A scuola con Davide Morosinotto. Incontro con l’autore di “Il fiore perduto dello sciamano di K.”

Leggere in classe durante le ore di narrativa il libro scritto da Davide Morosinotto “Il fiore perduto dello sciamano di K” è stato appassionante e coinvolgente, ma incontrarlo di persona è stata un’esperienza difficile da dimenticare.

Il libro racconta l’avventura di Laila,  una ragazza con una malattia grave che affronterà insieme al suo amico El Rato, conosciuto nell’ospedale del Santo Toribio, un lungo e intrepido viaggio attraverso la rigogliosa foresta Amazzonica per trovare il fiore che spera le consentirà di guarire.

La penna di Morosinotto ci ha subito coinvolti, facendoci immergere nella storia e rendendoci partecipi dei tanti episodi avventurosi, come il pericoloso viaggio in aereo verso Iquitos, la pesca dei ricordi nel mondo degli Spiriti e l’incontro tanto atteso con la Sachamama.

Quando abbiamo finito di leggere il libro, abbiamo pensato realizzare “prodotti” creativi ad esso ispirati per omaggiare, ringraziandolo, l’autore in occasione del tanto atteso incontro. La mia classe ha ideato e realizzato un gioco dell’oca e uno di carte (simile a Magic) facendo riferimento a personaggi, ambienti e trame del libro; un cartellone e alcuni souvenirs di pixel art. E’stato divertente lavorare in gruppo e mettere insieme le idee di tutti per trovare una soluzione comune che piacesse all’autore. Ci tenevamo a fare qualcosa di originale!

Quando finalmente abbiamo incontrato Davide Morosinotto nell’auditorium della nostra scuola mercoledì 18 gennaio eravamo emozionatissimi! Gli abbiamo mostrato i nostri lavori che lui ha molto apprezzato e abbiamo avuto anche la possibilità di porgergli delle domande relative alla sua esperienza di scrittore in generale ma anche inerenti il testo letto a scuola. C’erano davvero tante curiosità che volevamo soddisfare!

  1. Come hai pensato di poter diventare uno scrittore di libri per ragazzi?

Scrivevo, non certo pensando al successo che ne sarebbe potuto scaturire, perché mi piaceva. Poi un giorno ho capito che le mie storie interessavano anche ad altre persone, soprattutto ragazzi; da allora ho iniziato a farlo ‘sul serio’.

  • Generalmente le persone si alzano e vanno a lavorare. Com’è ,invece, la giornata di uno scrittore? Ti dai degli orari per scrivere?

Non mi dà degli orari per scrivere perché, per esempio, adesso mi trovo qui con voi a Bari; tra                           qualche ora mi troverò in altre scuole di altre regione e terminerò i miei impegni alle 22:00. Pertanto oggi non riesco a scrivere nel pomeriggio, come sempre faccio solitamente. Però, in treno, stasera, 2 righi li scriverò, per tenermi allenato e per non perdere l’abilità di scrittura.

  • Ricorda qual è stata la prima cosa che hai scritto che ti ha fatto credere di poter diventare uno scrittore.

La prima cosa che ho scritto è un testo, il cui protagonista era una fogliolina che si era staccata da un albero che doveva viaggiare tra vari mondi per trovare un tesoro. Non ho fatto leggere il testo alla maestra, l’ho tenuto per me.

  • Nel libro “Il fiore perduto dello sciamano di K” perché hai scelto di mettere degli animali guida all’inizio di ogni capitolo?

C’è un libro che si intitola “L’ombra del vento” e all’inzio di ogni capitolo c’è un simbolo; ho preso spunto da lì.

  • Qual è il tuo personaggio preferito nel libro “Il fiore perduto dello sciamano di K”?

Il mio personaggio preferito in assoluto è Miguel Castillo, perché è il personaggio più imprevedibile, quello che mi ha stupito di più per la sua evoluzione. Perché, dovete sapere, a me i personaggi vengono in mente e si presentano; poi, decidono loro cosa fare e dire ed io solo in alcuni casi riesco a prevenire le loro mosse. Miguel è quello che si è fatto più da sé.

  • Alcuni personaggi del libro “Il fiore perduto dello sciamano di K” non hanno uno spirito che li rappresenta come, per esempio, il compagno Ladoga; che spirito attribuiresti a quest’ultimo?

L’orso. Ladoga è un personaggio che ha molto coraggio e molta grinta; quindi lo comparerei sicuramente ad un orso.

Ascoltare  Davide è stato molto piacevole: è un ragazzo molto allegro e vicino al  nostro mondo (oltre alla scrittura ama i videogiochi e ne è stato anche ideatore). E’ stata una esperienza arricchente che ha incentivato in me una grande voglia di scrivere e di conoscere il mondo.                                                                                                                                                                  Giosuè Bennardo

Intervista a Davide Morosinotto

Il 25 gennaio abbiamo avuto il piacere di incontrare e intervistare l’autore del libro “Il Rinomato Catalogo Walker&Dawn”, vincitore del Superpremio Andersen del 2017 e autore di altri successi come “La sfolgorante luce di due stelle rosse” e “Il fiore perduto dello sciamano di K” (facenti parte della trilogia) e “La più grande”. Stiamo parlando di Davide Morosinotto (Bologna).

In quale personaggio del “Rinomato Catalogo Walker&Dawn” si identifica meglio?

“Da un punto di vista, nessuno mi somiglia, perché sarebbe noioso scrivere su di me. Dall’altro punto di vista il mio personaggio preferito è Julie, perchè sono riuscito a raccontare la sua storia nella terza parte del romanzo.”

Da dove ha tratto ispirazione per scrivere “Il Rinomato Catalogo Walker&Dawn”?

“Un mio amico, qualche tempo fa, mi regalò un catalogo americano. Iniziai a sfogliarlo e mi piacque tanto. Pensai che, se fossi stato agli inizi del ‘900, avrei comprato subito una rivoltella. Da lì ho subito pensato all’idea dell’orologio e la storia è venuta da sé.

Inizialmente pensavo che il libro fosse completo senza la parte di Tit, perché lui non parlava molto. Ma quando la casa editrice Mondadori decise di acquistare la mia opera, mi disse di scrivere il finale facendo raccontare Tit. Siccome l’idea non era di mio gradimento, cercai di farlo peggio possibile, ma il successo fu talmente tanto che non me lo immaginai.”

Il libro l’ha scritto solo lei?

“Il nome sulla copertina è il mio, perché ho scritto la prima bozza. Voi leggete la decima versione del libro, scritta da me e dal mio team (Book on a Tree). Ogni tanto ci scambiamo i libri per migliorarli.”

Perché i titoli dei suoi libri sono particolarmente lunghi?

“Non scelgo io il titolo, quello è il compito del titolista. Inizialmente volevo chiamare il primo della trilogia “La banda dell’orologio”, mentre il titolista “Gangster”. A poco dalla stampa decidemmo di chiamarlo “Il favoloso catalogo Walker&Dawn” che modificammo con “Rinomato”, perchè, in quel momento, tutti i libri cominciavano con “Favoloso”. Sinceramente il titolo non mi piaceva molto e continua a non piacermi del tutto.”

Qualcuno tra i quattro ragazzi ha partecipato alla Seconda Guerra Mondiale?

“Si, compare nel secondo libro. Non sarà un personaggio principale, bensì una comparsa.”

Chi potrà mai essere…Non ci resta che leggere il libro!

Abbiamo poi continuato con le domande.

Chi ha ucciso Mr Darsley?

“Mi piace far finire le storie con suspense, così puoi farle finire tu”

Era emozionato quando ha vinto il Superpremio Andersen 2017?

“Non molto, perché lo stavo scrivendo già da tanti anni e l’avevo letto e riletto nella sua forma originale, quindi pensavo che non avrei vinto.”

Qual è il tuo personaggio preferito di “Il fiore perduto dello sciamano di K”?

“Ladoga, perchè, in confronto agli altri, ha una storia.”

Com’è nata l’idea del terzo capitolo della trilogia?

“Questa storia l’ho sognata: mi trovavo in una foresta con un clima equatoriale. Ho cominciato a studiare le foreste, fino a quando non ho trovato la Foresta Amazzonica e Iquitos, dove vive la migliore amica peruviana di mia sorella Chiara, la quale mi ha fatto incontrare suo zio, che è uno sciamano. Ho preso un volo per Iquitos, dove ho fatto molte esperienze, come cadere nel fiume Rio delle Amazzoni. Ambientazione e tempo gli ha scelti la storia.”

Perchè Laila fa questa scelta? (Non diciamo quale, così non spoileriamo!)

“Inizialmente non avevo idea di come finire il libro, perché l’avrei fatto sembrare finto. Non posso scegliere io il finale del libro, sono le 300 pagine precedenti a farlo. In origine “Il fiore perduto dello sciamano di K” aveva 60 pagine in più, ma io e il mio team le abbiamo tagliate, perché la storia non andava più avanti.”

E’ finita la saga?

“Sì, non ci sarà più altro che la riguarda.”

Voleva diventare uno scrittore già da bambino?

“Ho iniziato a scrivere in seconda media, quindi alla vostra età, grazie a mio cugino che mi ha proposto di partecipare a una gara. Dovevamo scrivere una storia, ma io non ho vinto, infatti sono arrivato ventesimo. Ma ho continuato a partecipare alle diverse competizioni anche se perdevo sempre. C’è stato un momento in cui decisi di abbandonare la scrittura, ma siccome la mia fidanzata non voleva mi disse:“Se smetti di scrivere, io ti lascio”. Quindi ricominciai a scrivere.”

Qual è stato il tuo primo lavoro?

“Ho lavorato per i videogames e poi ho iniziato a scrivere professionalmente libri. Adesso lavoro anche all’ideazione di giochi.”

Ha mai scritto film o serie tv?

“Si. L’altro giorno ci ha lasciati Vialli e io e il mio team, avendo scritto la sua biografia, non abbiamo esitato a scrivere il film, che hanno annunciato il giorno dopo al tg.”

Da dove ha tratto ispirazione per scrivere il romanzo “La più grande”?

“Stavo passeggiando tra le bancarelle dell’usato, quando mi ha attratto un libro. L’ho aperto e ho trovato l’illustrazione di una piratessa. Decisi subito di comprarlo. Lo lessi e scrissi un libro sul pirata più grande che sia mai esistito, Shih Ching, che ho chiamato Shi Yu.”

Qualcuno ti ha aiutato a scrivere libri?

“Si, Domenico Baccalario, uno scrittore con 28 milioni di copie al mondo vendute che è’ diventato il mio maestro e Alessandro Gatti, il quale mi ha aiutato a scoprire il colpevole dell’assasinio di Miss Dawn in cambio di una cena e che mi ha dato l’ispirazione per il personaggio di “Alex The Cat”.”

Ha consigli di scrittura da dare?

“Leggete e scrivete. Se è possibile, tutti i giorni, anche poche righe. E’ un esercizio che aiuta tanto.”

Arianna Manfredi e Carola Tomasicchio

La Compassione è solo una parola o ci riguarda personalmente? Cronaca di una mattinata speciale

Il giorno 15 ottobre 2022, presso la scuola Zingarelli, si è tenuta la premiazione per la 35° edizione del concorso di disegno “UN POSTER PER LA PACE”¸: organizzato dai Lions, associazione diffusa in tutto il mondo e che si occupa di promuovere iniziative di beneficenza per raccogliere fondi in favore di iniziative che promuovono il benessere delle persone. Il fondatore del Lions International è Malvin Joes e la sede centrale dell’associazione si trova in America.
Il tema del concorso, quest’anno era “Guidare con Compassione“, e in occasione della premiazione sono venutio nella nostra scuola i coordinatori del concorso: Domenico Epicoco, ex preside, e la professoressa Concetta Deflammines.
Io li ho conosciuti personalmente all’inizio della presentazione, e ho avuto l’opportunità di intervistarli.
Rispondendo alle domande che ho posto loro, mi hanno spiegato che in Italia i Lions sono divisi in diversi club e 17 distretti: ogni club è autonomo e organizza diversi incontri per i propri membri.

A Bari ci sono 12 club Lions: i Lions – Bari San Nicola.
La professoressa e l’ex preside sono stati onorati e felici di parlare a noi ragazzi di concetti importanti come la pace, e di come si possa rappresentarla ciascuno a proprio modo mediante un disegno.
Dopo aver intervistato i coordinatori del concorso c’è stata la premiazione: i disegni dei partecipanti trasmettevano in modi diversi l’intenzione di migliorare il mondo, ed erano tutti bellissimi. Proprio per l’unicità di ciascuno – ha detto la professoressa Deflammines- è stato difficile selezionare solo quattro disegni a cui assegnare il premio.
Di questo bellissimo incontro porto nel cuore questo messaggio: noi ragazzi che vivremo insieme il domani dobbiamo cercare di essere una squadra, perché da soli non siamo nessuno ma insieme siamo una forza; tutti noi dobbiamo cercare di ribellarci quando qualcosa non ci sembra giusto e cercare di difendere i principi in cui crediamo e soprattutto aiutare chi è in difficoltà, non lasciarlo mai solo, porgergli una mano, mostrare compassione verso l’altro, cioè vivere con lui le gioie e i dolori.
La compassione ci riguarda personalmente e non è una parola che sentiamo
solo dire in giro senza capirne il significato. Avere compassione però non è sempre facile, a volte non ti viene spontaneo porgere la mano ma dobbiamo sempre pensare che potremmo ritrovarci noi dall’altra parte, dalla parte di chi ha bisogno, e guardare l’altro come vorremmo essere guardati noi.

Vittoria Vitale

NON SARETE MAI SOLE!

In occasione della giornata contro la violenza sulle donne la nostra scuola ha organizzato ina bellissima attività. usando come simbolo un cuore rosso incollato su un cartoncino. Un gesto semplice ma così coinvolgente da farci capire quanto questa giornata sia da ricordare.

Ancor prima di iniziare le lezioni, le classi si sono riunite in cortile e per un minuti tutti hanno alzato questo cuore rosso, simbolo di tutte quelle donne che sono state vittime di violenza e non ce l’hanno fatta, ma anche di coloro che oggi resistono e combattono una guerra che appartiene anche a noi.

Credetemi se vi dico che è stata una delle attività più intense a cui abbia mai partecipato: vedere la commozione negli occhi dei miei compagni mi ha fatto capire che anche noi dobbiamo fin da ora opporci ad ogni forma di violenza che vediamo.

“A TUTTE LE DONNE VOGLIO DIRE CHE NON SARANNO MAI SOLE E CHE CI SARA’ SEMPRE CHI COMBATTERA’ AL LORO FIANCO CONTRO QUESTI AMORI CHE AMORI NON SONO .”

Marco De Marzo

I diritti dei bambini

Noi, bambini delle classi quinte della scuola Anna Frank, stiamo ragionando molto sui diritti e in particolare sui diritti dei bambini.

Noi, bambini che viviamo in paesi “ricchi”, appena nasciamo abbiamo il DIRITTO DI AVERE DEI DIRITTI; nei paesi poveri, invece, molti bambini vengono trattati come se non fossero neppure delle persone…

Noi, bambini dei paesi occidentali, abbiamo il diritto di vivere. Eppure questo, che è il primo diritto di ogni bambino insieme al DIRITTO ALLA VITA e all’IDENTITA’, non è davvero rispettato.

Noi, bambini della generazione Z, abbiamo il diritto alla LIBERTA’, ma anche questo diritto non è ovunque considerato il bene più prezioso per ogni essere umano.

Anche il diritto di ANDARE A SCUOLA è fondamentale per il benessere di ogni bambino e di ogni bambina: a scuola, infatti, si impara a stare insieme, a leggere , a scrivere, a pensare e a costruirsi un futuro bello e dignitoso.

Ci sono ancora oggi dei paesi del mondo nei quali i bambini non hanno il diritto di andare a scuola, e lavorano: i maschi nelle fabbriche o come muratori, e le femmine nei campi. Ci ha colpito tanto la storia di Iqbal, un bambino di soli quattro anni che, in uno di questi paesi lontani, il Pakistan, è stato venduto dai suoi stessi genitori ed è stato costretto a lavorare in una tessitura di tappeti dall’alba al tramonto, incatenato al telaio come milioni di altri bambini nei paesi più poveri del mondo, fino a quando, a soli dieci anni, la nostra età, è riuscito a fuggire per mettersi in salvo.

Da questa triste storia si può capire che un altro importante diritto di ogni bambino e ogni bambina è il diritto alla FAMIGLIA, cioè a trascorrere la VITA AL SICURO, NUTRITO, CURATO E AMATO, libero di SCEGLIERE LA PROPRIA RELIGIONE e di NON ESSERE MAI DISCRIMINATO.

Ogni bambino e ogni bambina ha anche il DIRITTO AL GIOCO: nei paesi poveri molti bambini e molte bambine non sanno neppure cosa sia il gioco, perché devono cercare di restare vivi…

Insieme a questi diritti fondamentali ce ne sono altri, come il DIRITTO AD UN MONDO MIGLIORE nel quale ogni persona possa vivere bene nel posto in cui è nata, senza dover fuggire da povertà, guerra e altre situazioni terribili come quelle che sentiamo ogni giorno alla televisione.

Molte volte noi adulti non vi ascoltiamo, perchè pensiamo che quello che dicono i bambini non abbia importanza, invece dovremmo imparare a considerarvi di più, perchè anche questo è un vostro diritto“, così ha detto una delle tante mamme che oggi erano presenti al nostro pomeriggio qui, alla scuola Zingarelli.

Ad ogni diritto corrisponde un dovere, e proprio per questo abbiamo la responsabilità di impegnarci a scuola e di essere noi artefici di un mondo migliore e davvero giusto per tutti.

I bambini delle classi quinte della scuola Anna Frank 2022-23

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Una delle problematiche più dilaganti che interessano la società di oggi è la violenza sulle donne.

La violenza è sempre sbagliata e, purtroppo, quella sulle donne è sempre più ricorrente.

Ogni anno nel mondo vengono uccise circa 87000 donne e 2 milioni di donne e bambine vengono violentate.

Dal 1999 è stato istituito un giorno di rivolta contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, e quel giorno tutti, anche se in piccolo, mostrano la loro vicinanza e il loro interesse per questa tematica. Per esempio nella nostra scuola, l’istituto Zingarelli di Bari, abbiamo organizzato un flash mob; all’inizio della giornata scolastica ci siamo radunati in cortile e ci siamo coperti il capo, poi per qualche minuto siamo stati in silenzio con il capo chino e quando è suonata la campanella abbiamo scoperto il capo e abbiamo alzato dei cuori rossi di carta che avevamo realizzato noi stessi nei giorni precedenti. Quel momento di silenzio è stato emozionante: stentavo a credere che, nonostante fossimo così tanti, nel cortile ci fosse un silenzio assoluto rotto soltanto dai motori delle macchine e dal cinguettio degli uccelli. Anche se solo un piccolo flash mob, il nostro gesto è molto significativo per sensibilizzare i futuri uomini e le future donne e per mostrare che noi ci siamo e anche se in piccolo combattiamo insieme contro la violenza sulle donne.

Dal 2019 esiste una legge ( la legge n.69 ) che ha rafforzato la tutela delle vittime di violenza sessuale e domestica.

Da sempre le donne devono combattere ogni giorno per i loro diritti, anche quello di non essere uccise o violentate, e spero davvero che un giorno tutto questo sarà solo un brutto ricordo.

Flavia Valentino

GIOCANDO “A FARE I GRANDI” SI IMPARA

OVVERO: ZINGARELLI DAYS

Quando siamo arrivati alla scuola Zingarelli eravamo emozionati e curiosi; siamo subito saliti al primo piano e lì ci ha accolto l’orchestra della scuola: che bello sentire suonare tanti ragazzi insieme, e anche con i professori! Uno di loro suonava la batteria e stava seduto in fondo all’orchestra, la professoressa suonava il violino…

E’ stato molto emozionante per tutti, ma qualcuno, come Michelle e Nicola, ne è rimasto davvero affascinato!

Dopo la musica e gli applausi siamo saliti al secondo piano, e lì, insieme ai ragazzi più grandi, abbiamo partecipato a diversi laboratori: uno di storie e uno di storia, uno di giochi (Andrea si è divertito tanto con il Memory), uno di arte e scrittura, uno sulla natura e il clima (Pietro e Gabriele amano questi argomenti e si sono divertiti moltissimo!!). E’ stato bello scrivere, giocare, colorare e ascoltare, potersi muovere liberamente da un’aula all’altra, sempre accolti da ragazzi simpatici e sorridenti.

Poi c’erano i ragazzi del giornale che ci hanno spiegato come funziona, facendocelo vedere da lettori e poi da giornalisti.

Ognuno di noi si è divertito di più in un laboratorio diverso: a Chiara e Marco è piaciuto molto ZingarelliNews perché vorrebbero diventare giornalisti, anche Annachiara diventerà una giornalista ma è rimasta affascinata dall’orchestra perché adora la musica dal vivo; Sabino già ha scelto la categoria che fa al caso suo: scriverà di natura !!!

A Giulia e Sara è piaciuto il laboratorio di italiano, a Denise in particolare il cruciverba sulla storia.

A Sara è piaciuto un po’ tutto.

                                                                                   I bambini del 26 novembre 2022

Carissimi bambini, forse abbiamo dimenticato il nome di qualcuno di voi, ma non dimenticheremo i vostri volti allegri e curiosi. Stando con voi abbiamo ritrovato noi stessi di quache anno fa, ora stiamo per lasciare questa scuola, ma siamo pronti… tra poco si vola via, ognuno verso il proprio futuro.

Consegniamo a voi la nostra Zingarelli: abbiatene cura!!

                                                                                                      I ragazzi delle terze 2022-23

NON SIETE SOLI

Il 4 novembre, la nostra scuola, l’I.C. “Nicola Zingarelli”, nell’ambito del progetto sulla prevenzione del cyberbullismo, ha ospitato, con grande interesse da parte di tutti, l’associazione Anto Paninabella guidata da Domenico Diacono, padre di Antonella.
In questo emozionante incontro, Domenico ha condiviso con noi la storia della figlia, che in un drammatico giorno ha posto fine alla sua vita, e ci ha posto alcune domande fondamentali, che da anni tormentano lui e la moglie Angela: perchè? Com’è successo? Chi l’ha spinta? Perchè non ha raccontato l’accaduto?
Questi interrogativi ci sono esplosi #dentro#. Nell’auditorium è calato un silenzio assoluto. Nessuno era in grado di rispondere, però molti di noi si sono immedesimati e segretamente chiesti: e se succedesse a me? Cosa farei? Mi chiuderei nel mio guscio?
Domenico percepiva tutti i nostri dubbi, che urlavano silenziosi, e per aiutarci a scioglierli ci ha presentato l’unica via percorribile, quella che porta con certezza fuori dal tunnel: parlare. Ci ha illustrato il bellissimo concetto dell’empatia, indispensabile per entrare in contatto, comunicare, fare delle scelte significative e condividerle con gli altri.
Il suicidio di Antonella può essere stato causato da uno stato depressivo che, come ha
spiegato Domenico, è fatto di vuoto e solitudine. Ed in effetti Antonella nei suoi scritti registrava la sofferenza del sentirsi sola, messa da parte, trascurata dagli altri. Forse nessuno le ha mai chiesto come stesse veramente. Forse lei provava vergogna per qualcosa, i pregiudizi di alcuni hanno definitivamente demolito la sua autostima e l’indifferenza di altri non l’ha certo aiutata.
Questo incontro ci ha insegnato ad ascoltare non solo con le orecchie, ma anche con gli occhi e con il cuore, a prenderci cura non solo di noi stessi, ma anche degli altri, a costruire ponti, guarire ferite, dare coraggio a qualcuno. Ci ha mostrato quanto sia indispensabile imparare a rialzarsi e ci ha dettato la legge del cuore “I care”.
Quanto alle persone che lo hanno promosso, i genitori di Antonella, abbiamo toccato con mano come, diffondendo amore, stiano trasformando in una nuova primavera il loro dolore. Con loro anche noi vogliamo seguire la legge del cuore e perciò ci impegniamo, nel nostro piccolo, a continuare la staffetta della speranza, perché non si ripeta mai più un simile dramma.
“ Non siamo soli”: noi ci crediamo. E tu?
Un grazie speciale a Domenico e alla nostra Scuola per l’opportunità di questo incontro e di poterne parlare in memoria di Antonella.

Daniele Di Marzo e Gabriel Clarelli

Come un clown

Giovedi 10 novembre, abbiamo avuto l’opportunità di assistere alla presentazione del libro “Come un clown” , che si è tenuta presso il palazzo del consiglio regionale della Regione Puglia.
L’autrice, Simona Giordano, ha 43 anni, è insegnante e ricercatrice universitaria.
Il libro tratta il delicato tema dell’ anoressia, che Simona Giordano, autrice del libro, oggi insegnante e ricercatrice universitaria, ha vissuto in prima persona.
Da ragazzina, infatti, ha iniziato a soffrire di disturbi alimentari di cui, per diverso tempo, non è stata consapevole. Ci ha raccontato che nel momento in cui le venne diagnosticata l’anoressia, lei era già cosciente di soffrirne, ma non capiva ancora di aver bisogno dell’aiuto altrui , e di dover trovare il coraggio di condividere ciò che stava vivendo.
Il coraggio dobbiamo trovarlo in noi stessi- ci ha detto.
E lei questo coraggio l’ha trovato quando si è trovata a 650 chilometri da casa, ricoverata d’urgenza a causa della condizione alla quale l’aveva portata la malattia: stava per morire!
Durante il ricovero ha incontrato una fotografa che si trovava lì per realizzare un servizio sulle persone affette da disturbi dell’alimentazione: Simona Ghizzoni, così si chiama, diventò in seguito una sua grande amica e le propose di progettare insieme un libro: tu metti le immagini, io le parole- le disse.
Il libro è stato realizzato, e racconta come si vive, quando si è affetti dall’anoressia .
Ascoltare dalla voce della diretta interessata la sua storia e la genesi del libro è stata un’esperienza davvero significativa, molti momenti resteranno scolpiti nel nostro cuore.
Uno è quello nel quale Simona ci ha spiegato che il titolo del libro è dovuto al fatto che a lungo si sia sentita come un clown: con il sorriso stampato in faccia, un sorriso che, però, spesso nasconde dolore e malinconia.
L’altro momento è stato quello in cui ci ha raccontato che il giudizio degl’altri è come il cioccolato fondente, amaro, che si attacca al palato: è qualcosa che ci piace, ci serve e desideriamo, ma poi resta attaccato e non riusciamo a liberarcene …
Simona ci ha raccontato anche di come sia facile dire che la società affibbi delle etichette che difficilmente riusciamo a toglierci e che qualche volta anche noi stessi lo facciamo, finendo per diventare pericolosi per noi stessi; per esempio, quando si ha l’anoressia, è comune dire :“io sono anoressico”, mentre l’anoressia è solo qualcosa che ci sta accadendo. Dice Simona: ” io non ero anoressica, ero Simona e avevo l’anoressia “.
L’autrice ci ha spiegato, inoltre, che quando si soffre di un disturbo mentale si tende a voler star da soli, aspettando che siano gli altri a notare il nostro sconforto e a venirci incontro , cosa che spesso,
però, non accade : condividendo la sua esperienza , lei ci ha fatto capire una cosa fondamentale, e cioè che siamo noi a dover chiedere l’aiuto di cui abbiamo bisogno .
Anche se il libro aveva come tema un argomento forte, partecipare all’incontro è stato bello: abbiamo avuto l’occasione di ascoltare una persona che ha vissuto in prima persona questi problemi e di riflettere su tante situazioni, magari meno gravi, che riguardano tanti di noi.

Luca delle Grazie e Elisabetta Romanini

LE FARFALLE… TROPPO FARFALLE

Il 17 ottobre 2022 la ginnasta Nina Corradini, che ha solo diciannove anni, ha avuto il coraggio di sporgere una denuncia alla Procura della Repubblica. Cerchiamo di capire perché.
Dal settembre del 2019 al giugno del 2021 Nina è stata ospite del Centro Tecnico Federale Coni di Desio, che ha come direttrice Emanuela Maccarani. Il suo sogno era quello di diventare una Farfalla (cioè una delle atlete che fanno parte della nazionale italiana di ginnastica), ma la giovane non è riuscita a realizzalo pienamente, e non per colpa sua.
Una volta entrata nel gruppo delle Farfalle, infatti, Nina ha cominciato ad essere vittima di insulti e prepotenze da parte delle sue allenatrici che, secondo quanto da lei denunciato, la deridevano a causa del suo peso “eccessivo” e la spingevano a non mangiare per dimagrire sempre di più. A Nina sembrava che le loro richieste fossero giustificate e che avessero come scopo il proposito di farla diventare una ginnasta modello, tanto che trascorreva la maggior parte della sua giornata ad allenarsi e a dormire, cercando di limitare il cibo allo stretto indispensabile. A volte andava
addirittura in farmacia per acquistare lassativi che la “svuotassero”, ma che nello stesso tempo la disidratavano, facendola stancare tantissimo durante gli allenamenti o facendola anche svenire. La poverina ha raccontato che veniva costretta a pesarsi fino a 15 volte al giorno e che, pur arrivando a pesare soltanto 55 chili, ha continuato ad essere disprezzata dalle sue insegnanti che non erano mai contente dei suoi sforzi e del suo impegno.
Proprio per essere giunta allo stremo delle sue forze fisiche e psichiche, Nina ha deciso di scappare e di denunciare l’accaduto. Dopo la sua denuncia, sono iniziate le indagini delle forze dell’ordine che hanno portato ad una terribile scoperta: come Nina, anche molte altre Farfalle avevano subito lo stesso trattamento, come Anna Basta, Giulia Caltarossa, Sara Branciamone ,”Luisa” e Alice Toglietti. Addirittura Anna Basta, che ha 21 anni e che è stata due volte in nazionale, ha confessato
di aver pensato più volte al suicidio. Anche lei aveva preso l’abitudine di assumere lassativi che la facevano dimagrire; inoltre soffriva di attacchi di panico e non dormiva, terrorizzata dagli insulti delle allenatrici. Giulia Caltarossa veniva pesata quattro volte al giorno e una volta aveva scoperto che alla fine del foglio che riportava il suo peso c’era scritto “Abbiamo un maialino in squadra”.
Tutto questo le aveva causato gravissimi disturbi dell’alimentazione e psicologici. Sara Branciamone, campionessa italiana nel 2013, ogni mattina si risvegliava terrorizzata, sperando di non essere umiliata dalla sua insegnante, che le razionava il cibo. A volte l’allenatrice chiudeva con un lucchetto la dispensa per non farla mangiare, oppure capitava che le facesse “smaltire” quanto ingerito costringendola a dieci ore di allenamento. Sara era alta 165 cm e pesava 36 kg! Stesso trattamento era stato riservato a Luisa (nome di fantasia inventato per paura e vergogna), 23 anni,
due volte in nazionale; la sua allenatrice si permetteva persino di decidere quando la ragazza potesse o non potesse andare a scuola. Infatti, nonostante “Luisa” frequentasse il corso serale, tre giorni alla settimana era costretta a non seguire le lezioni per andare in palestra o per fare saune dopo 8 ore di allenamento. La sua insegnante le diceva ”La miglior ginnasta è orfana perché non ha genitori che s’impicciano ed è ignorante perché non perde tempo a studiare”. Infine Alice Toglietti, la più brava della sua generazione e che fin da piccola aveva dimostrato di essere destinata al mondo della ginnastica per la sua passione e la sua bravura, un giorno aveva deciso di non mettere più piede in palestra perché sfinita dalle pressioni.
Quelle nominate sono solo alcune delle tante ragazze che hanno subito e che continuano a subire simili trattamenti. Ma è possibile che nessuno abbia mai saputo o detto nulla?

Ebbene sì, alcuni sapevano: già anni fa la procura di Brescia aveva accertato il caso di due ragazze costrette a lasciare la ginnastica ritmica per violenze fisiche e psichiche; nel 2020 Anna Basta aveva descritto alla Feder Ginnastica i disagi che l’avevano portata ad abbandonare Desio; nello stesso periodo una famiglia aveva denunciato l’ex allenatrice della figlia di 9 anni, dopo aver cercato un
dialogo con i responsabili della struttura ed aver per questo subito una sorta di ostracismo; nel 2013 il padre dell’atleta Alice Vivolta aveva scritto una lettera al presidente dell’associazione ASG in cui denunciava gli insulti e le violenze subite dalla figlia durante gli allenamenti.
Ma nulla è mai cambiato…
Tutto ciò è davvero sconvolgente. Abbiamo deciso di scrivere questo articolo per informare i lettori dell’accaduto e, soprattutto, per rendere giustizia a tutte quelle povere ragazze che si sono spinte oltre il limite fisico per diventare Farfalle… troppo farfalle.

Chiara Sparaco e Mariachiara Cozzi.