LA BELLEZZA. RIFLESSIONI IN LIBERTA’.

Dovremmo ammettere tutti che spesso, nella società odierna, la bellezza viene vista come un prerequisito senza il quale tutto è più difficile. Un po’ come gli enzimi, che catalizzando le reazioni le velocizzano, la bellezza facilita i rapporti sociali e quelli lavorativi. Sarebbe da ipocriti dire che una persona di bell’aspetto ha le stesse possibilità di chi non ne è dotato…

La bellezza è un concetto “libero”, che, se ridotto a canoni, risulta intrappolato e banalizzato. Vorrei che i miei coetanei imparassero che l’aspetto delle persone che frequentano non è rilevante e che sono altri i valori da apprezzare in chi li circonda. La cultura è bellezza, nulla può farmi cambiare idea; i lineamenti non sono un nostro merito, mentre coltivare se stessi è la miglior cura che si può avere della propria anima.

È prevedibile che alla nostra età si è superficiali, ma ciò non ci giustifica.

Dovremmo andare oltre l’omologazione e trovare nuove parole per poter descrivere ciò che vediamo, tutto può essere bello se esprime o suscita emozione.

L’estetica del mondo è imperfetta ed è proprio per questo che è meravigliosa.

La bellezza, nonostante sia relativa, dovrebbe invitarci a riflettere. Tutto ciò che ora troviamo attraente cambierà con il tempo, perché l’esteriorità è effimera.

Bellezza è realizzare se stessi. Tutto è fin troppo standardizzato; appena si esce dallo “schema” si è considerati diversi e ciò non viene visto in modo positivo, anche se in questi anni la situazione sta finalmente migliorando. Essa infatti aggiunge dettagli e particolarità ed è ciò che dà carattere all’individuo. La sicurezza fa apparire le persone molto più belle.

Non sempre la perfezione attrae e sicuramente il modo in cui si appare agli altri non deve essere l’unico nostro interesse. Questi sono i messaggi che dovrebbero essere trasmessi soprattutto ai giovani, che si trovano in un mondo di finte apparenze, dove è difficile spiccare per altre qualità.

Talvolta ci si mostra come non si è per riuscire a rientrare in un gruppo di persone “attraenti”, sfoggiando vestiti di marca, nuovi e costosi; tra le mie coetanee c’è poi chi si veste e si trucca in modo più appariscente per il proprio compiacimento e viene vista come colei che cerca attenzioni…

Esprimere se stessi in modo autentico è la chiave per acquisire sicurezza.

In questa società ci sentiamo in dovere di giudicare sempre, anche solo perché abbiamo il diritto di parola. Bisognerebbe comprendere che, per distinguersi dalla massa, occorre essere autentici e che ridicolizzare il prossimo che magari non si conforma, non significa esprimere un’opinione ma demolirne l’autostima.

Il concetto di bellezza viene spesso associato a quello di perfezione e questo è un grave errore.

La bellezza può essere ravvisata in qualsiasi cosa, luogo, persona; è varia e soggettiva; costringerla in standard e considerarla solo nel modo “tradizionale”, accettato dal collettivo, la banalizza, svuotandola del suo autentico significato.

Irene Marino (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

ZINGARELLINEWS AL BIF&ST

Quest’anno abbiamo avuto l’opportunità, in qualità di giornalisti dello Zingarelli News, di partecipare a un evento molto importante per la città di Bari, per il cinema e per la cultura in generale.
Il BIF&ST ha una lunga tradizione, che si ripete con successo da ormai tredici anni.
Vivere la penultima serata del Festival tra le mura di un teatro magnifico, quale il Petruzzelli, è stata un’esperienza che conserveremo nel cuore con piacere. Non solo! Abbiamo assistito all’anteprima del film Goliath, del regista Frèdèric Tellier, una pellicola impegnata sulla denuncia dell’utilizzo da parte di una multinazionale di pesticidi cancerogeni, usati nella coltivazione e dannosi per la salute dell’uomo. Pur non conoscendo il francese, attraverso i sottotitoli, abbiamo apprezzato il tema affrontato: la lotta per il riconoscimento dei diritti dei contadini, che difendono con coraggio la loro terra, contro soprusi e prepotenza. Incalzante il ritmo, bellissima la fotografia, fra primi piani e inquadrature di paesaggi a lungo campo.
Prima della proiezione del film, c’è stata la premiazione dell’attore Vinicio Marchioni a cui è stato conferito il premio Vittorio Gassman; una menzione speciale per l’attrice Carolina Sala per il film Vetro (con la quale abbiamo fatto una foto, per rendere ancora più emozionante la serata!!) e il premio internazionale BIF&ST 2022 come migliore attrice a Irene Virguet per il film La Hija (THE DAUGHTER).
Le luci del teatro, il red carpet, i flash dei giornalisti, tutto ci ha catapultato in un mondo che fino a venerdì sembrava così lontano e irraggiungibile e che invece abbiamo vissuto in poltronissima.
Un meraviglioso modo per crescere!

Swami De Chirico e Alessandra Matarrese

NEED FOR SPEED HEAT: DIVERTIMENTO A TUTTA VELOCITA’!

Sicuramente i videogiochi più noti che conosciamo sono GTA V, Fortnite, Warzone o Clash Royale.

In questo articolo, invece, vorrei illustrarvi un gioco non molto conosciuto, ma che ha cambiato la mia vita: Need For Speed Heat.

Fa parte dei videogiochi ideati dalla famosissima sviluppatrice di giochi sportivi EA Sports e dall’azienda Ghost ed è il più recente tra tutte le serie di giochi automobilistici che hanno allietato l’infanzia di tanti ragazzini appassionati di corse spericolate e clandestine.

In questo videogioco sono presenti 128 auto collezionabili: Ferrari, Lamborghini, Porsche, Audi, Nissan, Polestar, Koenigsegg, Mclaren , solo per citarne alcune.

Dopo averne scelta una, la potenzi e la personalizzi in base ai tuoi gusti, modificando il paraurti anteriore e posteriore, il cofano, gli specchietti retrovisori, il sistema audio, lo spoiler, i fanali, tutto ciò che riguarda le ruote (cerchioni, pneumatici, disco del freno e pinze) e la minigonna (la parte sotto allo sportello, per i “non addetti ai lavori”). Una volta approntato il tuo mezzo, gareggi, aiutato da Lucas ed Ana, nelle corse clandestine a tutta velocità, cercando di sfuggire alla polizia che cercherà di fermarti in tutti i modi!!

Need for Speed Heat non è un gioco come tutti gli altri, nel senso che non ha una vera e propria fine: infatti ti permette, anche se sei arrivato al massimo livello e hai percorso tutte le tappe previste, di continuare a giocare e di gareggiare con i BOT (programma che accede alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti) o nella modalità online con altre persone in tutto il mondo.

Questo gioco mi ha fatto trascorrere ore indimenticabili e mi ha fatto sviluppare una vera e propria passione per la meccanica automobilistica, di cui posso sicuramente affermare di essere diventato un esperto!

Nathan Amodio

RECYCLE AND CREATE #1

Ogni giorno gettiamo via molti oggetti. Troppi.

Ma siamo proprio sicuri che non possano servirci a qualcosa? E se, anziché finire nella spazzatura, potessero essere trasformati in nuovi oggetti di uso quotidiano, utili e (perché no?) anche belli da vedere?

Da questa convinzione e qualche tentativo è nata l’idea di scrivere una serie di articoli nei quali presenterò alcune idee per riciclare divertendosi. Io vi darò qualche spunto, voi liberate la fantasia e sono sicuro che insieme raggiungeremo il nostro scopo.

Pronti? Partiamo!

Oggi creeremo due oggetti da riutilizzare all’aperto:

Tazza salva-api

Per questa prima creazione ci serviranno:

  • una tazza da tè
  • alcuni bastoncini in legno cilindrici
  • del filo resistente 
  • delle tenaglie 
  • della colla attaccatutto
  • un trapano.

Utilità

Aiutare le api, costruendo per loro un mini-alveare.

Procedimento

Iniziamo prendendo i bastoncini di legno cilindrici della misura della tazza; con l’aiuto di un adulto, foriamoli nel senso della lunghezza fino a formare un buco con il trapano all’interno di ognuno di essi. Dopo, tagliamoli con l’aiuto delle tenaglie secondo l’altezza della tazza. Per formare il nostro mini-alveare dovremo attaccare i bastoncini l’uno all’altro (con la colla) “foderando” tutta la superficie interna della tazza. Consiglio: per realizzare un lavoro preciso, infiliamo i bastoncini nella tazza fino a che non ne avremo completamente rivestito l’interno; poi, attacchiamo i bastoncini tra loro e, infine, incolliamoli nella tazza.

Usiamo il filo resistente per avvolgere il manico della tazza e realizzare un piccolo cappio per poterla appendere, oppure, come nell’immagine che segue, utilizziamo direttamente il manico!! Decorazione: se vogliamo abbellire la nostra tazza e divertirci ancora un po’, possiamo disegnare un alveare e pitturarlo con appositi colori per ceramica/vetro: daremo, così, un tocco di colore al nostro giardino e magari contribuiremo a salvare questa specie preziosa, regalandole un posto in cui vivere a lungo!

Ombrello irrigatore

Per questa creazione ci serviranno: 

  • un ombrello  
  • del filo resistente 
  • dei paletti di legno 
  • alcuni chiodi.

Utilità

Se sistemiamo un ombrello a terra, rivolgendo verso l’alto la sua parte interna, questo, essendo impermeabile, diventerà un fantastico raccoglitore di acqua piovana e, facendola scivolare verso il centro, fungerà da irrigatore naturale.

Procedimento

Il procedimento è abbastanza semplice. Prima di tutto è importante trovare un posto adatto alla pianta che si vuole coltivare: assolato, se la pianta richiede molto calore, ombreggiato , se invece predilige il fresco. Sicuramente, però, dovrà essere un luogo a cielo aperto, in modo che la pianta possa essere bagnata dalla pioggia! Quando avrete trovato la giusta collocazione, prendete il filo che vi siete procurati e legate un’estremità ad ogni punta di ferro dell’ombrello e l’altra a paletti di legno che conficcherete nel terreno: così l’ombrello resterà fermo e non si sposterà neppure in caso di vento!

Il vostro nuovo vaso-irrigatore adesso è pronto per accogliere la piantina che avrete scelto.

Attenzione! Fissare bene i paletti di legno nella terra o c’è rischio che l’ombrello voli insieme alla pianta!

Spero che queste due idee vi siano piaciute: vi aspetto con il prossimo articolo Recycle and Create!

Giosuè Bennardo

                                                                                           

20 MARZO: GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FELICITA’

“La ricerca della felicità è lo scopo della vita dell’uomo” con questa frase l’ONU istituisce la prima giornata internazionale della felicità. 

… Che cos’è la felicità?

Secondo Aristotele la felicità è un fine, non un mezzo, per la salvezza dell’uomo.

Il 28 giugno del 2012 l’ONU decise di celebrare ogni 20 marzo l’importanza della felicità nella vita delle persone di tutto il mondo.

Il 20 marzo non è una data casuale, infatti coincide con l’equinozio di primavera, simbolo della rinascita della natura. L’arrivo della primavera è un motivo di festa per tutto il pianeta, così l’ONU ha pensato di sovrapporvi anche questo desiderio universale ma diverso per tutti: quello di essere felici.

In questi anni il concetto di felicità sembra una meta irraggiungibile, una nota stonata della nostra vita, una corsa senza fine, provati come siamo da eventi inaspettati e spesso davvero dolorosi. 

In questa corsa ad ostacoli, tutti noi stiamo riscoprendo l’importanza dei piccoli gesti quotidiani come fare una passeggiata in una giornata di sole, trascorrere del tempo con le persone care, combinare pasticci in cucina dopo aver svolto videolezioni in pigiama… Gesti piccoli che ci hanno regalato attimi di felicità. 

Concludo e condivido con voi un insegnamento prezioso di Sant’Agostino, che immancabilmente il parroco della mia Chiesa ricorda a noi ragazzi

”La felicità è desiderare quello che si ha”.

Alessandra Nicastri

LA GUERRA DISTRUGGE ANCHE CIO’ CHE NON SI VEDE

Dal 24 febbraio tutto il mondo sta vivendo un momento drammatico che rimarrà per sempre impresso nella memoria storica “la guerra tra Russia e Ucraina”.
Speravo che la guerra durasse soltanto tre giorni ma ne sono trascorsi molti di più e la Russia continua a distruggere senza pietà un pezzo di storia e non solo… Il rumore delle bombe e delle sirene ormai copre il canto degli uccelli, il silenzio dell’alba e le dolci voci dei bambini che urlavano di gioia e voglia di vivere.
Il fumo dell’esplosioni ha ormai coperto l’azzurro del cielo e l’aria è irrespirabile, il sole non batte più sulle finestre dei palazzi di Kiev. Il grigiore della guerra domina nelle vie e nelle piazze di un paese ormai distrutto dalla cattiveria di un uomo
accecato dal potere e soprattutto nell’animo degli innocenti che sono costretti a scappare dalla guerra in cerca di pace, serenità e soprattutto certezze; chi resta vede solo davanti a sé l’ombra della morte e un difficile futuro. Mi intristisce pensare ai sogni infranti di quei giovani che hanno perso il diritto allo studio; molte scuole e
università sono state distrutte e per questo gli studenti sono costretti a fare lezione in quegli angusti e bui bunker…

La guerra è negli occhi dei giovani che sono costretti ad armarsi per difendere la patria piuttosto che andare a scuola per costruire il loro futuro.
Immagino spesso di rivivere quei tragici momenti e provo il dramma dell’abbandono della casa, degli amici, della famiglia e delle abitudini.
In un primo momento mi sento impotente, scoraggiata e sfiduciata ma poi mi fermo e penso che nel mio piccolo posso fare tanto…ogni gesto di solidarietà è importante per rendere felice uno di loro e per dargli speranza.
A volte penso come sarebbe bello accogliere una famiglia di ucraini nella mia casa, a come sarebbero felici di vivere momentaneamente in un posto sicuro dove ci sono calore, amore , accoglienza e dove possono ricominciare a sognare.
Vorrei avere il potere di parlare con Putin per dirgli che i problemi non si risolvono con la guerra ma con il dialogo e con un po’ di buon senso.
La guerra sta lasciando ferite non solo fisiche ma anche psicologiche che avranno importanti conseguenze sul futuro di noi giovani e soprattutto su quello di coloro che la guerra l’hanno vissuta sulla propria pelle.

Spero che questo brutto momento finisca il prima possibile e che gli ucraini possano tornare a sorridere alla vita!

STOP ALLA GUERRA

Carola Cardascia

TECNICA, TENACIA, TENSIONE: TENNIS!

Il tennis è uno sport molto antico, si gioca in un campo rettangolare lungo 23 metri e largo 8: una rete alta un metro lo divide in due parti uguali.

Generalmente si gioca all’aperto e per questo motivo, anche durante la pandemia, non è stato interrotto, anzi: molti, non potendo praticare altri sport, lo hanno scoperto e se ne sono innamorati. 

I colpi essenziali nel tennis sono il dritto e il rovescio, ma ci sono anche il servizio (comunemente detto “battuta”), la volée, lo smash.

Il colpo della pallina indurisce i muscoli delle braccia, ma vengono sollecitati anche i muscoli dei glutei,  delle gambe e gli addominali.

Un recente studio, condotto dal centro “Saint Luke’s Mid America Heart Institute” di Kansas City, afferma che la pratica di questo sport allunga la vita di 9,7 anni. A parte questo beneficio (certo non trascurabile …), il tennis ne offre indubbiamente anche altri: è divertente, aiuta a socializzare, aiuta a sviluppare le abilità di problem solving e a sviluppare la grinta e la capacità di non arrendersi di fronte alle difficoltà. Nel tennis si gioca da soli o al più in coppia, e questo insegna a stare sotto pressione, ad assumersi le proprie responsabilità, ad accettare le sconfitte e a far conto su se stessi e sulle proprie forze.

E quando si vince?? Beh, allora l’autostima sale alle stelle e ci si sente padroni del proprio corpo e della propria mente!! 

Il tennis, dunque, è uno sport molto consigliato anche per i bambini che, divertendosi, acquisiscono tutte le competenze elencate che potranno utilizzare in diverse situazioni della vita.  

È più divertente giocare in coppia o singolarmente? Naturalmente ogni tennista risponderà a proprio modo a questa domanda.

A nostro parere, è meglio giocare in coppia. Vi state chiedendo perchè? La risposta è semplice! Quando si gioca in coppia l’ansia e la paura di perdere svaniscono nel nulla, ti senti sicura (o sicuro) perché hai un aiuto in campo,  quindi non ti devi spezzare in cinquecento pezzettini per cercare di vincere…

Ovviamente è anche importante imparare a giocare singolarmente, perché nella vita non c’è sempre qualcuno che ti aiuti a controllare le tue emozioni e a risolvere i problemi, anche se … quando si può, perché non contare su un aiutino???

Quando si sta per scendere in campo, le emozioni si accavallano e sono sempre diverse, anche se rispecchiano molto il modo di essere di ciascuno. 

Io, ad esempio, Sara, prima di un match provo insieme molta ansia e anche molta speranza di vincere; durante il match, sono spesso nervosa e tesa perché ho paura che l’avversario faccia qualche mossa difficile e io perda; alla fine, le mie sensazioni dipendono da come è andata: se vinco, vado al settimo cielo se, invece, perdo sono triste ma propositiva e cerco di capire l’errore che ho commesso per poi migliorare da quel punto di vista.

Io, Alice, prima di un match vengo travolta dalle emozioni: sono una persona molto emotiva, anzi, a dire la verità, qualche volta cedo all’ansia e, in quei casi, mi capita di balbettare.

Durante un match a cui tengo tanto, all’inizio, è come se avessi la mente in bianco, nel senso che dimentico tutti i colpi e non so più come rispondere alle palline … poi, però, torno in me e faccio di tutto per vincere. 

Alice e Sara Ruscigno

ARTE, COLORE, FORMA, DIGITALE: PIXEL ART!!!

Siete amanti dell’arte? Vi piace colorare e vedere, piano piano, le vostre opere prendere forma? 

Bene, allora siete nell’articolo giusto!

Se avete molta pazienza e procedete schematicamente per realizzare una figura artistica dovete assolutamente provare una forma di arte molto entusiasmante: la Pixel art.

La Pixel art è una forma di arte digitale dove per creare e modificare bisogna seguire uno specifico strumento: il pixel.

Questo termine nasce dall’unione di due sostantivi inglesi: “picture” ed “element” (cioè “immagine” ed “elemento”) con la sua tipica forma quadrata.

Non ci crederete ma la Pixel art richiama una forma d’arte di quasi due secoli fa: il puntinismo. Tra le due però ci sono delle differenze, la prima, immediatamente visibile, è che il pixel è di forma quadrata, mentre, il puntinismo, come dice il nome stesso, è formato da un insieme di puntini uniti fra loro. Inoltre, la Pixel art può essere praticata o su un foglio cartaceo o su un “pannello digitale” grazie ad alcuni software tra cui il più scelto è una applicazione sviluppata dalla Easybrain, disponibile per IOS e Android: “Giochi da colorare Pixel Art”. Si tratta di un’applicazione nota anche per un valore che trasmette: il relax e per i numerosi eventi, tra cui il più recente è il famoso “Giardino di fiori” (ci si ritrova in un povero giardino che, man mano, colorando dei soggetti viene abbellito e diventa un giardino personalizzato), che però, attenzione, dura per un tempo limitato (7 giorni) e se non viene completato in tempo non farà guadagnare all’utente i premi in palio. 

Alcune Pixel Art possono essere bloccate acquistando il pacchetto premium al prezzo di 9,99 € al mese e 48,99 € all’anno. 

Oltre ad essere disponibili immagini 2D grazie ad un recente aggiornamento è possibile eseguire la Pixel art anche con immagini 3D: alcune sono gratuite, altre sbloccabili con il solito pacchetto premium. Si tratta naturalmente di immagini che richiedono molta precisione e pazienza.

Detto questo, spero di avervi fornito elementi utili per rilassarvi o fare qualcosa di creativo. Vi saluto. Al prossimo articolo!

 Giosuè Bennardo

IL MODELLO REDBULL

Se vi chiedessero cos’è la Red Bull quasi sicuramente la maggior parte di voi risponderebbe che si tratta di una bibita. Beh, la risposta sarebbe non del tutto sbagliata ma almeno incompleta, perché la Red Bull è “anche” una bibita, ma non è “soltanto” una bibita.
Ma andiamo per gradi: la Red Bull è nata nel 1984 a Salisburgo, in Austria, come azienda produttrice di bevande energetiche; con il tempo è cresciuta, tanto che attualmente conta più di 12000 dipendenti, e ha cominciato a sponsorizzare svariati eventi sportivi diventando addirittura proprietaria di diversi team di automobilismo e motociclismo e di diverse squadre di calcio.
Ed è proprio della sua enorme influenza in quest’ultimo settore che voglio parlarvi.
In campo calcistico la Red Bull ha raggiunto grandi progressi. Le squadre che ha comprato e trasformato sono il RB Lepizig (GERMANIA), il RB Bragantino (BRASILE), il RB Brazil (BRASILE), il FC REDBULL SALZBURG (AUSTRIA), il RB NEW YORK (STATI UNITI) e il RB Liefering (AUSTRIA).
Come si può notare in tutti i nomi delle squadre c’è la scritta Red Bull, una delle tante condizioni che le società calcistiche acquistate devono rispettare quando diventano di proprietà del marchio.
La squadra che ha ottenuto i migliori risultati sia sportivi sia economici è stata senza dubbio il RB Lepizig o RB Lipsia, che è stata comprata nel 2009 ed è dovuta ripartire dalla quinta divisione tedesca (da noi in Italia chiamata “Eccellenza”), arrivando tuttavia alla qualificazione nella “fase a gironi” della Champions League in soli 8 anni. L’obiettivo economico della Red Bull è stato soprattutto quello di investire sui giovani talenti del ‘vivaio’ per poi cederli a cifre dignitose: pensate, per esempio, a Timo Werner, grande talento tedesco, che fino al 2020 ha giocato per il RB Lipsia ed è stato il miglior marcatore della squadra con 95 reti, per poi essere venduto per 64
milioni al Chelsea (anche se adesso con i Blues sta deludendo molto le aspettative).
Un altro esempio può essere quello di un certo Erling Haaland, che nel 2019 giocava nel FC RED BULL SALZBURG e che in quella stagione ha segnato una valanga di gol: in seguito è stato venduto al Borussia Dortmund per 45 milioni di euro. Al contrario di Werner , Haaland ha segnato 5 gol nella partita d’esordio con il Dortmund e ultimamente ha realizzato 56 gol in 57 partite con il club tedesco; tra qualche anno sarà sicuramente il giocatore più forte al mondo e il suo valore attuale di mercato è di 150 milioni di euro.
Abbiamo detto che, quando una società calcistica viene comprata dalla Red Bull, deve sottostare a certe condizioni e accettare certi cambiamenti. Oltre all’aggiunta della sigla RB nel nome, le altre modifiche sono:

IL LOGO

I COLORI della squadra (che diventano bianco, rosso e giallo anche se non erano quelli tipici della squadra).

LA MAGLIA

LO STADIO (per esempio lo stadio dell’RB Lipsia è diventato la Red Bull Arena).

IL BUDGET FINANZIARIO

I primi quattro cambiamenti costituiscono degli enormi svantaggi: cambiare l’immagine, i caratteri formali di una squadra, quelli in cui tutti i tifosi si riconoscono, è come interrompere un percorso comune che nel tempo ha determinato il reciproco riconoscimento dei tifosi, l’idea comune, la storia
comune della squadra. Non a caso per molte società comprate dalla RED BULL ci sono state contestazioni da parte dei tifosi, soprattutto del RB Lipsia. Anche se poi ci sono squadre che sono grate alla RED BULL per essere state salvate dalla rovina: il FC RED BULL Salzburg, per esempio, si trovava sull’orlo del fallimento ma, dopo essere stata acquistata dalla Red Bull, si è ripresa e negli ultimi anni sta vincendo con continuità nel campionato austriaco.
Il quinto cambiamento è un vantaggio importante per le società, perché la Red Bull è una grande azienda e ha molti capitali: da una parte investe un patrimonio per le sue squadre per farle crescere, dall’altra ne riceve un ritorno moltiplicato in pubblicità, perché il calcio è lo sport più seguito e amato nel mondo; la diffusione della sua immagine, oltre quella nota della bevanda energetica, ha come conseguenza l’incremento di consumatori, di entrate, di orizzonti commerciali, di nuovi progetti di investimento.
Tuttavia nell’attività della Red Bull ci sono luci e ombre. Basti pensare che non solo i tifosi del RB Lipsia hanno contestano la Red Bull, ma lo hanno fatto e continuano a farlo anche tutti gli altri tifosi tedeschi, che odiano il RB Lipsia, poiché lo accusano di essere salito ai massini livelli non per i propri meriti ma soltanto grazie ai capitali in esso investiti.
Addirittura il 18 gennaio del 2020 la Union Berlino, che aveva appuntamento in una trasferta alla Red Bull Arena, ha organizzato una marcia funebre contro il RB Lipsia. In quel momento, infatti, l’RB Lipsia era capolista in Bundesliga (la massima serie tedesca) e i tifosi berlinesi non volevano che il Lipsia fosse primo in classifica: per questo andarono da Berlino a Lipsia come in una marcia funebre e innalzando striscioni che riportavano la scritta “Il calcio sta morendo a Lipsia”.
E ancora, il 13 maggio 2021 a Berlino tutti i tifosi della Germania, tranne quelli del Lipsia, hanno esultato per la vittoria del Dortmund come se ciascuna delle proprie squadre avesse vinto il massimo trofeo del campionato tedesco. Come mai? Perché il Dortmund ha sbaragliato il Lipsia per 4 a 1. Ciò vuol dire che il RB Lipsia, dalla sua fondazione a oggi, non ha vinto nessun titolo a livello nazionale, con grande gioia della maggior parte dei tedeschi, convinti che il calcio “vero” che non muore mai.
Tifare per una squadra che ha raggiunto alti livelli solo con i soldi, dunque, non è soddisfacente e addirittura può renderti emarginato; infatti, intelligentemente e strategicamente, la Red Bull compra società che sono a rischio fallimento, o di basso livello, o con una tifoseria poco calda.
Nonostante gli ingenti capitali messi a disposizione, non tutti i progetti della Red Bull nel calcio sono andati a buon fine, come nel caso un del Red Bull Ghana, con sede a Sogakope.
Il club ghanese è stato fondato dalla Red Bull nel 2008 ed è stato abolito già nel 2014.
L’obiettivo della Red Bull era quello di sviluppare un potenziale calcistico in Ghana contando sulle accademie, quindi sui giovani. I risultati non sono stati eccelsi, né economicamente, né sportivamente, perché la squadra non possedeva una buona accademia nè veri talenti.
Perciò, nel 2014 la Red Bull ha sciolto il club, che si è fuso con il Feyenoord Ghana per formare l’attuale West African Football Academy SC.

Stefano Tedesco Quartulli

UNA PASSIONE PER GLI SCACCHI

Il 7 dicembre 2021 ho intervistato il mio maestro di scacchi Marco per sapere come è nata la sua passione per questo interessantissimo e antichissimo gioco che risale al VI secolo: era chiamato “il gioco dei re” perché, sfidandosi tra loro, i sovrani sviluppavano abilità strategiche.

Il gioco degli scacchi è un vero sport per la mente, e per diventare un vero campione bisogna studiare le regole per almeno 30 anni e giocare almeno otto ore al giorno.

Ma torniamo a Marco. Quando era ancora un bambino, i suoi genitori gli regalarono una bellissima scacchiera di legno: nessuno di loro era un giocatore di scacchi e, infatti, lui imparò da autodidatta, leggendo e studiando le infinite regole che caratterizzano questo “gioco”… “non basta una vita per impararle tutte”, dice sempre.

Si perfezionò inizialmente sfidando un suo compagno di classe e, poiché lo batteva sempre, si accorse di avere una dote innata per gli scacchi.

Successivamente, grazie ad un amico agonista di età avanzata, ebbe l’ulteriore conferma di possedere un talento innato!

Marco ha partecipato a numerosi tornei in tutta Europa, a Cracovia, a Barcellona … e di questa passione ha fatto un lavoro a tempo pieno.

Partecipare ad un torneo di scacchi è davvero impegnativo, e molti sono all’oscuro di tutto ciò che c’è dietro ad una apparentemente semplice scacchiera: una partita regolamentare può durare anche più di cinque ore; stare per così tanto tempo seduti e concentrati, i giocatori necessitano di una preparazione atletica che dia loro forza e concentrazione: molti praticano la corsa, ad esempio il decimo giocatore al mondo corre un’ora e mezza ogni giorno.

A differenza degli sport aerobici, durante le partite di scacchi, la tensione si accumula e quindi è importante essere in forma e scaricare il nemico più temibile …la tensione!

Per giocare a scacchi ci vuole, dunque, un’ottima preparazione mentale; gli scacchi migliorano la fantasia, la creatività, il problem solving, la concentrazione, la memoria, l’attenzione, la capacità di lettura e di interpretazione.

Per Marco, insegnare ai bambini e ai ragazzi questo gioco è sempre emozionante, perché ogni volta crea con loro un rapporto intenso e di forte empatia, come se fossero suoi figli.

Marco avrebbe voluto parlarmi delle sue incredibili esperienze ancora per ore e ore ed io lo avrei ascoltato ancora per tanto tempo, ma purtroppo la mia lezione doveva iniziare…! Al termine di questa divertentissima e interessantissima intervista, mi ha dato due consigli vincenti per diventare un bravo giocatore e cioè affinare la capacità di concentrazione per evitare di sbagliare e saper controllare le emozioni!

                                                            Carola Cardascia