I TRAUMI DI UNA VITA

“Resilienza” è un sostantivo che identifica una capacità molto importante, che tutti dovrebbero avere tra le proprie caratteristiche. La resilienza non riguarda infatti solo i giovani, ma tutti gli individui.

Il mondo non è tutto “rose e fiori”, anzi, è un posto misero e sporco in cui è facile imbattersi in situazioni spiacevoli e difficili, che possono condizionare un’adolescenza o addirittura una vita.

Personalmente ritengo di essere una persona poco resiliente, ed è una cosa che odio di me. Ho vissuto tante situazioni difficili… la mia bocciatura, l’infarto di mio padre e le tante delusioni che, ingenuamente, consideravo tutto. Purtroppo nulla di tutto ciò mi ha reso resiliente, complicando anche le cose.

Con la resilienza non si nasce, ma si diventa più forti per i molti episodi difficili che ci si ritrova a dover affrontare. La mia bocciatura è stata il punto più basso della mia adolescenza. Serviva tanta forza, ma soprattutto voglia si ripartire. Gran parte del merito, se ce l’ho fatta, è stata dei miei genitori, che mi hanno spronato a cercare di rifarmi, e di questo sono loro grato.

L’infarto di mio padre è stato un vero e proprio trauma per me, e lo è ancora oggi, poiché ci sono momenti in cui mi ritrovo avvolto da tutti i pensieri negativi.

Questo episodio, però, mi ha insegnato tanto: mi ha insegnato che non dobbiamo dare per scontata la presenza di una persona, ma bisogna, invece, dedicarle del tempo, prima che sia troppo tardi, e per me, per fortuna, non lo è stato.

Magari da come ne parlo o dai miei comportamenti, sembra che io abbia superato questi episodi, ma la verità è che non è cosi, in quanto ancora oggi mi trovo a combattere, ogni giorno, con i cosiddetti “fantasmi del passato”.

Spero di riuscire al più presto a superare gli ostacoli legati a questi episodi, perché vivere con questi “bagagli emotivi” non è facile. Molti dicono che il tempo sia la miglior cura: spero tanto di poterlo dire anche io, in modo tale da iniziare finalmente a godermi l’adolescenza. Questo tema è la prova per capire quanto poco resiliente sia, ma con la speranza di diventarlo .

Concludo questi miei buoni propositi con le parole di Ernest Hemingway: “Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è”.

Biagio P. (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

SCEGLIERE LA SPERANZA

L’essere umano, dalla nascita fino alla fine del suo percorso di vita, si trova ad affrontare sicuramente dei problemi; quando succede, egli spesso è giù di morale e cammina accasciato con la testa china, senza voglia di fare e continuamente concentrato su ciò che lo assilla. Ma questa reazione non è la più adatta, poiché non porta ad alcuna via d’uscita.

A tal proposito Pietro Tabucchi, noto psicologo conosciuto in tutta Italia per i suoi interventi sulla motivazione e sulla gestione dello stress degli atleti, afferma che la resilienza (ossia la forza nell’affrontare un problema) si può imparare e accrescere durante la vita, proprio come un’asticella che va dal rosso al verde: chi è al rosso ha poca forza nell’affrontare un problema, chi è al verde ha la forza necessaria per superarlo. Altri studiosi ritengono, invece, che la resilienza sia presente in noi fin dalla nascita e che la possiamo accrescere attraverso le esperienze che affrontiamo, costruendoci nel tempo una specie di corazza.

Se ci guardiamo intorno, possiamo osservare come ognuno affronti le esperienze traumatiche in maniera diversa: alcuni non vedono via di scampo ai problemi, altri li affrontano senza preoccupazioni e senza pensarci troppo, continuando in maniera normale la loro vita. Tra questi due gruppi di persone, sembra che la percentuale delle prime sia molto più alta.

Va detto che la reazione dipende anche dal tipo di difficoltà che deve essere affrontata; ad esempio, un problema comune è la morte di una persona cara: c’è chi sta malissimo e quasi smette di vivere, e c’è chi invece cerca di esorcizzare il senso di perdita pensando in modo positivo, distraendosi, comportandosi come se nulla fosse accaduto. Un altro esempio molto diffuso è quello di un’insufficienza grave a scuola: come purtroppo spesso si legge sui giornali o si sente dai telegiornali, qualche studente arriva addirittura a suicidarsi (reazione davvero assurda e incomprensibile), altri pensano tra sé e sé “I professori ce l’hanno con me” o “Mi va tutto storto”, altri provano a confrontarsi con gli amici, altri ancora si chiudono in camera e si mettono ad ascoltare la loro musica preferita a tutto volume pur di reagire e di superare il momento senza farsi travolgere dalla negatività.

Per quanto riguarda in particolare i giovani, dipende da ognuno di noi se l’asticella della nostra resilienza si alzi o rimanga invariata con il passare dell’età; è opportuno crearsi una corazza, uno scudo che renda pronti ad affrontare altri problemi.

Migliorare la resilienza è una questione di tempo e d’esperienza. E’ stato accertato, infatti, che la resilienza è sempre migliorabile, mentre non può peggiorare; al massimo rimane invariata… Se si guardasse un problema sempre dalla stessa prospettiva, senza reagire, si avrebbe la forza di affrontare lo stesso problema in modo diverso? La seconda volta va meglio solo se si è reagito in precedenza: in questo caso quella che è sembrata in passato una grande difficoltà, non è più tale, diventa piuttosto un piccolo ostacolo che sbatte contro una serie di rocce. A volte anche i genitori possono spronare ad affrontare un problema con esempi di quando erano ragazzi, oppure motivando i figli ad essere un “muro”. Quasi sempre le urla dei professori e le raccomandazioni dei genitori servono solo a stimolare i giovani, perché reagiscano e procedano a testa alta per affrontare le prove della vita. Tutto è risolvibile, bisogna solo ascoltare molto l’istinto e i consigli, così da rafforzare la propria corazza e trasformare un problema che sembra un enorme Cerbero in una piccola e innocua formica.

Gabriele S. (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

UN IMMENSO DOLORE

Valerio Mazzei è un cantante, tiktoker e YouTuber seguito soprattutto dai più giovani.

Il giovanissimo cantante ha subito purtroppo un dolore tremendo, il peggiore che un ragazzo possa subire: la perdita di un genitore. A solo 11 anni è stato costretto a rinunciare per sempre all’affetto della sua giovane mamma Alessia. Non potendo più abbracciarla, baciarla e farle dei regali, come invece fa la maggior parte dei suoi coetanei con la propria madre, ha deciso di dedicarle una canzone, una vera dedica d’amore eterno, intitolata “12 luglio” – data che il cantante ama particolarmente perché era il giorno del compleanno della sua mamma. Nelle sue parole è chiaro il desiderio di conservare intatto il suo ricordo, nulla potrà mai fargli dimenticare l’amore VERO che prova nei confronti di sua madre.

In questa canzone viene descritto con estrema dolcezza il dolore che è costretto ad affrontare un giovane adolescente quando purtroppo affronta la perdita di un genitore. Non sono infatti pochi coloro che perdono un genitore in giovane età e con esso una guida, un riferimento, un porto sicuro dove trovare rifugio nei momenti più difficili. Il dolore prodotto da questa importantissima assenza sicuramente non viene alleviato dal tempo, anzi, il tempo che passa non fa altro che rafforzare la nostalgia, e le ferite subite contribuiranno a creare una corazza che sarà d’aiuto ad affrontare le situazioni anche più dure della vita.

La presenza degli amici, soprattutto nel periodo adolescenziale, diventa essenziale per attraversare un periodo così tormentato: essi infatti sono gli unici che possono distrarre dal tormento, non dimenticando però che quelli veri si contano a malapena sul palmo della mano. Ovviamente perdere un genitore quando si è così giovani rende tutto il percorso di crescita difficilissimo, ma la strada rimane sempre illuminata da quel genitore che, se pur scomparso, rimarrà sempre presente nel cuore del figlio e con i suoi insegnamenti lo guiderà e lo sosterrà essendo sempre luce negli inevitabili momenti di buio della vita. L’unica cosa che si può fare è vivere ogni attimo cercando di rendere il proprio genitore orgoglioso, farlo continuare a vivere nei propri sorrisi, nelle esperienze fatte, nei ricordi e in ogni avventura che si affronta, nella speranza che da lassù lui possa vedere e, chissà, un giorno possa riabbracciare in Paradiso i suoi e parlare di nuovo con loro.

Luca Minieri (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

AMARE QUALCUNO SIGNIFICA…

Credo che mai, come in questo momento difficile per la società, sia fondamentale discutere sull’immensità dell’amore. L’amore è un sentimento che non necessita di parole per essere definito, è quella continua empatia che unisce due o più persone rendendole complici. Amare significa desiderare il meglio dell’altro; è quella forza emotiva che nasce dalla volontà di donarsi e offrirsi completamente. Amare è una dote innata, è fondamentale dunque essere di supporto anche quando il dolore prevarica e lo stato di sofferenza emerge determinando sconforto nell’individuo. Dare amore è sinonimo di speranza, di accettazione e di equilibrio psicofisico. Imprescindibile è considerare questo sentimento un elemento essenziale; puoi essere innamorato di ciò che si fa, di una persona, di un animale o di qualsiasi altra cosa, in maniera incondizionata, ma sempre con la consapevolezza di concedersi pienamente e senza pregiudizi. Ho una visione abbastanza ampia dell’amore, so di donare e allo stesso tempo provo contezza nel ricevere. Amo la vita in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, amo chi mi circonda: i miei genitori, i miei compagni, i miei parenti; insomma, apprezzo tutto ciò che mi fa stare bene e che mi rende felice. La serenità che percepisco è fondamentale per accogliere chi vorrà far parte del mio mondo. Con l’amore si possono di sicuro vincere grandi battaglie ed instaurare grandi amicizie; percepire questa vibrazione con innocenza e purezza indubbiamente rende l’individuo più consapevole e meno avverso nei confronti del prossimo.

L’amore è un impulso capace di provocare una moltitudine di emozioni, che hanno tutte un ruolo rilevante per la crescita e la maturità di ciascuno di noi. È fondamentale non soffermarsi mai sulle apparenze, credere sempre in questo valore inestimabile capace di regalarci brividi ed emozioni continue. Evitiamo la violenza, il disprezzo e il dolore, che in realtà provocano solo tanta sofferenza. Se tutti potessimo capire il valore di ogni singolo battito del nostro cuore, sono convinto che saremmo protagonisti di un mondo migliore, di un mondo ricco di gioie!

Leonardo Calabrese (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

DANIELE NICASTRO RACCONTA “GRANDE” ALLA ZINGARELLI

Il 28 Aprile la classe 3D ha avuto la straordinaria opportunità di incontrare a scuola lo scrittore Daniele Nicastro, autore dell’appassionante romanzo “Grande”.

Questa esperienza non solo ci ha offerto la possibilità di conoscere un noto scrittore come Nicastro e di discutere con lui di un libro che abbiamo particolarmente amato, ma ha rappresentato quasi un ritorno alla normalità, in particolare agli incontri in presenza con gli autori che ci sono mancati tantissimo.

Nicastro, entrato nella nostra classe, è stato accolto da un applauso generale, suscitato dall’emozione di incontrarlo. Si è presentato parlandoci delle sue origini siciliane, evincibili dal suo cognome, e del suo trasferimento nel Nord Italia insieme alla sua famiglia, dettato dall’impossibilità di trovare lavoro al Sud. Ha parlato anche della sua passione per i videogames e per le Serie TV. Dopo questa breve presentazione sono iniziate le nostre domande.

Gli abbiamo chiesto se avesse vissuto in prima persona le vicende narrate nella storia e abbiamo appreso che, pur non avendo vissuto direttamente gli eventi raccontati, nel delineare la psicologia del protagonista (Luca), si è sicuramente ispirato alla sua adolescenza: ad esempio i frequenti litigi e gli scontri di Luca con i genitori molto hanno in comune con il “Daniele adolescente”.

Molto interessante è stato scoprire che prima di diventare scrittore, Nicastro era un ghost writer, cioè scriveva libri in “anonimato” senza che il suo nome fosse pubblicato sulla copertina dei libri, condizione che è divenuta col passare degli anni sempre più insopportabile.

L’autore ci ha spiegato anche che per la scelta del titolo del romanzo è stato decisivo il suggerimento di un suo “grande” amico e “grande” scrittore: Davide Morosinotto. Ebbene sì, proprio lui! L’autore de “Il rinomato catalogo…”, “Il fiore perduto dello sciamano K”, …! Lo stesso che abbiamo incontrato a scuola in prima media e di cui abbiamo letto e amato tanti romanzi!

Molte domande sono state poi formulate relativamente alla psicologia di altri personaggi del libro, scoprendo tante curiosità.

La figura di Paolo, cugino del protagonista, è nata ad esempio dal desiderio di sorprendere il lettore, “trasgredendo volutamente gli stereotipi”: Luca, ragazzo di Torino, si rivela molto disobbediente e irresponsabile; Paolo, siciliano, si caratterizza per il rispetto delle regole ed il forte senso di Giustizia.

Prima di autografare i nostri libri, Nicastro ci ha annunciato l’uscita a Maggio di un suo nuovo romanzo, “Vengo io da te”, di cui ci ha anticipato in breve l’avvincente trama. Che state aspettando? Correte in libreria ad acquistarlo!

Per noi è stato un onore accogliere in classe Daniele Nicastro e ci auguriamo che in futuro ci sia data la possibilità di vivere tante altre esperienze così coinvolgenti e formative.

Tommaso Tedesco Quartulli e Gabriele De Marzo

IL GRAN PREMIO DI BARI

13 Luglio 1947, ore 11. Il cielo è limpido e i motori rombano: al segnale dello starter d’eccezione Vito Antonio Di Cagno, sindaco della città, parte la prima edizione del Gran Premio di Bari!

Questa gara di velocità internazionale per vetture da corsa, disputatasi in altre otto edizioni successive a quella memorabile del 1947, si svolgeva lungo un circuito di 5,51 chilometri intorno alla Fiera del Levante; la sua nascita fu legata alla volontà di alcuni di risollevarsi dalla paura e dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale attraverso un evento che potesse coinvolgere tutta la cittadinanza e, nello stesso tempo, ridare respiro all’economia pugliese richiamando spettatori e curiosi da ogni parte del mondo.

L’ultima edizione del Gran Premio fu disputata nel 1956, ma per rinnovarne la memoria a partire dal 2010 ogni due anni si svolge la sua Rievocazione, organizzata dall’Old Cars Club.

Ed è così che arriviamo al 25 Aprile 2022: alle ore 9:00, sotto un cielo limpido come quello di tanti anni fa, la musica dell’Inno di Mameli ha dato ufficialmente inizio alla Settima Rievocazione Storica con la sfilata delle auto d’epoca.

Le auto sono state divise in 3 batterie, che hanno sfilato seguendo il tragitto dell’ultimo Gran Premio di Bari: 2.510 km a partire da Corso Vittorio Emanuele, dinanzi al Palazzo di Città.

La particolarità che gli spettatori hanno potuto riscontrare nel corso di questa edizione della rievocazione è stata la presenza di tantissime macchine con la guida a destra, caratteristica dei paesi del Nord Europa, questo perché molte auto dopo la Seconda Guerra Mondiale vennero portate in Inghilterra e Scozia, o anche negli Stati Uniti o nel Sud America e qui vennero “stravolte”: alcune conservarono la guida a destra, ma altre nacquero già con la guida al contrario.

L’edizione di quest’anno si è conclusa con la premiazione dell’auto più bella: al primo posto si è classificata l’Alfa Romeo RL del 1924 ‘Targa Florio’ (a mio parere posizione più che meritata); al secondo l’Ermini 1100 Sport del 1946; al terzo la Talbot AV Tourer del 1934.

Alfa Romeo RL 1924 ‘Targa Florio’; l’accensione è frontale e sul lato del conducente (lato destro) si trova il freno a mano.

Io sono un grande appassionato di auto d’epoca e vi posso assicurare che la Rievocazione del Gran Premio di Bari è fantastica! Allora, spero di incontrarvi tutti all’ottava edizione del 2024!

Michele Saulle

I CALCOLATORI UMANI

Ciao a tutti!

Quello di cui vorrei parlarvi oggi è una notizia che secondo me ha dell’incredibile.

Essa riguarda il fatto che spesso l’atteggiamento dell’uomo è in contraddizione con le sue azioni. Mentre si accingeva a compiere la missione che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’umanità e coronare il sogno di tanti – andare sulla Luna -, per quella stessa missione l’uomo usava alcune donne di colore come computer umani, tanto da essere chiamate calcolatori umani.

Alle stesse era impedito di usare i bagni comuni e anche gli spazi dove pranzare; avevano delle zone dedicate esclusivamente alle persone di colore.

Anche davanti alla straordinarietà di queste donne, che erano scienziate con capacità fuori dal comune, – basti pensare che si occupavano dei calcoli per le traiettorie, delle finestre di lancio, delle rotte di ritorno per i primi voli spaziali con esseri umani a bordo -, la rigidità mentale portava a pensare a loro come esseri inferiori solo perché donne di colore, persone con cui non condividere nulla, ma da utilizzare solo come macchine.

Allora mi chiedo: a cosa serve il progresso se i pregiudizi rimangono gli stessi di mille anni fa?

Conoscere queste realtà credo che possa servire a noi giovani a far sì che si cambi e a capire che tutti gli esseri umani sono uguali.

Massimiliano Figliuolo

LA 59ESIMA EDIZIONE DELLA BIENNALE DI VENEZIA

All’insegna della riapertura e dell’innovazione nel mondo dell’arte, il 23 aprile è stata inaugurata la 59esima edizione della Biennale di Venezia, l’esposizione internazionale dell’arte che rimarrà aperta al pubblico fino al 27 novembre 2022.

Saranno presenti padiglioni da tutto il mondo, ma a causa della recente guerra in Ucraina, il curatore della Russia si è dimesso dal suo incarico in segno di protesta, appoggiato anche dagli artisti connazionali; purtroppo questo è un segno di come neanche l’arte sia immune alla guerra.

Sarà indubbiamente un’edizione dai numeri stupefacenti, come afferma la responsabile Cecilia Alemanni, prima donna a ricoprire l’incarico di direttrice artistica. “Mi riprometto di dare voce ad artiste e artisti per realizzare progetti unici che riflettano le loro visioni e la nostra società”, ha affermato la curatrice.

La Mostra si articolerà tra il Padiglione Centrale, i Giardini e l’Arsenale, includendo 191 artiste e 22 artisti provenienti da 58 nazioni. Sono 26 gli italiani, 180 le prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1.433 le opere e gli oggetti esposti, 80 le nuove produzioni.

La narrazione della biennale ruota attorno a temi universali, dall’identità di genere al rapporto tra individuo e tecnologia, che sono sempre più presenti nelle nostre vite. Lungo il percorso espositivo il pubblico può inoltre visitare cinque piccole mostre (o capsule) a tema. Degna di nota è l’opera intitolata “The Witches’ Cradle” (in italiano “La culla della Strega), che ospita dipinti di artisti storici all’avanguardia, tra cui Remedios Varo e Leonora Carrington, la cui immaginazione ha ispirato il nome della Biennale 2022, dal suo libro “Il latte dei sogni”.

C’è grande attesa per questa mostra, dato che è stata a lungo rinviata a causa della pandemia. “Ci si aspetta una Biennale di ripartenza”, questo l’auspicio espresso dal ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Emma Di Bari (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

LA CRISI DEL CALCIO ITALIANO: I MOTIVI E LE PROBABILI SOLUZIONI

Era l’11 luglio del 2021, da data della finale di Euro 2020 Italia-Inghilterra.

Quel giorno il popolo dei tifosi italiani era motivato e unito; avevamo sofferto per la pandemia del COVID-19, eravamo stati costretti a rimanere a casa con tante restrizioni: quella finale era molto importante per noi tifosi azzurri.

I nostri desideri furono esauditi quella stessa sera a Wembley e il rigore decisivo parato da Donnarumma fu una liberazione per tutti noi: eravamo tornati a gioire.

Viste le premesse, chi non segue il calcio e sta leggendo il mio articolo magari starà pensando che il mio sarà un racconto entusiastico e positivo sulle glorie della nazionale italiana. E invece no, purtroppo sarà esattamente il contrario….

La vittoria all’europeo aveva fatto ben sperare in un futuro radioso, non solo per la nazionale ma anche per i club di calcio italiani. Invece, dopo quella grande vittoria, ci sono stati continui fallimenti e gravi errori.

Il primo inciampo si è verificato lo scorso settembre durante la partita Italia-Bulgaria, valevole per le qualificazioni ai mondiali in Qatar del 2022. La partita si è conclusa 1-1 e molti hanno creduto che fosse solo un piccolo passo falso, invece quella partita ha decretato l’inizio della crisi.

Come abbiamo detto all’inizio, i problemi non hanno riguardato soltanto la nazionale ma anche per i club italiani: Juventus e Inter sono state eliminate agli ottavi di finale di Champions League, la Lazio è stata battuta dal Porto ai sedicesimi di finale di Europa League e l’Atalanta ai quarti dall’RB Lipsia.

E non è finita qui…

I mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo 2022 sono stati costellati di fallimenti: oltre alle eliminazioni delle squadre italiane dalle coppe europee (tranne l’AS Roma, ancora in gara per la Conference League) c’è stato l’annuncio dell’ennesimo fallimento in serie C, quello del Catania Calcio, una delle squadre più gloriose della Sicilia. L’evento non è da sottovalutare, perché è inaccettabile che in Italia le squadre di calcio falliscano così facilmente: sono più di 175 le squadre fallite negli ultimi 32 anni, sicuramente anche a causa delle pessime organizzazioni di categorie come la serie C, che obbliga le società a spendere tanti soldi solo per un’iscrizione al campionato.

Comunque, la più grande delusione del calcio italiano si è verificata lo scorso 24 marzo alle semifinali play-off per le qualificazioni ai prossimi mondiali.

Italia-Macedonia del Nord: chi avesse vinto avrebbe affrontato il Portogallo in finale play-off.

Alcuni si immaginavano già di essere in campo con i giocatori portoghesi, altri addirittura di essere al mondiale (come se Macedonia e Portogallo fossero squadre da sottovalutare), ma l’Italia ha perso 1-0 e per la seconda volta consecutiva non si è qualificata ai mondiali.

Da questa eliminazione è scaturita la rabbia dei tifosi italiani soprattutto contro il CT Roberto Mancini, che non ha convocato Mario Balotelli – ormai rimessosi completamente in forma – e che si è fidato troppo di alcuni giocatori con cui aveva vinto agli europei ma che non sembravano essere del tutto pronti.

Secondo me l’errore della nazionale e delle squadre italiane è stato il gioco tradizionale, basato sulle ripartenze, sulla difesa e sul famoso ‘’catenaccio’’.

Sarebbe necessario un cambio di strategia, come è successo in altri paesi europei come ad esempio in Germania, dove Hans Flick ha completamente rivoluzionato il gioco della nazionale tedesca in seguito al fallimento di Joachim Low al mondiale 2018. Soprattutto è stato importante sfruttare al meglio talenti come il giovane Jamal Musiala, che è stato decisivo per il ritorno della Germania.

Quindi una possibile soluzione alla crisi della Nazionale Italiana potrebbe essere proprio l’impiego dei giovani: gli allenatori non dovrebbero avere paura di metterli in campo, perché è vero che l’esperienza è fondamentale per vincere le partite, ma è anche vero che il futuro è in mano a talenti freschi e non ancora sfruttati.

Purtroppo tanti talenti in Italia non vengono valorizzati, come evidenziato dal giovane centrocampista juventino Nicolò Fagioli: in genere essi non vengono fatti giocare con regolarità nelle squadre in cui sono cresciuti, ma spesso vengono mandati altrove in prestito per “farsi le ossa’’ con il rischio che poi diventino risorse sprecate a causa di un grave infortunio, o perché neanche in quelle squadre vengono fatti giocare costantemente.

Adesso, vista la situazione, sarà difficile per la nazionale ripartire dopo la batosta dell’eliminazione dai mondiali, ma valorizzando le persone giuste e cambiando strategia sono sicuro che i nostri giocatori saranno pronti al futuro e lavoreranno per migliorarsi affinché nella prossima competizione internazionale il cielo torni azzurro.

Stefano Tedesco Quartulli

VENTOTENE, L’ISOLA DELLA PACE

A largo delle coste laziali e campane, tra l’isola d’Ischia e l’isola di Ponza, c’è un’altra isola, quella in cui Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrissero “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”, il documento che noi oggi conosciamo come “Manifesto di Ventotene” e che viene indicato come unica soluzione per la salvezza della civiltà europea. Ed è proprio con questo spirito di Europa unita che dal 21 al 24 Aprile 2022, l’istituto Marconi-Hack di Bari ha mandato a Ventotene una sua delegazione di seconde liceali e una più piccola delegazione di classi terze, quarte e quinte dell’istituto tecnico. I pullman sono partiti da Bari la sera del 20 Aprile e da allora fino al ritorno, il 24 aprile, gli alunni hanno trascorso quattro giorni intensi, tra impegno di delegati parlamentari nelle simulazioni e puro divertimento, così come accade in una normale gita scolastica. Subito dopo lo sbarco sull’isola, infatti, gli studenti delle varie classi hanno partecipato ad una simulazione del parlamento Europeo, divisa in quattro sessioni e durata per 12 ore, al termine della quale hanno scritto una raccomandazione parlamentare. Il tema dibattuto riguardava lo spreco alimentare e ogni studente ha dovuto mettersi nei panni del rappresentante di uno stato a lui assegnato e argomentare sulle possibili strategie da proporre, senza però fare alcun torto al partito politico europeo di appartenenza. A seguito di molteplici dibattiti moderati e non dalla presidenza e gestiti direttamente dai parlamentari, i partiti politici hanno creato due schieramenti, ossia due alleanze politiche, nel cui nome sono state scritte le raccomandazioni “passate”, poi riportate nuovamente in parlamento per la delibera ufficiale. Un “gioco” di ruolo che ha fatto ben comprendere cosa significhi far parte di una comunità europea che non bada alle esigenze del singolo stato, bensì bada alle esigenze di tutti gli stati che ne fanno parte.

Ovviamente questa esperienza non poteva non essere corollata da visite storico-naturalistiche sulla meravigliosa isola di Ventotene, il cui vento (di qui il nome) è parte integrante delle sue bellezze; né potevano Non potevano mancare le fantastiche serate passate tutti insieme: studenti e docenti hanno reso questa visita formativa produttiva anche a livello sociale, permettendo di rafforzare o di iniziare piacevolmente la conoscenza di persone appartenenti a sezioni diverse e dando la possibilità a tutti gli alunni di vedere i propri docenti da un punto di vista diverso, sotto un’altra veste e fuori dal ruolo istituzionale, rendendo più forte e vicino il rapporto studente-docente.

Gli alunni che hanno vissuto questa “avventura” ormai hanno, seppure a malincuore, lasciato le rive dell’isola, ma, rileggendo per l’ultima volta la frase

Per l’Europa di Ventotene

Isola della pace

che si vede dal mare, saranno felici di cedere la staffetta ad altri alunni dell’Istituto, che presto sperimenteranno e vivranno la stessa affascinante e formativa esperienza.

Mario Recchia (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)