I BAMBINI CHE NON SI VEDONO PIU’…

Kherson è una delle tante città dell’Ucraina.

Fino a qualche mese fa i bambini di questa città, delle tante città di questa nazione dal nome strano, giocavano per strada…ora per strada ci sono i loro padri, per strada non si gioca più, si combatte contro i Russi, quelli che loro chiamavano “i nostri fratelli”. Allora i bambini? Dove sono? Quei bambini non si vedono più, sono nascosti sotto terra, nei bunker, cioè nelle grandi cantine sotto i palazzi, per scappare da una guerra che nessuno si aspettava, nessuno immaginava. Nei bunker i bambini giocano, studiano, dormono e mangiano…ma non vedono la luce, cercano di fare una vita normale, ma qui la gioia di vedere il cielo, il sole, di sentire i versi degli animaletti è stata spezzata dalla “guerra dei grandi”. Nei bunker l’unico rumore è il frastuono delle bombe e il suono delle sirene che allertano le città che presto saranno distrutte. I bambini vivono sottoterra, come topi; hanno messo da parte i sogni, la spensieratezza, aspettano di uscire, di giocare per strada e nel frattempo sentono con terrore il grido delle sirene che parlano di paura e di odio, di egoismo e di smania di potere. Cosa abbiamo imparato dal passato? Che  la guerra è solo distruzione e morte.

Il mio sogno è tornare ad un mondo sereno, di Pace e rivedere quei bambini ridere e correre sotto il cielo di Kerson… proprio come noi.

Mattia Martiradonna

ESCALATION AD UN PASSO

Negli ultimi mesi il mondo occidentale ha vissuto e continua a vivere con il fiato sospeso a causa della situazione politica e militare creatasi lungo il confine tra Ucraina e Russia.

L’Ucraina, suo malgrado, si trova ad essere in una posizione assolutamente importante nello scacchiere dell’Europa orientale, poiché rappresenta uno stato cuscinetto tra la NATO e la Russia. È risaputo che, fin dai primi anni 2000, la Russia ha mal visto l’allargamento a est dell’Alleanza Atlantica (Polonia, Romania, Bulgaria), che ha favorito la sua percezione di accerchiamento L’Ucraina, da parte sua, peccando di Real Politik, non ha mai voluto nascondere la propria volontà in un futuro non meglio definito, di aderire alla NATO.

Con queste premesse, il presidente russo Vladimir Putin, ex agente segreto del KGB (servizio segreto sovietico), in modo simile a quanto fatto nel 2014 in Crimea, ha fatto leva sul concetto di unità dei popoli russofoni, emarginati dallo stato ucraino, per ammassare durante l’inverno 2022 truppe anche corazzate lungo tutto il confine ucraino.

Mettendo da parte per un momento i numeri relativi alle forze in campo (120 dei 160 gruppi tattici a livello di battaglione russi sono posizionati in una zona inferiore a 60 Km dal confine ucraino), il punto di vista della NATO si basa essenzialmente sul diritto di autodeterminazione dei popoli, secondo il quale ogni popolo è libero di scegliersi la forma di governo e le alleanze senza ingerenze da parte di altri stati: questo è uno dei pilastri su cui si poggia la sovranità di uno stato.

La situazione si è delineata in modo inequivocabile quando il 21 febbraio il presidente Putin ha riconosciuto le regioni separatiste del Donetsk e del Lugansk come repubbliche indipendenti; questo ha di fatto spianato la strada all’invio di truppe russe con la scusa di garantire il mantenimento della pace (c.d. Peacekeeping): in pratica, una forma elegante di invasione di uno stato sovrano.

Inutile dire che la NATO e la Comunità Internazionale hanno optato per una forma di protesta soft: sanzioni economiche che vanno a ledere anche interessi privati delle figure politiche vicine al presidente russo.

La situazione è palesemente delicata e ogni pezzo mosso sulla scacchiera ucraina potrebbe generare un effetto domino dall’esito incerto per tutti i soggetti.

Il Mar Nero e il Mar Mediterraneo sono tornati ad essere solcati da navi militari come non accadeva dai tempi della Guerra Fredda, ma in questa partita le armi non sono solo carri armati, aerei e navi: il gas naturale russo e il suo sistema di distribuzione, vitale per i fabbisogni energetici dell’Europa, sono armi strategiche a tutti gli effetti.

Il gasdotto NORTH STREAM 2 che collega la Russia baltica alla Germania, progetto da sempre osteggiato dagli USA perché pone i membri europei della NATO in una posizione strategicamente debole, è stato reso inoperativo da parte della Germania come ritorsione al riconoscimento delle regioni separatiste. Questo dimostra come nel XXI secolo i conflitti non sono solo sul terreno, ma nel cyberspazio, nel campo energetico e nel controllo delle informazioni.

Cosa può accadere ora? Difficile dirlo, ma si sa che la storia è maestra di vita: i Sudeti nel 1938 e Danzica nel 1939 avrebbero probabilmente qualcosa da dire.

Sfortunatamente, all’alba dello scorso 24 febbraio le truppe russe hanno oltrepassato il confine russo-ucraino, dando di fatto inizio al conflitto armato.

E ancora oggi, ad un mese dallo scoppio dell’offensiva, le truppe e tutto il popolo ucraino lottano per liberare il loro paese dalla minaccia russa e dalle ostilità che compromettono la sovranità e la libertà dell’Ucraina e della sua gente.

Luca Nobelli (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

LA GUERRA E L’UMANITA’ CHE TOCCA IL CUORE.

La guerra in Ucraina, nata come operazione-lampo, è ormai arrivata alla terza settimana di combattimenti. Fin dall’inizio l’Europa è stata investita da un’ondata di preoccupazione, accresciuta dall’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhya. Vivere in un clima del genere fino a poco tempo fa ci sembrava impensabile…

E adesso pronunciamo frasi come “nel 2022 non dovrebbero esserci più guerre”, oppure “ora vedremo come si comporteranno le femministe, se si dovesse rendere obbligatoria la leva per le donne”. Ma che senso ha?

Forse dovremmo riflettere sul fatto che purtroppo sì, nel 2022 c’è ancora la guerra, ma che la guerra c’era anche negli anni scorsi e probabilmente ci sarà anche in seguito; finché la questione non ci ha toccato da vicino, però, abbiamo sempre preferito pensare che paesi evoluti come i nostri non possano esserne interessati. E poi, magari, abbiamo anche pensato che noi facciamo parte della NATO e questo ci ha fatto sentire “al sicuro”. La NATO, infatti, è un’alleanza fra alcuni paesi dell’Europa e gli Stati Uniti; essa rappresenta un legame unico tra questi due continenti, che possono consultarsi e collaborare in materia di difesa e di sicurezza, per condurre insieme operazioni multinazionali di gestione delle crisi. Purtroppo essa ha garantito finora una pace apparente, perché fuori dall’Europa ci sono zone del mondo in cui la guerra non è solo qualcosa che si studia a scuola, ma è una tragica esperienza quotidiana: pensiamo, per riportare solo alcuni esempi, a paesi come il Burkina Faso, (guerriglia tra gruppi etnici differenti), l’Egitto (guerra contro i militanti islamici), la Libia (guerra civile), il Mali (scontri tra esercito e gruppi ribelli), il Mozambico (scontri tra gruppi sovversivi), la Nigeria (guerra contro i militanti islamici), la Repubblica Centrafricana (frequenti scontri armati tra musulmani e cristiani), la Repubblica Democratica del Congo (guerra contro i gruppi ribelli), la Somalia (scontro tra i militanti islamici di al-Shabaab), il Sudan, (guerra contro i gruppi ribelli nel Darfur).

Tornando alla guerra tra Russia e Ucraina, la causa “ufficiale” di tale guerra sarebbe stata la “smilitarizzazione e la denazificazione” dell’Ucraina da parte dei russi, allo scopo di proteggere e tutelare la sicurezza delle popolazioni russofone all’interno del Donbass. Vladimir Putin, inoltre, ha affermato che il termine “ucraina” significa “periferia” e che gli ucraini sono le “guardie di frontiera”, quindi egli considera quel territorio come un’estensione del suo paese e ricorda che Kiev, la capitale dell’Ucraina, è stata la capitale della Russia nel Medioevo. Ancora, Putin è convinto che l’Ucraina non possa rivendicare la propria indipendenza poiché per lui non è mai esistita come “stato”, eludendo in questo modo anni di storia e di trasformazioni territoriali.

Ovviamente queste sono solo sue convinzioni.

In realtà l’Ucraina è molto cresciuta nel tempo e il suo ruolo è diventato importantissimo per la stessa Russia: si pensi al suo suolo scuro e molto fertile che ne ha fatto una frontiera agricola, una “riserva” irrinunciabile, il vero e proprio granaio dell’Unione Sovietica con i suoi 32 milioni di ettari di terra coltivabile, pari a circa un terzo dei campi dell’intera Unione Europea.

Tra l’altro gli ucraini, nel corso della loro storia, hanno sempre avuto difficoltà ad affermarsi e hanno subito diversi soprusi: ricordiamo, ad esempio, ciò che successe nel tardo Medioevo, quando la lingua ucraina si distinse dal polacco e dal russo in virtù della nascita di un’identità ucraina; eppure il suo impiego fu vietato dallo zar Alessandro II, tanto che scrivere e parlare in pubblico in ucraino era considerato un atto fuori legge.

Oltre all’impatto che la guerra ha a livello politico, dovremmo interessarci all’impatto che ha sulle persone. Mi ha molto colpita sapere che durante un attacco, un soldato russo è scoppiato a piangere e ha abbassato le armi… È stato accolto da alcune donne ucraine, che gli hanno offerto cibo per calmarlo e un telefono per rassicurare i suoi genitori: ”Il vostro ragazzo sta bene, è salvo”. Questo episodio tocca il cuore. E fa molto riflettere anche il fatto che Putin, per raggiungere i suoi scopi, calpesti chiunque gli impedisca di ottenere ciò che vuole e di affermarsi come leader. Persino gli stessi russi contrari alla guerra che hanno organizzato manifestazioni, sono stati da lui prontamente fermati.

Uno dei manifestanti aveva un cartellone con una semplice scritta, “NO WAR”: lui l’ha reputato oltraggioso e lo ha fatto arrestare; un altro mostrava un cartellone con un’immagine davvero veritiera: Adolf Hitler che poggiava la mano sulla guancia di Putin, come ad assicurargli il suo appoggio… Anche lui è stato “punito”.

Davvero drammatico… Putin non dà la possibilità al “suo” popolo di esprimere un’opinione; persino il capo dell’FSB (i servizi segreti russi), quando si è trovato a dialogare con lui, tremava e parlava in modo molto lento e insicuro: per non incorrere in conseguenze non solo diplomatiche, sapeva di dover dosare bene le parole e di non poter dire ciò che pensava realmente.

E’ estremamente doloroso prenderne atto, ma quanto sta accadendo ci colpisce e ci riguarda.

Irene Marino (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

LA GUERRA DISTRUGGE ANCHE CIO’ CHE NON SI VEDE

Dal 24 febbraio tutto il mondo sta vivendo un momento drammatico che rimarrà per sempre impresso nella memoria storica “la guerra tra Russia e Ucraina”.
Speravo che la guerra durasse soltanto tre giorni ma ne sono trascorsi molti di più e la Russia continua a distruggere senza pietà un pezzo di storia e non solo… Il rumore delle bombe e delle sirene ormai copre il canto degli uccelli, il silenzio dell’alba e le dolci voci dei bambini che urlavano di gioia e voglia di vivere.
Il fumo dell’esplosioni ha ormai coperto l’azzurro del cielo e l’aria è irrespirabile, il sole non batte più sulle finestre dei palazzi di Kiev. Il grigiore della guerra domina nelle vie e nelle piazze di un paese ormai distrutto dalla cattiveria di un uomo
accecato dal potere e soprattutto nell’animo degli innocenti che sono costretti a scappare dalla guerra in cerca di pace, serenità e soprattutto certezze; chi resta vede solo davanti a sé l’ombra della morte e un difficile futuro. Mi intristisce pensare ai sogni infranti di quei giovani che hanno perso il diritto allo studio; molte scuole e
università sono state distrutte e per questo gli studenti sono costretti a fare lezione in quegli angusti e bui bunker…

La guerra è negli occhi dei giovani che sono costretti ad armarsi per difendere la patria piuttosto che andare a scuola per costruire il loro futuro.
Immagino spesso di rivivere quei tragici momenti e provo il dramma dell’abbandono della casa, degli amici, della famiglia e delle abitudini.
In un primo momento mi sento impotente, scoraggiata e sfiduciata ma poi mi fermo e penso che nel mio piccolo posso fare tanto…ogni gesto di solidarietà è importante per rendere felice uno di loro e per dargli speranza.
A volte penso come sarebbe bello accogliere una famiglia di ucraini nella mia casa, a come sarebbero felici di vivere momentaneamente in un posto sicuro dove ci sono calore, amore , accoglienza e dove possono ricominciare a sognare.
Vorrei avere il potere di parlare con Putin per dirgli che i problemi non si risolvono con la guerra ma con il dialogo e con un po’ di buon senso.
La guerra sta lasciando ferite non solo fisiche ma anche psicologiche che avranno importanti conseguenze sul futuro di noi giovani e soprattutto su quello di coloro che la guerra l’hanno vissuta sulla propria pelle.

Spero che questo brutto momento finisca il prima possibile e che gli ucraini possano tornare a sorridere alla vita!

STOP ALLA GUERRA

Carola Cardascia