TIC TAC, IL TEMPO SCORRE

Tic-tac, tic-tac, l’inesorabile dimostrazione del tempo che scorre, ci passa davanti e ci sorpassa senza pietà. Sentite già l’ansia crescere? Il battito cardiaco aumentare? Avete già una lista delle cose da fare? Beh, vi aiuto io! Ecco il primo punto: non fare una lista; c’è chi sostiene estinta un’età per tutto, quel periodo nella nostra vita vita adatto per compiere una determinata azione. Ad 1 anno si comincia a camminare, per i 2 anni devi saper già parlare, “cosa vuoi fare da grande?” ti chiederanno già a 5 o 6 anni, a 13 devi scegliere già una parte del tuo futuro, a 14 via col primo bacio e chissà se altro, a 17 mi raccomando con le idee ben chiare, una relazione a 20 anni almeno devi averla, mica puoi essere ancora vergine a 23, vogliamo parlare dei 25 senza lavoro o almeno una laurea? E poi ci sono i miei preferiti: a 30 anni, sposati e con figli. Stiamo facendo l’impossibile per trovare un qualche tipo di “elisir di lunga vita”, abbiamo un’aspettativa di vita che, se basata su condizione ottimale, può aggirarsi sui 90-100 anni, eppure corriamo come pazzi neanche dovessimo inseguire un ladro che ci ha rubato il portafogli. Come un macigno che rotola giù da un montagna, noi abbiamo paura di essere schiacciati se andiamo troppo lenti; ma troppo lenti per cosa?! Non c’è una data di scadenza, non arriveremo tardi all’appuntamento della vita perché l’orario d’incontro lo decidiamo noi. C’è così tanta pressione sociale, così tante preoccupazioni e ansie di non farcela, di non essere abbastanza, di rimanere gli ultimi del gruppo; sembra quasi che la bravura o il talento si basino su quanto prima si riesca a raggiungere il successo e dimostrare le proprie abilità. Vuoi sposarti a 90 anni? Fallo. Prendere una laurea a 60? Benissimo. Rimanere vergine fino ai 30? Nessuno avrà mai il diritto di giudicarti. Stacchiamo quel timer dalle nostre spalle che continua col suo inesorabile tic-tac e godiamoci i momenti per intero, godiamoci una giornata a far nulla, godiamoci quei 5 minuti in più nel letto la mattina, godiamoci quell’anno sabbatico lasciato per indecisioni o viaggi, ma soprattutto prendiamoci il giusto tempo per prendere delle decisioni perché quel “è troppo tardi ormai” non deve diventare un mantra di vita (magari qualcosa da dire se si è bevuto troppo con gli amici, ma fa nulla, anche questo ci sta a volte). Non voler avere rimpianti o arrivare alla meta del successo non deve tradursi in un raggiungimento precoce basato su tappe di crescita, comprensione e sviluppo saltate; diventare imprenditori già a 20 anni non significa necessariamente avercela fatta, la vita non è una lista di cosa da fare ma un susseguirsi di eventi imprecisati, fuori dal nostro controllo, che arriveranno solo col tempo, aspettando e avendo pazienza. Tutto ciò, ovviamente, non significa poltrire o accampare una scusa dopo l’altra per non muoversi; se vogliamo capire meglio dobbiamo pensare al segnale dello stop a un incrocio: devi fermarti, guardarti intorno e poi, solo quando sei certo, passare. Anche un secondo in meno di attesa per assicurarci che la strada sia libera potrebbe costare un incidente, così come aspettare troppo causerebbe un ingorgo. Quindi vivi, segui il tuo istinto e metti da parte il tic-tac che ti opprime: il tempo scorre, sì, e tu semplicemente impara a camminarci insieme e non a correrci davanti.

Carmen Capece (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

I TRAUMI DI UNA VITA

“Resilienza” è un sostantivo che identifica una capacità molto importante, che tutti dovrebbero avere tra le proprie caratteristiche. La resilienza non riguarda infatti solo i giovani, ma tutti gli individui.

Il mondo non è tutto “rose e fiori”, anzi, è un posto misero e sporco in cui è facile imbattersi in situazioni spiacevoli e difficili, che possono condizionare un’adolescenza o addirittura una vita.

Personalmente ritengo di essere una persona poco resiliente, ed è una cosa che odio di me. Ho vissuto tante situazioni difficili… la mia bocciatura, l’infarto di mio padre e le tante delusioni che, ingenuamente, consideravo tutto. Purtroppo nulla di tutto ciò mi ha reso resiliente, complicando anche le cose.

Con la resilienza non si nasce, ma si diventa più forti per i molti episodi difficili che ci si ritrova a dover affrontare. La mia bocciatura è stata il punto più basso della mia adolescenza. Serviva tanta forza, ma soprattutto voglia si ripartire. Gran parte del merito, se ce l’ho fatta, è stata dei miei genitori, che mi hanno spronato a cercare di rifarmi, e di questo sono loro grato.

L’infarto di mio padre è stato un vero e proprio trauma per me, e lo è ancora oggi, poiché ci sono momenti in cui mi ritrovo avvolto da tutti i pensieri negativi.

Questo episodio, però, mi ha insegnato tanto: mi ha insegnato che non dobbiamo dare per scontata la presenza di una persona, ma bisogna, invece, dedicarle del tempo, prima che sia troppo tardi, e per me, per fortuna, non lo è stato.

Magari da come ne parlo o dai miei comportamenti, sembra che io abbia superato questi episodi, ma la verità è che non è cosi, in quanto ancora oggi mi trovo a combattere, ogni giorno, con i cosiddetti “fantasmi del passato”.

Spero di riuscire al più presto a superare gli ostacoli legati a questi episodi, perché vivere con questi “bagagli emotivi” non è facile. Molti dicono che il tempo sia la miglior cura: spero tanto di poterlo dire anche io, in modo tale da iniziare finalmente a godermi l’adolescenza. Questo tema è la prova per capire quanto poco resiliente sia, ma con la speranza di diventarlo .

Concludo questi miei buoni propositi con le parole di Ernest Hemingway: “Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è”.

Biagio P. (Istituto Tecnico Tecnologico Marconi)

SCEGLIERE LA SPERANZA

L’essere umano, dalla nascita fino alla fine del suo percorso di vita, si trova ad affrontare sicuramente dei problemi; quando succede, egli spesso è giù di morale e cammina accasciato con la testa china, senza voglia di fare e continuamente concentrato su ciò che lo assilla. Ma questa reazione non è la più adatta, poiché non porta ad alcuna via d’uscita.

A tal proposito Pietro Tabucchi, noto psicologo conosciuto in tutta Italia per i suoi interventi sulla motivazione e sulla gestione dello stress degli atleti, afferma che la resilienza (ossia la forza nell’affrontare un problema) si può imparare e accrescere durante la vita, proprio come un’asticella che va dal rosso al verde: chi è al rosso ha poca forza nell’affrontare un problema, chi è al verde ha la forza necessaria per superarlo. Altri studiosi ritengono, invece, che la resilienza sia presente in noi fin dalla nascita e che la possiamo accrescere attraverso le esperienze che affrontiamo, costruendoci nel tempo una specie di corazza.

Se ci guardiamo intorno, possiamo osservare come ognuno affronti le esperienze traumatiche in maniera diversa: alcuni non vedono via di scampo ai problemi, altri li affrontano senza preoccupazioni e senza pensarci troppo, continuando in maniera normale la loro vita. Tra questi due gruppi di persone, sembra che la percentuale delle prime sia molto più alta.

Va detto che la reazione dipende anche dal tipo di difficoltà che deve essere affrontata; ad esempio, un problema comune è la morte di una persona cara: c’è chi sta malissimo e quasi smette di vivere, e c’è chi invece cerca di esorcizzare il senso di perdita pensando in modo positivo, distraendosi, comportandosi come se nulla fosse accaduto. Un altro esempio molto diffuso è quello di un’insufficienza grave a scuola: come purtroppo spesso si legge sui giornali o si sente dai telegiornali, qualche studente arriva addirittura a suicidarsi (reazione davvero assurda e incomprensibile), altri pensano tra sé e sé “I professori ce l’hanno con me” o “Mi va tutto storto”, altri provano a confrontarsi con gli amici, altri ancora si chiudono in camera e si mettono ad ascoltare la loro musica preferita a tutto volume pur di reagire e di superare il momento senza farsi travolgere dalla negatività.

Per quanto riguarda in particolare i giovani, dipende da ognuno di noi se l’asticella della nostra resilienza si alzi o rimanga invariata con il passare dell’età; è opportuno crearsi una corazza, uno scudo che renda pronti ad affrontare altri problemi.

Migliorare la resilienza è una questione di tempo e d’esperienza. E’ stato accertato, infatti, che la resilienza è sempre migliorabile, mentre non può peggiorare; al massimo rimane invariata… Se si guardasse un problema sempre dalla stessa prospettiva, senza reagire, si avrebbe la forza di affrontare lo stesso problema in modo diverso? La seconda volta va meglio solo se si è reagito in precedenza: in questo caso quella che è sembrata in passato una grande difficoltà, non è più tale, diventa piuttosto un piccolo ostacolo che sbatte contro una serie di rocce. A volte anche i genitori possono spronare ad affrontare un problema con esempi di quando erano ragazzi, oppure motivando i figli ad essere un “muro”. Quasi sempre le urla dei professori e le raccomandazioni dei genitori servono solo a stimolare i giovani, perché reagiscano e procedano a testa alta per affrontare le prove della vita. Tutto è risolvibile, bisogna solo ascoltare molto l’istinto e i consigli, così da rafforzare la propria corazza e trasformare un problema che sembra un enorme Cerbero in una piccola e innocua formica.

Gabriele S. (Istituto Tecnico Tecnologico Marconi)

UN IMMENSO DOLORE

Valerio Mazzei è un cantante, tiktoker e YouTuber seguito soprattutto dai più giovani.

Il giovanissimo cantante ha subito purtroppo un dolore tremendo, il peggiore che un ragazzo possa subire: la perdita di un genitore. A solo 11 anni è stato costretto a rinunciare per sempre all’affetto della sua giovane mamma Alessia. Non potendo più abbracciarla, baciarla e farle dei regali, come invece fa la maggior parte dei suoi coetanei con la propria madre, ha deciso di dedicarle una canzone, una vera dedica d’amore eterno, intitolata “12 luglio” – data che il cantante ama particolarmente perché era il giorno del compleanno della sua mamma. Nelle sue parole è chiaro il desiderio di conservare intatto il suo ricordo, nulla potrà mai fargli dimenticare l’amore VERO che prova nei confronti di sua madre.

In questa canzone viene descritto con estrema dolcezza il dolore che è costretto ad affrontare un giovane adolescente quando purtroppo affronta la perdita di un genitore. Non sono infatti pochi coloro che perdono un genitore in giovane età e con esso una guida, un riferimento, un porto sicuro dove trovare rifugio nei momenti più difficili. Il dolore prodotto da questa importantissima assenza sicuramente non viene alleviato dal tempo, anzi, il tempo che passa non fa altro che rafforzare la nostalgia, e le ferite subite contribuiranno a creare una corazza che sarà d’aiuto ad affrontare le situazioni anche più dure della vita.

La presenza degli amici, soprattutto nel periodo adolescenziale, diventa essenziale per attraversare un periodo così tormentato: essi infatti sono gli unici che possono distrarre dal tormento, non dimenticando però che quelli veri si contano a malapena sul palmo della mano. Ovviamente perdere un genitore quando si è così giovani rende tutto il percorso di crescita difficilissimo, ma la strada rimane sempre illuminata da quel genitore che, se pur scomparso, rimarrà sempre presente nel cuore del figlio e con i suoi insegnamenti lo guiderà e lo sosterrà essendo sempre luce negli inevitabili momenti di buio della vita. L’unica cosa che si può fare è vivere ogni attimo cercando di rendere il proprio genitore orgoglioso, farlo continuare a vivere nei propri sorrisi, nelle esperienze fatte, nei ricordi e in ogni avventura che si affronta, nella speranza che da lassù lui possa vedere e, chissà, un giorno possa riabbracciare in Paradiso i suoi e parlare di nuovo con loro.

Luca Minieri (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

AMARE QUALCUNO SIGNIFICA…

Credo che mai, come in questo momento difficile per la società, sia fondamentale discutere sull’immensità dell’amore. L’amore è un sentimento che non necessita di parole per essere definito, è quella continua empatia che unisce due o più persone rendendole complici. Amare significa desiderare il meglio dell’altro; è quella forza emotiva che nasce dalla volontà di donarsi e offrirsi completamente. Amare è una dote innata, è fondamentale dunque essere di supporto anche quando il dolore prevarica e lo stato di sofferenza emerge determinando sconforto nell’individuo. Dare amore è sinonimo di speranza, di accettazione e di equilibrio psicofisico. Imprescindibile è considerare questo sentimento un elemento essenziale; puoi essere innamorato di ciò che si fa, di una persona, di un animale o di qualsiasi altra cosa, in maniera incondizionata, ma sempre con la consapevolezza di concedersi pienamente e senza pregiudizi. Ho una visione abbastanza ampia dell’amore, so di donare e allo stesso tempo provo contezza nel ricevere. Amo la vita in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, amo chi mi circonda: i miei genitori, i miei compagni, i miei parenti; insomma, apprezzo tutto ciò che mi fa stare bene e che mi rende felice. La serenità che percepisco è fondamentale per accogliere chi vorrà far parte del mio mondo. Con l’amore si possono di sicuro vincere grandi battaglie ed instaurare grandi amicizie; percepire questa vibrazione con innocenza e purezza indubbiamente rende l’individuo più consapevole e meno avverso nei confronti del prossimo.

L’amore è un impulso capace di provocare una moltitudine di emozioni, che hanno tutte un ruolo rilevante per la crescita e la maturità di ciascuno di noi. È fondamentale non soffermarsi mai sulle apparenze, credere sempre in questo valore inestimabile capace di regalarci brividi ed emozioni continue. Evitiamo la violenza, il disprezzo e il dolore, che in realtà provocano solo tanta sofferenza. Se tutti potessimo capire il valore di ogni singolo battito del nostro cuore, sono convinto che saremmo protagonisti di un mondo migliore, di un mondo ricco di gioie!

Leonardo Calabrese (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

LA 59ESIMA EDIZIONE DELLA BIENNALE DI VENEZIA

All’insegna della riapertura e dell’innovazione nel mondo dell’arte, il 23 aprile è stata inaugurata la 59esima edizione della Biennale di Venezia, l’esposizione internazionale dell’arte che rimarrà aperta al pubblico fino al 27 novembre 2022.

Saranno presenti padiglioni da tutto il mondo, ma a causa della recente guerra in Ucraina, il curatore della Russia si è dimesso dal suo incarico in segno di protesta, appoggiato anche dagli artisti connazionali; purtroppo questo è un segno di come neanche l’arte sia immune alla guerra.

Sarà indubbiamente un’edizione dai numeri stupefacenti, come afferma la responsabile Cecilia Alemanni, prima donna a ricoprire l’incarico di direttrice artistica. “Mi riprometto di dare voce ad artiste e artisti per realizzare progetti unici che riflettano le loro visioni e la nostra società”, ha affermato la curatrice.

La Mostra si articolerà tra il Padiglione Centrale, i Giardini e l’Arsenale, includendo 191 artiste e 22 artisti provenienti da 58 nazioni. Sono 26 gli italiani, 180 le prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1.433 le opere e gli oggetti esposti, 80 le nuove produzioni.

La narrazione della biennale ruota attorno a temi universali, dall’identità di genere al rapporto tra individuo e tecnologia, che sono sempre più presenti nelle nostre vite. Lungo il percorso espositivo il pubblico può inoltre visitare cinque piccole mostre (o capsule) a tema. Degna di nota è l’opera intitolata “The Witches’ Cradle” (in italiano “La culla della Strega), che ospita dipinti di artisti storici all’avanguardia, tra cui Remedios Varo e Leonora Carrington, la cui immaginazione ha ispirato il nome della Biennale 2022, dal suo libro “Il latte dei sogni”.

C’è grande attesa per questa mostra, dato che è stata a lungo rinviata a causa della pandemia. “Ci si aspetta una Biennale di ripartenza”, questo l’auspicio espresso dal ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Emma Di Bari (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

LA BELLEZZA. RIFLESSIONI IN LIBERTA’.

Dovremmo ammettere tutti che spesso, nella società odierna, la bellezza viene vista come un prerequisito senza il quale tutto è più difficile. Un po’ come gli enzimi, che catalizzando le reazioni le velocizzano, la bellezza facilita i rapporti sociali e quelli lavorativi. Sarebbe da ipocriti dire che una persona di bell’aspetto ha le stesse possibilità di chi non ne è dotato…

La bellezza è un concetto “libero”, che, se ridotto a canoni, risulta intrappolato e banalizzato. Vorrei che i miei coetanei imparassero che l’aspetto delle persone che frequentano non è rilevante e che sono altri i valori da apprezzare in chi li circonda. La cultura è bellezza, nulla può farmi cambiare idea; i lineamenti non sono un nostro merito, mentre coltivare se stessi è la miglior cura che si può avere della propria anima.

È prevedibile che alla nostra età si è superficiali, ma ciò non ci giustifica.

Dovremmo andare oltre l’omologazione e trovare nuove parole per poter descrivere ciò che vediamo, tutto può essere bello se esprime o suscita emozione.

L’estetica del mondo è imperfetta ed è proprio per questo che è meravigliosa.

La bellezza, nonostante sia relativa, dovrebbe invitarci a riflettere. Tutto ciò che ora troviamo attraente cambierà con il tempo, perché l’esteriorità è effimera.

Bellezza è realizzare se stessi. Tutto è fin troppo standardizzato; appena si esce dallo “schema” si è considerati diversi e ciò non viene visto in modo positivo, anche se in questi anni la situazione sta finalmente migliorando. Essa infatti aggiunge dettagli e particolarità ed è ciò che dà carattere all’individuo. La sicurezza fa apparire le persone molto più belle.

Non sempre la perfezione attrae e sicuramente il modo in cui si appare agli altri non deve essere l’unico nostro interesse. Questi sono i messaggi che dovrebbero essere trasmessi soprattutto ai giovani, che si trovano in un mondo di finte apparenze, dove è difficile spiccare per altre qualità.

Talvolta ci si mostra come non si è per riuscire a rientrare in un gruppo di persone “attraenti”, sfoggiando vestiti di marca, nuovi e costosi; tra le mie coetanee c’è poi chi si veste e si trucca in modo più appariscente per il proprio compiacimento e viene vista come colei che cerca attenzioni…

Esprimere se stessi in modo autentico è la chiave per acquisire sicurezza.

In questa società ci sentiamo in dovere di giudicare sempre, anche solo perché abbiamo il diritto di parola. Bisognerebbe comprendere che, per distinguersi dalla massa, occorre essere autentici e che ridicolizzare il prossimo che magari non si conforma, non significa esprimere un’opinione ma demolirne l’autostima.

Il concetto di bellezza viene spesso associato a quello di perfezione e questo è un grave errore.

La bellezza può essere ravvisata in qualsiasi cosa, luogo, persona; è varia e soggettiva; costringerla in standard e considerarla solo nel modo “tradizionale”, accettato dal collettivo, la banalizza, svuotandola del suo autentico significato.

Irene Marino (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

VENTOTENE, L’ISOLA DELLA PACE

A largo delle coste laziali e campane, tra l’isola d’Ischia e l’isola di Ponza, c’è un’altra isola, quella in cui Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrissero “Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”, il documento che noi oggi conosciamo come “Manifesto di Ventotene” e che viene indicato come unica soluzione per la salvezza della civiltà europea. Ed è proprio con questo spirito di Europa unita che dal 21 al 24 Aprile 2022, l’istituto Marconi-Hack di Bari ha mandato a Ventotene una sua delegazione di seconde liceali e una più piccola delegazione di classi terze, quarte e quinte dell’istituto tecnico. I pullman sono partiti da Bari la sera del 20 Aprile e da allora fino al ritorno, il 24 aprile, gli alunni hanno trascorso quattro giorni intensi, tra impegno di delegati parlamentari nelle simulazioni e puro divertimento, così come accade in una normale gita scolastica. Subito dopo lo sbarco sull’isola, infatti, gli studenti delle varie classi hanno partecipato ad una simulazione del parlamento Europeo, divisa in quattro sessioni e durata per 12 ore, al termine della quale hanno scritto una raccomandazione parlamentare. Il tema dibattuto riguardava lo spreco alimentare e ogni studente ha dovuto mettersi nei panni del rappresentante di uno stato a lui assegnato e argomentare sulle possibili strategie da proporre, senza però fare alcun torto al partito politico europeo di appartenenza. A seguito di molteplici dibattiti moderati e non dalla presidenza e gestiti direttamente dai parlamentari, i partiti politici hanno creato due schieramenti, ossia due alleanze politiche, nel cui nome sono state scritte le raccomandazioni “passate”, poi riportate nuovamente in parlamento per la delibera ufficiale. Un “gioco” di ruolo che ha fatto ben comprendere cosa significhi far parte di una comunità europea che non bada alle esigenze del singolo stato, bensì bada alle esigenze di tutti gli stati che ne fanno parte.

Ovviamente questa esperienza non poteva non essere corollata da visite storico-naturalistiche sulla meravigliosa isola di Ventotene, il cui vento (di qui il nome) è parte integrante delle sue bellezze; né potevano Non potevano mancare le fantastiche serate passate tutti insieme: studenti e docenti hanno reso questa visita formativa produttiva anche a livello sociale, permettendo di rafforzare o di iniziare piacevolmente la conoscenza di persone appartenenti a sezioni diverse e dando la possibilità a tutti gli alunni di vedere i propri docenti da un punto di vista diverso, sotto un’altra veste e fuori dal ruolo istituzionale, rendendo più forte e vicino il rapporto studente-docente.

Gli alunni che hanno vissuto questa “avventura” ormai hanno, seppure a malincuore, lasciato le rive dell’isola, ma, rileggendo per l’ultima volta la frase

Per l’Europa di Ventotene

Isola della pace

che si vede dal mare, saranno felici di cedere la staffetta ad altri alunni dell’Istituto, che presto sperimenteranno e vivranno la stessa affascinante e formativa esperienza.

Mario Recchia (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

RINASCITA. UN ALBERO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Rispetto all’anno passato, nel periodo fino al 17 aprile, le donne vittime di omicidio in Italia sono diminuite: nel 2021 erano trentatré, mentre quest’anno sono ventinove. È certamente una buona notizia, ma teniamo a mente che, nonostante il piccolo progresso, ci sono state comunque ventinove donne, che sono anche madri, figlie, sorelle e mogli ma soprattutto donne, persone non hanno bisogno di appartenere a qualcuno per avere un’identità, che hanno perso la vita. Ventisette di queste donne sono state uccise in ambito familiare o comunque da persone a loro affettivamente vicine, e quindici da partner o ex partner.

E’ davvero scoraggiante prendere atto del fatto che ancora nel 2022 delle donne siano costrette a temere ogni giorno per la propria vita, a causa del controllo psicofisico e del privilegio che gli uomini mantengono su di loro.

Noi, però, non smettiamo di lottare affinché la situazione cambi radicalmente in meglio, e proprio per questo dobbiamo conoscere e sostenere iniziative come quella promossa dal Cav (Centro Antiviolenza dell’assessorato comunale al Welfare), sostenuta dalla 2Night Spa e intitolata “Rinascita. Un albero contro la violenza sulle donne”.

Mercoledì 29 dicembre sono stati piantati sette alberi di melograno nei pressi di luoghi che ospitano dei servizi del welfare del Comune di Bari (tra Japigia, Torre a Mare, Carbonara, San Pio, San Paolo e l’Ortodomingo di Poggiofranco) e sono stati donati 3.600 euro per sostenere azioni di sensibilizzazione proprio sul tema della violenza sulle donne.

Questa apparentemente piccola azione vuole divulgare un messaggio molto significativo, un messaggio di cura e di speranza: sprona le donne a denunciare le violenze che subiscono, a non sentirsi sole e a credere fortemente che è possibile rinascere e avere una vita migliore, una vita piena di speranza e libertà. Durante la stessa giornata sono state distribuite anche 200 bustine di semi con annesse tutte le informazioni per contattare il Cav di Bari.

“Così come è importante prendersi cura di un seme, affinché, un poco alla volta, grazie alla cura di tutti, diventi un albero, così è importante prendersi cura di se stessi e quindi anche denunciare qualsiasi tipo di violenza, in modo da vivere al meglio” dice Francesco Panebianco, direttore commerciale della 2Night Spa.

Io e un altro ex alunno dell’I.C. Zingarelli siamo andati a visitare l’Ortodomingo e la dottoressa Maria Panza ci ha lasciato scattare qualche foto all’albero, che ora è nel pieno della sua crescita e, nonostante le nuvole, splende simboleggiando il coraggio di tutte le donne.

Anna Chiara Pizzutilo

TUTTI I POPOLI SORRIDONO NELLA STESSA LINGUA

C’è il sole oggi in Orto Domingo e non c’è il vento … che delizia per l’evento in programma “Tutti i popoli sorridono nella stessa lingua”. Un incontro davvero entusiasmante e commovente.

Gli ospiti di varie origini (Albania, Kazakhstan, Brasile, Mauritius) e di varia età (a partire da un delizioso ragazzino albanese di 13 anni) ci hanno coinvolti ed emozionati nell’ascolto delle loro storie ed entusiasmato nel godere della loro vena artistica espressa nella danza, nel canto e nella recitazione. Tutto questo accompagnati dalla musica e dalle canzoni del bravo e sensibile amico Massimo De Dominicis. Gli ospiti Eusebio, Fatmira, Iris ed Irina hanno portato la propria testimonianza, descrivendo cosa li rende felici qui in Italia, su quanto si sentano cittadini del mondo e su quello che pensano e desiderano fare per migliorare il pianeta che tutti noi abitiamo. Ogni intervento è stato toccante e fra i tanti presenti si è formata una magica onda d’amore che ci ha fatto sentire quanto in fondo siamo un’unica famiglia … la famiglia umana.

Flora Ruggieri La Notte