“INTORNO A NOI”

Martedì 6 giugno, presso la libreria “Quintiliano”, ospiti della libraia del quartiere Marina Leo, gli alunni della 3C hanno avuto la possibilità di allestire una suggestiva mostra fotografica.

Questa ha rappresentato il momento conclusivo di un progetto nell’ambito del quale si sono cimentati a rappresentare, attraverso delle fotografie, alcuni degli aspetti più significativi della loro quotidianità.

Ad accompagnarli in questo “percorso” è stata la professoressa di Arte Anna Laudisa.

Dopo una breve introduzione sulla fotografia, a cura di un Carmelo Colelli, grafico e scrittore, e della professoressa Patrizia Sollecito, ogni ragazzo ha presentato i propri scatti, rendendoci partecipi della sua visione del mondo e del significato che attribuisce ai piccoli pezzi della quotidianità nella quale vive.

Tutte le fotografie sono davvero molto belle e significative: osservandole e ascoltando le parole dei giovani fotografi abbiamo potuto riflettere su come  un’immagine apparentemente semplice, o addirittura banale, possa invece dire tanto ed essere letta in molti modi  diversi, a seconda della storia e delle esperienze di chi la osserva.

Di seguito trovate alcuni scatti, che potrete ammirare dal vivo ancora per una settimana presso la libreria “Quintiliano”, in via Arcidiacono Giovanni 9 a Bari.

I biscotti:

Rebecca Fiore, immortalando i biscotti, ha voluto rappresentare il calore familiare e il valore delle tradizioni che si tramandano di generazione in generazione.

La Focaccia:

La focaccia, di Enrico Bottiglieri

il cibo che tutti noi baresi amiamo e che è più di un buon cibo, è il calore dell’appartenenza alla propria città.

Il Panificio di Cristian Ferrandina:

Il Panificio, di Christian Ferrandina

Immortalando uno scorcio di uno dei panifici più popolari della zona, il fotografo ha voluto poggiare lo sguardo sulla tradizione e l’amore, ingredienti grazie ai quali si possono fare imprese importanti e durature.

Le infermiere, di Roberta D’Alessandro

In questa foto si rende onore a chi, con umiltà e dedizione, soprattutto in questo periodo di pandemia, ha salvato  e salverà molte persone.

L’ ufficio :

L’Ufficio, di Giorgia Fanelli

Giorgia Fanelli. attravesro questa fotografia, ha voluto imprimere su carta la propria ammirazione verso il padre, il quale ha lottato per raggiungere il suo sogno, ovvero essere a capo di alcune aziende  meccaniche .

Alla conclusione del pomeriggio, i ragazzi hanno distribuito  dei bigliettini di cartoncino, con scritte sopra delle frasi che riassumono le sensazioni che provano ammirando i propri scatti. Vi riportiamo le parole che più ci hanno colpito:

Un mondo nuovo è possibile con l’aiuto di tutti

Passione lavoro amore e focaccia”    

Le cose più importanti sono le più semplici

Dolcezza  e divertimento

In conclusione dell’incontro, Carmelo Colelli ci ha mostrato la sua vecchia macchina fotografica  e alcuni suoi scatti e, soprattutto, ci ha dispensato dei preziosi consigli:

per scattare una foto davvero significativa bisogna trovare l’attimo giusto e fotografare non solo cercando di fare la foto “bella” ma di catturare l’emozione del momento.

Inoltre ci ha spiegato che per poter fotografare bene bisogna essere  creativi e competitivi, solo con noi stessi però, e solo al fine di spronarci a migliorare sempre  di più.

Luca Delle Grazie e Sara Medici

MYRA SA TUTTO: CONVERSAZIONE CON LUIGI BALLERINI

Il 6 giugno abbiamo incontrato “virtualmente” il dottor Luigi Ballerini, autore del libro di narrativa che abbiamo letto nel corso di quest’anno scolastico: Myra sa tutto

Il libro è ambientato in una realtà distopica nella quale Myra, un’intelligenza artificiale al servizio del Governo, regola la vita di tutte le persone, spiandole continuamente, profilandole, e indirizzandole in tutte le loro scelte, da quelle più banali a quelle più importanti. 

Tutti vivono, dunque, convinti di essere liberi e nel mondo migliore possibile tranne dei ragazzi che, essendosi accorti di vivere “in una bolla”, decidono di uscirne per riconquistare la libertà: tra sogni, amori, litigi lottano per salvarsi da una vita priva di autenticità. Ce la faranno?

Il finale del libro ci ha fatto molto discutere, dal momento che alcuni di noi lo hanno “letto” in un modo, altri in modo completamente diverso.

Abbiamo chiesto lumi a Ballerini, il quale ci ha spiegato che Myra sa tutto, come molti libri, è scritto per metà dall’autore e per metà dai lettori, nel senso che le interpretazioni di ognuno variano in base alla sensibilità e all’esperienza, e sono tutte valide.

Ha aggiunto che ci sono “i bravi scrittori” che già in partenza sanno come sviluppare il racconto in tutte le sue parti, e quelli che si immedesimano nei personaggi e sviluppano la storia passo dopo passo, quasi insieme a loro.

E’ stato molto piacevole parlare con lui, forse anche perché, essendo uno psicanalista, è entrato subito in sintonia con noi, facendoci sentire a nostro agio e apprezzati per tutte le domande che gli abbiamo posto.

Luigi Ballerini è stato puntualissimo e questo ci ha colpito molto favorevolmente: credevamo, infatti, che collegarsi con una classe di ragazzini potesse essere per uno scrittore affermato, semplicemente un fastidioso dovere al quale assolvere; glielo abbiamo anche detto e lui quasi si è sorpreso, rivelandoci che i lettori sono le figure più importanti per uno scrittore, addirittura più dell’editore e del redattore…

Gli abbiamo rivolto le nostre domande.

Una di quelle che più ci interessavano di più riguardava la sua opinione sull’influenza dei social media nella società:  in fondo, è proprio questo il tema centrale del suo romanzo. Ci ha risposto che l’influenza che i social Network esercitano sulle coscienze delle persone è ormai un fatto indiscutibile, tanto che diverse fondamentali scelte, come la Brexit e le elezioni dell’ex presidente degli USA, sono state al centro di inchieste che hanno dimostrato quanto siano state provocate da gestioni “propagandistiche” di dati nel web (in particolare si riferiva allo scandalo della Cambridge Analytica).

A questo proposito, è emerso un altro aspetto molto interessante legato ai condizionamenti che le persone subiscono in diversi contesti. Un nostro compagno, infatti, avendo notato che su diverse copertine dei romanzi di Ballerini è presente un occhio, gliene ha chiesto la ragione. Lui ha risposto che la copertina viene scelta dall’editore e spesso è diversa a seconda del luogo di pubblicazione dell’opera, per via dei diversi “gusti” dei lettori di ciascun paese. Si è soffermato su questo argomento, spiegandoci, cosa che non sospettavamo, quanto siano importanti le copertine dei libri e quanto condizionino il successo o l’insuccesso di una pubblicazione.

Uno di noi ha chiesto se avesse mai pensato di fare di “Myra sa tutto” un film o una serie tv. Lui ci ha detto che nel 2020 il libro è stato selezionato al M.I.A.  tra i migliori 10 prodotti letterari dell’anno e che esiste la possibilità che diventi una serie tv: noi lo speriamo!! 

A proposito, gli abbiamo chiesto se ha in programma un sequel e ci ha sorpreso dicendoci che nel romanzo “Alla seconda umanità”, in un certo senso, vengono svelate le verità riguardanti “la cellula dei dissidenti” di cui, nel finale di “Myra sa tutto”, non si parla. 

Il tempo è trascorso molto velocemente e ci siamo salutati non prima di avergli strappato il consenso ad essere intervistato a settembre per il nostro ZigarelliNews.

A presto, dottor Ballerini!!

Classe 2^C

AVVENTURE ALLA “MAGICOTTI”

Cristiana Saitta e Ruggero Rettagono sono due ragazzi che frequentano la scuola di magia “Magicotti” di Milano. Lei è una ragazza dolce e ha un sogno nel cassetto, quello di diventare una ballerina; Rug è un ragazzo magrolino e intelligente, adorato dai professori. 

I due hanno una cosa che li accomuna: sono vittime di Bullismo e Cyberbullismo. Lei, perché ha attirato l’attenzione del ragazzo più bello della scuola e questo ha causato la gelosia della Divina Faina e delle Adulatrici Cospiratrici. Lui, con i suoi bei voti, ha suscitato l’invidia di un bullo che guida un gruppo di ragazzi chiamati i Fulminati Spettinati. 

Era una normale giornata alla “Magicotti” e, appena finita la lezione di Scopologia (lezione di volo sulla scopa), le ragazze erano andate a cambiarsi negli spogliatoi.

“Ehi Cristiana, come hai fatto a non cadere dalla scopa?” chiese la Divina Faina con una risata ironica e, con un incantesimo, tolse i vestiti a Cristiana mentre una delle Cospiratrici le faceva una foto.

“Adesso cosa farai?”

Cristiana, intimorita, supplicò di rimuovere la foto ma la Divina Faina disse che l’avrebbe tolta solo se lei avesse obbedito ai suoi ordini.

Anche la giornata di Ruggero non andava per il verso giusto.

“Se non fosse stato per te, Gattonero Porta Sfiga, avremmo vinto” disse Gta a  Rug urlando, dopo aver perso la partita di dodgeball stregato, mentre i Fulminati Spettinati lanciavano la bacchetta di Gattonero in mezzo alla strada.

Al suono della campanella Cristiana e Ruggero entrarono in classe e solo il professor Gondor, che insegnava magia, notò la loro sofferenza. 

Il suo assistente, un Elfo, gli procurava le pozioni di cui aveva bisogno, gliele preparava e le mescolava per dargli un super potere.

Nei giorni successivi le occasioni per ricattare i due ragazzi furono tante. 

Un pomeriggio la Divina Faina con le Cospiratrici e Cristiana si recarono al negozio di pozioni.

“Se vuoi che eliminiamo la tua foto devi entrare in quel negozio e rubare una pozione per la bellezza” disse la Divina Faina.

Cristiana avrebbe dato di tutto per far eliminare la foto, così entrò e rubò  ciò che avevano chiesto, ma prima che potesse uscire dal negozio, l’Elfo, a lei sconosciuto, la fermò e la mise in contatto con la sua mente.

Il giorno dopo l’Elfo riferì tutto a Gondor e decise di convocare Cristiana e Ruggero nel suo mondo parallelo, chiamato Planes, dove dotò i due ragazzi di poteri speciali per affrontare i bulli.

Gondor era abbastanza giovane, dai capelli castani come nocciole, occhi marroni e profondi. Aveva labbra abbastanza carnose, pelle liscia e carnagione chiara. Era di statura alta, corporatura magra, aveva muscoli scolpiti e  indossava sempre una camicia bianca e dei jeans.

Una volta tornati a scuola, i due ragazzi erano pronti per affrontare i bulli. Allora andarono nel cortile, dove si erano dati appuntamento. Proposero una sfida di magia che consisteva in un duello a squadre, in cui ciascuno doveva utilizzare i propri poteri e chi non fosse riuscito a difendersi avrebbe perso. Cristiana si teletrasportava alle spalle dei bulli per coglierli di sorpresa e colpirli, mentre Ruggero, con il potere telecinetico,  li sollevava e li faceva precipitare a terra. Naturalmente anche i bulli utilizzavano i loro super poteri per proteggersi, e infatti creavano delle bolle difensive di cui si circondavano in caso di attacco. Ad un certo punto Cristiana e Ruggero unirono i loro poteri per creare un raggio potentissimo che riuscì a scoppiare le bolle ed i bulli si arresero. Da quel giorno Cristiana e Ruggero non vennero mai più bullizzati.  

Rosalia Battista Asia Calvani Francesco Carucci Matilde Di Gioia Elena D’Ursi Chiara Fiore Luca Froio Eleonora Gallucci Cristian Iacobellis Federico Punzi Claudia Rutigliani Gabriele  Violante

“QUI NON SI VENDONO PIU’ BAMBOLE”: INTERVISTA A MICHELE SCIACOVELLI

Il 27 maggio le classi terze della scuola secondaria Nicola Zingarelli di Bari hanno assistito allo spettacolo dell’accademia OltrePalco intitolato “Qui non si vendono più bambole” ispirato al libro di Luigi Garlando “Per questo mi chiamo Giovanni”, sulla vita di Giovanni Falcone.

Tutti i giovani attori e le giovani attrici erano sorprendentemente bravi: non sembrava di assistere ad uno spettacolo amatoriale, ma ad uno spettacolo teatrale di attori professionisti!

Uno di loro, Michele Sciacovelli, è un mio compagno di classe e vederlo muoversi sul palco come un attore “vero” mi ha fatto una grande impressione, tanto che ho deciso di intervistarlo.

Da quanti anni ti dedichi alla recitazione ?

Recito da sette anni e il mio primo spettacolo l’ho fatto in prima elementare, a sei anni, quando ero ancora ignaro che quell’allora piccolo hobby sarebbe diventato la mia passione più grande.

Cosa ti piace del teatro?

Il teatro è un luogo meraviglioso nel quale ti puoi esprimere senza alcun tipo di censura, dove puoi essere tante persone diverse e scoprire che ognuna ha qualcosa del vero te. Il teatro è il luogo delle emozioni, e la cosa più bella è che le provi tu, a volte in maniera davvero travolgente, e poi, man mano che diventi bravo, puoi anche trasmetterle agli altri.

Penso che il teatro sia bello anche perché ti insegna ad andare avanti quando hai un problema e soprattutto ti fa maturare mentalmente grazie ai piccoli ma significativi insegnamenti di ogni copione: questo è il mio modo per esercitarmi ad affrontare le situazioni difficili che mi attendono nella vita reale.

Cosa provi quando sei sul palco e tutti ti osservano?

Quando recito cerco sempre di non pensare a niente che non sia ciò che sto facendo in quel momento, ma quando recitano gli altri, a volte, non riesco a mantenere lo stesso livello di concentrazione e mi capita di pensare alle battute che vengono dopo o al movimento che devo fare, perché voglio sempre dare il massimo e non sbagliare.

Se il pubblico è vicino e sono in un momento in cui recitano gli altri, cerco di guardare le persone che non conosco per non farmi prendere dall’ansia nel vedere amici o parenti, anche se a volte la curiosità di guardare dove sono seduti non riesco proprio  a fermarla …

Alla fine dello spettacolo mi hai raccontato che qualcosa non è andata come avrebbe dovuto; confesso di non essermene accorto. Come sei riuscito a mantenere il controllo tanto da far sembrare che tutto facesse parte del copione?

Ammetto che oggi c’è stato un attimo di panico: il copione prevedeva che tutti noi presenti sul palco gettassimo la giacca a terra, e quando ho notato che la mia non si apriva mi sono agitato tantissimo: ero proprio impanicato, ma, per fortuna, quando si ha una buona memoria ci si può permettere di cambiare le scene e improvvisare, perciò ho sbottonato la giacca piano e l’ho gettata giù mentre parlavo.

Chi è Michele Sciacovelli quando non recita?

Quando non recito sono un ragazzo come tanti, tranquillo e socievole; mi piace molto giocare a pallavolo, ma anche vedere le serie tv.

Credo molto nell’amicizia e infatti ho molti amici con i quali condivido rapporti basati sulla sincerità e l’empatia. Amo il mare.

Cosa consigli ai ragazzi che vogliono intraprendere il tuo stesso percorso? In cosa devono impegnarsi?

Per recitare è necessaria molta determinazione, voglia di imparare, autocorrezione e sopratutto tempo da dedicare alla propria passione.

La cosa bella del teatro è che per farlo “non ci vuole una laurea”, come si suol dire: tutti possono recitare e, con l’impegno e la passione, tutti possono diventare bravi!i

La cosa che mi colpisce ancora quando parlo con chi, come me, ama recitare è che ciascuno è spinto da una motivazione diversa (c’è chi lo fa per esprimere i propri sentimenti, chi per diventare più socievole, chi per passare il tempo) ma, alla fine, tutti  sono uguali perché sul palco finiscono per liberare le mente e il corpo e lasciarsi trasportare solo dall’emozione.

Che messaggio vuoi trasmettere a chi leggerà questa intervista?

Voglio dire a tutti che raggiungere i propri obiettivi è importante, ma  è ancora più importante il percorso fatto per raggiungerli: è proprio quello  che ci rende come siamo oggi e ci aiuterà ad essere gli uomini e le donne di domani-

A volte dobbiamo trovare anche noi il coraggio per dire alla nostra vita e a chi cerca di controllarla: “Qui non si vendono più bambole”!

Federico Trotta

DANIELE NICASTRO RACCONTA “GRANDE” ALLA ZINGARELLI

Il 28 Aprile la classe 3D ha avuto la straordinaria opportunità di incontrare a scuola lo scrittore Daniele Nicastro, autore dell’appassionante romanzo “Grande”.

Questa esperienza non solo ci ha offerto la possibilità di conoscere un noto scrittore come Nicastro e di discutere con lui di un libro che abbiamo particolarmente amato, ma ha rappresentato quasi un ritorno alla normalità, in particolare agli incontri in presenza con gli autori che ci sono mancati tantissimo.

Nicastro, entrato nella nostra classe, è stato accolto da un applauso generale, suscitato dall’emozione di incontrarlo. Si è presentato parlandoci delle sue origini siciliane, evincibili dal suo cognome, e del suo trasferimento nel Nord Italia insieme alla sua famiglia, dettato dall’impossibilità di trovare lavoro al Sud. Ha parlato anche della sua passione per i videogames e per le Serie TV. Dopo questa breve presentazione sono iniziate le nostre domande.

Gli abbiamo chiesto se avesse vissuto in prima persona le vicende narrate nella storia e abbiamo appreso che, pur non avendo vissuto direttamente gli eventi raccontati, nel delineare la psicologia del protagonista (Luca), si è sicuramente ispirato alla sua adolescenza: ad esempio i frequenti litigi e gli scontri di Luca con i genitori molto hanno in comune con il “Daniele adolescente”.

Molto interessante è stato scoprire che prima di diventare scrittore, Nicastro era un ghost writer, cioè scriveva libri in “anonimato” senza che il suo nome fosse pubblicato sulla copertina dei libri, condizione che è divenuta col passare degli anni sempre più insopportabile.

L’autore ci ha spiegato anche che per la scelta del titolo del romanzo è stato decisivo il suggerimento di un suo “grande” amico e “grande” scrittore: Davide Morosinotto. Ebbene sì, proprio lui! L’autore de “Il rinomato catalogo…”, “Il fiore perduto dello sciamano K”, …! Lo stesso che abbiamo incontrato a scuola in prima media e di cui abbiamo letto e amato tanti romanzi!

Molte domande sono state poi formulate relativamente alla psicologia di altri personaggi del libro, scoprendo tante curiosità.

La figura di Paolo, cugino del protagonista, è nata ad esempio dal desiderio di sorprendere il lettore, “trasgredendo volutamente gli stereotipi”: Luca, ragazzo di Torino, si rivela molto disobbediente e irresponsabile; Paolo, siciliano, si caratterizza per il rispetto delle regole ed il forte senso di Giustizia.

Prima di autografare i nostri libri, Nicastro ci ha annunciato l’uscita a Maggio di un suo nuovo romanzo, “Vengo io da te”, di cui ci ha anticipato in breve l’avvincente trama. Che state aspettando? Correte in libreria ad acquistarlo!

Per noi è stato un onore accogliere in classe Daniele Nicastro e ci auguriamo che in futuro ci sia data la possibilità di vivere tante altre esperienze così coinvolgenti e formative.

Tommaso Tedesco Quartulli e Gabriele De Marzo

DANIELE NICASTRO OSPITE D’ECCEZIONE ALLA ZINGARELLI

Giovedì 28 aprile nella scuola Zingarelli alcune classi terze hanno incontrato lo scrittore Daniele Nicastro, autore del romanzo che ha dato il via al progetto di educazione civica svolto durante quest’anno scolastico. “Grande”, il titolo del libro, è un romanzo di formazione che ha accompagnato le nostre lezioni e i nostri dibattiti tra alunni e professori, i quali si sono immersi nella lettura e si sono affezionati ai personaggi. L’argomento principale potrebbe sembrare la mafia, tematica tutt’oggi ancora molto attuale, ma dietro la trama si nasconde un avvincente racconto di formazione che trasmette preziosi valori, soprattutto a noi ragazzi. 

Luca, un ragazzino che vive in Piemonte, viene costretto dai genitori a rinunciare alla vacanza con i suoi amici per andare a trovare la nonna malata in un piccolo paesino della Sicilia, di cui i suoi genitori sono originari… Qui passerà tutta l’estate e incontrerà un ragazzo di nome Mario, dal cui modo di fare Luca è affascinato: impennare sul motorino, avere tanti amici intorno che obbediscono a qualunque cosa lui dica, tante ragazze, serate mozzafiato… L’indole da adolescente ribelle di Luca, lo spinge ad avvicinarsi a questo mondo, facendo quello che secondo lui è da grande, senza nemmeno accorgersi del grosso rischio a cui va incontro. Luca inizialmente non se ne accorge, perché immagina che la mafia sia qualcosa di molto lontano dal vissuto quotidiano, cioè  che sia solo quella che si legge nei libri o si vede nei film… Nemmeno le prediche del cugino Paolo, un ragazzino responsabile e obbediente (l’opposto di Luca), sono servite a fargli cambiare idea, essendo ormai accecato da quel subdolo ambiente! Eppure, essendo Luca intelligente, percepisce che qualcosa non va, ma non riesce ad ammetterlo a se stesso, perché non vuole rinunciare a ciò che ha conquistato. Da qui nasce l’interessante trama, interessante e coinvolgente…

Come in tutti i libri dell’autore, è stato descritto e delineato un bel percorso di crescita della maggior parte dei personaggi, trattando valori che noi ragazzi dovremmo imparare per crescere e diventare davvero grandi!

Dal romanzo è stato tratto anche un film, girato interamente da due giovanissimi registi e recitato da piccoli attori che hanno fatto un passo in avanti per realizzare il loro sogno ed entrare in questo nuovo mondo.

Daniele Nicastro è stato gentile e disponibile nel raccontare degli aneddoti inediti che si celano dietro le vicende dell’estate di Luca e abbiamo avuto anche l’occasione di consegnargli un cartellone con la nostra analisi dei personaggi e i disegni di come li immaginiamo.

È stata una bellissima esperienza e soprattutto il libro ci ha insegnato davvero tanto! Ognuno di noi dovrebbe prendere spunto dalla crescita di Luca.

Nicole Ida Nitti

disegni di Davide Troccoli

VENTOTENE, L’ISOLA DELLA PACE

A largo delle coste laziali e campane, tra l’isola d’Ischia e l’isola di Ponza, c’è un’altra isola, quella in cui Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrissero “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”, il documento che noi oggi conosciamo come “Manifesto di Ventotene” e che viene indicato come unica soluzione per la salvezza della civiltà europea. Ed è proprio con questo spirito di Europa unita che dal 21 al 24 Aprile 2022, l’istituto Marconi-Hack di Bari ha mandato a Ventotene una sua delegazione di seconde liceali e una più piccola delegazione di classi terze, quarte e quinte dell’istituto tecnico. I pullman sono partiti da Bari la sera del 20 Aprile e da allora fino al ritorno, il 24 aprile, gli alunni hanno trascorso quattro giorni intensi, tra impegno di delegati parlamentari nelle simulazioni e puro divertimento, così come accade in una normale gita scolastica. Subito dopo lo sbarco sull’isola, infatti, gli studenti delle varie classi hanno partecipato ad una simulazione del parlamento Europeo, divisa in quattro sessioni e durata per 12 ore, al termine della quale hanno scritto una raccomandazione parlamentare. Il tema dibattuto riguardava lo spreco alimentare e ogni studente ha dovuto mettersi nei panni del rappresentante di uno stato a lui assegnato e argomentare sulle possibili strategie da proporre, senza però fare alcun torto al partito politico europeo di appartenenza. A seguito di molteplici dibattiti moderati e non dalla presidenza e gestiti direttamente dai parlamentari, i partiti politici hanno creato due schieramenti, ossia due alleanze politiche, nel cui nome sono state scritte le raccomandazioni “passate”, poi riportate nuovamente in parlamento per la delibera ufficiale. Un “gioco” di ruolo che ha fatto ben comprendere cosa significhi far parte di una comunità europea che non bada alle esigenze del singolo stato, bensì bada alle esigenze di tutti gli stati che ne fanno parte.

Ovviamente questa esperienza non poteva non essere corollata da visite storico-naturalistiche sulla meravigliosa isola di Ventotene, il cui vento (di qui il nome) è parte integrante delle sue bellezze; né potevano Non potevano mancare le fantastiche serate passate tutti insieme: studenti e docenti hanno reso questa visita formativa produttiva anche a livello sociale, permettendo di rafforzare o di iniziare piacevolmente la conoscenza di persone appartenenti a sezioni diverse e dando la possibilità a tutti gli alunni di vedere i propri docenti da un punto di vista diverso, sotto un’altra veste e fuori dal ruolo istituzionale, rendendo più forte e vicino il rapporto studente-docente.

Gli alunni che hanno vissuto questa “avventura” ormai hanno, seppure a malincuore, lasciato le rive dell’isola, ma, rileggendo per l’ultima volta la frase

Per l’Europa di Ventotene

Isola della pace

che si vede dal mare, saranno felici di cedere la staffetta ad altri alunni dell’Istituto, che presto sperimenteranno e vivranno la stessa affascinante e formativa esperienza.

Mario Recchia (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

LA ZINGARELLI ALLE OLIMPIADI DI SPAGNOLO

Quest’anno, così come nei due anni precedenti, si sono svolte le Olimpiadi di Spagnolo, competizione regionale che si tiene intorno alla metà di Aprile con la proclamazione dei vincitori a Maggio.

La partecipazione alle olimpiadi prevede lo svolgimento di due prove, una scritta (che comprende una parte dedicata alla grammatica e una dedicata alla produzione di un testo) e una orale (che consiste nella descrizione in 15 minuti di un’immagine scelta dall’esaminatore). La difficoltà di queste prove cambia in base al livello:

  • A1 escolar (classi seconde della scuola secondaria di primo grado);
  • A2 escolar (classi terze della scuola secondaria di primo grado);
  • A2/B1 (classi seconde della scuola secondaria di secondo grado);
  • B1 (classi terze della scuola secondaria di secondo grado);
  • B2.1(classi quarte della scuola secondaria di secondo grado);
  • B2.2 (classi quinte della scuola secondaria di secondo grado).

Tra gli alunni della nostra scuola che quest’anno si sono cimentati in queste particolarissime olimpiadi ci sono state Dalila e Lidia, due ragazze della classe 3^ I. Per avere un’idea della loro esperienza, abbiamo deciso di intervistarle:

  1. Dalila, cosa ti ha spinto a partecipare alle olimpiadi di spagnolo?

Io avevo già partecipato l’anno scorso ed ero arrivata seconda, perciò ho voluto iscrivermi anche quest’anno e ho voluto riprovare per cercare di vincere.

  1. Che sensazioni hai provato prima di svolgere la prova scritta?

Mi sentivo un po’ in ansia anche se, avendo già partecipato l’anno scorso, ero già a conoscenza del procedimento della prova.

  1. Che sensazione hai provato quando hai saputo di averla superata?

Non mi aspettavo una comunicazione di questo genere, ma quando l’ho saputo sono stata molto contenta, perché a me da sempre piacciono le lingue, perciò riuscire a superare la prova mi ha fatto stare bene.

  1. Hai avuto più difficoltà nella prima o nella seconda prova?

Nello scritto non ho avuto difficoltà perché la mia professoressa in classe ci ha sempre fatto scrivere molti testi, quindi ero più preparata. Nell’orale ho avuto un po’ di difficoltà, poiché fino al momento della prova nessuno sa di che cosa dovrà parlare e, quindi, non mi sono potuta esercitare come avrei voluto.

  1. Come ti senti ora che questa esperienza è terminata?

Mi sento molto meglio adesso, perché ho avuto una grande possibilità di mettermi in gioco e l’ho sfruttata al meglio senza rimanere delusa: spero di arrivare anche quest’anno sul podio! Sicuramente, se ne avrò la possibilità, mi iscriverò anche l’anno prossimo!

E ora tocca a Lidia!

  1. Come ti sentivi prima di iniziare la prima prova?

Nonostante il fatto che la mia professoressa non mi avesse fatto sentire nessuna pressione, ero un po’ agitata, come può succedere prima di un compito in classe o di una verifica.

  1. Hai incontrato delle difficoltà durante la prima prova?

La grammatica mi è sembrata molto semplice, forse perché la mia professoressa ci fa svolgere molti esercizi; nella produzione del testo ho avuto più difficoltà perché non mi piace molto esprimermi per iscritto. Comunque, anche se non ho avuto buonissimi risultati, mi sono impegnata al massimo.

  1. Che cosa hai provato quando hai finito la prova?

Mi sono sentita meglio, sollevata, perché l’avevo finita e non avevo più quella sensazione di ansia che si ha anche quando bisogna svolgere un compito in classe.

  1. Che sensazioni hai avuto quando hai saputo di non averla superata?

Ero molto delusa e amareggiata perché, nonostante le difficoltà che ho incontrato, pensavo di potercela fare, anche se non è stato così. Sono comunque contenta perché almeno ci ho provato. Spero che Dalila riesca ad arrivare sul podio.

  1. Ti iscriveresti di nuovo ad una competizione di questo genere?

Si, lo rifarei perché è stato molto interessante e mi ha preparato per altri eventuali esami di lingua; inoltre, mi è servito per migliorare la mia preparazione nella lingua spagnola, che sicuramente mi servirà in futuro.

Chiara Della Marca, Martina Piazzolla,

A SCUOLA NEL REGNO UNITO

La scuola italiana funziona, non funziona, è datata, è in fase di transizione, è …. E la scuola degli altri paesi europei? Come è organizzata e come funziona?

In questo articolo vi parlo del modello scolastico del Regno Unito e delle differenze con quello italiano; chissà che non possiamo prendere qualche idea interessante …

Le scuole inglesi si dividono in maintained (scuole statali) e independent (scuole private). Sin dal XIX secolo il sistema scolastico del Regno Unito crede fortemente nella decentralizzazione delle decisioni in materia di istruzione: sono infatti le Local Education Authorities (LEAs), 96 in tutto il paese, che amministrano tutto il sistema e si occupano di garantire che l’istruzione pubblica gratuita venga fornita in modo adeguato in tutto il Paese.

Non è quindi il Ministero della Pubblica Istruzione (Department for Education & Skills, fondato soltanto nel 1964) a occuparsi in maniera diretta delle scuole, come accade in Italia, nonostante esegua costantemente controlli.

GLI ORDINI DEL SISTEMA SCOLASTICO INGLESE SONO TRE, COME DA NOI:

-Primary Education (Istruzione primaria): riguarda la fascia di età che va dai 4/5 agli 11 anni. L’obbligo scolastico parte dai cinque anni, ed è suddivisa in tre tipi:

   infant (5 -7 anni), junior (7- 11 anni), junior e infant (5 -11 anni)

Secondary Education (Istruzione Secondaria): l’istruzione secondaria copre la fascia dagli 11 ai 16 anni, età a cui termina l’obbligo scolastico.

Tertiary Education (Istruzione Terziaria): l’istruzione superiore non è obbligatoria, ma una percentuale vicina al 90% del totale degli studenti continua a frequentare la scuola fino ai 18 anni, quando si consegue il diploma, necessario per iscriversi all’università.

IL NATIONAL CURRICULUM

Più di vent’anni fa, nel 1988, l’Education Reform Act ha introdotto un programma comune a tutte le scuole per quel che concerne le materie fondamentali; a 7 e 11 anni gli studenti sostengono esami di inglese, matematica e scienze. Le scuole private sono esentate dal seguire le direttive della scuola pubblica, ma solitamente adottano anch’esse quello che viene definito il National Curriculum.

Il National Curriculum è formato da diverse fasi chiave (key stages) e 10 materie: 3 materie chiave (inglese, matematica e scienze) e 7 materie propedeutiche (informatica, storia, geografia, musica, arte, educazione motoria, lingua straniera).

SCUOLA SUPERIORE

L’istruzione superiore è strutturata secondo un sistema stabilito nel 1938, e poi migliorato e perfezionato nei decenni successivi. 

Si tratta di un sistema tripartito: ci sono le Grammar School (i nostri licei), le Technical School (gli istituti tecnici) e le Modern School (gli istituti professionali). Quelle che invece sono chiamate Public School di pubblico hanno ben poco, perché sono scuole private solitamente destinate solo a un’elite. Le LEA territoriali nel secondo dopoguerra proposero di estendere la Grammar School alla totalità degli studenti: dal momenti che non potevano accogliere tutti gli studenti, vennero istituite le Comprehensive School.

Le giornate scolastiche sono organizzate in modo autonomo dalle singole scuole, cosa che non avviene nel nostro Paese,  ma la giornata scolastica tipo è più o meno questa: lezione dalle 9 alle 12, pausa pranzo e poi altre due ore di lezione nel pomeriggio. In alcune scuole, soprattutto quelle private, era obbligatoria la divisa fino al conseguimento del cosiddetto GCSE (cioè fino ai 16 anni), ma dagli ultimi due anni non è più obbligatorio indossarla nemmeno nelle scuole private.

GLI INSEGNANTI

Per esercitare la professione gli insegnanti sono tenuti a ottenere la qualifica del Department for Education and Skills e a essere registrati al General Teaching Council. Dopo un periodo di prova solitamente gli insegnanti hanno contratti a tempo indeterminato. Gli stipendi sono regolati da un contratto nazionale, ma ci sono retribuzioni supplementari in base ai risultati, cosa che non accade in Italia. Le scuole possono dare premi, incentivi e gratifiche per trattenere i professori più bravi. Il contratto di base degli insegnanti prevede 1265 ore di servizio annuali.

Le ore settimanali di lavoro sono circa 37. La busta paga annuale di un insegnante del Regno Unito è di circa 32 mila euro, in Italia invece un insegnante guadagna circa 23 mila euro all’anno.

Nonostante gli insegnanti italiani non siano pagati quanto quelli inglesi offrono comunque un’istruzione di qualità che permette agli alunni italiani di competere con quelli degli altri stati. 

Purtroppo però, molti degli studenti più in gamba si trasferiscono all’estero per avere possibilità lavorative migliori, in questo modo l’Italia perde ogni anno molte menti per le quali ha investito le proprie risorse.

Sara Medici

LA SOLIDARIETA’ AL VILLAGGIO DEL FANCIULLO

Che cos’è la solidarietà? A noi piace pensare che sia l’insieme di pensieri e azioni che non lasciano nessuno da solo sulla strada della vita.

Dall’inizio di quest’anno scolastico, ogni due venerdì, due classi della scuola secondaria dell’Istituto Zingarelli, che frequento, si recano alla Chiesa “Cuore Immacolato di Maria”, anche conosciuta come “chiesa del Villaggio del Fanciullo”, per donare alimenti che vengono utilizzati dai volontari della mensa per cucinare i pasti a diverse famiglie in difficoltà.

Il 25 febbraio è toccato alla mia e ad un’altra classe della scuola: posso assicurarvi che é stata un’esperienza fantastica!

Durante tutta la settimana precedente il grande giorno, le professoresse ci hanno aiutato a riflettere sulla solidarietà e sul suo valore: con la professoressa di italiano abbiamo lavorato sulle parole che esprimono vicinanza e affetto tra le persone (appoggio, dono, compagnia …) e le abbiamo utilizzate per scrivere dei biglietti che accompagnassero i nostri doni.

Con la professoressa di arte abbiamo creato dei fiori con la carta velina e con la carta crespa e poi altri bigliettini; la professoressa di matematica e scienze, la più tecnologica tra tutte, ha realizzato per noi un “Word Art” (Nuvola di Parole ) con tutte le parole sulle quali abbiamo riflettuto. Infine, abbiamo deciso di inserire i nostri pensieri all’interno di “mani” di tutti i colori.

Il tempo che abbiamo trascorso al Villaggio del Fanciullo è stato molto più bello di quanto immaginassi: abbiamo lasciato i nostri doni, presentato i nostri lavori e anche ” intervistato ” i volontari. E’ stato interessante sentire la loro testimonianza e anche le storie che hanno raccontato i nostri compagni di terza media, i quali hanno parlato di persone note che hanno avuto il coraggio di vivere oltre se stesse e di impegnarsi davvero per gli altri.

Alla fine del pomeriggio, tutti noi ragazzi abbiamo avuto la possibilità di trattenerci e stare un po’ insieme: un dono anche questo, soprattutto in tempi di Covid …

Questa del Villaggio del Fanciullo é stata una bellissima esperienza; come dice la canzone, “si può fare di più” e lo faremo: questo è stato , però, un inizio che mi porterò sempre nel cuore.

Alessia Romito