DANIELE NICASTRO RACCONTA “GRANDE” ALLA ZINGARELLI

Il 28 Aprile la classe 3D ha avuto la straordinaria opportunità di incontrare a scuola lo scrittore Daniele Nicastro, autore dell’appassionante romanzo “Grande”.

Questa esperienza non solo ci ha offerto la possibilità di conoscere un noto scrittore come Nicastro e di discutere con lui di un libro che abbiamo particolarmente amato, ma ha rappresentato quasi un ritorno alla normalità, in particolare agli incontri in presenza con gli autori che ci sono mancati tantissimo.

Nicastro, entrato nella nostra classe, è stato accolto da un applauso generale, suscitato dall’emozione di incontrarlo. Si è presentato parlandoci delle sue origini siciliane, evincibili dal suo cognome, e del suo trasferimento nel Nord Italia insieme alla sua famiglia, dettato dall’impossibilità di trovare lavoro al Sud. Ha parlato anche della sua passione per i videogames e per le Serie TV. Dopo questa breve presentazione sono iniziate le nostre domande.

Gli abbiamo chiesto se avesse vissuto in prima persona le vicende narrate nella storia e abbiamo appreso che, pur non avendo vissuto direttamente gli eventi raccontati, nel delineare la psicologia del protagonista (Luca), si è sicuramente ispirato alla sua adolescenza: ad esempio i frequenti litigi e gli scontri di Luca con i genitori molto hanno in comune con il “Daniele adolescente”.

Molto interessante è stato scoprire che prima di diventare scrittore, Nicastro era un ghost writer, cioè scriveva libri in “anonimato” senza che il suo nome fosse pubblicato sulla copertina dei libri, condizione che è divenuta col passare degli anni sempre più insopportabile.

L’autore ci ha spiegato anche che per la scelta del titolo del romanzo è stato decisivo il suggerimento di un suo “grande” amico e “grande” scrittore: Davide Morosinotto. Ebbene sì, proprio lui! L’autore de “Il rinomato catalogo…”, “Il fiore perduto dello sciamano K”, …! Lo stesso che abbiamo incontrato a scuola in prima media e di cui abbiamo letto e amato tanti romanzi!

Molte domande sono state poi formulate relativamente alla psicologia di altri personaggi del libro, scoprendo tante curiosità.

La figura di Paolo, cugino del protagonista, è nata ad esempio dal desiderio di sorprendere il lettore, “trasgredendo volutamente gli stereotipi”: Luca, ragazzo di Torino, si rivela molto disobbediente e irresponsabile; Paolo, siciliano, si caratterizza per il rispetto delle regole ed il forte senso di Giustizia.

Prima di autografare i nostri libri, Nicastro ci ha annunciato l’uscita a Maggio di un suo nuovo romanzo, “Vengo io da te”, di cui ci ha anticipato in breve l’avvincente trama. Che state aspettando? Correte in libreria ad acquistarlo!

Per noi è stato un onore accogliere in classe Daniele Nicastro e ci auguriamo che in futuro ci sia data la possibilità di vivere tante altre esperienze così coinvolgenti e formative.

Tommaso Tedesco Quartulli e Gabriele De Marzo

“NON CHIAMATELI EROI”: INCONTRO CON LO SCRITTORE ANTONIO NICASO

Quest’anno all’interno del progetto lettura il 22 marzo noi ragazzi delle classi terze abbiamo avuto l’onore di incontrare, anche se solo in modalità on line, Antonio Nicaso, giornalista e insegnante di storia sociale della criminalità organizzata della Queen’s University in Canada, e insieme al magistrato Nicola Gratteri coautore del libro “Non chiamateli” che abbiamo letto e analizzato in questi mesi.

Il confronto con lui ci ha permesso di conoscere la sua esperienza di vita e di confrontare le nostre riflessioni sulla legalità e sulla situazione italiana.

Nicaso ha scritto tantissimi saggi, sul tema della criminalità. La sua passione per i libri è nata grazie al suo professore delle scuole superiori, che gli diceva che scriveva dei testi bellissimi e lo ha spronato a coltivare questo talento. Così pur in un piccolo paese dove i libri e le biblioteche erano poche, ha curato il suo percorso facendogli conoscere testi diversi e di vario genere, per alimentare la sua vocazione. Antonio da quel momento ha sempre valorizzato il lavoro del suo mentore, che gli ha indicato una nuova prospettiva. E dalla sua lunga esperienza ha affermato che per saper scrivere bene, fondamentale è la lettura, che ci permette anche di viaggiare in mondi immaginari pur restando nel letto della nostra cameretta.

Di solito le persone che scelgono di fare lavori fuori dal comune, come il cantante, il pittore o lo scrittore, non vengono supportate dai parenti, perché i loro sogni sembrano impossibili da raggiungere e poco proficui. Questo non è il caso del nostro autore. Infatti nel suo cammino adolescenziale fondamentale è stata la madre, che lo ha sempre sostenuto nel suo percorso e non lo ha mai giudicato. Il suo papà era morto quando Nicaso aveva solo quattro anni, però, nonostante ciò, il ragazzo è andato avanti e ha superato i problemi insieme alla mamma e alle sorelle.

Una vicenda della sua vita che ci ha colpito particolarmente è accaduta durante la scuola, in provincia di Reggio Calabria. Il padre di un suo compagno di classe è stato ucciso perché non voleva pagare il “pizzo” e così sin da piccolo (aveva solo sei anni e mezzo) Antonio ha amaramente scoperto che la criminalità era vicina ed era qualcosa che “toglieva il sorriso” a chi gli stava accanto. Inoltre in quel periodo la gente aveva problemi economici e quindi molti ragazzi, dopo aver abbandonato gli studi, si univano alla ‘ndrangheta, distruggendo i rapporti con i compagni e la famiglia. Eppure in quel contesto alcuni studenti, come Nicaso, hanno avuto il coraggio e la determinazione di scegliere la via dell’onestà e alcuni di loro si sono dedicati alla giustizia perseguendo la professione di giornalista o magistrato, e osservando il fenomeno anche in un’ottica internazionale.

All’età di ventinove anni, dopo essersi laureato, per necessità si è dovuto trasferire in Canada, ambiente in cui si è inizialmente sentito completamente estraneo soprattutto per la diversa lingua che non gli permetteva di interagire con gli altri. Per questo ritiene una fortuna e una risorsa che il capitale umano nato e formatosi in Italia possa continuare a rimanere nel proprio paese per migliorarlo, come il suo amico Gratteri. Il rapporto con il magistrato è nato quando erano piccoli, quando condividevano l’amore per la terra d’origine, gli interessi comuni e la condizione sociale e, come ci ha rivelato, “quando avevano uno i soldi sufficienti per comprare la pizza e l’altro quelli per comprare la Coca-cola”. E dalla loro amicizia è scaturita la collaborazione professionale.

Sollecitato dalle nostre domande l’autore ha espresso chiaramente che la criminalità più diffusa e potente a livello internazionale è la ‘ndrangheta e che non ha l’immagine “fascinosa” e stereotipata espressa dal cinema o dalle fiction, ma è un fenomeno diffuso e brutale che possiamo imparare a riconoscere con lo studio e la lettura dei libri. La reazione dello Stato nei confronti della criminalità organizzata è stata ed è molto importante e utile, ma occorre un approccio più severo e radicale, sul campo. Molti magistrati, come Giovanni Falcone, hanno contribuito al massimo delle loro capacità, e soprattutto con efficacia, all’affermazione della giustizia nella nostra nazione. Ma non basta. Secondo lui la politica e ancor di più la cultura dell’antimafia diffusa nel territorio possono giocare un ruolo fondamentale nel contrastare l’illegalità e la mentalità mafiosa, perché possono creare uno scudo reale e saldo. Proprio in quest’ottica è nata l’idea di scrivere “Non chiamateli eroi” in questo particolare momento storico.

L’opera scritta a quattro mani con Gratteri può essere considerata un manifesto di coraggio e forza, i cui protagonisti sono le vittime di mafia. Trent’anni dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, proprio i due magistrati che non volevano essere chiamati eroi e a cui è ispirato il titolo, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso dipingono le vite di coloro che, senza avere paura, hanno difeso con coraggio e professionalità i propri ideali fino alla morte.

Nel libro, infatti, si susseguono ritratti di uomini, donne e bambini accomunati tutti dalla sete di giustizia e libertà. Ognuno di loro ha lasciato nel cuore emozioni scritte con l’inchiostro: Giuseppe Letizia, Giuseppe di Matteo, Nicola detto Cocò Campolongo, vittime innocenti, brutalmente assassinate; Gelsomina Verde, Annalisa Durante, donne nel posto sbagliato al momento sbagliato, Lea Garofalo madre che sogna per la figlia una vita lontana dalla ‘ndrangheta; l’imprenditore tessile Libero Grassi, il mugnaio Rocco Gatto, lavoratori onesti che non hanno mai piegato la testa; Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giorgio Ambrosoli, magistrati, avvocati, uomini che hanno fatto della lotta alla mafia il loro mestiere e il loro motivo di vita. Figure note e meno note, persone comuni che, eroicamente, hanno detto “No” alla criminalità organizzata e hanno dato il loro contributo per una società migliore.

I personaggi descritti ci inducono a riflettere su quanto sia importante combattere l’indifferenza e l’omertà e fare fronte comune contro la Mafia e le ingiustizie. I sacrifici e i sogni che emergono dai protagonisti sono un modo per non dimenticare e per ricordare che “si può fare qualcosa, e se ognuno lo fa, allora si può fare molto”.

La Sicilia e la Calabria fanno da scenario alle atrocità di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta, ma l’opera ci ricorda che la mafia può essere dappertutto, ovunque ci siano prepotenze, ingiustizie, sete di potere e omertà. La mafia è al lavoro, nella pubblica amministrazione, tra le vie delle città e anche nelle famiglie e non ha pietà neanche per chi è innocente o indifeso. Per questo è importante far conoscere questa realtà a tutti i cittadini, a partire dalle nuove generazioni, perché possano essere in grado di affrontarla con coraggio, rompendo il silenzio.

Le parole sono pietre. Usiamole per costruire ponti, per unire le coscienze di chi non sopporta più la tirannide delle mafie, l’ipocrisia di chi dovrebbe combatterle e le menzogne di chi continua a girarsi dall’altra parte”.

Proprio con le loro parole semplici e dirette i due scrittori arrivano a noi ragazzi e toccano le nostre coscienze, mostrandoci un mondo che sembra frutto di una fantasia macabra e brutale, che ci indigna, ma anche la forza e il coraggio dei “non eroi” che ci spinge a intervenire perchè “La memoria del loro sacrificio deve spingere ad impegnarsi per costruire un Paese veramente libero dalla paura, dal bisogno, ma soprattutto dal condizionamento mafioso”.

E’ stata decisamente un’esperienza che ricorderemo.

Emily Bevilacqua, Giovanni Decaro,

Annalisa Di Maso, Mario Panzarino

DANIELE NICASTRO OSPITE D’ECCEZIONE ALLA ZINGARELLI

Giovedì 28 aprile nella scuola Zingarelli alcune classi terze hanno incontrato lo scrittore Daniele Nicastro, autore del romanzo che ha dato il via al progetto di educazione civica svolto durante quest’anno scolastico. “Grande”, il titolo del libro, è un romanzo di formazione che ha accompagnato le nostre lezioni e i nostri dibattiti tra alunni e professori, i quali si sono immersi nella lettura e si sono affezionati ai personaggi. L’argomento principale potrebbe sembrare la mafia, tematica tutt’oggi ancora molto attuale, ma dietro la trama si nasconde un avvincente racconto di formazione che trasmette preziosi valori, soprattutto a noi ragazzi. 

Luca, un ragazzino che vive in Piemonte, viene costretto dai genitori a rinunciare alla vacanza con i suoi amici per andare a trovare la nonna malata in un piccolo paesino della Sicilia, di cui i suoi genitori sono originari… Qui passerà tutta l’estate e incontrerà un ragazzo di nome Mario, dal cui modo di fare Luca è affascinato: impennare sul motorino, avere tanti amici intorno che obbediscono a qualunque cosa lui dica, tante ragazze, serate mozzafiato… L’indole da adolescente ribelle di Luca, lo spinge ad avvicinarsi a questo mondo, facendo quello che secondo lui è da grande, senza nemmeno accorgersi del grosso rischio a cui va incontro. Luca inizialmente non se ne accorge, perché immagina che la mafia sia qualcosa di molto lontano dal vissuto quotidiano, cioè  che sia solo quella che si legge nei libri o si vede nei film… Nemmeno le prediche del cugino Paolo, un ragazzino responsabile e obbediente (l’opposto di Luca), sono servite a fargli cambiare idea, essendo ormai accecato da quel subdolo ambiente! Eppure, essendo Luca intelligente, percepisce che qualcosa non va, ma non riesce ad ammetterlo a se stesso, perché non vuole rinunciare a ciò che ha conquistato. Da qui nasce l’interessante trama, interessante e coinvolgente…

Come in tutti i libri dell’autore, è stato descritto e delineato un bel percorso di crescita della maggior parte dei personaggi, trattando valori che noi ragazzi dovremmo imparare per crescere e diventare davvero grandi!

Dal romanzo è stato tratto anche un film, girato interamente da due giovanissimi registi e recitato da piccoli attori che hanno fatto un passo in avanti per realizzare il loro sogno ed entrare in questo nuovo mondo.

Daniele Nicastro è stato gentile e disponibile nel raccontare degli aneddoti inediti che si celano dietro le vicende dell’estate di Luca e abbiamo avuto anche l’occasione di consegnargli un cartellone con la nostra analisi dei personaggi e i disegni di come li immaginiamo.

È stata una bellissima esperienza e soprattutto il libro ci ha insegnato davvero tanto! Ognuno di noi dovrebbe prendere spunto dalla crescita di Luca.

Nicole Ida Nitti

disegni di Davide Troccoli

DIECI RAGAZZE PER ME

Dieci ragazze per me della scrittrice Florisa Sciannamea è una raccolta di brevi racconti che ha come tema principale la donna, di cui prende in considerazione le numerose e varie sfaccettature. Protagoniste dei dieci racconti sono, infatti, dieci “ragazze” e le loro vite. Con il titolo, come si potrà leggere dall’intervista che le abbiamo rivolto, l’autrice intende fare volutamente riferimento alla canzone “Dieci ragazze per me” di Lucio Battisti.

Ma lasciamocelo dire dalla stessa Florisa…

GIORNALISTI: Questo libro parla di tante donne che hanno vissuto una vita particolare. Come definirebbe le sue protagoniste in una sola parola?

FLORISA SCIANNAMEA: Per definire queste donne ci vorrebbero tantissimi aggettivi, ma penso che “uniche”, “normali” e “speciali” siano quelli perfetti.

G: A quale di loro è più affezionata?

F: La donna a cui tengo di più è certamente Faduma, perché ho avuto la fortuna di conoscerla e di starle vicino anche in momenti particolari come il giorno dopo il parto del suo secondo figlio, ma anche perché era una ragazza dolce, affettuosa e gentile.

G: C’è qualcuna che le assomiglia?

F: Mi assomiglia molto Maria Pugliese, la mia professoressa di storia dell’arte, perché condivido pienamente il suo concetto di bellezza, che non si riferisce all’apparenza esteriore ma alla bellezza interiore.

G: Il titolo del suo libro ricorda una canzone di Lucio Battisti.

F: Sì, certo. E’ proprio dalla quella canzone che ho preso spunto. “Dieci ragazze per me” mi ha fatto riflettere molto. Quando ascoltai per la prima volta decisi di scrivere un libro partendo dal suo titolo e ci sono riuscita!

G: Benissimo, ora parliamo un po’ della sua carriera di scrittrice. Dove trova l’ispirazione per i suoi fantastici libri?

F: Dagli avvenimenti di tutti i giorni. Li trasformo, certo, ma non del tutto, in modo da renderli immaginari quel tanto che basta a renderli affascinanti e in modo che abbiano una morale sottintesa, così come ho detto prima riguardo alla canzone di Battisti.

G: Come è cambiata la sua vita scrivendo?

F: E’ migliorata. Grazie ai libri posso esprimere la mia opinione, i miei pensieri, le mie emozioni; posso condividere me stessa e magari “parlare” indirettamente a chi mi legge.

G: Lei ha studiato al Liceo Artistico e poi all’Accademia delle Belle Arti. Come ha scoperto la vena della scrittura?

F: In realtà la mia prima ambizione non era quella di scrivere e pubblicare libri o di essere conosciuta come scrittrice. Io amavo (e amo ancora tantissimo) disegnare e sapevo di avere un certo talento in questo. Perciò solo tardi ho provato a scrivere qualcosa, senza mai pubblicare peraltro, perché avevo paura. Con il passare del tempo la paura è sparita (non del tutto, ma quasi), mi sono fatta coraggio e mi sono lanciata in quest’altra avventura. Ho deciso così di scrivere dei veri e propri libri (inserendo anche un pezzo del mio cuore, i disegni) e, quando ho trovato degli editori interessati al mio lavoro, di pubblicarli.

G: Quando scrive un libro, ha già tutta la storia in mente o la elabora strada facendo?

F: Prima di cominciare la storia creo un piccolo bozzetto in mente sull’argomento che devo trattare, poi strada facendo penso ai personaggi (nome, caratteristiche fisiche, carattere, funzione nella storia) e ai luoghi dove ambientare le storie.

G: Che sensazione si prova dopo aver scritto un libro?

F: Si prova felicità e soddisfazione, ma anche paura di sentire, leggere, ricevere dei commenti negativi riguardo quello che hai scritto.

G: Lei ha partecipato a molti incontri con molti alunni di tutte le età: che cosa le hanno trasmesso questi incontri?

F: Mi hanno arricchito e incuriosito: ogni singolo alunno esprime opinioni, pensieri, stati d’animo tutti suoi, uno diverso dall’altro e uno più unico dell’altro. Mi hanno fatto riflettere molto.

G: Insomma, si impara anche dai più piccoli …

La ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato. Prima di salutarla le chiediamo un’ultima cosa: se potesse lanciare un messaggio ai suoi lettori, e in particolare ai ragazzi dell’Istituto Zingarelli, che cosa direbbe loro?

F: Augurerei loro di riuscire ad evitare nella propria vita sia i rimpianti sia i rimorsi. E li incoraggerei a vivere sempre in maniera coerente con le proprie idee, con le proprie passioni e il proprio modo di essere per non tradirsi mai.

Alice Frigerio, Luca Lo Presti

HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE

“Harry Potter e la maledizione dell’erede”, il nuovo straordinario romanzo della Rowling mi è piaciuto così tanto che ho letto 473 pagine in soli 2 giorni!

Il libro ha suscitato in me parecchie emozioni, sorpresa, ansia, suspense, ma soprattutto ha dato via libera alla mia fantasia! 

Harry, ormai 37enne, ha una moglie (Ginny) e tre figli: James Sirius, Albus Severus e Lily. Per Albus, suo secondogenito, è arrivato il momento di andare ad Hogwarts con sua cugina Rose. Durante il viaggio nel binario 9 3-4, Al (Albus) incontra un nuovo amico: Scorpius Malfoy, e… scopritelo da soli e mi ringrazierete!!!

Non  mi aspettavo un Potter in Serpeverde, né che Voldemort avesse una figlia… e mi fermo qui perché non voglio dare altri spoiler!! Vi dico solo che il combattimento finale è da cardiopalma, ansia a mille, per dirla come diciamo noi ragazzi: la figlia di Voldemort contro Harry ed il suo secondogenito Albus!

Anche una volta conclusa la lettura ho continuato a pensare alle fantastiche avventure di Harry e degli altri personaggi: insomma, mi sono lasciata prendere un pochino (proprio un pochino) dal libro.

Io adoro tutta la saga di Harry Potter, ma questo libro è sicuramente il mio preferito! Compratelo e saranno i 14 euro meglio spesi nella vostra vita!

Rossana Cicchetti

LE RCU DI BARI, LA CITTA’ CHE PARTECIPA

“La città che partecipa”, di Anna Materi, è un libro che racconta l’esperienza delle Reti Civiche Urbane nella città di Bari.

Le RCU (come ha spiegato l’autrice venerdì 4 marzo nella bellissima cornice del Museo Civico)  nascono dall’impegno di gruppi di cittadini baresi che, attraverso una serie di iniziative socio-culturali, hanno deciso di contribuire concretamente alla vita della città.

Tali iniziative,  coerentemente il forte senso di appartenenza al quartiere che caratterizza il sentire di noi baresi, si sono realizzate nell’ambito di alcuni quartieri.

L’idea delle Reti Civiche Urbane prende spunto dalla convinzione che, affinché gli individui partecipino in modo attivo allo sviluppo della propria città, si debba uscire da una logica assistenziale di soddisfacimento del bisogno da parte dell’amministrazione: se una comunità si riunisce e si dà uno scopo, metterà in campo tutto il proprio impegno al fine di raggiungerlo. Il mezzo e lo scopo saranno indissolubilmente legati e l’obiettivo verrà centrato.

Quando la comunità decide di organizzarsi e di essere parte attiva per la realizzazione dei propri bisogni, allora trova davvero la propria identità. E’ quindi la partecipazione che fa la differenza: il capitale sociale, cioè il capitale umano che coopera, non si esaurisce, come qualsiasi altro capitale, ma al contrario, attraverso l’”uso” e la pratica, si autoalimenta.  Questo è proprio ciò che sta avvenendo nella nostra città dal momento in cui il Comune ha pubblicato  il bando sulle RCU.

In 100 giorni, si sono tenuti  incontri che hanno coinvolto tantissimi cittadini che si sono confrontati facendo emergere i propri bisogni e cercando strategie per realizzarli.

Da giugno 2019 si tengono in tutto il territorio eventi di cui i cittadini stessi sono protagonisti. Purtroppo, le scuole non sono intervenute in maniera significativa, tranne in qualche caso, forse anche per l’arrivo della pandemia, a causa della quale i lavori delle diverse Reti hanno inevitabilmente subito un rallentamento pur senza fermarsi.

Abra Lupori, della Rete di Carbonara- Santa Rita, ha parlato delle RCU come di un’opportunità grandiosa, uno strumento democratico in cui per la prima volta hanno potuto partecipare insieme sia enti del terzo settore sia i cittadini. Ha raccontato con entusiasmo della Casetta di Mary Poppins, che ha ridato vita ad un luogo ormai fatiscente, trasformandolo in uno spazio meraviglioso per i bambini e le bambine di Carbonara e dell’intera città.

La rappresentante della Rete di Torre a Mare e San Giorgio ha evidenziato come l’attività del suo gruppo si sia sviluppata attorno a tre luoghi simbolo del quartiere che vive di due anime, quella della meravigliosa luce sul mare e quella tormentata dal degrado: la Torre, Calafetta, la meravigliosa terrazza sul mare completamente abbandonata, e Cala San Giorgio. “C’è stata una grandissima voglia di esserci, di fare, di mettersi a confronto con gli altri”, ha sottolineato. Durante la pandemia, questa voglia di esserci si è concretizzata in attività di supporto psicologico ai cittadini in difficoltà e di supporto didattico ai bambini con la DAD.

“L’obiettivo di far uscire di casa le persone e di farle sedere allo stesso tavolo a discutere è stato raggiunto” , ha sottolineato il rappresentante della Rete di Carrassi, San Pasquale e Mungivacca: e di questi tempi, ci sembra davvero un grande obiettivo anche quello!

Mattia Sbiroli e Beatrice Stallone

LE DONNE E LA CITTADINANZA ATTIVA.

Tutto è iniziato quando venerdì 4 marzo siamo andati come inviati speciali al Museo Civico di Bari per assistere alla presentazione del libro La città che partecipa, scritto da Anna Materi, web writer, vincitrice di concorsi letterari, scrittrice di componimenti poetici e brevi racconti.

Questo libro è nato come sviluppo della tesi di laurea in Sociologia Generale dell’autrice, e rappresenta la conclusione di un lungo percorso di lavoro collettivo – il progetto Reti Civiche Urbane del Comune di Bari – realizzato con l’obiettivo di creare un’identità cittadina attraverso la partecipazione attiva dei cittadini alla città, per sviluppare appunto la cosiddetta “cittadinanza attiva”.

Partecipando alla presentazione, non abbiamo potuto fare a meno di notare che la maggioranza dei relatori era composta da donne ed essendo passato da poco l’8 marzo, cioè la Giornata Internazionale della Donna, ci è venuto spontaneo riflettere sull’importanza della figura della donna come cittadina attiva che partecipa consapevolmente alla vita sociale.

Per cittadinanza attiva si intende l’adesione consapevole della persona alla vita cittadina e il suo pieno inserimento nelle reti di quei diritti e doveri che sono fondamentali per essere cittadini; significa contribuire pienamente alla comunità di riferimento grazie ad un reale e interessato senso di partecipazione. E allora la riflessione ci ha portato indietro nel tempo, a considerare come soltanto alla fine dell’Ottocento in Italia siano stati riconosciuti alle donne alcuni di quei diritti fondamentali a cui abbiamo accennato: come il diritto all’istruzione, ad esempio, ottenuto soltanto nel 1874, quando alle donne fu consentito l’accesso ai licei e alle università; o come il diritto ad avere un’identità propria, garantito con la Legge Sacchi del 1919, che abolì la potestà maritale e consentì alle donne l’accesso ai pubblici uffici; o il diritto ad entrare nella magistratura (alla quale fu consentito l’accesso solo nel 1963), nella politica e nell’esercito (dove si potè accedere solo nel 1999).

E come possiamo dimenticare che il suffragio femminile fu autorizzato in Italia solo il 10 marzo 1946, data non troppo lontana da oggi? Nè è troppo lontano il tempo in cui la donna viveva esclusivamente all’ombra di un uomo – il padre, il marito, o addirittura il figlio – e non godeva di nessuno dei diritti giuridici, economici, civili riservati agli uomini, rimanendo esclusa dalle più elementari attività sociali. Sono stati necessari tanti anni e tante battaglie coraggiose perché finalmente le donne cominciassero ad avere quelle possibilità che gli uomini hanno sempre avuto di diritto.

E nonostante tutto, ancora oggi non si può dire purtroppo che ci sia una vera e propria parità di genere: rimane sempre un gap sociale – il “gender gap” – ed esistono fenomeni come il cosiddetto “glass ceiling” (che significa letteralmente “soffitto di cristallo”), ossia l’insieme di tutte quelle condizioni che non permettono alle donne di progredire nella carriera professionale e di ricevere gli stessi stipendi degli uomini che occupano le loro identiche posizioni.

Per ridurre queste differenze sociali tra i diciassette obiettivi dell’Agenda 2030 (il nuovo quadro di riferimento globale per l’impegno nazionale e internazionale, teso a trovare soluzioni comuni alle grandi sfide del pianeta), troviamo al quinto posto la parità di genere. Si punta ad “avviare riforme per dare alle donne uguali diritti di accesso alle risorse economiche così come alla titolarità e al controllo della terra e ad altre forme di proprietà, ai servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in conformità con le leggi nazionali” e a “garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica”.

Beh, da quanto abbiamo visto e sentito durante la presentazione de La città che partecipa, l’esperimento delle Reti Civiche Urbane ha visto come protagoniste importantissime e preziose proprio le donne: appassionate, volitive, dinamiche, attive e sempre più consapevoli e partecipi della vita cittadina in una società che ha ancora tanto da migliorare nell’ambito dei diritti femminili.

Giulia Vergari e Alessandro Iuliano

LA CITTA’ CHE PARTECIPA: ALLA SCOPERTA DELLE RETI CIVICHE URBANE DI BARI.

Venerdì 4 marzo, presso il Museo Civico di Bari, si è tenuta la presentazione del libro “La città che partecipa” di Anna Materi.

Quest’ultima ha illustrato i progetti delle 12 reti civiche urbane del territorio di Bari, ovvero l’insieme di azioni svolte sul territorio dalle associazioni gestite dai cittadini allo scopo di creare un’unica comunità e di promuovere l’innovazione sociale e culturale. Tutto ciò sfruttando il capitale sociale che, come ha detto l’autrice, più viene usato e più si arricchisce di idee e progetti, a differenza del capitale economico, che più viene usato e più si consuma.

Oltre all’autrice del libro, erano presenti all’evento anche Paola Romano, assessora alle politiche educative, giovanili e alla città universitaria; Ines Pierucci, assessore alla cultura del comune di Bari; Maria Santoro, referente della rete civica San Giorgio-Torre A Mare; Alberto De Leo, referente della rete civica Carrassi-Mungivacca-San Pasquale; e la giornalista Antonella Paparella.

Dopo qualche saluto ai partner, la parola passa subito all’autrice Anna Materi: “Il libro è lo spin-off della mia tesi di laurea ed è nato per analizzare l’impianto teorico delle reti civiche urbane di Bari, il cui obiettivo è stato quello di far partecipare attivamente i cittadini allo sviluppo della propria città. Spesso, infatti, i cittadini hanno dei bisogni, delle esigenze, delle richieste che tendono a tenersi per sé, ma grazie a progetti come questo si può dare loro voce agendo collettivamente. Nel periodo del lockdown, come è successo per tutte le attività, alcune reti non sono riuscite a portare avanti i progetti, altre invece sono diventate più forti di prima; considerate le situazioni, tuttavia, si può dire che tutti hanno continuato a mantenere un impegno costante, con la sola eccezione delle scuole che, ovviamente, sono rimaste un po’ tagliate fuori dalle iniziative oraganizzate.” 

Oltre ad Anna Materi, hanno preso la parola alcuni referenti delle varie reti.

Rete Santa Rita-Ceglie-Carbonara-Loseto: “Abbiamo lavorato duramente con le altre associazioni uniti dal territori e collaborando con i bambini, perché i bambini non sono i cittadini del domani, sono cittadini oggi e dobbiamo dar loro voce!

Rete San Giorgio, Torre A Mare: “Abbiamo raccolto le idee dei cittadini e abbiamo agito in particolare su Calasetta, Cala San Giorgio e Torre. Questi quartieri, purtroppo, convivono anche con la malavita, cosa che ha spinto ancora di più i cittadini a portare avanti il progetto”

Rete Carrassi-San Pasquale-Mungivacca: “Abbiamo sviluppato il nostro progetto su diversi assi: passeggiate, danze popolari, teatro dell’improvvisazione. Abbiamo lavorato per non far sentire la città scollegata, 20 associazioni hanno realizzato più di 50 attività. Anche nel nostro caso le scuole non sono state molto attive, abbiamo dedicato più attenzione alla popolazione anziana.”.

Ci sono stati poi diversi interventi da parte della platea: è intervenuta una maestra in rappresentanza del mondo della scuola, il presidente di Slow Food, un consigliere comunale… e siamo intervenuti noi ragazzi, con una domanda rivolta ad Anna Materi: “Qual è il messaggio delle RCU per noi ragazzi?”

“Voi siete i futuri cittadini della nostra città – ha risposto l’autrice – e, come ho già detto, il mio libro è rivolto ai cittadini, perciò anche e soprattutto a voi. Ed è giusto che voi, fin dalla vostra giovane età, impariate che è importante e fondamentale imparare ad essere “attori” e non solo “spettatori” della città. Perché la città si costruisce, di vive, si partecipa, non si subisce”.

L’incontro si è concluso con la promessa di un impegno ancora più costante affinché Bari possa definirsi una comunità con la C maiuscola.

Livio Patruno, Sara Medici, Rebecca Marilia Albrizio

VAI ALL’INFERNO, DANTE!

Amazon.it: Vai all'Inferno, Dante! - Garlando, Luigi - Libri

Ti sei mai annoiato nell’ora di letteratura tanto da voler mandare Dante all’inferno, senza neanche passare per il purgatorio?? Non mentire, vil ghibellino! 

Ma stai pur certo che leggendo questo strepitoso romanzo di Luigi Garlando non ti annoierai mai!

In questo racconto, un nuovo Dante tutto da scoprire! Un pro-gamer su Fortnite, un rapper che canta in terzine, un fedele tifoso della Fiorentina! 

A Firenze vi è una splendida villa cinquecentesca, la Gagliarda, residenza dei Guidobaldi e sede dell’impresa di famiglia. È lì che vive Vasco, quattordici anni, un bullo impenitente abituato a maltrattare professori, compagni e familiari. A scuola Vasco fa pena, in compenso è imbattibile al videogioco Fortnite, e progetta di diventare un gamer professionista avendo già migliaia di followers! Perché in fondo Vasco è così, sa di essere in credito con la vita e di avere diritto a tutto.

 Luigi Garlando ha dato vita ad una storia appassionante, ricca di azione e spunti di riflessione: è uno di quei libri che si leggono tutto d’un fiato senza riuscire a staccarsi.  Il suo un unico difetto è che ad un certo punto finisce …

Questo romanzo ci fa ben capire come in realtà personaggi iconici, come Dante Alighieri stesso, non siano tanto lontani da noi e dal nostro modo di pensare, e che forse, quando li consideriamo solo un argomento di studio, non li conosciamo abbastanza a fondo. 

Dante era un uomo come noi, vissuto però in un contesto storico differente dal nostro, ma le emozioni ed i sentimenti umani sono gli stessi oggi come nel XIII secolo. Se capiamo questo, riusciamo ad appassionarci a Dante ed alle sue opere, in primis alla Divina Commedia, che rappresenta sicuramente il suo capolavoro perché attraverso il suo viaggio immaginario nei tre mondi ultraterreni, descrive vizi e virtù umane con sagacia e originalità.

Sara Medici

COS’È UN LIBRO PER TE?

Leggere un libro ad alta voce ad un bambino può essere un’avventura meravigliosa per un docente. Volete sapere perché? Vi racconto la mia esperienza, quella di una maestra di seconda elementare che ogni mese legge un libro diverso ai suoi alunni. E vi racconto la mia esperienza non con le mie parole ma con quelle dei miei piccoli ascoltatori/lettori, che ho “intervistato”.

Vi piace ascoltare la lettura ad alta voce in classe? Perché?

– Sììììììì, maestra! Ci piace tanto tanto ascoltarti mentre leggi ad alta voce perché ci rilassa, ci diverte, ci fa sorridere, ci fa imparare nuovi vocaboli, ci fa immaginare la storia e i personaggi nella nostra mente…

Quale libro stiamo leggendo questo mese e di cosa parla?

– Stiamo leggendo il libro di “DORY, UNA PECORA NERA A SCUOLA”. C’è una bambina che non riesce a leggere e che vuole imparare a farlo ad ogni costo. La sua storia è molto divertente, perchè Dory vive tra due mondi, uno reale e uno immaginario.

Tra i libri che abbiamo letto quale vi è piaciuto di più e perché?

– AGURA TRAT!, quello di Roald Dahl (Giada, Greta, Sara, Paola, Myriam ed Angelica).

– Per me è stato DUE MOSTRI! (Andrea).

– Io dico IL DOTTOR DOLITTLE! (Rachele).

– A me è piaciuto CANE PUZZONE! (Gabriele).

Leggete dei libri quando siete a casa?

– Io sì, prima di dormire e dopo la scuola. Ne ho letti 7 quest’anno! (Paola).

– Maestra, anche io leggo tanto, ma di più i fumetti (Angelo).

Chi si ricorda qual è stato l’ultimo libro che ha letto?

– Io ho letto CATERINA E I FOLLETTI MAGICI (Sara).

– Io IL TESORO DELLA MUMMIA PIEDIBLU (Francesco) .

Chi mi spiega che cosa è un libro per voi?

– Per me un libro è un amico che mi insegna a giocare con la fantasia e a imparare nuove cose (Enrica).

– Per me è un mondo magico scacciapensieri! (Alessio).

Beh, che dite? Dopo aver “ascoltato” le risposte dei miei bambini, non pensate anche voi che la lettura sia un’esperienza entusiasmante per tutti?

La maestra Adriana e la 2^ D (Scuola Primaria Anna Frank)

P.S. per i miei alunni: Bambini della 2^ D, siete sulla strada giusta per diventare LETTORI, continuate così!