DANIELE NICASTRO RACCONTA “GRANDE” ALLA ZINGARELLI

Il 28 Aprile la classe 3D ha avuto la straordinaria opportunità di incontrare a scuola lo scrittore Daniele Nicastro, autore dell’appassionante romanzo “Grande”.

Questa esperienza non solo ci ha offerto la possibilità di conoscere un noto scrittore come Nicastro e di discutere con lui di un libro che abbiamo particolarmente amato, ma ha rappresentato quasi un ritorno alla normalità, in particolare agli incontri in presenza con gli autori che ci sono mancati tantissimo.

Nicastro, entrato nella nostra classe, è stato accolto da un applauso generale, suscitato dall’emozione di incontrarlo. Si è presentato parlandoci delle sue origini siciliane, evincibili dal suo cognome, e del suo trasferimento nel Nord Italia insieme alla sua famiglia, dettato dall’impossibilità di trovare lavoro al Sud. Ha parlato anche della sua passione per i videogames e per le Serie TV. Dopo questa breve presentazione sono iniziate le nostre domande.

Gli abbiamo chiesto se avesse vissuto in prima persona le vicende narrate nella storia e abbiamo appreso che, pur non avendo vissuto direttamente gli eventi raccontati, nel delineare la psicologia del protagonista (Luca), si è sicuramente ispirato alla sua adolescenza: ad esempio i frequenti litigi e gli scontri di Luca con i genitori molto hanno in comune con il “Daniele adolescente”.

Molto interessante è stato scoprire che prima di diventare scrittore, Nicastro era un ghost writer, cioè scriveva libri in “anonimato” senza che il suo nome fosse pubblicato sulla copertina dei libri, condizione che è divenuta col passare degli anni sempre più insopportabile.

L’autore ci ha spiegato anche che per la scelta del titolo del romanzo è stato decisivo il suggerimento di un suo “grande” amico e “grande” scrittore: Davide Morosinotto. Ebbene sì, proprio lui! L’autore de “Il rinomato catalogo…”, “Il fiore perduto dello sciamano K”, …! Lo stesso che abbiamo incontrato a scuola in prima media e di cui abbiamo letto e amato tanti romanzi!

Molte domande sono state poi formulate relativamente alla psicologia di altri personaggi del libro, scoprendo tante curiosità.

La figura di Paolo, cugino del protagonista, è nata ad esempio dal desiderio di sorprendere il lettore, “trasgredendo volutamente gli stereotipi”: Luca, ragazzo di Torino, si rivela molto disobbediente e irresponsabile; Paolo, siciliano, si caratterizza per il rispetto delle regole ed il forte senso di Giustizia.

Prima di autografare i nostri libri, Nicastro ci ha annunciato l’uscita a Maggio di un suo nuovo romanzo, “Vengo io da te”, di cui ci ha anticipato in breve l’avvincente trama. Che state aspettando? Correte in libreria ad acquistarlo!

Per noi è stato un onore accogliere in classe Daniele Nicastro e ci auguriamo che in futuro ci sia data la possibilità di vivere tante altre esperienze così coinvolgenti e formative.

Tommaso Tedesco Quartulli e Gabriele De Marzo

CALCIO ED ECONOMIA. INVESTCORP – MILAN: AFFARE FATTO?

Bentrovati lettori di Zingarellinews!

In questo periodo si sta molto discutendo sul forte interesse che InvestCorp, un fondo arabo, sta manifestando per l’acquisto del Milan. Se la trattativa andasse a buon fine, non si tratterebbe del primo fondo arabo che si affaccia nel mondo nel calcio; sarebbe, inoltre, una grande svolta per la squadra, attualmente al 1° posto della classifica di Serie A, che potrebbe sognare di ritornare a vincere la famosa coppa dalle grandi orecchie attraverso i grandi investimenti che il fondo farà.

Ma analizziamo meglio la situazione.

Cosa è InvestCorp?

InvestCorp è un fondo arabo fondato in Bahrain nel 1982. Ha diverse sedi in varie parti del mondo: negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Arabia Saudita, in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti, in India, in Cina e a Singapore. Si occupa principalmente di investimenti alternativi per clienti privati e istituzionali. Il portafoglio di InvestCorp, pensate, comprende oltre 175 investimenti tra cui Gucci e Tiffany & Co. Attualmente la società ha più di 5 mld di dollari di proprietà in gestione, un numero che farà certamente fantasticare i tifosi milanisti.

Tra sogni e utopie, qual è il piano di Investcorp?

Sicuramente InvestCorp ha tutti i numeri per diventare la regina del prossimo calciomercato, non solo a livello nazionale ma anche a livello internazionale. Alcune fonti testimoniano la volontà di InvestCorp, quando sarà proprietario del Milan, di investire oltre 300 mln di budget nel prossimo calciomercato. Una cifra immensa a cui nessuna squadra italiana potrebbe aspirare. Nonostante l’attuale stagione di Serie A sia ancora in corso di svolgimento con il Milan che lotta per un possibile scudetto, a distrarre i tifosi e non solo sono le solite voci di mercato che si sentono a fine stagione che però, dato il forte interesse di InvestCorp, potrebbero diventare realtà: in questi ultimi giorni sono stati “accostati” al Milan talenti come Sebastian Haller, bomber dell’Ajax a 32 gol stagionali e il top player del Real Madrid Marco Asensio, che dopo l’ufficialità del passaggio alla scuderia di Jorge Mendes, importante procuratore sportivo, ha espresso la volontà di cambiare casacca.

Il futuro del Milan

Il rischio è che queste voci possano influenzare le prestazioni degli attuali giocatori – ovviamente incerti sul proprio futuro – sul campo, dove c’è un’accesissima lotta per lo scudetto. Adesso il compito del Milan è di pensare solo ed esclusivamente al presente: c’è uno scudetto da portare a casa per ripagare il grandissimo lavoro di una società come quella del trio Maldini-Gazidis-Massara, che è riuscita a costruire una squadra concentrata su un grande gruppo e che insieme a mister Pioli e al suo staff hanno mostrato, fin qui, di essere superiori a tutti. Mi auguro che il Milan vinca uno scudetto sudato e portato a casa grazie ai sacrifici della squadra, prima che il mondo dei soldi travolga – come spesso accade – quello del calcio anche in casa Milan.

Tommaso Tedesco Quartulli

NOSTALGIE CALCISTICHE #3 Zemanlandia

Bentornati lettori di Zingarellinews!

Siete pronti ad immergervi in una nuova storia? Beh, io sì!

Oggi vi racconterò una storia particolare e che forse alcuni di voi non conoscono. E’ particolare perché fino ad ora ho parlato di stagioni indimenticabili, di squadre, di giocatori e di partite che hanno lasciato un segno nella storia del calcio, ma non ho mai parlato di allenatori.

L’allenatore ha un ruolo fondamentale nel calcio: egli si deve assumere tante responsabilità, perché il rendimento della squadra dipende solo da lui; se la squadra va male la colpa viene sempre scaricata su di lui, se la squadra va bene il primo a ricevere i complimenti è lui.

Bene, fatta questa premessa vi voglio parlare di un allenatore che ha veramente lasciato il segno nel calcio italiano, e non solo: si chiama Zdenek Zeman e questa è la sua storia. 

Raccontarvi la vita e la carriera di Zeman in un articolo sarebbe un suicidio sia per me sia per voi: basta solo ricordare che il 7 novembre dello scorso anno Zdenek ha raggiunto quota 1000 panchine in Italia, particolare dal quale si capisce la sua esperienza. Per questo mi soffermerò su un periodo particolare della sua incredibile esperienza. Tra le tante squadre italiane che ha allenato, infatti, c’è una squadra pugliese dove Zeman ha mostrato tutto il suo potenziale da allenatore e questa squadra è il Foggia.

Un prodigio tra i dilettanti

Prima di parlare della sua meravigliosa esperienza in Puglia, riassumiamo la sua storia dall’inizio. Zeman, come tutti gli altri allenatori, per emergere nel mondo del calcio ha dovuto fare tanta gavetta, iniziando tra i dilettanti. Nato nell’ex Cecoslovacchia, Zdenek si trasferisce in Italia perché a Praga scoppiano tante e periocolose insurrezioni politiche. In Italia c’è suo zio, Čestmír Vycpálek, allenatore della Juventus, due volte campione d’Italia. Sarà lui ad alimentare la passione per il calcio nel giovane nipote. Quest’ultimo comincia la sua carriera da allenatore in varie squadre siciliane che militano in campionati dilettantistici. Nel ’79 ottiene il patentino di allenatore professionista, che gli permette di allenare prima le giovanili del Palermo e poi il Licata in C2, dove vincerà il campionato. Seguono varie esperienze in B, tra cui quella a Messina dove, nonostante l’ottavo posto, la squadra possiede il migliore attacco del campionato con il giovane Totò Schillaci capocannoniere.

“Zemanlandia

Ed è adesso che incomincia la nostra storia, è qui che il prodigio inizia a farsi valere e ad esprimere tutto il suo potenziale. Nel 1989 Zeman viene ingaggiato dalla società pugliese del Foggia, neopromossa in Serie B. Grazie al suo ultra offensivo 4-3-3 e al gioco spumeggiante della squadra, Zeman vince il campionato di Serie B con il miglior attacco del campionato grazie ai gol del trio delle meraviglie, composto da Francesco Baiano, Giuseppe Signori e Roberto Rambaudi: è iniziata “Zemanlandia”.

Zeman vuole sorprendere tutti nella sua prima stagione in Serie A. L’esordio è contro l’Inter, a San Siro, una trasferta difficile ma Zeman non vuole perdere l’opportunità di far vedere a tutti il prodigio che c’è in lui. Il Foggia ottiene un preziosissimo punto che dà il via ad una stagione fantastica e sopra le aspettative: infatti conclude il campionato al nono posto in classifica con 35 punti, sfiorando un’ipotetica qualificazione alla Coppa UEFA. Zeman ha conquistato tutti i tifosi, ma anche i media giornalistici e non solo italiani. 

La stagione successiva non si apre nel migliore dei modi, perché dutante il mercato estivo vengono ceduti i giocatori del “trio delle meraviglie”, quindi Zeman dovrà fare a meno di loro. L’assenza di questi, tuttavia, sembra non sentirsi, infatti il Foggia conclude il campionato all’undicesimo posto in classifica chiudendo la stagione come il secondo miglior attacco del campionato. 

Il ciclo sembra non finire più e nella terza stagione in A, il Foggia di Zeman incanta ancora di più, i tifosi sognano la qualificazione in Coppa UEFA, cosa che sembra quasi fatta. Il sogno, purtroppo, finisce all’ultima giornata di campionato, quando il Foggia di Zdenek viene sconfitto 0-1 dal Napoli che si riprenderà all’ultimo respiro la qualificazione in Europa. I tifosi foggiani dopo la beffa sul campo, ne subiscono un’altra, quando Zeman dirà addio per andare ad allenare la Lazio. 

Certi amori non finiscono…

Dopo i 4 anni a Foggia, Zeman passa per le due squadre della capitale, prima nella Lazio e poi nella Roma. Per la prima volta allena una squadra non italiana, il Fenerbahce, nell’annata 1999-2000. Ritorna in Puglia nel 2004 allenando il Lecce. Dopo l’esperienza in Salento ritorna ad allenare all’estero, a Belgrado, dove le cose non vanno molto bene. Dopo due anni di inattività arriva la chiamata che nessuno si aspetta: Il vecchio presidente del Foggia, Pasquale Casillo, compra la società pugliese e vuole ridare forma al vecchio Foggia dei miracoli. E’ così che Zeman, dopo 23 anni, ritorna ad allenare il Foggia. Il palcoscenico è ben diverso da quello di 23 anni prima, la squadra pugliese milita in Lega Pro e punta ai play-off per una possibile promozione in B. Il campionato si conclude con il Foggia sesto in classifica con il miglior attacco del campionato grazie ai gol di Lorenzo Insigne (oggi capitano del Napoli) e Marco Sau. Zeman, insoddisfatto, lascia Foggia perché deluso dai risultati conseguiti. 

Dopo l’ennesima avventura a Foggia, Zeman viene ingaggiato dal Pescara dove vincerà un campionato stradominato grazie a tre giocatori, oggi titolarissimi nella nazionale italiana, ovvero Ciro Immobile, Marco Verratti e Lorenzo Insigne che, inoltre, aveva già allenato a Foggia.

“Zemanlandia” oggi

Dopo Pescara, Zeman alterna esperienze in serie A (ritorno alla Roma, Cagliari e ritorno a Pescara) e un’esperienza all’estero, in Svizzera, con il Lugano. Dopo l’esonero da Pescara nel 2018, tutti credono che Zeman abbia finito con il mondo del calcio, ma non è così: il 26 giugno 2021, dopo tre anni di inattività, egli firma un contratto che lo riporta ad allenare il Foggia in Serie C. Ha ben 74 anni.

Nonostante abbia dato molto al mondo del calcio, Zeman vuole continuare a stupire tutti e spera di finire la sua carriera regalando ancora gioie ai tifosi foggiani.     

Tommaso Tedesco Quartulli

NOSTALGIE CALCISTICHE #1

L’ULTIMA BARI IN SERIE A

Bentrovati, lettori di Zingarellinews!

Oggi voglio rispolverarvi la memoria: lo so che a volte farete finta di non ricordarvi niente e che a volte, invece, vorreste rivivere quei momenti e stare lì, allo stadio, a sentire i cori più belli del mondo da parte di una tifoseria calda e sempre presente anche nei momenti di difficoltà. Oggi, infatti, parte nostalgie calcistiche, ossia gli eventi indimenticabili della storia del calcio.

La prima “nostalgia” riguarderà la squadra della mia città ma anche del mio cuore: il Bari, anzi… la Bari. Attualmente la SSC Bari dei De Laurentiis, pur essendo sempre sostenuta dai suoi stupendi tifosi, non sta attraversando un periodo troppo positivo ed è spesso criticata, perché non riesce a salire di categoria. Ma per un attimo lasciamo stare il presente, mettiamolo da parte e parliamo di cose belle, o quasi: parliamo dell’ultima Bari in Serie A.

Ecco, l’ultima stagione della Bari in Serie A è stata quella del 2010/11. Ma per capire come sono andate le cose torniamo un po’ indietro nel tempo (cercherò di non annoiarvi troppo!).

La Bari di Antonio Conte conclude in vetta la stagione 2008/09 di Serie B e viene promossa in serie A; l’allora presidente Vincenzo Matarrese decide di affidare la panchina a Gian Piero Ventura, che avrà il compito di lottare per la permanenza nella massima serie. Ventura non solo raggiunge gli obiettivi richiesti dalla società, ma supera le aspettative chiudendo la stagione successiva al 10° posto (migliore posizione del Bari in massima serie). In alcuni momenti della stagione la Bari sogna anche un posto in Europa facendo paura a squadre come Inter, Milan e Juventus. Memorabile è la vittoria per 3-1 al San Nicola contro i bianconeri. Il bomber dei biancorossi è ovviamente il brasiliano Paulo Vitor Barreto, con 14 reti segnate in 31 presenze. Il bomber biancorosso, però, non avrà lo stesso rendimento la stagione successiva a causa dei continui infortuni.

E arriviamo alla mitica Stagione 2010/11, appunto quella dell’ultima Bari in serie A.

Ventura, dopo la sorprendente stagione dell’anno precedente, viene riconfermato in panchina dalla società biancorossa. Quest’ultima, durante il mercato estivo, riscatta dai prestiti Almiron e il bomber brasiliano Barreto, ma fa anche importanti cessioni in difesa vendendo il giovane Bonucci alla Juventus (dove poi diventerà capitano) e Ranocchia al Genoa.

I galletti partono bene e nelle prime cinque giornate, quando la Bari vince persino contro la Juventus al San Nicola, conquistano otto punti e arrivano a meno due posizioni dalla vetta. Dopo un buon inizio, però, arriva un periodo buio: nelle successive otto gare i biancorossi racimolano solo un punto e si ritrovano ultimi. Tuttavia il presidente Vincenzo Matarrese continua ad avere fiducia nel tecnico genovese Ventura e anche i tifosi non protestano più di tanto; infatti nelle giornate successive la squadra migliora il suo rendimento, vincendo anche il derby contro il Lecce per 1-0 con gol dell’italiano Stefano Okaka. Purtroppo questo non basta a risalire dalle posizioni più basse basso della classifica.

In Coppa Italia la Bari riesce ad ottenere la qualificazione per gli ottavi di finale battendo prima il Torino e poi il Livorno, ma viene eliminata dal Milan per 3-0. Nel girone di ritorno la musica non cambia: ci sono sempre più bassi che alti e i biancorossi restano sempre in fondo alla classifica. Tutto cambia quando il 2 febbraio del 2011 alcuni ultras della squadra fanno esplodere una bomba carta sotta l’abitazione del presidente Matarrese invocando le dimissioni del tecnico Ventura. Il 9 febbraio Ventura si dimette e la società ingaggia Bortolo Mutti come nuovo allenatore. Con lui i biancorossi si riservano qualche soddisfazione come la vittoria per 2-1 contro il Parma (che al “Tardini” mancava da ben 37 anni) o il pareggio per 1-1 contro il Milan (che sarà poi campione d’Italia). I miglioramenti sono evidenti ma forse è troppo tardi, perché il 23 aprile i galletti perdono 0-1 contro la Sampdoria e sono matematicamente retrocessi in serie B. È finita, le speranze sono finite ma i tifosi sperano almeno nella vittoria del derby contro il Lecce, cosa che però non si verifica: il 15 maggio 2011 allo stadio San Nicola il triplice fischio dell’arbitro Morganti segna la fine della partita Bari Lecce per 0-2. Il Lecce conquista la salvezza e la Bari è matematicamente retrocessa in serie B…

L’ultima giornata si conclude con un netto 4-0 del Bari contro il Bologna, grazie anche alla magnifica tripletta del diciottenne Grandolfo. La brutta immagine che caratterizza questa stagione è quella dell’autogol del difensoreAndrea Masiello contro il Lecce, autogol che, come in seguito dichiarerà lo stesso Masiello, viene realizzato volontariamente in cambio di soldi (il difensore verrà poi arrestato).

Da questo momento la squadra biancorossa alterna alti e bassi, rischiando più volte il fallimento societario, che purtroppo alla fine viene dichiarato nel luglio del 2018, determinando la ripartenza della squadra dalla serie D.

Oggi la Bari dei De Laurentis milita nel girone C della Serie C e ha un obiettivo ben preciso, ossia ritornare in massima serie, nel calcio che conta: un progetto che deve essere ragionato, con i giocatori e gli allenatori giusti, in grado di valorizzare una grande piazza come la sua.

Chi erano gli uomini dell’ultima Bari in Serie A?

Rimanendo in tema di revival, eccovi i protagonisti dell’ultima Bari in Serie A:

In panchina: Gian Piero Ventura (2009-2011) – Bartolo Mutti (2011); il primo non è famoso per la sua bellissima esperienza nella Bari ma è noto, in maniera assolutamente non positiva, ai tifosi italiani per la clamorosa mancata qualificazione ai mondiali del 2018 durante i quali lui era il commissario tecnico;

In porta: Jean-Francois Gillet;

In difesa: Andrea Masiello, Marco Rossi, Kamil Glik;Il primo e l’ultimo giocano ancora, rispettivamente in Serie A con il Genoa e in Serie B con il Benevento;

A centrocampo: Sergio Almiron, Edgar Alvarez, Massimo Donati, Alessandro Gazzi;

In attacco: Barreto, Josè Castillo, Stefano Okaka, Vitaliy Kutuzov, Francesco Grandolfo. Il terzo e l’ultimo giocano rispettivamente nel Basaksehir in Turchia e nel Monopoli in Serie C.

Questi sono stati gli eroi dell’ultima Bari in Serie A, coloro che fino alla fine ci hanno fatto emozionare, ci hanno fatto gioire e arrabbiare, ci hanno fatto passare tante ore chiusi in stanza addolorati dalla sconfitta, ci hanno fatto passare settimane di allegria e di soddisfazioni: emozioni uniche che puoi provare solo tifando questa squadra.

Forza Bari!!!

Tommaso Tedesco Quartulli