IO SONO ZERO

Io sono Zero è un romanzo di formazione per ragazzi di Luigi Ballerini, pubblicato nel 2015 e che l’anno seguente ha vinto il premio Bancarellino.

Il protagonista del racconto è Zero: un ragazzo di circa quattordici anni che ha sempre vissuto in un appartamento ipertecnologico, e non è a conoscenza di nessun altro essere vivente al di fuori di Madar, la voce che lo guida da quando è nato.

Ad un certo punto però, c’è un blackout in quella che definisce la propria casa e si trova catapultato nel mondo reale, dove per la prima volta prova sensazioni come il freddo e la neve che cade sulla pelle, ma le cose che lo stupiscono di più sono la mancanza di un soffitto e la mancanza di dispositivi touch screen, elementi per lui fondamentali che lo hanno accompagnato per tutta la vita.

Zero si sente perso e spaventato, come reagirà ad un cambiamento così grande nella sua vita? Come si comporterà quando incontrerà delle persone reali? Riuscirà ad integrarsi nella società ed a sentirsi umano a tutti gli effetti?

Le risposte si trovano tutte in questo magnifico libro consigliato ai lettori tra gli 11 ed i 15 anni.

Matteo Di Biase

“Stai zitta” di Michela Murgia

Di tutte le cose che le donne possono fare, parlare è ancora considerata la più sovversiva”

“Stai zitta” di Michela Murgia, scrittrice e opinionista italiana, oltre che un libro, è uno strumento che evidenzia come il patriarcato sia ancora fortemente radicato nella nostra società, nella quale il ruolo “inferiore” della donna viene imposto soprattutto attraverso il linguaggio, specchio del pensiero di massa.

Questa realtà scomoda è raccontata, o meglio spiegata con l’analisi di 9 frasi che le donne si sentono dire dagli uomini col fine di sminuire la loro persona, il loro ruolo e le capacità.

Vi spiego meglio: Fareste mai ad un uomo un complimento per il fatto che oltre a fare carriera è un buon padre?

Le donne in carriera con figli, vengono talvolta elogiate non tanto per la professione, quanto per il ruolo di “mamma”, come possiamo notare spesso nei titoli di giornale “L’assessore è mamma di due figli” La mamma-razzo vince i 100 metri” “Giovane mamma muore a 32 anni”.

Pur di non ammettere l’importanza di una donna, la società ha bisogno di evidenziarne il ruolo materno rendendola così in un certo senso più “umana” oppure chiamandola col nome di battesimo, dandole del TU e mettendo l’articolo determinativo davanti al cognome, tutto per farle perdere credibilità.

Per abbattere questi pregiudizi assolutamente infondati che ahimè ci portiamo dietro da secoli, è necessario uno scatto di mentalità, da parte non solo degli uomini, ma anche di noi ragazze e donne, rendendoci conto delle ingiustizie che ogni giorno, pur non rendendocene conto, ci troviamo ad affrontare, e che soprattutto, non sono solo parole.

Questo libro ha un’ambizione: che fra dieci anni una ragazza o un ragazzo trovandolo su una bancarella, sorrida pensando che queste frasi non le dice più nessuno.

Sara Medici

LO STRANO CASO DEL DR. JEKYLL E MR. HYDE

“Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde” è un romanzo scritto da Robert Louis Stevenson, autore del più celebre “L’isola del tesoro”, e pubblicato nel 1886 nel Regno Unito e nel 1905 in Italia.

L’originalità della sua narrativa è data dall’equilibrio tra fantasia e stile chiaro, preciso e a tratti nervoso. 

L’avvicato londinese Mr. Utterson indaga sulle strane e a tratti terribili vicende che coinvolgono il malvagio Edward Hyde e il suo amico Henry Jekyll.

Dopo una serie di peripezie e grazie all’aiuto di personaggi secondari, come il Dottor Lanyon e il maggiordomo Poole, Utterson farà un’incredibile scoperta …

Di questo libro colpiscono la trama avvincente e la compresenza di diversi generi: giallo, noir, thriller d’azione e racconto del mistero e del terrore. Inoltre è interessante come venga evidenziato significativamente lo “sdoppiamento” presente in ogni essere umano, che spesso é una rottura dell’integrità della persona.

Giovanni Lopez

UN ANNO SULL’ALTIPIANO

“Un anno sull’Altipiano” è un romanzo storico  e autobiografico scritto da Emilio Lussu nel fra il 1936 e 1937 e pubblicato nell’anno successivo. 

Lo scrittore, che ha visto nella sua vita ben due guerre mondiali e ha onorato il nostro paese con un impegno civile e politico davvero rilevante, racconta il periodo che ha trascorso sull’Altopiano di Asiago durante la Prima Guerra Mondiale, combattendo come ufficiale della Brigata Sassari.

Descrive accuratamente le persone con le quali ha condiviso l’orrore della guerra, le battaglie, e  soprattutto le emozioni che ha provato in quel terribile anno. Tra tutte dominano il sentimento di vuoto, la fratellanza nei confronti dei compagni e l’odio verso i superiori, spesso inumani e  incompetenti. Quest’odio rimase così radicato in Lussu che in un primo tempo avrebbe voluto chiamare il libro “I miei generali”. 

Nonostante non sia una lettura “facile” e in certi passaggi sia impegnativo seguire l’ordine degli avvenimenti, il libro è interessante e formativo.

Essendo stato scritto più di un secolo fa, il linguaggio non è sempre immediatamente comprensibile, ma anche i termini ormai desueti non distolgono troppo l’attenzione dal racconto.

L’autore riesce a “far sentire” l’ orrore della guerra, trasportando il lettore dentro le trincee e facendogli vivere la sofferenza immensa ma anche  e le piccole gioie che i soldati, nonostante tutto, riuscivano a provare in qualche sporadico, prezioso momento. 

Consigliato a partire dai tredici anni.

Alessandro Trotta

“VAI DA MOMO CHE TI PASSA”

Un libro che non credo tutti conosciate, ma che sono sicura che vi piacerà, è Momo di Michael Ende, lo stesso autore de La storia infinita, per intenderci, titolo ben più noto. Attenzione, arguti lettori, non confondetevi con quel mostro di nome Momo che vive nella realtà virtuale!

Ne è protagonista una bambina un po’ strana che abita un’antica grotta tra le rovine di un anfiteatro. Momo non conosce la sua età. Ha forse otto o dieci anni, i cappelli corti e grandi occhi scuri.

Dopo qualche settimana dal suo arrivo in città, tutti gli abitanti entrano in contatto ed empatia con lei, tanto che quando qualcuno ha un problema si sente mormorare per le strade: “Va da Momo che ti passa”. Momo infatti ha un grande talento: la capacità di ascoltare con attenzione. Così lei riesce a rappacificare gli animi di tutti e ad arrestare i litigi.

Finché un giorno, alcuni agenti della cassa del tempo, detti anche SIGNORI GRIGI, si presentano da Momo e dai suoi amici cercando di farli cadere nella loro trappola allo scopo di rubare il tempo agli uomini e di appropriarsene.

Dovete sapere, dunque, che i Signori Grigi non sono altro che un ammasso di polvere che noi abbiamo creato.

Ce la farà Momo a superare le difficoltà e a sconfiggere i Signori Grigi? Volete saperlo? Be’, buona lettura allora!

Posso solo rivelarvi ciò che ho capito dopo aver letto questo libro: correre, fare tutto per tutto, arricchirsi di cose che non hanno senso, non sono i veri valori della vita. Piuttosto vivere esperienze diverse più a lungo possibile, dedicare tempo ad ascoltare gli altri, non perdere mai la speranza, avere tempo per quelle cose che contano veramente nella vita, come ci insegna Momo nel suo viaggio nel tempo, sono tutte azioni che indicano chiaramente la strada per la felicità.

Perciò … datevi tempo!

Sveva Maria Venturini

ENOLA HOLMES: UN’EROINA SCHIERATA A DIFESA DELLE DONNE!!

The Enola Holmes Mysteries” è una serie di romanzi gialli per ragazzi scritti dall’autrice americana Nancy Springer e pubblicati tra il 2006 e il 2010. I romanzi hanno come protagonista Enola (nome che, fateci caso, letto al contrario diventa “alone”) Holmes, sorella sedicenne del famoso detective Sherlock Holmes, vent’anni più vecchio di lei.

I romanzi hanno dato ispirazione a due film di grandissimo successo.

Enola Holmes 1

Il primo film è ispirato a “Il caso del marchese scomparso, il primo romanzo della serie. Enola, interpretata dalla famosissima ed amata attrice Millie Bobby Brown, è la sorella minore di Sherlock e Mycroft Holmes. Il film inizia proprio nel giorno del giorno del suo sedicesimo compleanno con la scomparsa di sua madre Eudoria, una donna bizzarra e intelliogente che ha cresciuto i suoi figli tra insegnamenti di scienze e arti marziali ben poco adeguati per una signora dell’Inghilterra dell’epoca.

Enola, durante l’assenza della madre, conosce Tewkesbury, un ricco giovane che coltiva il sogno di far parte della Camera dei Lord, nonostante la sua famiglia cerchi con modi più o meno accettabili di fargli intraprendere la carriera militare.

Enola capisce che la famiglia di Tewkesbury è pericolosa e non esiterebbe ad ucciderlo, considerandolo un rivoluzionario, e allora, aiutata dalla sua spiccata inteligenza e anche dai messaggi in codice inviati segretamente da sua madre, riesce, non senza intoppi e con un po’ di aiuto da Sherlock, a salvarlo e lasciarlo libero di realizzare il suo sogno: diventare membro della Camera dei Lord. 

Nel finale ricompare la madre Eudoria, che spiegare alla figlia (rimasta “alone”…) il senso della sua scomparsa: permetterle di imparare a cavarsela da sola in un mondo che ostacola le donne in ogni modo. E così Enola decide di aprire una sua agenzia investigativa per fare concorrenza all’amato fratello.

Enola Holmes 2

Nel secondo film Enola è ormai rassegnata a chiudere l’agenzia e tornare da sua madre (scoraggiata com’è della diffidenza delle persone, che le non danno credito perché è donna, e preferiscono affidarsi al più famoso fratello) quando all’improvviso arriva una giovanissima cliente, Bessie, che chiede ad Enola di indagare sulla scomparsa di sua sorella Sarah Chapman. Bessie e Sarah non sono esattamente sorelle, ma condividono una squallida topaia e il lavoro di fiammiferaie nella fabbrica Lyon.

La nostra eroina inizia a investigare e scopre che come secondo lavoro Sarah faceva la ballerina in un teatro di varietà, il cui direttore le racconta di quanto frequentemente le sue ragazze venivano sfruttate da uomini facoltosi.

Enola continua le sue indagini nella fabbrica di fiammiferi e viene a sapere che Sarah si era introdotta di nascosto negli uffici dei proprietari sottraendo degli importanti documenti. Cosa contengano quei documenti e dove sia finita Sarah sono i misteri che Enola deve risolvere…

Enola: un’eroina schierata a difesa delle donne!

Per comprendere appieno il significato di Enola Holmes 2 bisogna sapere che nel film c’è un personaggio “più vero” di tutti gli altri: Sarah Chapman, che fu leader delle donne che lavoravano nella fabbrica di fiammiferi Bryant & May, e che scioperarono contro le disumane condizioni di lavoro a cui erano costrette, tra cui lo stare a contatto con il pericoloso fosforo bianco, che può portare alla nécrosi delle ossa mascellari.

Ecco a cosa fa riferimento il cartello che compare alla fine del film: non è un’invenzione, ma la vera storia di Chapman.

Non vi racconto nient’altro invitandovi a guardare questi meravigliosi film!!!.

Greta Feroni, Ludovica Feroni e Annamaria D’Angelo

Come un clown

Giovedi 10 novembre, abbiamo avuto l’opportunità di assistere alla presentazione del libro “Come un clown” , che si è tenuta presso il palazzo del consiglio regionale della Regione Puglia.
L’autrice, Simona Giordano, ha 43 anni, è insegnante e ricercatrice universitaria.
Il libro tratta il delicato tema dell’ anoressia, che Simona Giordano, autrice del libro, oggi insegnante e ricercatrice universitaria, ha vissuto in prima persona.
Da ragazzina, infatti, ha iniziato a soffrire di disturbi alimentari di cui, per diverso tempo, non è stata consapevole. Ci ha raccontato che nel momento in cui le venne diagnosticata l’anoressia, lei era già cosciente di soffrirne, ma non capiva ancora di aver bisogno dell’aiuto altrui , e di dover trovare il coraggio di condividere ciò che stava vivendo.
Il coraggio dobbiamo trovarlo in noi stessi- ci ha detto.
E lei questo coraggio l’ha trovato quando si è trovata a 650 chilometri da casa, ricoverata d’urgenza a causa della condizione alla quale l’aveva portata la malattia: stava per morire!
Durante il ricovero ha incontrato una fotografa che si trovava lì per realizzare un servizio sulle persone affette da disturbi dell’alimentazione: Simona Ghizzoni, così si chiama, diventò in seguito una sua grande amica e le propose di progettare insieme un libro: tu metti le immagini, io le parole- le disse.
Il libro è stato realizzato, e racconta come si vive, quando si è affetti dall’anoressia .
Ascoltare dalla voce della diretta interessata la sua storia e la genesi del libro è stata un’esperienza davvero significativa, molti momenti resteranno scolpiti nel nostro cuore.
Uno è quello nel quale Simona ci ha spiegato che il titolo del libro è dovuto al fatto che a lungo si sia sentita come un clown: con il sorriso stampato in faccia, un sorriso che, però, spesso nasconde dolore e malinconia.
L’altro momento è stato quello in cui ci ha raccontato che il giudizio degl’altri è come il cioccolato fondente, amaro, che si attacca al palato: è qualcosa che ci piace, ci serve e desideriamo, ma poi resta attaccato e non riusciamo a liberarcene …
Simona ci ha raccontato anche di come sia facile dire che la società affibbi delle etichette che difficilmente riusciamo a toglierci e che qualche volta anche noi stessi lo facciamo, finendo per diventare pericolosi per noi stessi; per esempio, quando si ha l’anoressia, è comune dire :“io sono anoressico”, mentre l’anoressia è solo qualcosa che ci sta accadendo. Dice Simona: ” io non ero anoressica, ero Simona e avevo l’anoressia “.
L’autrice ci ha spiegato, inoltre, che quando si soffre di un disturbo mentale si tende a voler star da soli, aspettando che siano gli altri a notare il nostro sconforto e a venirci incontro , cosa che spesso,
però, non accade : condividendo la sua esperienza , lei ci ha fatto capire una cosa fondamentale, e cioè che siamo noi a dover chiedere l’aiuto di cui abbiamo bisogno .
Anche se il libro aveva come tema un argomento forte, partecipare all’incontro è stato bello: abbiamo avuto l’occasione di ascoltare una persona che ha vissuto in prima persona questi problemi e di riflettere su tante situazioni, magari meno gravi, che riguardano tanti di noi.

Luca delle Grazie e Elisabetta Romanini

UN INNO ALLA VITA
“Come un clown” di Simona Giordano

La mattina del 10 Novembre, in qualità di inviati del nostro web giornale, siamo andati alla presentazione del libro “Come un clown”, che si è tenuta nella nuova sede del Consiglio Regionale della Puglia. La struttura è situata in uno spazio che ospita anche altri palazzi dedicati all’amministrazione della regione: come hanno fatto presente all’inizio della presentazione, gli edifici sono trasparenti affinché tutti i cittadini possano vedere cosa succede al loro interno.
Il libro che è stato presentato è stato scritto da Simona Giordano, ricercatrice universitaria che ha combattuto contro uno tra i più grandi e, purtroppo, pericolosi disturbi alimentari: l’anoressia.
Ha vissuto in Francia per diversi anni e la considera come una seconda patria.
Il romanzo è stato pubblicato da Les Flâneurs Edizioni, editore locale, e racconta la storia forte ma semplice che ha anche un significato molto profondo. Questa vicenda parla della disavventura di Simona contro l’anoressia che ha caratterizzato una lunga parte della sua vita (25 anni). L’idea di raccontare la sua esperienza le è venuta qualche anno dopo la dimissione dall’ospedale, quando una sua amica, Simona Vizzoni, le propose di fotografarla per un suo album fotografico; da lì è nata l’idea di un libro composto dalle sue parole e dalle immagini dell’amica.
Abbiamo discusso della struttura del libro e come ogni capitolo inizi con una ricetta, facilmente riproducibile a casa, collegata ad un “ricordo madre” dell’autrice. Queste pagine riempiono il libro di odori e sapori che difficilmente si dimenticano, il suo scopo è quello di offrirci un aiuto tramite un’esperienza senza veli, una tragedia che va a chiudersi con la cura e la libertà di stare bene nella propria pelle.
L’autrice parla, tra le pagine del suo “diario di vita”, di come bisogna conoscere la vita degli altri, che, anche se noiosa, triste, malinconica, è comunque una vita da scoprire e assaporare; la nostra visione del mondo è come un osservatorio di vite, dovremmo osservare l’universo che si muove intorno a noi come ha fatto Simona Giordano nel suo libro, come dice il famoso scrittore latino, Terenzio, “Io scrivo commedie perché io sono un uomo e ciò che è degli uomini mi riguarda.”
“Una tavoletta di cioccolato fondente, amaro, non è per tutti, il cioccolato fondente è difficile, il cioccolato è difficile da amare ed io lo amo.” L’autrice, attraverso la metafora del cioccolato, vuole dirci che alcuni momenti della vita e forse la vita stessa, a volte, non sono per tutti, e che i giudizi altrui sono amari e restano attaccati come il cioccolato sul palato, mettendo a nudo la nostra fragilità.
Simona, la chiamiamo per nome perché alla fine del suo racconto non eravamo più estranei ma vicini e sulla stessa lunghezza d’onda, ha intitolato così il libro perché il clown l’ha sempre attirata per la sua capacità di farsi ascoltare da tutti ma, sin da quando era piccola, ha anche suscitato in lei un po’ di inquietudine a causa del sorriso malinconico che porta sempre con sé: il clown mette a nudo se stesso durante le sue esibizioni ed è proprio quello che fa lei nel corso del suo racconto.

È arrivata all’anoressia perché non aveva il coraggio di chiedere aiuto quando non stava bene con se stessa, si era creata un scudo di ossa e credeva di potercela fare da sola.
Ha capito che doveva riprendere la sua vita in mano quando si è ritrovata in un ospedale in fin di vita a centinaia di chilometri da casa senza nessun conoscente vicino.
Ora ha completamente superato il problema, ma non è stato facile da subito; il suo è stato un cambiamento progressivo di cui inizialmente non si era neanche accorta. Ora non conta più neanche le calorie, ma sta comunque attenta a mangiare cose salutari e che non abbiano effetti negativi sulla sua salute.
Ha deciso di scrivere il libro per far sapere a tutti la verità, avevano etichettato lei e la sua famiglia con aggettivi impropri che non le stavano bene.
Al pensiero di non essere la figlia o l’amica perfetta si sentiva molto male e l’unico modo per sentirsi tale era quello di provare a scomparire e ci stava riuscendo fino a quando non l’hanno aiutata. Ha trovato la forza per andare avanti nella certezza di avere qualcuno vicino.
Lo sguardo di chi ti vuole aiutare lo riconosci perché non ti giudica, non si gira dall’altra parte, rimane e con quello sguardo ti fa capire “io ci sono”, “io resto”.
Alla fine della conferenza, Simona ci ha lasciato diversi importanti consigli e messaggi:
-Io non sono stata anoressica, ho avuto l’anoressia.
-Parlate sempre con gli adulti di cui avete fiducia.
-Invito tutti, ma soprattutto i ragazzi, a riconoscersi in difficoltà quando hanno problemi di questo genere, e a non nascondersi.
-Chiedete aiuto senza esitare, appena capite che state inziando a rifiutare il vostro corpo.
-Si cresce sia conoscendo il brutto, che conoscendo il bello.
Questa giornata ha cambiato molto il modo di vedere le cose, soprattutto in questo ambito, e siamo molto felici di aver avuto modo di conoscere dal vivo qualcuno che non si è arreso e che è riuscito ad uscire da un serio problema e a costruirsi una vita di cui adesso è molto felice.
Ringraziamo Simona di questa magnifica giornata e speriamo di rivederla presto; chissà, magari a scuola!



“NON C’È NOTTE TANTO LUNGA E BUIA DA NON PERMETTERE AL SOLE DI RISORGERE”
Jim Morris

Alice Ruscigno, Alessandro Trotta, Sara Lampignano, Agata Ancora, Nicole Lamuraglia, Carlotta Adduci, Giuseppe Abbrescia, Veronica De Luca

MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI

La lettura di questo libro autobiografico, scritto da Giacomo Mazzariol, è stata una piacevole scoperta e non solo un compito estivo.
La storia è coinvolgente e divertente perché raccontata in un modo semplice, con un linguaggio colloquiale. Un giorno, mentre Giacomo è in auto con la sua famiglia, i genitori gli comunicano una notizia travolgente: arriverà un fratellino davvero unico e speciale con un cromosoma in più, e tutti si prenderanno cura di lui.
Il tema di prendersi cura degli altri è uno dei tanti temi trattati nel libro, che ci ha fatto riflettere.
Ci sono vari modi per prendersi cura di una persona: le puoi chiedere se ha mangiato, se è coperta abbastanza, se ha dormito, oppure puoi domandarle se è felice, se ha pianto e se ha bisogno d’aiuto.
Sono sempre solo parole, ma ad una persona possono fare bene.
A volte ci sembrano gesti semplici e apparentemente insignificanti, ma è certo che aiutano a stare bene e ad essere felici.
Dobbiamo sempre ricordarci di essere gentili, premurosi e generosi con gli altri, anche con un semplice sorriso o con una parola di conforto.
Giacomo impara con il tempo e crescendo a non vergognarsi di Giovanni, a non temere più il giudizio degli altri; infatti, dice che andare in giro con Giovanni è come camminare con una giornata di sole in tasca, che lo riempie di gioia e felicità.
Dalla lettura di questo libro abbiamo imparato anche che è importante rispettare tutti senza giudicare nessuno, per questo lo consigliamo.
Ora tocca a voi: leggete e gustate questa splendida storia!

Carola Tomasicchio, Silvia Guarracino, Giusy Sciacovelli e Claudia Cortone.

“Prendi una lacrima”, l’albo illustrato che fa riflettere bambini e non solo.

Il 4 ottobre ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del nuovo albo illustrato “Prendi una lacrima, ” delle autrici Beatrice Masini e Lucia Scuderi.

L’ incontro è avvenuto alle ore 17:00  presso il centro diurno “Arca di Noè” alla presenza di diversi membri dell’ associazione Anto Paninabella Odv. Questa associazione è stata fondata  da Angela e Domenico, genitori di una ragazza di 13 anni di nome Antonella, che, purtroppo,  attraversando un momento di malessere molto intenso, si è tolta la vita qualche giorno prima del suo quattordicesimo compleanno.

I genitori, ignari della situazione, hanno trovato, dopo la morte della figlia, alcuni scritti in cui Antonella raccontava il proprio stato d’animo e si apriva esprimendo i suoi sentimenti, il suo profondo disagio e la sua grande sofferenza. Dopo il racconto  da parte dei genitori, straziante e commovente,  ho avuto l’opportunità di porgere una domanda alla madre: “Quando avete trovato il diario di Antonella, che cosa avete provato voi genitori?”.

Angela ha risposto così: “Abbiamo provato di sicuro la disperazione, perché pensavo di conoscere bene mia figlia, ma quando ho letto il suo diario mi sono accorta che non era così. Vedevo Antonella  come una ragazza solare, ma solo dopo ho capito che stava attraversando un momento difficile e triste, purtroppo nascondendolo sotto la maschera della felicità”.

La vicenda di Antonella ha ispirato l’albo illustrato “Prendi una lacrima”, a cui hanno partecipato alcuni bambini del Centro Diurno che, conoscendo la vicenda, hanno realizzato una serie di disegni e frasi che sono state utilizzate nel libro.

Una frase presente nell’albo che mi ha particolarmente colpito  è stata questa:

 “ Prendi una lacrima. Se la condividi con me, peserà di meno”. Ciò sta a significare che se noi condividiamo il nostro malessere e il nostro stato d’animo con qualcuno non ci sentiremo mai soli. A tutti noi può capitare di vivere in un momento di tristezza e solitudine, l’errore da non commettere, ci insegna la triste vicenda di Antonella, è proprio chiudersi in un guscio e far finta di stare bene.

 C’è sempre una persona fidata con cui aprirsi, a cui raccontare le nostre emozioni, i nostri sentimenti, ma anche uno stato disagio che stiamo vivendo; può essere un genitore, un parente, un amico, un sacerdote. L’importante è non  rimanere mai soli con un fardello addosso che, se non raccontato e condiviso, può fare molto, molto male.

                                                                   Giosuè Bennardo