I giovani e la globalizzazione

La globalizzazione è un processo di connessione continua, commerciale e culturale, diffuso a livello globale, e che comprende anche i giovani, influenzando i nostri modi di vivere, la moda, le abitudini, lo sport…

Anche la lingua si è evoluta molto come per esempio l’inglese che ormai viene utilizzato da una grande maggioranza di persone.

Secondo me, però, la cosa più importante è la moda poiché dai vestiti si può capire, anche se non in modo approfondito, la persona.

Come si può notare, tutti siamo vestiti più o meno allo stesso modo proprio grazie alla diffusione di internet ma soprattutto delle aziende che vendono i vestiti a basso prezzo rendendoli accessibili a una grandissima parte della popolazione.

Prendiamo in considerazione il cibo che si diffonde come i vestiti attraverso la globalizzazione: ormai  la grande maggioranza degli alimenti che noi consumiamo proviene da altre nazioni come per esempio il sushi dal Giappone oppure i fast food, come il Mc Donalds, che provengono dagli Stati Uniti.

Ovviamente insieme al cibo e alla moda non poteva mancare la cultura che circola per il mondo unendo un po’ tutti. Ad esempio negli ultimi anni i manga stanno diventando sempre più popolari diffondendo così la cultura Giapponese.

Anche gli sport che prima erano meno conosciuti ora stanno diventano sempre più praticati e guardati.

In conclusione credo che la globalizzazione sia molto importante per il benessere delle persone e ci unisce in diversi modi che ci rendono unici.

Eusebio Barjamaj

La Compassione è solo una parola o ci riguarda personalmente? Cronaca di una mattinata speciale

Il giorno 15 ottobre 2022, presso la scuola Zingarelli, si è tenuta la premiazione per la 35° edizione del concorso di disegno “UN POSTER PER LA PACE”¸: organizzato dai Lions, associazione diffusa in tutto il mondo e che si occupa di promuovere iniziative di beneficenza per raccogliere fondi in favore di iniziative che promuovono il benessere delle persone. Il fondatore del Lions International è Malvin Joes e la sede centrale dell’associazione si trova in America.
Il tema del concorso, quest’anno era “Guidare con Compassione“, e in occasione della premiazione sono venutio nella nostra scuola i coordinatori del concorso: Domenico Epicoco, ex preside, e la professoressa Concetta Deflammines.
Io li ho conosciuti personalmente all’inizio della presentazione, e ho avuto l’opportunità di intervistarli.
Rispondendo alle domande che ho posto loro, mi hanno spiegato che in Italia i Lions sono divisi in diversi club e 17 distretti: ogni club è autonomo e organizza diversi incontri per i propri membri.

A Bari ci sono 12 club Lions: i Lions – Bari San Nicola.
La professoressa e l’ex preside sono stati onorati e felici di parlare a noi ragazzi di concetti importanti come la pace, e di come si possa rappresentarla ciascuno a proprio modo mediante un disegno.
Dopo aver intervistato i coordinatori del concorso c’è stata la premiazione: i disegni dei partecipanti trasmettevano in modi diversi l’intenzione di migliorare il mondo, ed erano tutti bellissimi. Proprio per l’unicità di ciascuno – ha detto la professoressa Deflammines- è stato difficile selezionare solo quattro disegni a cui assegnare il premio.
Di questo bellissimo incontro porto nel cuore questo messaggio: noi ragazzi che vivremo insieme il domani dobbiamo cercare di essere una squadra, perché da soli non siamo nessuno ma insieme siamo una forza; tutti noi dobbiamo cercare di ribellarci quando qualcosa non ci sembra giusto e cercare di difendere i principi in cui crediamo e soprattutto aiutare chi è in difficoltà, non lasciarlo mai solo, porgergli una mano, mostrare compassione verso l’altro, cioè vivere con lui le gioie e i dolori.
La compassione ci riguarda personalmente e non è una parola che sentiamo
solo dire in giro senza capirne il significato. Avere compassione però non è sempre facile, a volte non ti viene spontaneo porgere la mano ma dobbiamo sempre pensare che potremmo ritrovarci noi dall’altra parte, dalla parte di chi ha bisogno, e guardare l’altro come vorremmo essere guardati noi.

Vittoria Vitale

THE WISH LIST 

 Capitolo 1

Esistono dei “centri” in tutte le città più importanti del mondo in cui ognuno, una volta compiuti quindici anni di età, può realizzare sette desideri; se non ci riesce entro il quindicesimo anno, può ritentare negli anni successivi, ma deve assolutamente raggiungere questo obiettivo! È un imperativo! 

Questa rivoluzionaria tecnologia è costituita da gazebi enormi con all’interno una scrivania ed un banale computer. Ognuno digita il proprio nome e compaiono sullo schermo le informazioni ad esso correlate. Per esprimere i desideri, bisogna collegarsi ad un dispositivo, accedere al sito e poi scrivere la lista dei 7 desideri. Questa possibilità di esprimere e realizzare dei desideri non è un’esclusiva della realtà virtuale, bensì qualcosa che ha sempre fatto parte della natura di tutti noi e che ora, grazie ai siti di internet, appare più accessibile. E se si è una persona a cui non piace star solo e che vuole sentire il proprio nome ogni 30 secondi, è possibile entrare a far parte di “gruppi” che sono delle vere e proprie comunità. Questi gruppi vengono gestiti dalla persona che è più esperta degli altri nell’utilizzare quella tecnologia. Molto spesso in uno stesso gruppo si aggregano persone che scelgono la stessa tipologia di desideri, come quello di diventare un fenomeno della musica oppure un artista eccellente. C’è chi esprime il desiderio di ottenere poteri rarissimi o un’ intelligenza al di sopra della norma. 

C’è un “gruppo” , quello gestito da Fritjof, che è ritenuto il più potente ed importante di tutti, perché al suo interno ci sono persone che hanno espresso desideri uno diverso dall’ altro. Nonostante i vari conflitti che tale eterogeneità determina, questo “gruppo” ha quasi la potenza di un impero. 

A me, impotente ma onnisciente narratrice, ha sempre fatto paura il gruppo di Fritjof, perché il suo gestore è una di quelle persone che brama infinito potere, insomma,  il solito cattivone di turno. 

Cari lettori, adesso che vi ho spiegato le caratteristiche base di questo mondo, posso passare la parola alla nostra protagonista.

                                                                                                       Giulia Ferrigni

L’amore non finisce. Buon compleanno Antonella

Il giorno 12 dicembre abbiamo assistito allo spettacolo Paolo e Francesca ipotesi semiseria di Daniela Baldassarra, organizzato dall’associazione AntoPaninabella OdV al liceo Salvemini di Bari per ricordare e festeggiare Antonella Diacono, che il giorno 8 dicembre avrebbe compiuto 19 anni. 

Antonella amava molto il teatro e recitava anche, e per questa ragione, ogni anno, l’associazione organizza uno spettacolo teatrale nel giorno del suo compleanno, affinché lei rimanga immortale nonostante non sia più con noi e, allo stesso tempo, affinché con il denaro raccolto possano essere finanziati dei progetti in favore dei ragazzi e del loro benessere. 

All’inizio dell’incontro ci è stato spiegato che quest’anno i soldi ricavati verranno destinati all’allestimento di biblioteche all’interno delle scuole, che contengano libri che abbiano come tema i sentimenti e le emozioni, così importanti perché noi ragazzi non ci sentiamo soli nel momento della difficoltà.

L’attrice Daniela Baldassarra si è esibita in un monologo durante il quale ha letto diversi canti dell’inferno di Dante, spiegandoli e poi parafrasandoli in chiave ironica.

Questo tipo di ironia, nonostante fosse difficile da comprendere per dei ragazzi della nostra età, ha seminato diversi spunti di riflessione che ci hanno fatto pensare molto.

E’ stato dato molto spazio al gitone dei lussuriosi, che riletto in chiave ironica è davvero molto divertente!! Accanto all’ironia, però, c’è stata sempre una lettura seria e profonda: ironia e saggezza, insomma, sono stati gli ingredienti della serata, che è volata via in un soffio.

In particolare ci ha colpito molto il confronto tra l’amore descritto da Dante e quello che intendiamo noi oggi: la donna nel Trecento era vista come un vero angelo del paradiso, oggi, invece, spesso come un oggetto di bellezza.                                                        

Pur provandoci, ha concluso Daniela Baldassarra, non riusciremo mai a dare una definizione precisa dell’amore, possiamo solo avvicinarci perché ”l’amore è come il cielo…diventa nero ma non finisce”.

Luca Delle Grazie, Livio Patruno, Michele Sviacovelli, Alessandro Tamma

A LEZIONE DI STILI: LO STILE GRUNGE

Bentrovati! Sono Sofia, la vostra maestra di stili.

La scorsa volta abbiamo parlato dello stile emo; oggi, invece, parleremo dello stile GRUNGE!

Il GRUNGE è nato negli anni ’80 come stile musicale in America, in particolare a Seattle, per poi avere successo negli anni ‘90. Con il tempo esso è diventato uno stile che si manifesta anche nel vestiario con camicie a quadri, pantaloni strappati, magliette senza maniche, stivali militari, bikers e giacche di jeans.

Vediamo quali sono tutti gli elementi che caratterizzano il perfetto outfit grunge.

GIACCHE

Le giacche sono spesso lunghe a quadretti rossi, verdi, marroni o blu, accostati con il colore nero o bianco. Esistono anche giacche corte con il solito motivo quadrettato, che vengono indossate a mo’ di top o gilet. Ovviamente tutte le giacche possono essere sia leggere sia pesanti (addirittura alcune possoni essere rivestite di pelliccia).

PANTALONI E GONNE

I pantaloni sono la parte che preferisco di questo stile; nella maggior parte dei casi si tratta di jeans strappati a vita alta o bassa e di colore azzurro, blu scuro, nero o grigio. Esistono anche pantaloni grunge verdoni, grigi o neri molto larghi, a zampa e con varie cuciture e/o disegni particolari. I pantaloni spesso sono decorati con catene. Le gonne sono a motivi quadrettati, anch’esse decorate con catene e borchie di vari tipi.

MAGLIETTE E TOP

Le magliette grunge sono spesso lunghe, dei soliti colori nero, verdone e marrone con disegni di scheletri, ossa, fate e alberi. I top, sia a mo’ di maglietta corta sia a mo’ di canottiera, sono di colori scuri oppure con motivi quadrettati rossi. Questi capi possono essere di diversi materiali a seconda della stagione o possono essere realizzati anche in fibra elastica.

CAPPELLI

I cappelli rappresentano una parte molto importante del GRUNGE e possono essere in stile pescatore, a forma di basco, di berretto, con o senza la falda parasole. Possono essere di stoffa o di pelle, di colore nero o grigio, oppure con disegni o motivi quadrettati di vari colori. Inoltre possono essere decorati con anelli, borchie o catene pendenti.

SCIARPE

Un altro accessorio molto usato nello stile grunge sono le sciarpe, spesso di lana con il solito motivo quadrettato, decorate con disegni o monocromatiche di colore arancione, grigio o nero.

GIOIELLI

I gioielli che caratterizzano questo stile sono soprattutto orecchini, anelli e bracciali. Gli orecchini sono pendenti a forma di croce, borchie, fiori, scheletri e anche ali; possono essere di argento lucido oppure di colore nero. Gli anelli sono spesso di argento lucido a forma di serpente, draghi o con perle di colore nero o rosso. Infine, i bracciali possono essere pesanti in argento o oro, oppure di stoffa nera con borchie sopra, oppure di pelle stretti e decorati con catene e spuntoni.

SCARPE

L’ultimo elemento di cui parleremo sono le scarpe, che sono abbastanza semplici: nella maggior parte dei casi si tratta di stivali o anfibi alti o bassi di colore nero, ma può anche trattarsi di semplici scarpe da passeggio come delle Converse nere a para alta o a para bassa.

Sì, viaggiare!

Viaggiare è importante per la salute e per non avere una vita sedentaria e quindi per poi non avere problemi in futuro.

Viaggiare è un privilegio e dovremmo esserne riconoscenti.

Vi starete chiedendo il bello di viaggiare, viaggiare ha dei lati solo positivi.

Viaggiare apre la mente e ti dà l’opportunità di conoscere posti e usanze nuove; assaggiare nuovi sapori e odori. 

Viaggiare migliora la vita e ti fa uscire dalla comfort zone. Avventurarsi e non seguire la propria routine ti fa crescere e superare le paure. 

Il viaggio ci permette di cambiare prospettiva, di guardare il mondo con occhi diversi e a saper apprezzare di più le nostre cose.

Per quanto riguarda i giovani, il viaggiare ha un ruolo fondamentale, poiché “viaggiare è il modo migliore per imparare”, perciò, cari genitori, se ne avete la possibilità, non siate scettici a mandare i vostri figli all’estero, perché è il regalo migliore che possiate fare ai vostri figli, non tanto per la felicità di partire e di conoscere posti nuovi, ma per il bagaglio di informazioni che acquisiranno.

Ci sono diversi motivi che spingono l’uomo a viaggiare: può essere il bisogno di evadere dalla solita routine, di relax, di “coccole”; oppure è la curiosità a spingere l’uomo ad andare in mete magari poco conosciute, selvagge, per fare nuove avventure e per arricchire le proprie conoscenze. Qualunque sia la motivazione del viaggio è un’esperienza che, magari una volta nella vita, tutti dovremmo fare.

Concludiamo citando le bellissime parole di Paulo Coelho: “Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”.

Emilia Balice

A LEZIONE DI STILI: LO STILE EMO

Se ci guardiamo intorno nella vita di tutti i giorni notiamo tantissimi stili diversi, ognuno più affascinante e particolare dell’altro. Alcuni esempi di stile molto diffusi tra noi giovani sono l’EMO, il GRUNGE e il VINTAGE.

LO STILE EMO

Avete presente quei ragazzi e quelle ragazze vestiti completamente di nero, con piercing e capelli insoliti? Ecco, quelli sono gli emo. Questo stile attira molta l’attenzione e purtroppo genera anche moltissimi pregiudizi nella gente, non solo nei più anziani e nei genitori, ma a volte anche negli stessi coetanei. Eppure, a parere mio, è uno stile fantastico e bisogna solo conoscerlo per apprezzarlo e capirlo. In esso il colore predominante è il nero, che può essere usato da solo o abbinato a qualche altro colore; come accessori si usano anelli a forma di animali e teschi o qualunque altro soggetto macabro, piercing, make up cupo e ombroso, capelli disordinati di diversi colori (tra cui predomina ovviamente il nero) e scarpe particolari.

Ma entriamo più nel dettaglio:

ACCESSORI

Gli anelli sono spesso in argento o di colori scuri, dalle forme di animali come serpenti, gufi, ragni, cioè animali che di solito piacciono poco alla gente; oppure di animali mitologici come il drago, o dalla forma di teschio o mano di scheletro.

Gli anelli possono essere anche minimalisti, con disegni di fiamme, oppure con borchie, o semplicemente appuntiti.

Tra gli accessori ci sono anche i bracciali, che possono essere sia borchiati e aderenti al braccio, sia abbastanza semplici e minimalisti; essi sono di argento o di altro metallo e sono decorati con colori scuri oppure con motivi quadrettati bianchi e neri. Le collane, chiamate Topper, sono aderenti al collo con decorazioni in ferro.

I piercing sono il mio elemento preferito dello stile emo, e secondo me anche il più particolare. Spesso sono di acciaio chirurgico, di colore naturale o di colori scuri. Al naso esiste il septum e il nostril; al labbro abbiamo il labret; subito sopra il labbro il monroe e un po’ più sulla guancia il cheek. Sulla parte superiore del naso, in mezzo agli occhi, c’è il bridge. Alle orecchie ci sono il conch, l’elix e l’industrial. Infine, alle sopracciglia c’è l’eyebrow.

SCARPE

Per quanto riguarda le scarpe, nello stile emo si utilizzano diversi tipi di calzature: zeppe, stivaletti bassi o alti in pelle nera o di altri colori scuri, scarpe aperte con motivi di pipistrelli o alette di diavolo o pipistrello cucite, oppure semplici scarpe chiuse di colori scuri e decorate con immagini gotiche; qualcuno, anche se più raramente, usa anche scarpe da ginnastica nere con lacci.

Ci sono anche casi in cui l’emo si “customizza” le proprie scarpe come vuole e in tal caso possono venir fuori capolavori unici, che addirittura i loro “creatori” possono anche vendere. Esistono poi addirittura marche specializzate nella produzione di scarpe: un esempio molto famoso è la NEW ROCK.

Alla prossima

Sofia Mariani

Avete mai sentito parlare di Webboh?

Beh, si tratta di un vero e proprio “giornalino on line della rete”, che racconta ogni giorno il mondo di influencer, youtuber, creator, instagrammer, tiktoker…  
Webboh è nata nell’aprile del 2019 grazie ad un’idea di tre giovanissimi giornalisti, Giulio Pasqui, Ivan Buratti e Diego Odello. Fin da subito è riuscita ad attirare l’attenzione della generazione Z e, raccontando quotidianamente quello che accade online alle persone più seguite sui social network, è riuscita a raggiungere numeri e traguardi importanti.
Come funziona Webboh? Per lo più chi lavora per la “redazione” scrolla continuamente i social alla ricerca di notizie interessanti oppure sfrutta gli Instagram Direct Messages, cioè i messaggi privati che arrivano sulla chat presente all’interno di Instagram: queste notizie e/o messaggi vengono verificati e “tradotti” in articoli, oppure entrano a far parte di una rubrica che si chiama “segnalati da voi”.
Ho chiesto ad alcuni miei coetanei che cosa pensano di Webboh; vi riporto le risposte più frequenti:


1) Penso che Webboh pubblichi degli articoli interessanti, anche se non si può dire che fornisca informazioni sempre utili; il suo scopo è soprattutto quello di “fare gossip” su alcune persone famose: alcune cose sono interessanti, magari mi interessa saperle, altre no perché non c’entrano o non servono a niente. Per esempio, sapere che una tizia famosa si è fatta un certo tipo di unghie non è proprio in cima ai miei interessi…. però sapere che due persone molto famose di sono lasciate o cose del genere mi incuriosisce.

2) Per me è fantastico, perché ci rende partecipi della vita delle persone che seguiamo.


3) È un sito/page per i giovani o per chi segue i social… niente di più.

4) Mi piace tanto, è molto attiva come page ed è molto attenta a tutto quello che succede.


5) Si fa gli affari degli altri, mi dà fastidio.

Che dirvi? Se ancora non lo conoscete e avete voglia di farvene un’opinione personale, non vi resta che navigarlo: https://www.webboh.it/

Alessandra Matarrese

Mech Arena: il fantastico gioco sparatutto online!

Che cos’è Mech Arena?

Mech Arena è un gioco online sviluppato e creato il 12 Agosto 2021 dalla Plarium Play. Si tratta di uno tra i giochi sparatutto più giocati. Scaricabile su dispositivi Android e iOS è gratis, ma contiene acquisti in app.

Ma adesso stiamo perdendo di vista il tema principale, ovvero cos’è e in che cosa consiste?

In effetti non c’è uno scopo preciso: l’unico vero obiettivo è progredire, sconfiggendo gli avversari.

I “personaggi” sono robot che combattono tra di loro, forniti di armi di ogni tipo: artiglieria, missili, armi da cecchini… E ognuna di queste ha una specialità particolare e unica.

LA cosa interessante è che sul gioco è attiva una chat per ogni nazione, in cui i giocatori possono commentare eventuali aggiornamenti, chiacchierare, inviare richieste di amicizia. Di certo non mancano i soliti maleducati che usano la chat per dire frasi inopportune, ma voi non fate mai così!

Gameplay e le diverse modalità di gioco

Le modalità di gioco sono poche ma suggestive e divertenti; la loro difficoltà dipende dalla vostre abilità di combattimento e dal vostro equipaggiamento:

  • Zuffa: è uno scontro aperto, 5 contro 5, in cui gli obiettivi sono sconfiggere i robot avversari e conquistare i punti di controllo. Questi hanno lo scopo di farti guadagnare dei punti progressivamente, la squadra che arriva a 100 per prima vince.
  • Combattimento mortale: è uno scontro tra 5 o 2 persone; lo scopo è distruggere più avversari possibili. Allo scadere del tempo, vince il round la squadra che ha totalizzato più “uccisioni”. La partita termina quando una squadra vince 2 round.

Come si progredisce? E come funzionano i robot?

Passare da un livello all’altro può essere veloce e semplice o lungo e difficile in base alle vostre scelte di equipaggiamento. Per esempio, se scegliete di voler progredire con delle armi base/normali con cui però vi trovate bene, non avrete difficoltà a continuare il gioco. 

Se invece volete avere armi e robot nuovi ma più efficienti, dovrete risparmiare crediti e A-monete (i “soldi” di questo gioco) e sarete un po’ più lenti, ma alla fine il risparmio e duro lavoro saranno ricompensati. 

L’ambientazione

Sull’ambientazione, in realtà, non c’è molto da dire… Non è l’ambientazione a fare la differenza negli scontri aperti, bensì le zone in cui si svolgono; per esempio, in una mappa ci possono essere più ostacoli per colpire il nemico direttamente, ma pochi nascondigli per evitare attacchi aerei, in un’altra invece può essere il contrario.

Le mappe presentano quasi sempre lo stesso territorio: ambienti futuristici, ma ognuna presenta zone sempre diverse.

Quindi alcuni robot possono essere più avvantaggiati in base alla zona e alla loro abilità.

I pro…

  • il gioco gode di un’ottima assistenza, ovvero vi permette di contattare i programmatori se riscontrate problemi come bug del gioco oppure hacking da parte dei giocatori;
  • se siete dei tipi socievoli potete trovare e/o invitare alcuni amici giocando online e utilizzare la chat per mandare e ricevere messaggi;
  • il gioco rilascia sempre aggiornamenti che non occupano memoria nel vostro dispositivo. In particolare l’ultimo aggiornamento ha dato ai giocatori una nuova funzionalità: i clan, ovvero gruppi creati da altri o da voi, pubblici o privati, in cui invitare i vostri amici più fidati.

…e i contro

  • il gioco, purtroppo, è “PAY to WIN”, cioè per continuare ed essere più forte vi potrebbe indurre ad acquistare articoli del gioco, come alcuni robot e armi tra i più forti;
  • i suoni, dopo aver giocato molte volte, risultano fastidiosi; ovvero le voci e i suoni di sottofondo sono monotoni e noiosi. Ma se siete caratterizzati da un buon livello di tolleranza acustica ne trarrete qualche vantaggio: per esempio riuscirete a riconoscere i passi di un robot, i rumori di un’arma o alcune specifiche abilità…
  • le segnalazioni: ovviamente, come in altri giochi, si possono segnalare persone che usano hack o cheat, ma non sempre queste segnalazioni vanno a buon fine; cioè, se segnalate una persona, perché vi sembra che stia usando delle hack, di solito l’imbroglione la passa liscia, perché non viene espulso, temporaneamente, dal gioco; quindi potete segnalarne quanti volete ma continueranno a barare indisturbati (ovviamente segnalate solo se avete un motivo valido, e mai per gioco!).

La mia opinione su questo splendido gioco

Mech Arena è meraviglioso. All’inizio mi sembrava ripetitivo e noioso. Non potevo fare altro che combattere, potenziare, combattere, potenziare … e la cosa cominciava annoiarmi, per cui mi stavo disinteressando a questo gioco. Poi, quando ho capito che con pazienza, risparmio e duro lavoro potevo ottenere nuovi robot, è ripresa la passione. Mi piace avere sempre più robot per provarli e valutarne le capacità. ma soprattutto – ed è forse questa la più importante ragione per cui questo gioco mi piace – posso confrontarmi online con i miei amici. Con loro mi diverto a vincere, a perdere, a pareggiare. Non mi importa il risultato della partita, mi basta aver condiviso un momento di divertimento.

Spero che questo gioco possa appassionare anche voi.

Alla prossima!

Luca Bonifazi

NON SIAMO SOLI

L’incontro con il padre di Antonella è stato per tutti noi molto importante e commovente.

Io in particolare mi sono sentita molto coinvolta dalle cose che sono state dette, perché anche io sembro una ragazza molto forte, che tende a non parlare di sé con nessuno e a soffrire senza farlo notare né a mia madre, né ai miei amici, né ai professori, proprio per lo stesso motivo che ci ha spiegato il papà di Antonella: la paura di sentirsi un peso o di essere presi in giro. 

Io, come Antonella, penso che non debba essere sempre chi soffre a chiedere aiuto, e vorrei che gli altri, quando vedono una persona che sta sempre in disparte o si isola dal gruppo, si avvicinino  a lei, magari anche senza dire niente, solo per farle compagnia; perché posso assicurare che un gesto del genere, magari insignificante per gli altri, per chi soffre è tanto.

Forse molti pensano: “Sì, vabbè, ma quella è sempre felice e sorridente, quindi sta sicuramente bene” e per questo non chiedono mai “Come stai?” e non le stanno mai vicino, ma non sanno che questa persona in realtà soffre tanto e che il sorriso serve solo a mascherare ciò che prova realmente.

Dico questo perché io sono così e so che vuol dire non essere creduta da nessuno solo perché hai sempre il sorriso.

Vorrei dire ancora due cose.

La prima a chi soffre: non chiudetevi in voi stessi e parlatene con qualcuno, so di essere contraddittoria perché sono la prima che non riesce a farlo, ma non voglio che voi facciate il mio stesso errore.

La seconda a tutti gli altri: non giudicate mai una persona dalla “copertina” perché un sorriso sul volto non vuole dire stare bene.

Agnese Bianchi