MYRA SA TUTTO: CONVERSAZIONE CON LUIGI BALLERINI

Il 6 giugno abbiamo incontrato “virtualmente” il dottor Luigi Ballerini, autore del libro di narrativa che abbiamo letto nel corso di quest’anno scolastico: Myra sa tutto

Il libro è ambientato in una realtà distopica nella quale Myra, un’intelligenza artificiale al servizio del Governo, regola la vita di tutte le persone, spiandole continuamente, profilandole, e indirizzandole in tutte le loro scelte, da quelle più banali a quelle più importanti. 

Tutti vivono, dunque, convinti di essere liberi e nel mondo migliore possibile tranne dei ragazzi che, essendosi accorti di vivere “in una bolla”, decidono di uscirne per riconquistare la libertà: tra sogni, amori, litigi lottano per salvarsi da una vita priva di autenticità. Ce la faranno?

Il finale del libro ci ha fatto molto discutere, dal momento che alcuni di noi lo hanno “letto” in un modo, altri in modo completamente diverso.

Abbiamo chiesto lumi a Ballerini, il quale ci ha spiegato che Myra sa tutto, come molti libri, è scritto per metà dall’autore e per metà dai lettori, nel senso che le interpretazioni di ognuno variano in base alla sensibilità e all’esperienza, e sono tutte valide.

Ha aggiunto che ci sono “i bravi scrittori” che già in partenza sanno come sviluppare il racconto in tutte le sue parti, e quelli che si immedesimano nei personaggi e sviluppano la storia passo dopo passo, quasi insieme a loro.

E’ stato molto piacevole parlare con lui, forse anche perché, essendo uno psicanalista, è entrato subito in sintonia con noi, facendoci sentire a nostro agio e apprezzati per tutte le domande che gli abbiamo posto.

Luigi Ballerini è stato puntualissimo e questo ci ha colpito molto favorevolmente: credevamo, infatti, che collegarsi con una classe di ragazzini potesse essere per uno scrittore affermato, semplicemente un fastidioso dovere al quale assolvere; glielo abbiamo anche detto e lui quasi si è sorpreso, rivelandoci che i lettori sono le figure più importanti per uno scrittore, addirittura più dell’editore e del redattore…

Gli abbiamo rivolto le nostre domande.

Una di quelle che più ci interessavano di più riguardava la sua opinione sull’influenza dei social media nella società:  in fondo, è proprio questo il tema centrale del suo romanzo. Ci ha risposto che l’influenza che i social Network esercitano sulle coscienze delle persone è ormai un fatto indiscutibile, tanto che diverse fondamentali scelte, come la Brexit e le elezioni dell’ex presidente degli USA, sono state al centro di inchieste che hanno dimostrato quanto siano state provocate da gestioni “propagandistiche” di dati nel web (in particolare si riferiva allo scandalo della Cambridge Analytica).

A questo proposito, è emerso un altro aspetto molto interessante legato ai condizionamenti che le persone subiscono in diversi contesti. Un nostro compagno, infatti, avendo notato che su diverse copertine dei romanzi di Ballerini è presente un occhio, gliene ha chiesto la ragione. Lui ha risposto che la copertina viene scelta dall’editore e spesso è diversa a seconda del luogo di pubblicazione dell’opera, per via dei diversi “gusti” dei lettori di ciascun paese. Si è soffermato su questo argomento, spiegandoci, cosa che non sospettavamo, quanto siano importanti le copertine dei libri e quanto condizionino il successo o l’insuccesso di una pubblicazione.

Uno di noi ha chiesto se avesse mai pensato di fare di “Myra sa tutto” un film o una serie tv. Lui ci ha detto che nel 2020 il libro è stato selezionato al M.I.A.  tra i migliori 10 prodotti letterari dell’anno e che esiste la possibilità che diventi una serie tv: noi lo speriamo!! 

A proposito, gli abbiamo chiesto se ha in programma un sequel e ci ha sorpreso dicendoci che nel romanzo “Alla seconda umanità”, in un certo senso, vengono svelate le verità riguardanti “la cellula dei dissidenti” di cui, nel finale di “Myra sa tutto”, non si parla. 

Il tempo è trascorso molto velocemente e ci siamo salutati non prima di avergli strappato il consenso ad essere intervistato a settembre per il nostro ZigarelliNews.

A presto, dottor Ballerini!!

Classe 2^C

AVVENTURE ALLA “MAGICOTTI”

Cristiana Saitta e Ruggero Rettagono sono due ragazzi che frequentano la scuola di magia “Magicotti” di Milano. Lei è una ragazza dolce e ha un sogno nel cassetto, quello di diventare una ballerina; Rug è un ragazzo magrolino e intelligente, adorato dai professori. 

I due hanno una cosa che li accomuna: sono vittime di Bullismo e Cyberbullismo. Lei, perché ha attirato l’attenzione del ragazzo più bello della scuola e questo ha causato la gelosia della Divina Faina e delle Adulatrici Cospiratrici. Lui, con i suoi bei voti, ha suscitato l’invidia di un bullo che guida un gruppo di ragazzi chiamati i Fulminati Spettinati. 

Era una normale giornata alla “Magicotti” e, appena finita la lezione di Scopologia (lezione di volo sulla scopa), le ragazze erano andate a cambiarsi negli spogliatoi.

“Ehi Cristiana, come hai fatto a non cadere dalla scopa?” chiese la Divina Faina con una risata ironica e, con un incantesimo, tolse i vestiti a Cristiana mentre una delle Cospiratrici le faceva una foto.

“Adesso cosa farai?”

Cristiana, intimorita, supplicò di rimuovere la foto ma la Divina Faina disse che l’avrebbe tolta solo se lei avesse obbedito ai suoi ordini.

Anche la giornata di Ruggero non andava per il verso giusto.

“Se non fosse stato per te, Gattonero Porta Sfiga, avremmo vinto” disse Gta a  Rug urlando, dopo aver perso la partita di dodgeball stregato, mentre i Fulminati Spettinati lanciavano la bacchetta di Gattonero in mezzo alla strada.

Al suono della campanella Cristiana e Ruggero entrarono in classe e solo il professor Gondor, che insegnava magia, notò la loro sofferenza. 

Il suo assistente, un Elfo, gli procurava le pozioni di cui aveva bisogno, gliele preparava e le mescolava per dargli un super potere.

Nei giorni successivi le occasioni per ricattare i due ragazzi furono tante. 

Un pomeriggio la Divina Faina con le Cospiratrici e Cristiana si recarono al negozio di pozioni.

“Se vuoi che eliminiamo la tua foto devi entrare in quel negozio e rubare una pozione per la bellezza” disse la Divina Faina.

Cristiana avrebbe dato di tutto per far eliminare la foto, così entrò e rubò  ciò che avevano chiesto, ma prima che potesse uscire dal negozio, l’Elfo, a lei sconosciuto, la fermò e la mise in contatto con la sua mente.

Il giorno dopo l’Elfo riferì tutto a Gondor e decise di convocare Cristiana e Ruggero nel suo mondo parallelo, chiamato Planes, dove dotò i due ragazzi di poteri speciali per affrontare i bulli.

Gondor era abbastanza giovane, dai capelli castani come nocciole, occhi marroni e profondi. Aveva labbra abbastanza carnose, pelle liscia e carnagione chiara. Era di statura alta, corporatura magra, aveva muscoli scolpiti e  indossava sempre una camicia bianca e dei jeans.

Una volta tornati a scuola, i due ragazzi erano pronti per affrontare i bulli. Allora andarono nel cortile, dove si erano dati appuntamento. Proposero una sfida di magia che consisteva in un duello a squadre, in cui ciascuno doveva utilizzare i propri poteri e chi non fosse riuscito a difendersi avrebbe perso. Cristiana si teletrasportava alle spalle dei bulli per coglierli di sorpresa e colpirli, mentre Ruggero, con il potere telecinetico,  li sollevava e li faceva precipitare a terra. Naturalmente anche i bulli utilizzavano i loro super poteri per proteggersi, e infatti creavano delle bolle difensive di cui si circondavano in caso di attacco. Ad un certo punto Cristiana e Ruggero unirono i loro poteri per creare un raggio potentissimo che riuscì a scoppiare le bolle ed i bulli si arresero. Da quel giorno Cristiana e Ruggero non vennero mai più bullizzati.  

Rosalia Battista Asia Calvani Francesco Carucci Matilde Di Gioia Elena D’Ursi Chiara Fiore Luca Froio Eleonora Gallucci Cristian Iacobellis Federico Punzi Claudia Rutigliani Gabriele  Violante

RUGGERO E LA MAGIA

Nel 2015 Eusodoro, semidio figlio del dio Natura e della Principessa dei Boschi, e un mortale di nome Daniele Doesn’t Matter crearono un’organizzazione chiamata “Combattus Malus”, in cui  si impegnavano a combattere il terribile mostro Bullismo. I due si erano spartiti i compiti: Daniele si occupava del bullismo sui social (Cyberbullismo), mentre il semidio si occupava del bullismo nel mondo reale. Eusodoro aveva un carattere dolce ed educato, ma non sopportava le ingiustizie e quindi all’occorrenza diventava vendicativo. Aveva il potere dell’invisibilità e correva alla velocità della luce. Inoltre possedeva una mira impeccabile: infatti aveva un arco con due tipi di frecce, quelle  rosse rendevano ridicoli i bulli, quelle blu rafforzavano le vittime. Invece Daniele Doesn’t Matter aveva un carattere da solitario, ma era un ragazzo molto altruista. Magro, con una carnagione chiara, capelli castani e occhi neri, aveva il potere di leggere tutte le chat Whatsapp, utilizzando un telefono incantato. 

Quella mattina, come tutte le mattine, al suono della sveglia Ruggero Rettagono aprì gli occhi. Avrebbe voluto continuare a dormire, non aveva alcuna voglia di tornare in quella scuola, frequentata soltanto da perfidi individui. Il solo pensiero gli faceva venire la nausea. Ripercorse con la mente tutti i momenti terribili vissuti in quelle ultime settimane. Cosa aveva di sbagliato? Perché stava accadendo proprio a lui? Non trovava risposte. 

Ruggero era uno studente brillante. Magro e basso, vestiva sempre di nero; apparentemente era ingenuo e insicuro, in realtà lo caratterizzava un forte senso dell’umorismo. Era il più bravo della scuola “Magicotti”, una scuola di aspiranti maghi, e, sebbene non esitasse ad aiutare i suoi compagni di classe, attirava su di sé le invidie di molti di loro. I più insopportabili della classe erano GTA e i Fulminati Spettinati, una banda di bulli sempre pronti a colpire il povero Ruggero con qualche magia stramba o semplicemente usando la forza fisica. GTA era il tipico bullo, tronfio e prepotente; la sua altezza e corporatura gli conferivano un’aria spavalda e sicura. Era il mago più malefico della “Magicotti”. Certo, competere con un colosso di 1,86 metri, dalle spalle larghe quanto un armadio non era affatto semplice e questo Ruggero lo sapeva benissimo. Ogni volta che veniva bullizzato da GTA, una parte a caso del suo corpo si trasformava in demone, che diventava sempre più forte in momenti di odio e rabbia. Questo demone non faceva altro che indebolire Ruggero. A fare da spalla al “bullo dei bulli” vi era una banda di capelloni, spioni e sfaticati. La loro passione? Social e provocare tragedie di diverso tipo.

Arrivato il momento di alzarsi dal letto, Ruggero decise di affrontare la giornata, malgrado tutto. Poco dopo essere arrivato a scuola – l’ora di shockskate era iniziata da soli 10 minuti – dopo il riscaldamento, il professore era andato in bagno. GTA e i Fulminati Spettinati ne avevano approfittato subito per togliere lo zaino a Ruggero e utilizzarlo come palla da shockskate. Lo zaino era finito nel buco di Giogione (creatore dello shockskate) e Ruggero, a causa della sua bassa statura, non era riuscito a recuperarlo in tempo. Quando il professore fu rientrato dal bagno, Ruggero si beccò perciò un bel rimprovero, oltre che una bella nota incantata e una rigorosa F. 

Ma quella mattina non era come tutte le altre: qualcosa andò storto per quei bulli ed i loro piani naufragarono. Fu infatti grazie agli scambi Whatsapp tra i Fulminati Spettinati che Daniele Doesn’t Matter fu messo in allarme dal suo Magi-telefono. Dopo opportuni appostamenti, il mago si rese conto di ciò che stava succedendo al povero Ruggero. L’organizzazione “Combattus Malus” doveva intervenire! Così, Daniele ed Eusodoro ebbero l’idea di inviare a Ruggero messaggi anonimi, in cui gli rivelavano tutti gli scherzi che quei bulli avevano in mente di giocargli e le magie che intendevano usare contro di lui, consigliando anche delle strategie magiche per contrastarle. Ruggero, incredulo ma fiducioso nei suoi protettori, decise di seguire quei preziosi consigli. D’altronde, che aveva da perdere? Poteva essere la sua unica chance per non essere bullizzato nuovamente. 

Le cose andarono così. Il semidio durante la notte scagliò delle frecce blu verso Ruggero, che lo liberarono per sempre del demone che gli cresceva dentro, restituendogli la sua normale identità di mago. Il giorno dopo tornò a scuola con un po’ più di fiducia nel petto e, appena vide i suoi bulletti mettere in atto i loro piani diabolici, rispose con i controincantesimi suggeritigli dai suoi  misteriosi supereroi. La sua poca autostima crebbe a dismisura! I bulli videro fallire i loro tentativi di contrastare Ruggero, poiché questi utilizzò un incantesimo di protezione che creava uno scudo davanti a sè. Il combattimento durò a lungo, ma i bulli non riuscivano a sconfiggerlo e per questo scapparono dalla paura, tranne uno … GTA! Rimase perchè sapeva chi stava aiutando Ruggero. Utilizzò una magia che Ruggero non si sarebbe mai aspettato: lo colpì con un incantesimo e il giovane mago cadde a terra. A quel punto i protettori dovettero apparire per contrastarlo. Il semidio gli scagliò una freccia rossa, mentre Daniele utilizzò un incantesimo a tutti sconosciuto: quello di creare onde sonore con il telefono. Passò tutto il giorno in infermeria a dormire mentre lo curavano con farmaci magici. Qualche giorno dopo Ruggero si svegliò sano e senza ferite. Da quella sconfitta in poi, gli Spettinati e GTA non ebbero più il coraggio di attaccare Ruggero Rettagono per timore degli Dei. Il ragazzo, che non ebbe più problemi con loro, non potè ringraziare gli Dei, con cui aveva un debito che MAI sarebbe stato estinto.

Giosuè Bennardo, Matteo Bonifazi, Nicolò Montepara, Alberico Nigri

Antonio Savino, Guglielmo Sibilla 

ANCORA “LA GUERRA DEI LIKE”

Nel corso della seconda parte di questo nostro primo anno alla scuola “Nicola Zingarelli”, abbiamo affrontato in tanti modi una tematica che sentiamo molto vicina: la lotta al bullismo e al cyberbullismo. Tra le varie iniziative proposte dai nostri insegnanti c’è stato il progetto “Incontro con autore” che ci ha visti prima impegnati nella lettura del libro di Alessia Cruciani “La guerra dei like”, poi coinvolti in un incontro online con l’autrice e lo youtuber Daniele Doesn’t matter, incontro in cui abbiamo posto una serie di domande e soddisfatto alcune curiosità legate alla trama e alla genesi del libro stesso. 

Successivamente, la nostra professoressa ci ha assegnato un compito ‘speciale’: dal momento che avevamo da poco studiato il genere fantasy, ci ha chiesto di riproporre la trama de “La guerra dei like” in un racconto caratterizzato da tutti gli elementi propri del genere fantasy, quindi in primo luogo dalla magia e da personaggi, principali e secondari, aspiranti maghetti. In questo modo, il testo verosimile della Cruciani si è trasformato in un racconto fantasy.

 Agli inizi di questa impresa, la professoressa ha chiesto a ciascuno di noi di scrivere dei racconti ispirati al libro; poi li ha condivisi sul drive, ognuno di noi li ha letti a casa, poi tutti insieme in classe, per metterli a confronto e individuare le idee ‘vincenti’. Quelle principali ruotavano intorno a due proposte di coppie di supereroi che aiutano le vittime di bullismo e cyerbullismo a sconfiggere i loro avversari: un semidio in coppia con Daniele Doesn’t Matter, uno super-studente in coppia con un super-professore. Si sono così automaticamente definiti altrettanti gruppi di lavoro, ognuno individuato da una coppia di personaggi, e scelti in base ai gusti di ciascun alunno. I due gruppi di lavoro hanno sviluppato in modo originale, mettendo insieme la creatività e le idee dei propri componenti, la trama dello stesso libro e scritto due testi diversi. Ed ora … divertitevi a leggerli proprio qui.

Alessandro Torsello e Nicolas Martellino

DANIELE NICASTRO RACCONTA “GRANDE” ALLA ZINGARELLI

Il 28 Aprile la classe 3D ha avuto la straordinaria opportunità di incontrare a scuola lo scrittore Daniele Nicastro, autore dell’appassionante romanzo “Grande”.

Questa esperienza non solo ci ha offerto la possibilità di conoscere un noto scrittore come Nicastro e di discutere con lui di un libro che abbiamo particolarmente amato, ma ha rappresentato quasi un ritorno alla normalità, in particolare agli incontri in presenza con gli autori che ci sono mancati tantissimo.

Nicastro, entrato nella nostra classe, è stato accolto da un applauso generale, suscitato dall’emozione di incontrarlo. Si è presentato parlandoci delle sue origini siciliane, evincibili dal suo cognome, e del suo trasferimento nel Nord Italia insieme alla sua famiglia, dettato dall’impossibilità di trovare lavoro al Sud. Ha parlato anche della sua passione per i videogames e per le Serie TV. Dopo questa breve presentazione sono iniziate le nostre domande.

Gli abbiamo chiesto se avesse vissuto in prima persona le vicende narrate nella storia e abbiamo appreso che, pur non avendo vissuto direttamente gli eventi raccontati, nel delineare la psicologia del protagonista (Luca), si è sicuramente ispirato alla sua adolescenza: ad esempio i frequenti litigi e gli scontri di Luca con i genitori molto hanno in comune con il “Daniele adolescente”.

Molto interessante è stato scoprire che prima di diventare scrittore, Nicastro era un ghost writer, cioè scriveva libri in “anonimato” senza che il suo nome fosse pubblicato sulla copertina dei libri, condizione che è divenuta col passare degli anni sempre più insopportabile.

L’autore ci ha spiegato anche che per la scelta del titolo del romanzo è stato decisivo il suggerimento di un suo “grande” amico e “grande” scrittore: Davide Morosinotto. Ebbene sì, proprio lui! L’autore de “Il rinomato catalogo…”, “Il fiore perduto dello sciamano K”, …! Lo stesso che abbiamo incontrato a scuola in prima media e di cui abbiamo letto e amato tanti romanzi!

Molte domande sono state poi formulate relativamente alla psicologia di altri personaggi del libro, scoprendo tante curiosità.

La figura di Paolo, cugino del protagonista, è nata ad esempio dal desiderio di sorprendere il lettore, “trasgredendo volutamente gli stereotipi”: Luca, ragazzo di Torino, si rivela molto disobbediente e irresponsabile; Paolo, siciliano, si caratterizza per il rispetto delle regole ed il forte senso di Giustizia.

Prima di autografare i nostri libri, Nicastro ci ha annunciato l’uscita a Maggio di un suo nuovo romanzo, “Vengo io da te”, di cui ci ha anticipato in breve l’avvincente trama. Che state aspettando? Correte in libreria ad acquistarlo!

Per noi è stato un onore accogliere in classe Daniele Nicastro e ci auguriamo che in futuro ci sia data la possibilità di vivere tante altre esperienze così coinvolgenti e formative.

Tommaso Tedesco Quartulli e Gabriele De Marzo

“NON CHIAMATELI EROI”: INCONTRO CON LO SCRITTORE ANTONIO NICASO

Quest’anno all’interno del progetto lettura il 22 marzo noi ragazzi delle classi terze abbiamo avuto l’onore di incontrare, anche se solo in modalità on line, Antonio Nicaso, giornalista e insegnante di storia sociale della criminalità organizzata della Queen’s University in Canada, e insieme al magistrato Nicola Gratteri coautore del libro “Non chiamateli” che abbiamo letto e analizzato in questi mesi.

Il confronto con lui ci ha permesso di conoscere la sua esperienza di vita e di confrontare le nostre riflessioni sulla legalità e sulla situazione italiana.

Nicaso ha scritto tantissimi saggi, sul tema della criminalità. La sua passione per i libri è nata grazie al suo professore delle scuole superiori, che gli diceva che scriveva dei testi bellissimi e lo ha spronato a coltivare questo talento. Così pur in un piccolo paese dove i libri e le biblioteche erano poche, ha curato il suo percorso facendogli conoscere testi diversi e di vario genere, per alimentare la sua vocazione. Antonio da quel momento ha sempre valorizzato il lavoro del suo mentore, che gli ha indicato una nuova prospettiva. E dalla sua lunga esperienza ha affermato che per saper scrivere bene, fondamentale è la lettura, che ci permette anche di viaggiare in mondi immaginari pur restando nel letto della nostra cameretta.

Di solito le persone che scelgono di fare lavori fuori dal comune, come il cantante, il pittore o lo scrittore, non vengono supportate dai parenti, perché i loro sogni sembrano impossibili da raggiungere e poco proficui. Questo non è il caso del nostro autore. Infatti nel suo cammino adolescenziale fondamentale è stata la madre, che lo ha sempre sostenuto nel suo percorso e non lo ha mai giudicato. Il suo papà era morto quando Nicaso aveva solo quattro anni, però, nonostante ciò, il ragazzo è andato avanti e ha superato i problemi insieme alla mamma e alle sorelle.

Una vicenda della sua vita che ci ha colpito particolarmente è accaduta durante la scuola, in provincia di Reggio Calabria. Il padre di un suo compagno di classe è stato ucciso perché non voleva pagare il “pizzo” e così sin da piccolo (aveva solo sei anni e mezzo) Antonio ha amaramente scoperto che la criminalità era vicina ed era qualcosa che “toglieva il sorriso” a chi gli stava accanto. Inoltre in quel periodo la gente aveva problemi economici e quindi molti ragazzi, dopo aver abbandonato gli studi, si univano alla ‘ndrangheta, distruggendo i rapporti con i compagni e la famiglia. Eppure in quel contesto alcuni studenti, come Nicaso, hanno avuto il coraggio e la determinazione di scegliere la via dell’onestà e alcuni di loro si sono dedicati alla giustizia perseguendo la professione di giornalista o magistrato, e osservando il fenomeno anche in un’ottica internazionale.

All’età di ventinove anni, dopo essersi laureato, per necessità si è dovuto trasferire in Canada, ambiente in cui si è inizialmente sentito completamente estraneo soprattutto per la diversa lingua che non gli permetteva di interagire con gli altri. Per questo ritiene una fortuna e una risorsa che il capitale umano nato e formatosi in Italia possa continuare a rimanere nel proprio paese per migliorarlo, come il suo amico Gratteri. Il rapporto con il magistrato è nato quando erano piccoli, quando condividevano l’amore per la terra d’origine, gli interessi comuni e la condizione sociale e, come ci ha rivelato, “quando avevano uno i soldi sufficienti per comprare la pizza e l’altro quelli per comprare la Coca-cola”. E dalla loro amicizia è scaturita la collaborazione professionale.

Sollecitato dalle nostre domande l’autore ha espresso chiaramente che la criminalità più diffusa e potente a livello internazionale è la ‘ndrangheta e che non ha l’immagine “fascinosa” e stereotipata espressa dal cinema o dalle fiction, ma è un fenomeno diffuso e brutale che possiamo imparare a riconoscere con lo studio e la lettura dei libri. La reazione dello Stato nei confronti della criminalità organizzata è stata ed è molto importante e utile, ma occorre un approccio più severo e radicale, sul campo. Molti magistrati, come Giovanni Falcone, hanno contribuito al massimo delle loro capacità, e soprattutto con efficacia, all’affermazione della giustizia nella nostra nazione. Ma non basta. Secondo lui la politica e ancor di più la cultura dell’antimafia diffusa nel territorio possono giocare un ruolo fondamentale nel contrastare l’illegalità e la mentalità mafiosa, perché possono creare uno scudo reale e saldo. Proprio in quest’ottica è nata l’idea di scrivere “Non chiamateli eroi” in questo particolare momento storico.

L’opera scritta a quattro mani con Gratteri può essere considerata un manifesto di coraggio e forza, i cui protagonisti sono le vittime di mafia. Trent’anni dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, proprio i due magistrati che non volevano essere chiamati eroi e a cui è ispirato il titolo, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso dipingono le vite di coloro che, senza avere paura, hanno difeso con coraggio e professionalità i propri ideali fino alla morte.

Nel libro, infatti, si susseguono ritratti di uomini, donne e bambini accomunati tutti dalla sete di giustizia e libertà. Ognuno di loro ha lasciato nel cuore emozioni scritte con l’inchiostro: Giuseppe Letizia, Giuseppe di Matteo, Nicola detto Cocò Campolongo, vittime innocenti, brutalmente assassinate; Gelsomina Verde, Annalisa Durante, donne nel posto sbagliato al momento sbagliato, Lea Garofalo madre che sogna per la figlia una vita lontana dalla ‘ndrangheta; l’imprenditore tessile Libero Grassi, il mugnaio Rocco Gatto, lavoratori onesti che non hanno mai piegato la testa; Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giorgio Ambrosoli, magistrati, avvocati, uomini che hanno fatto della lotta alla mafia il loro mestiere e il loro motivo di vita. Figure note e meno note, persone comuni che, eroicamente, hanno detto “No” alla criminalità organizzata e hanno dato il loro contributo per una società migliore.

I personaggi descritti ci inducono a riflettere su quanto sia importante combattere l’indifferenza e l’omertà e fare fronte comune contro la Mafia e le ingiustizie. I sacrifici e i sogni che emergono dai protagonisti sono un modo per non dimenticare e per ricordare che “si può fare qualcosa, e se ognuno lo fa, allora si può fare molto”.

La Sicilia e la Calabria fanno da scenario alle atrocità di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta, ma l’opera ci ricorda che la mafia può essere dappertutto, ovunque ci siano prepotenze, ingiustizie, sete di potere e omertà. La mafia è al lavoro, nella pubblica amministrazione, tra le vie delle città e anche nelle famiglie e non ha pietà neanche per chi è innocente o indifeso. Per questo è importante far conoscere questa realtà a tutti i cittadini, a partire dalle nuove generazioni, perché possano essere in grado di affrontarla con coraggio, rompendo il silenzio.

Le parole sono pietre. Usiamole per costruire ponti, per unire le coscienze di chi non sopporta più la tirannide delle mafie, l’ipocrisia di chi dovrebbe combatterle e le menzogne di chi continua a girarsi dall’altra parte”.

Proprio con le loro parole semplici e dirette i due scrittori arrivano a noi ragazzi e toccano le nostre coscienze, mostrandoci un mondo che sembra frutto di una fantasia macabra e brutale, che ci indigna, ma anche la forza e il coraggio dei “non eroi” che ci spinge a intervenire perchè “La memoria del loro sacrificio deve spingere ad impegnarsi per costruire un Paese veramente libero dalla paura, dal bisogno, ma soprattutto dal condizionamento mafioso”.

E’ stata decisamente un’esperienza che ricorderemo.

Emily Bevilacqua, Giovanni Decaro,

Annalisa Di Maso, Mario Panzarino

DANIELE NICASTRO OSPITE D’ECCEZIONE ALLA ZINGARELLI

Giovedì 28 aprile nella scuola Zingarelli alcune classi terze hanno incontrato lo scrittore Daniele Nicastro, autore del romanzo che ha dato il via al progetto di educazione civica svolto durante quest’anno scolastico. “Grande”, il titolo del libro, è un romanzo di formazione che ha accompagnato le nostre lezioni e i nostri dibattiti tra alunni e professori, i quali si sono immersi nella lettura e si sono affezionati ai personaggi. L’argomento principale potrebbe sembrare la mafia, tematica tutt’oggi ancora molto attuale, ma dietro la trama si nasconde un avvincente racconto di formazione che trasmette preziosi valori, soprattutto a noi ragazzi. 

Luca, un ragazzino che vive in Piemonte, viene costretto dai genitori a rinunciare alla vacanza con i suoi amici per andare a trovare la nonna malata in un piccolo paesino della Sicilia, di cui i suoi genitori sono originari… Qui passerà tutta l’estate e incontrerà un ragazzo di nome Mario, dal cui modo di fare Luca è affascinato: impennare sul motorino, avere tanti amici intorno che obbediscono a qualunque cosa lui dica, tante ragazze, serate mozzafiato… L’indole da adolescente ribelle di Luca, lo spinge ad avvicinarsi a questo mondo, facendo quello che secondo lui è da grande, senza nemmeno accorgersi del grosso rischio a cui va incontro. Luca inizialmente non se ne accorge, perché immagina che la mafia sia qualcosa di molto lontano dal vissuto quotidiano, cioè  che sia solo quella che si legge nei libri o si vede nei film… Nemmeno le prediche del cugino Paolo, un ragazzino responsabile e obbediente (l’opposto di Luca), sono servite a fargli cambiare idea, essendo ormai accecato da quel subdolo ambiente! Eppure, essendo Luca intelligente, percepisce che qualcosa non va, ma non riesce ad ammetterlo a se stesso, perché non vuole rinunciare a ciò che ha conquistato. Da qui nasce l’interessante trama, interessante e coinvolgente…

Come in tutti i libri dell’autore, è stato descritto e delineato un bel percorso di crescita della maggior parte dei personaggi, trattando valori che noi ragazzi dovremmo imparare per crescere e diventare davvero grandi!

Dal romanzo è stato tratto anche un film, girato interamente da due giovanissimi registi e recitato da piccoli attori che hanno fatto un passo in avanti per realizzare il loro sogno ed entrare in questo nuovo mondo.

Daniele Nicastro è stato gentile e disponibile nel raccontare degli aneddoti inediti che si celano dietro le vicende dell’estate di Luca e abbiamo avuto anche l’occasione di consegnargli un cartellone con la nostra analisi dei personaggi e i disegni di come li immaginiamo.

È stata una bellissima esperienza e soprattutto il libro ci ha insegnato davvero tanto! Ognuno di noi dovrebbe prendere spunto dalla crescita di Luca.

Nicole Ida Nitti

disegni di Davide Troccoli

DIECI RAGAZZE PER ME

Dieci ragazze per me della scrittrice Florisa Sciannamea è una raccolta di brevi racconti che ha come tema principale la donna, di cui prende in considerazione le numerose e varie sfaccettature. Protagoniste dei dieci racconti sono, infatti, dieci “ragazze” e le loro vite. Con il titolo, come si potrà leggere dall’intervista che le abbiamo rivolto, l’autrice intende fare volutamente riferimento alla canzone “Dieci ragazze per me” di Lucio Battisti.

Ma lasciamocelo dire dalla stessa Florisa…

GIORNALISTI: Questo libro parla di tante donne che hanno vissuto una vita particolare. Come definirebbe le sue protagoniste in una sola parola?

FLORISA SCIANNAMEA: Per definire queste donne ci vorrebbero tantissimi aggettivi, ma penso che “uniche”, “normali” e “speciali” siano quelli perfetti.

G: A quale di loro è più affezionata?

F: La donna a cui tengo di più è certamente Faduma, perché ho avuto la fortuna di conoscerla e di starle vicino anche in momenti particolari come il giorno dopo il parto del suo secondo figlio, ma anche perché era una ragazza dolce, affettuosa e gentile.

G: C’è qualcuna che le assomiglia?

F: Mi assomiglia molto Maria Pugliese, la mia professoressa di storia dell’arte, perché condivido pienamente il suo concetto di bellezza, che non si riferisce all’apparenza esteriore ma alla bellezza interiore.

G: Il titolo del suo libro ricorda una canzone di Lucio Battisti.

F: Sì, certo. E’ proprio dalla quella canzone che ho preso spunto. “Dieci ragazze per me” mi ha fatto riflettere molto. Quando ascoltai per la prima volta decisi di scrivere un libro partendo dal suo titolo e ci sono riuscita!

G: Benissimo, ora parliamo un po’ della sua carriera di scrittrice. Dove trova l’ispirazione per i suoi fantastici libri?

F: Dagli avvenimenti di tutti i giorni. Li trasformo, certo, ma non del tutto, in modo da renderli immaginari quel tanto che basta a renderli affascinanti e in modo che abbiano una morale sottintesa, così come ho detto prima riguardo alla canzone di Battisti.

G: Come è cambiata la sua vita scrivendo?

F: E’ migliorata. Grazie ai libri posso esprimere la mia opinione, i miei pensieri, le mie emozioni; posso condividere me stessa e magari “parlare” indirettamente a chi mi legge.

G: Lei ha studiato al Liceo Artistico e poi all’Accademia delle Belle Arti. Come ha scoperto la vena della scrittura?

F: In realtà la mia prima ambizione non era quella di scrivere e pubblicare libri o di essere conosciuta come scrittrice. Io amavo (e amo ancora tantissimo) disegnare e sapevo di avere un certo talento in questo. Perciò solo tardi ho provato a scrivere qualcosa, senza mai pubblicare peraltro, perché avevo paura. Con il passare del tempo la paura è sparita (non del tutto, ma quasi), mi sono fatta coraggio e mi sono lanciata in quest’altra avventura. Ho deciso così di scrivere dei veri e propri libri (inserendo anche un pezzo del mio cuore, i disegni) e, quando ho trovato degli editori interessati al mio lavoro, di pubblicarli.

G: Quando scrive un libro, ha già tutta la storia in mente o la elabora strada facendo?

F: Prima di cominciare la storia creo un piccolo bozzetto in mente sull’argomento che devo trattare, poi strada facendo penso ai personaggi (nome, caratteristiche fisiche, carattere, funzione nella storia) e ai luoghi dove ambientare le storie.

G: Che sensazione si prova dopo aver scritto un libro?

F: Si prova felicità e soddisfazione, ma anche paura di sentire, leggere, ricevere dei commenti negativi riguardo quello che hai scritto.

G: Lei ha partecipato a molti incontri con molti alunni di tutte le età: che cosa le hanno trasmesso questi incontri?

F: Mi hanno arricchito e incuriosito: ogni singolo alunno esprime opinioni, pensieri, stati d’animo tutti suoi, uno diverso dall’altro e uno più unico dell’altro. Mi hanno fatto riflettere molto.

G: Insomma, si impara anche dai più piccoli …

La ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato. Prima di salutarla le chiediamo un’ultima cosa: se potesse lanciare un messaggio ai suoi lettori, e in particolare ai ragazzi dell’Istituto Zingarelli, che cosa direbbe loro?

F: Augurerei loro di riuscire ad evitare nella propria vita sia i rimpianti sia i rimorsi. E li incoraggerei a vivere sempre in maniera coerente con le proprie idee, con le proprie passioni e il proprio modo di essere per non tradirsi mai.

Alice Frigerio, Luca Lo Presti

HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE

“Harry Potter e la maledizione dell’erede”, il nuovo straordinario romanzo della Rowling mi è piaciuto così tanto che ho letto 473 pagine in soli 2 giorni!

Il libro ha suscitato in me parecchie emozioni, sorpresa, ansia, suspense, ma soprattutto ha dato via libera alla mia fantasia! 

Harry, ormai 37enne, ha una moglie (Ginny) e tre figli: James Sirius, Albus Severus e Lily. Per Albus, suo secondogenito, è arrivato il momento di andare ad Hogwarts con sua cugina Rose. Durante il viaggio nel binario 9 3-4, Al (Albus) incontra un nuovo amico: Scorpius Malfoy, e… scopritelo da soli e mi ringrazierete!!!

Non  mi aspettavo un Potter in Serpeverde, né che Voldemort avesse una figlia… e mi fermo qui perché non voglio dare altri spoiler!! Vi dico solo che il combattimento finale è da cardiopalma, ansia a mille, per dirla come diciamo noi ragazzi: la figlia di Voldemort contro Harry ed il suo secondogenito Albus!

Anche una volta conclusa la lettura ho continuato a pensare alle fantastiche avventure di Harry e degli altri personaggi: insomma, mi sono lasciata prendere un pochino (proprio un pochino) dal libro.

Io adoro tutta la saga di Harry Potter, ma questo libro è sicuramente il mio preferito! Compratelo e saranno i 14 euro meglio spesi nella vostra vita!

Rossana Cicchetti

LE RCU DI BARI, LA CITTA’ CHE PARTECIPA

“La città che partecipa”, di Anna Materi, è un libro che racconta l’esperienza delle Reti Civiche Urbane nella città di Bari.

Le RCU (come ha spiegato l’autrice venerdì 4 marzo nella bellissima cornice del Museo Civico)  nascono dall’impegno di gruppi di cittadini baresi che, attraverso una serie di iniziative socio-culturali, hanno deciso di contribuire concretamente alla vita della città.

Tali iniziative,  coerentemente il forte senso di appartenenza al quartiere che caratterizza il sentire di noi baresi, si sono realizzate nell’ambito di alcuni quartieri.

L’idea delle Reti Civiche Urbane prende spunto dalla convinzione che, affinché gli individui partecipino in modo attivo allo sviluppo della propria città, si debba uscire da una logica assistenziale di soddisfacimento del bisogno da parte dell’amministrazione: se una comunità si riunisce e si dà uno scopo, metterà in campo tutto il proprio impegno al fine di raggiungerlo. Il mezzo e lo scopo saranno indissolubilmente legati e l’obiettivo verrà centrato.

Quando la comunità decide di organizzarsi e di essere parte attiva per la realizzazione dei propri bisogni, allora trova davvero la propria identità. E’ quindi la partecipazione che fa la differenza: il capitale sociale, cioè il capitale umano che coopera, non si esaurisce, come qualsiasi altro capitale, ma al contrario, attraverso l’”uso” e la pratica, si autoalimenta.  Questo è proprio ciò che sta avvenendo nella nostra città dal momento in cui il Comune ha pubblicato  il bando sulle RCU.

In 100 giorni, si sono tenuti  incontri che hanno coinvolto tantissimi cittadini che si sono confrontati facendo emergere i propri bisogni e cercando strategie per realizzarli.

Da giugno 2019 si tengono in tutto il territorio eventi di cui i cittadini stessi sono protagonisti. Purtroppo, le scuole non sono intervenute in maniera significativa, tranne in qualche caso, forse anche per l’arrivo della pandemia, a causa della quale i lavori delle diverse Reti hanno inevitabilmente subito un rallentamento pur senza fermarsi.

Abra Lupori, della Rete di Carbonara- Santa Rita, ha parlato delle RCU come di un’opportunità grandiosa, uno strumento democratico in cui per la prima volta hanno potuto partecipare insieme sia enti del terzo settore sia i cittadini. Ha raccontato con entusiasmo della Casetta di Mary Poppins, che ha ridato vita ad un luogo ormai fatiscente, trasformandolo in uno spazio meraviglioso per i bambini e le bambine di Carbonara e dell’intera città.

La rappresentante della Rete di Torre a Mare e San Giorgio ha evidenziato come l’attività del suo gruppo si sia sviluppata attorno a tre luoghi simbolo del quartiere che vive di due anime, quella della meravigliosa luce sul mare e quella tormentata dal degrado: la Torre, Calafetta, la meravigliosa terrazza sul mare completamente abbandonata, e Cala San Giorgio. “C’è stata una grandissima voglia di esserci, di fare, di mettersi a confronto con gli altri”, ha sottolineato. Durante la pandemia, questa voglia di esserci si è concretizzata in attività di supporto psicologico ai cittadini in difficoltà e di supporto didattico ai bambini con la DAD.

“L’obiettivo di far uscire di casa le persone e di farle sedere allo stesso tavolo a discutere è stato raggiunto” , ha sottolineato il rappresentante della Rete di Carrassi, San Pasquale e Mungivacca: e di questi tempi, ci sembra davvero un grande obiettivo anche quello!

Mattia Sbiroli e Beatrice Stallone