FIFA WORLD CUP QATAR 2022: I SOGNI DEGLI AZZURRI SI SPENGONO AL 92°

Mancini: “A livello professionale è la più grande delusione della mia vita”

Giovedì 24 marzo si è disputata la partita per le qualificazioni ai mondiali del Qatar tra l’Italia e la Macedonia del Nord nello stadio Renzo Barbera di Palermo. La partita, però, si è trasformata in un incubo: contro tutti i pronostici, la Macedonia del nord ha vinto 1 a 0 sull’Italia, segnando un gol al novantaduesimo minuto.

L’Italia di Mancini scende in campo con una formazione penalizzata dall’assenza di giocatori come Federico Chiesa, Leonardo Spinazzola, Nicolò Zaniolo e Leonardo Bonucci, che sono stati invece protagonisti del precedente europeo, dal quale l’Italia è uscita vincitrice. Proprio per questo motivo il CT è stato costretto a rivedere il suo undici di partenza e a schierare in campo Donnarumma, Emerson, Bastoni, Mancini, Florenzi, Verratti, Jorginho, Barella, Insigne, Immobile e Berardi (4-3-3). A questa formazione Mancini ha chiesto fin da subito “allegria e pazienza”, come lui stesso ha dichiarato nell’intervista pre-partita. Malgrado le sue parole e l’impegno dei giocatori in campo, la rosa dei prescelti non è stata capace di trovare il gol, nonostante i trentadue tiri realizzati, dei quali cinque nello specchio della porta.

Tra le varie occasioni, quella più vicina al gol è senza dubbio quella al 29° minuto di Berardi, che, dopo aver intercettato un pericolosissimo passaggio del portiere macedone verso il terzino sinistro Alioski, spreca un’importantissima opportunità calciando troppo debolmente il pallone che non raggiunge la porta vuota ma è recuperato dal portiere Dimitrievski. Tra le altre occasioni sprecate troviamo anche quella al 37°, nella quale prima Verratti e poi Immobile non trovano il gol a causa di diverse deviazioni da parte della difesa macedone, chiedendo anche un fallo di mano inesistente. Il primo tempo si conclude, quindi, con uno 0-0 che ha visto un’Italia che fin da subito ha cercato di penetrare il muro della difesa sfiorando di poco il gol.

Il secondo tempo si svolge nello stesso modo del primo, con l’Italia che gestisce il possesso palla nella metà campo macedone, ma che non trova ancora la rete. Mancini prova anche a cambiare le carte in tavola attraverso diverse sostituzioni, tra cui quella di Berardi per Joao Pedro. L’attaccante e capitano brasiliano del Cagliari, dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana, fa il suo esordio con gli azzurri ma non riesce ad essere decisivo. Arrivati ormai a fine partita, l’arbitro concede 5 minuti di recupero, ma al 92° si realizza l’incubo dei tifosi italiani: su un pallone lungo rilanciato in avanti, l’esterno sinistro Trajkovski controlla e porta avanti la palla, calciando poi con il destro un tiro angolatissimo che Donnarumma non riesce a parare. Si arriva così all’1-0 per la formazione ospite, che preannuncia la vittoria della Macedonia del nord sull’Italia. La formazione di Mancini tenta un’ultima azione, ma la palla finisce fuori, stroncando così l’ultima speranza degli azzurri di raggiungere almeno un pareggio per prolungare la partita ai supplementari. L’arbitro francese Clement Turpin segna la fine della partita attraverso il triplice fischio, confermando così la vittoria dei macedoni, che corrono verso i tremila tifosi presenti a Palermo per festeggiare l’impresa riuscita, lasciando gli azzurri nella disperazione.

Federica Triggiani (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

VAI ALL’INFERNO, DANTE!

Amazon.it: Vai all'Inferno, Dante! - Garlando, Luigi - Libri

Ti sei mai annoiato nell’ora di letteratura tanto da voler mandare Dante all’inferno, senza neanche passare per il purgatorio?? Non mentire, vil ghibellino! 

Ma stai pur certo che leggendo questo strepitoso romanzo di Luigi Garlando non ti annoierai mai!

In questo racconto, un nuovo Dante tutto da scoprire! Un pro-gamer su Fortnite, un rapper che canta in terzine, un fedele tifoso della Fiorentina! 

A Firenze vi è una splendida villa cinquecentesca, la Gagliarda, residenza dei Guidobaldi e sede dell’impresa di famiglia. È lì che vive Vasco, quattordici anni, un bullo impenitente abituato a maltrattare professori, compagni e familiari. A scuola Vasco fa pena, in compenso è imbattibile al videogioco Fortnite, e progetta di diventare un gamer professionista avendo già migliaia di followers! Perché in fondo Vasco è così, sa di essere in credito con la vita e di avere diritto a tutto.

 Luigi Garlando ha dato vita ad una storia appassionante, ricca di azione e spunti di riflessione: è uno di quei libri che si leggono tutto d’un fiato senza riuscire a staccarsi.  Il suo un unico difetto è che ad un certo punto finisce …

Questo romanzo ci fa ben capire come in realtà personaggi iconici, come Dante Alighieri stesso, non siano tanto lontani da noi e dal nostro modo di pensare, e che forse, quando li consideriamo solo un argomento di studio, non li conosciamo abbastanza a fondo. 

Dante era un uomo come noi, vissuto però in un contesto storico differente dal nostro, ma le emozioni ed i sentimenti umani sono gli stessi oggi come nel XIII secolo. Se capiamo questo, riusciamo ad appassionarci a Dante ed alle sue opere, in primis alla Divina Commedia, che rappresenta sicuramente il suo capolavoro perché attraverso il suo viaggio immaginario nei tre mondi ultraterreni, descrive vizi e virtù umane con sagacia e originalità.

Sara Medici

“JAZZ” LA MUSICA DELL’ANIMA

Il Jazz è un particolare genere musicale nato negli Stati Uniti, in Louisiana, alla fine del XIX secolo la cui caratteristica peculiare è l’improvvisazione. Il Jazz fu il genere musicale più diffuso durante la seconda guerra mondiale, in quanto la musica si rivelò un mezzo fondamentale per distrarsi e per distaccarsi dagli orrori che venivano vissuti quotidianamente sui campi di battaglia, concedendo anche alla popolazione civile quell’attimo di evasione dalle difficoltà giornaliere.
I soldati, dopo aver combattuto e lavorato a lungo durante il giorno, la sera si divertivano danzando nelle sale da ballo e si concedevano un momento per dimenticare il tragico periodo che stavano vivendo.
Il jazz nacque a New Orleans, la più grande città degli stati del Sud, da un mix di blues, gospel, work song e musica europea. Si sviluppò a partire dagli anni ’20 con i musicisti neri delle prime dixieland- band.
Alcuni musicisti jazz si arruolavano volontariamente nell’esercito; altri, invece, organizzavano concerti negli Stati Uniti e anche all’estero per far diffondere questo nuovo genere, contribuendo a divulgare i valori americani nel mondo.
Il più importante musicista di quell’epoca fu Glenn Miller,” Il re dello swing”, il quale viene tutt’oggi ricordato per i concerti della sua big band e per il suo contributo alla guerra che il suo paese stava combattendo. Miller scomparve improvvisamente nel 1944 mentre sorvolava la Manica a bordo di un aereo militare per raggiungere Parigi, dove la sua orchestra avrebbe dovuto suonare in onore dei soldati che avevano liberato la capitale francese. Il suo corpo non fu mai recuperato.
In Italia, durante il periodo fascista, il jazz fu bandito e addirittura fu definito, dai libri di propaganda distribuiti nelle scuole, “roba da negri”. Ma la bellezza di questa musica era tale da affascinare chiunque: furono proprio i figli del Duce, ai quali la musica piaceva molto, a farsi mandare le ultime novità discografiche da un negozio di Roma, facendo in modo che nessuno ne sapesse niente. Romano Mussolini diventò anche un apprezzato pianista jazz.
Nel 1904 il Jazz sbarca, in Italia, al Teatro Eden di Milano grazie ad un gruppo di ballo creolo.
Nonostante la popolarità del genere, in Italia il primo concerto jazz arriva solamente nel 1917 con Vittorio Spina, primo musicista jazz italiano.

Successivamente si diffuse in Italia, avendo grande successo, intorno agli anni Trenta, grazie a vere e proprie orchestre Jazz guidate da Arturo Agazzi. Dagli anni ’40 agli anni ’60, l’Italia diede alla luce alcuni tra i più grandi esponenti di questo genere, quali Gorni Kramer, Giorgio Gaslini, Lelio Luttazzi, Franco Cerri e il compositore, Bruno Martino.
In seguito molti altri artisti italiani scrissero brani jazz, fondendo insieme canzoni europee, tecniche di composizione classica, jazz americano e musica folk.
Dal 1930 nascono le prime band italiane come quella di Arturo Agazzi. Durante quegli anni, un notevole numero di registrazioni vennero fatte dagli italiani e dai musicisti stranieri. Nel gennaio 1935 Louis Armstrong, durante il suo tour europeo, si esibisce a Torino facendo innamorare gli italiani. La maggior parte delle case discografiche affiliate al genere, non a caso, si trovavano proprio a Milano e a Torino.
Dal passato sino ai nostri tempi, ritroviamo tra i migliori artisti Jazz contemporanei Franco Cerri, Enrico Rava, Antonello Salis, Massimo Urbani, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Antonio Farao, Dado Moroni, Aldo Romano, Stefano di Battista, Pino Presti, Enrico Intra, Tullio De Piscopo, Enrico Pieranunzi e Gianluigi Trovesi. Il Jazz in Italia, non è mai tramontato, infatti, il suo successo è sempre stato stabile e continuo, e molto praticato. Infatti, ogni anno, si possono godere eventi su tutto il territorio nazionale, quello più famoso, ricordiamo l’Umbria Jazz Festival.

Miriam Cascione

2040 SALVIAMO IL PIANETA

Ti sei mai chiesto come sarà la tua vita tra 20 anni? Anche Damon Gameau, regista pluripremiato di origine australiana, si è fatto questa domanda, pensando alla vita che avrà sua figlia Velvet di 4 anni e nel 2019 ha realizzato il film/documentario “2040 Salviamo il pianeta!”, come una lettera visiva a sua figlia, in cui racconta le soluzioni che tra 20 anni ci permetteranno di vivere in una società sostenibile. Damon Gameau ha iniziato un viaggio per il mondo per capire se, utilizzando le risorse già disponibili, possiamo migliorare il nostro pianeta e risolvere il problema del cambiamento climatico, se possiamo ridurre le emissioni di diossido di carbonio nell’atmosfera. Ha incontrato esperti in tema ambientale che si impegnano nella ricerca e nella lotta ai cambiamenti climatici.

Ha intervistato tanti bambini per sapere come immaginano il loro futuro, per capire i loro desideri e le loro speranze. Molti di loro vorrebbero inventare strumenti utili per ridurre l’inquinamento. Per anni abbiamo avuto uno scambio naturale tra le particelle di diossido di carbonio e l’atmosfera (ciclo naturale), ma dopo la rivoluzione industriale tutto è cambiato! C’è più rilascio di carbonio, gli oceani sono più acidi con gravi conseguenze per l’ambiente marino cambiando il ciclo della biodiversità. Le piogge, le nevicate, gli uragani e tutti gli eventi atmosferici sono diventati più violenti negli anni; i ghiacciai perenni si sciolgono e di conseguenza intere città sulle coste sono in pericolo.

Quali sono le nostre risorse e le soluzioni già disponibili?

ENERGIE RINNOVABILI: Damon Gameau è andato in India dove ha intervistato un ingegnere di energia rinnovabile che ha spiegato che grazie ai pannelli solari si può creare un sistema di micro-rete collegate tra di loro per produrre e vendere energia, con innumerevoli vantaggi alle popolazioni e all’economia.

ELIMINARE LE AUTO DI PROPRIETA’: negli Usa, le emissioni dei gas delle auto contribuiscono del 20% allo smog. Eliminando le auto di proprietà e introducendo l’uso di auto autoguidateon demand, si ridurrebbe notevolmente l’inquinamento e potrebbero sorgere fattorie e campi coltivati anziché parcheggi per auto.

CONVERSIONE AGRICOLA: in Australia, dove la terra è così arida che neanche le acque piovane penetrano nel terreno, si è scoperto che seminando ripetutamente quei terreni si ristabilisce il ciclo naturale con il carbonio e diminuisce anche l’uso dei pesticidi. Gli allevamenti intensivi degli animali devono essere aboliti perché gli animali lasciati liberi nei pascoli si cibano di erbe sane e le loro carni che arrivano sulle nostre tavole sono più sane.

RIPRODUZIONE DELLE ALGHE: il riscaldamento delle acque porta all’estinzione di flora e fauna marina. La migliore soluzione è quella della riproduzione delle alghe per ripopolare la fauna marina.

Il regista spera che tutto ciò che ha visto e sentito nel corso del suo viaggio possa aiutarci a vivere in un futuro migliore ed in una società equa e sostenibile. Le risorse ci sono, ma vengono utilizzate solo in una minima parte, anche per interessi economici. 

Dovremmo collaborare tutti per salvare il nostro pianeta e per migliorare le nostre condizioni di vita. Abbiamo tutto ciò che ci serve per contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e per realizzare il miglioramento su scala mondiale.

FACCIAMOLO!!!

Christian Fumai e Gianmarco Iacobellis

LO STRANO CASO DELLE 7ETTE

Ciao, sono Michele. Sono un ragazzo normale, o almeno credevo di esserlo fino a qualche
mese fa, quando successe qualcosa di “strano”. Strano forse non è la parola esatta per
descrivere quello che è avvenuto. Strano è ritrovarsi, per esempio, un leone marino in un
bosco o una scimmia al Polo Nord. Quello che è accaduto è qualcosa di straordinario e
pazzesco che nessuno avrebbe mai pensato che si verificasse in una scuola. E non mi
riferisco a un bidello ninja o una professoressa che in realtà non lo è… 
Ma cominciamo dall’inizio.
Era esattamente il mio quattordicesimo giorno di scuola superiore in una città nuova, molto
più trafficata, frenetica e lontana dalla vita del paesino in cui vivevo. Avevo sempre
frequentato le scuole in un posto sperduto, in una chiazza verde che contrastava con i
terreni da pascolo gialli. I colori brillanti della natura abbagliavano e incantavano e l’aria
profumava di fresco. Ricordo ancora il giorno in cui i miei genitori mi annunciarono il nostro
trasferimento…

  • Dai Michele alzati dal letto, il grande giorno è arrivato!
  • Mamma lasciami dormire.
  • Niente discussioni ragazzo, oggi dobbiamo partire per la nuova città.
    Mi alzai di malavoglia dal letto. Era una bella giornata, con il sole alto nel cielo e gli
    uccellini che canticchiavano la loro solita melodia soave. Mi misi in macchina con in mano
    uno dei romanzi gialli che preferivo: “John e il caso irrisolto”, un libro scorrevole e adatto ai
    ragazzi della mia età che parla di un adolescente che riesce a risolvere un mistero lasciato
    chiuso in un cassetto per anni. Il viaggio non fu molto lungo ma riuscii a leggere i primi 7
    capitoli del mio libro. Stavo ormai sonnecchiando, mentre all’orizzonte si notavano le prime
    case.
  • Siamo arrivati! – esclamò mio padre raggiante. 
    La nuova città aveva un’atmosfera più metallica, grandi tronchi di cemento alti otto o nove
    piani (e addirittura, in certi casi anche undici), palazzi luccicanti e moderni, auto scintillanti
    e veloci.
    Al contrario, la mia scuola era un modesto edificio che quasi cadeva a pezzi. La ruggine
    aveva incrostato le pareti e ormai l’intonaco si era sfaldato tutto, come se fosse frolla. La
    porta dell’istituto era in legno di quercia scuro. Era un legno duro, ma, dopo tutti quegli
    anni, era segnato dal tempo.
    Le classi erano simili a quelle del libro Cuore: piccole, spoglie con pochi posti a sedere e
    con banchi in legno.
    Comunque, dopotutto, era l’istituto più prestigioso e importante della città, se non quello
    più antico della regione. 
    Qualche giorno dopo il mio arrivo iniziai a frequentare quel nuovo luogo e a conoscere la
    classe dove mi avevano iscritto, la I B. Ma non sarebbero mancate le sorprese.
    Era un lunedì mattina. Quel giorno a scuola ero arrivato prima del solito. Faceva un po’
    freddo, anche se eravamo a settembre e l’estate non era ancora finita. Non mi portai un
    giacchino e stavo soffrendo il freddo. Certo che lo stavo soffrendo! Ero l’unico sciocco in
    maglietta a maniche corte e pantaloncini. Tutti avevano qualcosa addosso come un
    maglione, una felpa, e alcuni tra i più freddolosi avevano anche indossato un giubbotto
    invernale. 
    Andai verso i miei amici, o meglio, compagni di classe. Infatti non avevo legato con
    nessuno, o forse sì, se legare significa essere preso in giro per poi sentirti dire: “Stavo
    scherzando amico!”. L’unico che si era avvicinato a parlare era Bob. Non era il suo vero
    nome. Si chiamava Roberto, ma tutti preferivano Bob. Non ho mai saputo il motivo di quel
    nomignolo, ma anche i professori lo chiamavano così. Aveva folti capelli rossi ricci e
    corporatura robusta.

Ero seduto su un muretto e vagavo tra i miei pensieri mentre osservavo l’edificio scolastico. Detti un’occhiata all’orologio: segnava le 7:07. A un certo punto, notai sette uomini vestiti in nero che si aggiravano nei corridoi della scuola. Uno di loro tirò fuori qualcosa di luccicante e… “BUONGIOORNOO Michele!”. Mi fece sobbalzare. Era Bob con un sorriso gigantesco a forma di luna stampato in faccia. 

Cosa mai voleva significare quella sua espressione? E chi erano quegli strani individui?

Mario Panzarino

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La guerra dei Like: un libro per riflettere sul bullismo e sul cyberbullismo

Nell’ambito dei progetti d’Istituto di prevenzione al bullismo e al cyberbullismo e “Incontro con l’autore”, abbiamo letto il libro La guerra dei Like di Alessia Cruciani e Daniele Doesn’t Matter, youtuber con più di un milione di iscritti. 

Il libro narra la storia di due amici, Ruggero e Cristiana, entrambi bullizzati.  Ruggero, infatti, viene perseguitato da alcuni suoi compagni di classe, capeggiati dal bullo GTA, che lo prendono in giro chiamandolo ‘Gattonero’ e gli fanno ‘scherzi’ di ogni tipo, come lanciargli lo zaino per la strada.

Per Cristiana, invece, la situazione è diversa: si ritrova in situazioni imbarazzanti, di cui approfitta la bulla in questione, la Divina Faina, con la sua gang che le scatta delle foto con cui viene prima minacciata e poi derisa nel momento in cui vengono pubblicate sui social.

Il libro, dunque, attraverso queste due storie personali, affronta problematiche sociali molto importanti ed attuali: il bullismo e cyberbullismo. La sua lettura è stata molto utile per noi perché ci ha permesso di avvicinarsi a questi due fenomeni per conoscerli meglio, capire la gravità delle conseguenze che essi hanno sulle persone e di conseguenza imparare a prenderne le distanze.

Sapevamo già che i cosiddetti ‘atti di bullismo’ si verificano soprattutto a scuola, l’ambiente in cui trascorriamo molte ore della nostra giornata, ma, grazie alle storie verosimili di Ruggero e Cristiana, abbiamo individuato meglio i bulli, quei ragazzi cioè che deridono i compagni (solitamente prendono di mira i più deboli e timidi, proprio come il personaggio Ruggero), perché si credono FORTI ma in realtà facendo queste azioni brutte, si dimostrano come i più DEBOLI.

Abbiamo capito la differenza tra la forma di bullismo più utilizzata, quella fisica, che può ferire la vittima causando gravi problemi, ed il bullismo verbale, che si basa su insulti e minacce (hate speech). Abbiamo anche appreso che se l’atto di bullismo si verifica a scuola, l’insegnante deve relazionare su dove, quando e come si è presentato il fatto, ma non su chi eventualmente lo abbia commesso, perché questo spetta alle autorità competenti, per esempio la Polizia Postale, a cui la Scuola è tenuta a sporgere denuncia. Ed è proprio ciò che succede nel libro a Cristiana, vittima di cyberbullismo, una forma di bullismo che si manifesta grazie agli strumenti della tecnologia. Anche in questo caso l’impatto sulla vittima è devastante, perché spesso viene usata la sua immagine e identità, senza che essa esprima un consenso.

La lettura guidata di La guerra dei Like si è svolta nelle ore di narrativa ed educazione civica, ha occupato i primi due mesi del primo quadrimestre ed è stata accompagnata da lunghi dibattiti e riflessioni in classe sugli episodi più forti della storia, per fortuna molto lontani da noi. Abbiamo capito che, in situazioni simili, bisogna sempre ricorrere ad un adulto che può aiutarci. Il progetto di lettura si è concluso con un entusiasmante incontro online il 9 dicembre con l’autrice A. Cruciana e lo youtuber Daniele Doesn’t matter a cui i ragazzi abbiamo potuto rivolgere tutte le domande  e curiosità raccolte nelle settimane precedenti insieme alla nostra professoressa. 

Giosuè Bennardi e Francesco Carucci

La tifoseria del Bari

LA TIFOSERIA DEL BARI

La tifoseria del Bari calcio è una tifoseria diversa dalle altre, è una tifoseria speciale.

È una tifoseria che merita categorie superiori della serie C, è una tifoseria da serie A!.

Cosa rende unica questa tifoseria? Il fatto che tutti i tifosi del Bari, quando vanno allo stadio, anche se non si conoscono, diventano una grande famiglia: sempre uniti e sempre pronti a sostenere la loro squadra, sia che le cose vadano bene sia che vadano male.

Essere tifosi del Bari vuol dire essere pazienti, sapere che difficilmente la propria squadra sarà in grado di vincere un titolo importante, ad esempio la Champions League o uno scudetto di Serie A (anche se nel calcio mai dire mai…), ma amarla lo stesso e non lasciarla mai sola.

 ”Non tifo gli squadroni ma tifo te!”: ecco il coro che più di tutti rappresenta lo spirito dei suoi tifosi biancorossi.

La tifoseria del Bari ha diverse tifoserie rivali e ha stretto alcuni gemellaggi: il gemellaggio più intenso è quello con i “fratelli granata”, i salernitani; poi abbiamo quello con i “blucerchiati” della Sampdoria e quello con i laziali, primo gemellaggio della tifoseria biancorossa; poi anche con i torinesi, gli spezzini, i triestini e gli empolitani. 

 Con gli andriesi, i barlettani, i monopolitani ,i martinesi e infine con gli ultras del Casarano, i biancorossi hanno un rapporto d’amicizia.

Le rivalità degli ultras del Bari sono soprattutto quelle con gli ultras del Lecce e con i tarantini , poi con i pescaresi, i palermitani (perché hanno un amicizia con il Lecce),con gli ultras della Roma, della Juve, dell’Inter e infine con i veronesi dell’Hellas e con gli ultras del Genoa (perché è rivale della Sampdoria).

Un altro elemento importante della tifoseria barese è lo stadio San Nicola.

Per me è uno degli stadi più belli del nostro calcio e, nonostante ci siano cose da migliorare, esteticamente ti dà l’immagine di uno stadio di Serie A.

Lo stadio è stato progettato da Renzo Piano in occasione dei mondiali di Italia 90’ vinti dalla Germania. La squadra biancorossa esordisce al San Nicola in un amichevole contro i rossoneri del Milan, neocampioni d’Europa, vincendo per 2-0. 

Passano gli anni
ma la gente
ti segue come sempre
e mai ti lascerà
girando per L’Italia intera
nel cuore una bandiera
fedele alla città
perché ti amo
ti porto nel cuore
il bianco e il rosso è il mio unico amore non posso restare lontano da te
sarò sempre pronto a lottare per te.

Questo è uno dei tanti cori del Bari, composto da un capo ultras del Bari nel 2019 in occasione della promozione in serie C.

Il coro principale che si canta sempre allo stadio è:

CHE BELLO E’,

QUANDO ESCO DI CASA,

E ANDARE ALLO STADIO,

A VEDERE LA BARI!!

Tanti sono i cori contro gli ultras rivali, specialmente contro i leccesi, i tarantini,i napoletani e gli avellinesi.

Invece, quando il Bari fa una bella prestazione, il San Nicola canta: 

Oh mamma, mamma mamma,

come mi batte el corazon,

ho visto un grande Bari,

ho visto un grande Bari,

oh mamma innamorato son

Questa è la tifoseria del Bari: una tifoseria calda e fantastica!

StefanoTedesco Quartulli

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DUE CHIACCHIERE COL PROFESSORE MIGLIORE DEL MONDO

Intervista al professor Antonio Curci, docente di informatica presso l’Istituto Tecnico “Panetti” di Bari, recentemente insignito del titolo di “miglior professore al mondo” dal Global Teacher’s Award.

CHI E’ IL PROF. CURCI AL DI FUORI DELLA SCUOLA?

Al di fuori della scuola sono una persona semplice che ama le cose belle, l’arte e la poesia.

Sono estremamente curioso: mi piace osservare, passeggiare a piedi o in bicicletta, guardare il panorama e vivere con le persone a cui voglio bene.

Inoltre ho una passione per i giovani: sono stato un educatore in ambito parrocchiale e da quando avevo 20 anni sono stato educatore di giovanissimi quindi, nel tempo,  ho maturato una vera e propria vocazione ad occuparmi dei ragazzi. Ho avuto la fortuna, tramite un concorso, di fare l’insegnante, ma in realtà la mia è stata una scelta precisa perché ho  rinunciato ad un lavoro ben remunerato in un’azienda privata per seguire la mia passione di educatore.

Quindi nel lavoro sono esattamente quello che sono nella vita: una persona semplice al servizio dei giovani.

COME CI SI SENTE A RICEVERE UN PREMIO COSI’ PRESTIGIOSO COME “MIGLIOR PROFESSORE DEL MONDO” ?

Mi sento grato alla vita perché raccolgo quello che ho seminato con caparbietà e ostinazione, anche quando mi sono sentito non accettato.

Infatti per le mie idee sulla scuola (tipo quelle di portare la radio negli strumenti didattici) sono stato un pioniere e quando le proponevo, per esempio nei Collegi Docenti, me le sentivo sempre bocciare, probabilmente perché non erano ancora maturi i tempi. Quindi, a distanza di anni, veder riconosciuti i miei sforzi e aver spazzato via ingiuste batoste e incomprensioni ha dimostrato che il tempo è galantuomo e mi ha fatto capire che probabilmente proponevo le mie idee ad una Scuola che non era ancora “matura” per accettarle.

Successivamente mi sono impegnato a cambiare il piccolo mondo che mi circondava nell’ambiente scolastico e sono arrivato a ricevere, a seguito della presentazione di una serie di documenti, questo riconoscimento che premia i migliori docenti al mondo… 

Non potevo crederci: fra tanti docenti selezionati  in 110 Paesi del mondo ero stato scelto io. Mi chiedevo: “perché questo riconoscimento  proprio a me? Si sono allineati i pianeti o forse ho lavorato bene?”.

Quindi mi sono sentito grato alla la vita e contemporaneamente mi sono sentito figlio di una Comunità, figlio della Scuola, figlio della mia città, figlio dei miei ragazzi.

Questa è la cosa più bella, perché i miei ragazzi mi hanno incoraggiato, dato che anche i docenti si sentono spesso fragili e hanno bisogno di quella parolina di conforto o di quell’occhiolino di complicità dello studente.

Ho dedicato la mia vittoria a  mia moglie (anche lei insegnante che condivide con me molte attività al Panetti e a Radio Panetti) e a tutti i ragazzi che ho incontrato in ventitré anni di insegnamento.

LEI HA INSTAURATO UN RAPPORTO DI AMICIZIA E CONFIDENZA CON I SUOI ALUNNI NEL CORSO DEGLI ANNI?

Più che altro un rapporto di “umanità”: i miei ragazzi sanno che sono un compagno di viaggio ma sanno anche che rimango il loro professore e loro i miei alunni, non siamo amici come lo intendete voi fra coetanei.

Abbiamo instaurato un rapporto che va sotto il nome di “umanizzazione della scuola”: loro sanno che possono contare su di me, ma sanno anche che sono una persona giusta, che non fa sconti, per esempio quando un ragazzo non studia.

Sanno anche che non valuto la persona ma il suo lavoro e che se un alunno prende un brutto voto gli do sempre l’opportunità di farlo rimediare e lo incentivo a migliorare.

L’importante è sorridere e accettarsi e sapere che non si può essere sempre performanti, perché un momento di insuccesso può capitare sia ai docenti che agli studenti.

In definitiva il rapporto che ho con i ragazzi è un rapporto semplice, basato sulla fiducia e sulla stima reciproca.

PUO’ RACCONTARCI COME NASCE L’IDEA DI “RADIO PANETTI”?

E’ nata nel 2000-2001 quando sono stato trasferito dall’ Istituto Tecnico di Castellana Grotte al Panetti (dove sono stato anche studente): avevo sempre avuto una grande passione per la Radio e pensai che poteva essere un ottimo veicolo per fare un nuovo modello di scuola.

Così presentai al Collegio dei docenti, in un primo momento, il progetto di una “Web TV” : pensai che forse potevamo lavorare con i Media (quella che oggi si chiama “Media Education”).

Quel giorno fui trattato molto male e venni accusato dai colleghi di volermi “mettere solo in  vetrina” e che “non volevo fare scuola bensì spettacolo”.

Ho continuato anno dopo anno, imperterrito, a ripresentare lo stesso progetto, che puntualmente veniva bocciato, ma non mi sono mai dato per vinto.

Finalmente nel 2006 una Radio barese che si chiamava “L’Altra Radio” venne a scuola a presentare un progetto “esterno”: io collaborai con lo speaker radiofonico e colsi l’occasione di quella esperienza per poi proporre l’anno successivo la creazione di Radio Panetti.

Essa non era una semplice Radio che fa musica e mette i ragazzi a parlare, ma era uno strumento che consentiva agli studenti di “esibirsi” (visto che l’esibizionismo è tipico dell’età giovanile) offrendo nello stesso tempo dei contenuti importanti che potevano essere quelli che si studiano a scuola ma anche altro.

Ecco che tramite questi contenuti l’esibizionismo si trasformava in protagonismo, esaltandone gli aspetti positivi. Siamo partiti  in poche persone e con poca strumentazione  e siamo arrivati ad oggi: Radio Panetti può contare su 60 studenti in redazione! Ci occupiamo di televisione, giornalismo, fotografia, musica, story telling. Abbiamo uno studio radiofonico professionale e uno studio televisivo e siamo in grado di raccontare  grandi eventi in diretta, proprio come farebbero la RAI oppure SKY.

Siamo cresciuti tantissimo in questi quindici anni, con l’obiettivo non di fare spettacolo ma di aiutare i ragazzi a scoprire i loro talenti e sviluppare quella competenza che va sotto il nome di Comunicazione.

SE LEI FOSSE UN PROFESSORE DELLE SCUOLE MEDIE COSA CONSIGLIEREBBE IN MERITO ALLA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE DA FREQUENTARE?

Consiglio semplicemente di seguire le proprie passioni senza sottostare all’equazione semplicistica secondo cui se un ragazzo è bravo va al Liceo, se è mediamente bravo va al Tecnico, se non è bravo va al Professionale…

Perché non ci si innamora per obbligo o per decreto ma perché a un certo punto scatta una passione: anche per lo studio è così, e inoltre una cosa fatta per obbligo non viene bene.

Se invece uno studente, guardando dentro di sé, cerca di capire quali sono le sue reali passioni, allora sì che riesce a scegliere la strada migliore affinché le sue passioni possano germogliare.

Se cominciamo a studiare per passione ci accorgeremo che lo studio non solo non ci stanca, ma ci coinvolge, ci entusiasma e ci fa diventare qualcosa a cui non avevamo mai pensato, e allora lo studio coinciderà anche con i nostri hobbies e con i nostri interessi.

Se una persona non portata per la Matematica viene obbligata a studiarla, vivrà un Inferno perché farebbe controvoglia qualcosa che non è nella sua natura: deve scegliere quello che lo appassiona, a prescindere dal fatto che sia bravo o no a farlo.

I “ciucci“ non esistono, esistono solo quelli che non hanno scoperto quali sono i propri talenti, e ognuno di noi almeno uno ce l’ha.

Sara Medici