superato questi episodi, ma la verità è che non è cosi, in quanto ancora oggi mi trovo a combattere, ogni giorno, con i cosiddetti “fantasmi del passato”.

Spero di riuscire al più presto a superare gli ostacoli legati a questi episodi, perché vivere con questi “bagagli emotivi” non è facile. Molti dicono che il tempo sia la miglior cura: spero tanto di poterlo dire anche io, in modo tale da iniziare finalmente a godermi l’adolescenza. Questo tema è la prova per capire quanto poco resiliente sia, ma con la speranza di diventarlo .

Concludo questi miei buoni propositi con le parole di Ernest Hemingway: “Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è”.

Biagio P. (Istituto Tecnico Tecnologico Marconi)

SCEGLIERE LA SPERANZA

L’essere umano, dalla nascita fino alla fine del suo percorso di vita, si trova ad affrontare sicuramente dei problemi; quando succede, egli spesso è giù di morale e cammina accasciato con la testa china, senza voglia di fare e continuamente concentrato su ciò che lo assilla. Ma questa reazione non è la più adatta, poiché non porta ad alcuna via d’uscita.

A tal proposito Pietro Tabucchi, noto psicologo conosciuto in tutta Italia per i suoi interventi sulla motivazione e sulla gestione dello stress degli atleti, afferma che la resilienza (ossia la forza nell’affrontare un problema) si può imparare e accrescere durante la vita, proprio come un’asticella che va dal rosso al verde: chi è al rosso ha poca forza nell’affrontare un problema, chi è al verde ha la forza necessaria per superarlo. Altri studiosi ritengono, invece, che la resilienza sia presente in noi fin dalla nascita e che la possiamo accrescere attraverso le esperienze che affrontiamo, costruendoci nel tempo una specie di corazza.

Se ci guardiamo intorno, possiamo osservare come ognuno affronti le esperienze traumatiche in maniera diversa: alcuni non vedono via di scampo ai problemi, altri li affrontano senza preoccupazioni e senza pensarci troppo, continuando in maniera normale la loro vita. Tra questi due gruppi di persone, sembra che la percentuale delle prime sia molto più alta.

Va detto che la reazione dipende anche dal tipo di difficoltà che deve essere affrontata; ad esempio, un problema comune è la morte di una persona cara: c’è chi sta malissimo e quasi smette di vivere, e c’è chi invece cerca di esorcizzare il senso di perdita pensando in modo positivo, distraendosi, comportandosi come se nulla fosse accaduto. Un altro esempio molto diffuso è quello di un’insufficienza grave a scuola: come purtroppo spesso si legge sui giornali o si sente dai telegiornali, qualche studente arriva addirittura a suicidarsi (reazione davvero assurda e incomprensibile), altri pensano tra sé e sé “I professori ce l’hanno con me” o “Mi va tutto storto”, altri provano a confrontarsi con gli amici, altri ancora si chiudono in camera e si mettono ad ascoltare la loro musica preferita a tutto volume pur di reagire e di superare il momento senza farsi travolgere dalla negatività.

Per quanto riguarda in particolare i giovani, dipende da ognuno di noi se l’asticella della nostra resilienza si alzi o rimanga invariata con il passare dell’età; è opportuno crearsi una corazza, uno scudo che renda pronti ad affrontare altri problemi.

Migliorare la resilienza è una questione di tempo e d’esperienza. E’ stato accertato, infatti, che la resilienza è sempre migliorabile, mentre non può peggiorare; al massimo rimane invariata… Se si guardasse un problema sempre dalla stessa prospettiva, senza reagire, si avrebbe la forza di affrontare lo stesso problema in modo diverso? La seconda volta va meglio solo se si è reagito in precedenza: in questo caso quella che è sembrata in passato una grande difficoltà, non è più tale, diventa piuttosto un piccolo ostacolo che sbatte contro una serie di rocce. A volte anche i genitori possono spronare ad affrontare un problema con esempi di quando erano ragazzi, oppure motivando i figli ad essere un “muro”. Quasi sempre le urla dei professori e le raccomandazioni dei genitori servono solo a stimolare i giovani, perché reagiscano e procedano a testa alta per affrontare le prove della vita. Tutto è risolvibile, bisogna solo ascoltare molto l’istinto e i consigli, così da rafforzare la propria corazza e trasformare un problema che sembra un enorme Cerbero in una piccola e innocua formica.

Gabriele S. (Istituto Tecnico Tecnologico Marconi)