LA SORDITÀ NON È INVISIBILE

Il percorso scolastico delle persone affette dalla sordità è ancora sconosciuto in Italia. Sconosciuto perché è una patologia invisibile, cioè non si nota facilmente come invece succede per una persona su una sedia a rotelle. Questo porta ad avere difficoltà nell’ambito sociale, sia da parte di chi ne è affetto, sia da parte di chi rifiuta di avere un rapporto con un non udente: la società attuale, infatti, ha una mentalità ristretta e priva di conoscenze su questa patologia, credendo che le persone non udenti abbiano problemi mentali tali da non percepire la realtà intorno a loro. 

Nella vita si incontrano diverse tipologie di persone con diverse caratteristiche: quelli a cui non importa nulla del mondo attorno e che pensano solo a se stessi e alla propria immagine, e quelli a cui non importa nulla dell’immagine pubblica ma pensano a se stessi e agli altri cercando di farli sentire a proprio agio, come dei veri amici.

I primi costituiscono la fetta più grande della comunità Italiana e non, ignorante, presuntuosa ed egoista, che non pensa al benessere altrui e che spesso disprezza le persone con disabilità. Questa gente non ha un carattere ben definito, quindi si limita ad aggredire i più deboli per potersi sentire più forte. 

Quando una persona non udente interagisce con queste persone, si trova ad affrontare diversi problemi che, se non si sta attenti, possono causare gravi conseguenze di tipo psicologico in futuro. Ci sono diversi tipi di aggressioni che variano da persona a persona: il bullismo infantile, che colpisce bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, non ha un impatto gravissimo, ma comporta comunque gesti e comportamenti discriminanti come parole offensive o esclusione del bambino non udente dai giochi o dai gruppi di amici. In questi casi c’è bisogno dell’intervento degli adulti e/o dei genitori. Esiste poi il bullismo adolescenziale, che riguarda i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni e che può condizionare addirittura in modo permanente la sanità mentale e fisica del/la ragazzo/a non udente. I danni che comporta sono cyberbullismo attraverso i social media, riduzione considerevole dell’autostima e della fiducia nelle proprie possibilità, isolamento dai pari, insulti e addirittura, in casi estremi, minacce di morte. 

Molte volte, questo comportamento nei confronti delle persone sorde o affette da altre disabilità è causato da un notevole livello di ignoranza della popolazione sia adulta sia giovane.

Nell’ambito scolastico, ad esempio, questa patologia viene sottovalutata da insegnanti, presidi e alunni semplicemente perché non è conosciuta, come se fosse appunto “invisibile”. A tal proposito, oltre ai consigli che i genitori dei bambini o dei ragazzi sordi possono fornire agli operatori della scuola, è fondamentale la presenza di un assistente della comunicazione che possa aiutare alunni e docenti. In Italia, purtroppo, gli assistenti della comunicazione sono pochi, oppure vengono sostituiti da insegnanti di sostegno non sempre idonei ad affrontare i problemi legati alla patologia del/la bambino/a in questione.

E’ importante sottolineare che gli insegnanti di sostegno e tutti gli altri insegnanti della classe non hanno soltanto il dovere di “istruire” gli alunni sordi, ma devono instaurare con loro un rapporto basato sulla fiducia ricorrendo a strategie didattiche che stimolino la loro curiosità e i loro punti di forza e ponendo obiettivi che li facciano sentire a proprio agio e che garantiscano loro di compiere un percorso costruttivo di crescita personale. 

Inoltre, bisogna fare in modo che in classe si svolgano attività didattiche che permettano all’alunno/a di interagire con i compagni della classe come attività di gruppo, attività pratiche, utilizzo di video interattivi che abbiano il supporto di immagini e sottotitoli: per gli alunni udenti sarà un’occasione per imparare qualcosa di nuovo, per quelli sordi un’opportunità per essere inclusi nella classe. Infine è fondamentale che si instauri un rapporto civile e umano tra l’alunno e l’insegnante: solo in questo modo l’alunno non udente percepirà l’esistenza di punti saldi di riferimento e il rispetto che merita.

Rebecca D’Alonzo (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

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