MISSION IMPOSSIBLE

“INTERVISTA” A SUA MAESTA’ LA REGINA ELISABETTA II

Tra le interviste impossibili che avevo programmato per quest’anno c’era anche quella a Sua Maestà la regina Elisabetta II d’Inghilterra.

I primi giorni di marzo avevo preparato una serie di domande da rivolgerle: qualche volta, anche per poco tempo, vorrebbe essere una persona comune per poter fare quello che vuole? I sogni che aveva da ragazza si sono realizzati? Come trascorre la sua  giornata in assenza di impegni istituzionali?  Quale domanda avrebbe sempre voluto che le rivolgessero? Solo per dirne alcune…

Sul sito di Buckingham Palace c’è il protocollo ufficiale, con le indicazioni da seguire per rivolgersi a S.M.. e io, intenzionata ad raggiungere il mio ambizioso obiettivo, mi sono attenuta alle direttive indicate.

Il 19/03/2022, visto che non riuscivo a trovare un sito a cui inviare tutto il materiale preparato, sono mi sono recata all’Ufficio Postale del mio quartiere per spedire la mia lettera.

Il funzionario della posta stava inserendo i dati al computer – avevo richiesto la missiva con tracciabilità, per seguire il tragitto della mia lettera – quando a certo punto ha alzato lo sguardo, mi ha guardata, ha sorriso e mi ha detto: “Destinatario importante! Risponderà?”. Domanda, questa, che mi sono posta per qualche mese. Passavano i giorni, le settimane, i mesi e ogni tanto controllavo sul sito il percorso della mia lettera: in stato di lavorazione.

Avevo perso le speranze, anzi mi ero quasi dimenticata della mia “missione impossibile” quando, il  26/05/2022, al ritorno da scuola, abbiamo trovato nella cassetta della posta una lettera insolita per colore e peso.

Le scritte Royal Mail, Airmail e il simbolo della Regina non lasciavano dubbi.

Salita di corsa a casa con il cuore che mi batteva per l’emozione, ho aperto delicatamente la busta. All’interno ho trovato tre depliant che raccontano la Regina, i suoi hobby, la sua vita e il suo lavoro. In più una lettera con lo stemma del Windsor Castle (infatti la regina si era spostata da Buckingham Palace al Windsor Castle). Con mia grande sorpresa la lettera era scritta in parte a mano firmata dalla Dama di Compagnia della Regina, Jennifer Gordon-Lennox, la quale mi ha informata che la regina aveva apprezzato molto la mia lettera, ma era impossibilitata a rispondere personalmente. Nonostante non abbia potuto effettuare l’intervista, sono soddisfatta e contenta che qualcuno della Casa Reale mi abbia comunque risposto.

La mia “MISSION IMPOSSIBLE” in parte è riuscita, perchè ora S.M. (che da qualche giorno ha festeggiato i 70 anni di Regno) sa che qualcuno della scuola Zingarelli di Bari, in Italia, desiderava intervistarla.

Giulia Gentile

“INTORNO A NOI”

Martedì 6 giugno, presso la libreria “Quintiliano”, ospiti della libraia del quartiere Marina Leo, gli alunni della 3C hanno avuto la possibilità di allestire una suggestiva mostra fotografica.

Questa ha rappresentato il momento conclusivo di un progetto nell’ambito del quale si sono cimentati a rappresentare, attraverso delle fotografie, alcuni degli aspetti più significativi della loro quotidianità.

Ad accompagnarli in questo “percorso” è stata la professoressa di Arte Anna Laudisa.

Dopo una breve introduzione sulla fotografia, a cura di un Carmelo Colelli, grafico e scrittore, e della professoressa Patrizia Sollecito, ogni ragazzo ha presentato i propri scatti, rendendoci partecipi della sua visione del mondo e del significato che attribuisce ai piccoli pezzi della quotidianità nella quale vive.

Tutte le fotografie sono davvero molto belle e significative: osservandole e ascoltando le parole dei giovani fotografi abbiamo potuto riflettere su come  un’immagine apparentemente semplice, o addirittura banale, possa invece dire tanto ed essere letta in molti modi  diversi, a seconda della storia e delle esperienze di chi la osserva.

Di seguito trovate alcuni scatti, che potrete ammirare dal vivo ancora per una settimana presso la libreria “Quintiliano”, in via Arcidiacono Giovanni 9 a Bari.

I biscotti:

Rebecca Fiore, immortalando i biscotti, ha voluto rappresentare il calore familiare e il valore delle tradizioni che si tramandano di generazione in generazione.

La Focaccia:

La focaccia, di Enrico Bottiglieri

il cibo che tutti noi baresi amiamo e che è più di un buon cibo, è il calore dell’appartenenza alla propria città.

Il Panificio di Cristian Ferrandina:

Il Panificio, di Christian Ferrandina

Immortalando uno scorcio di uno dei panifici più popolari della zona, il fotografo ha voluto poggiare lo sguardo sulla tradizione e l’amore, ingredienti grazie ai quali si possono fare imprese importanti e durature.

Le infermiere, di Roberta D’Alessandro

In questa foto si rende onore a chi, con umiltà e dedizione, soprattutto in questo periodo di pandemia, ha salvato  e salverà molte persone.

L’ ufficio :

L’Ufficio, di Giorgia Fanelli

Giorgia Fanelli. attravesro questa fotografia, ha voluto imprimere su carta la propria ammirazione verso il padre, il quale ha lottato per raggiungere il suo sogno, ovvero essere a capo di alcune aziende  meccaniche .

Alla conclusione del pomeriggio, i ragazzi hanno distribuito  dei bigliettini di cartoncino, con scritte sopra delle frasi che riassumono le sensazioni che provano ammirando i propri scatti. Vi riportiamo le parole che più ci hanno colpito:

Un mondo nuovo è possibile con l’aiuto di tutti

Passione lavoro amore e focaccia”    

Le cose più importanti sono le più semplici

Dolcezza  e divertimento

In conclusione dell’incontro, Carmelo Colelli ci ha mostrato la sua vecchia macchina fotografica  e alcuni suoi scatti e, soprattutto, ci ha dispensato dei preziosi consigli:

per scattare una foto davvero significativa bisogna trovare l’attimo giusto e fotografare non solo cercando di fare la foto “bella” ma di catturare l’emozione del momento.

Inoltre ci ha spiegato che per poter fotografare bene bisogna essere  creativi e competitivi, solo con noi stessi però, e solo al fine di spronarci a migliorare sempre  di più.

Luca Delle Grazie e Sara Medici

BARI SOCIAL FOOD: ZERO SPRECO!

L’ 8 giugno 2022, si è tenuto l’ultimo incontro del progetto Bari Socia Food: è stato un bellissimo modo di concludere un anno scolastico all’insegna, anche, di un percorso di educazione e sensibilizzazione allo spreco alimentare ed alla solidarietà.

Bari Social Food è un programma che intende sensibilizzare i cittadini alla raccolta e alla distribuzione di alimenti e farmaci sul territorio comunale, alimentando il senso di consapevolezza sul tema del contrasto agli sprechi e un’attenzione nei confronti delle persone più fragili. Questo progetto ha coinvolto le scuole del territorio di Bari quali: CIFIR,  Domenico Cirillo, Massari Galilei e Nicola Zingarelli con le famiglie dei rispettivi studenti.

Rivolgendosi proprio alle scuole primaria e secondaria di primo grado, Bari Social Food ci ha consentito di conoscere la dura realtà di persone che si mettono in fila per assicurarsi un pasto caldo e farmaci per curarsi.

La manifestazione finale è stata molto apprezzata, ha riscosso un grande successo ed ha coinvolto sia le istituzioni che le Scuole, le famiglie e numerosissimi studenti.

Sono intervenuti, per presentare il percorso del progetto ed i risultati raggiunti:

Padre Vincenzo D’Angelo, coordinatore della Mensa Sant’Annibale, il Prof. Francesco Lorusso, Coordinatore del progetto, Franco Giacopino, che ha realizzato e mostrato un bellissimo video intitolato “Dalla parte della speranza”, i rappresentanti ed anche gli studenti delle Scuole coinvolte, ossia “Massari Galilei”, “N. Zingarelli Bari”, “D. Cirillo” e CIFIR.

L’aspetto più entusiasmante è che la mattinata è iniziata e si è conclusa all’insegna della musica, essendosi esibita in apertura la Fanfara  della scuola Massari Galilei e, in chiusura, l’orchestra della Zingarelli.

Partecipare ad un percorso così importante, ci ha fatto certamente capire quanto siamo fortunati perché fin da piccoli siamo stati abituati ad avere più di quanto abbiamo realmente bisogno: ma quel “di più” diventa sempre oggetto di spreco. Abbiamo capito, toccando da vicino realtà fragili, che occorre avere un approccio più responsabile al cibo, e non solo.

Abbiamo imparato che il sapere deve agganciarsi anche al servizio sul territorio.

Siamo diventati persone migliori perché fare del bene, ci fa stare bene!

Beatrice Stallone, classe

RETAKE BARI

Il 1° maggio, al Parco 2 Giugno, si è tenuta la terza edizione di Primo Maggio Barese, una manifestazione all’insegna di musica, cura dell’ambiente, street food, artigianato e molto altro.

Era presente anche l’associazione Retake, nata da un movimento spontaneo di cittadini che, in diverse città d’Italia, lottano per salvare il pianeta, e noi siamo riuscite a parlare con alcune persone che ne fanno parte!

Sono state molto cordiali e ci hanno raccontato che “Retake” (“riprendere”) è un movimento composto da persone che, intendendo riprendersi la propria città, recuperandone le parti degradate come i parchi sporchi, le scuole vandalizzate e tutti gli spazi rovinati dall’inciviltà, “si sono rimboccate le maniche” e hanno iniziato ad agire in prima persona.

I membri di questa associazione non sono un numero preciso di persone: in certi momenti sono solo una decina, in altri sono tanti, ma quello che importa è che sono motivati e sempre attivi nel coinvolgere gli altri.

Non è stato facile iniziare, ci hanno spiegato: sono partiti cinque anni fa circa ed erano in pochi ma con la determinazione e l’impegno hanno raggiunto e continuano a raggiungere i propri obiettivi di “recupero” di zone della città che ritornano a vivere, sottratte al degrado e all’incuria.

Per mostrare concretamente come, con piccole azioni alla portata di tutti, sia possibile fare molto, i ragazzi presenti sono stati invitati a partecipare al GIOCO ESTIVO, che consiste nel raccogliere un bicchiere intero di cicche presenti nel parco: chi ci riusciva avrebbe vinto una consumazione gratuita al bar. E così è stato: molti ragazzi hanno partecipato al “gioco” e … basta guardare l’immagine di apertura di questo articolo per capire cosa sia accaduto!!!

Giulia della Marca e Alessandra Matarrese

Stand di artigianato,Stand di cibo,Musica dal vivo e dei giochi per salvare il pianeta dall’ inquinamento.

la baresità, veniva suonata con le vongole .Giulia Della Marca e Alessandra Matarrese

LE FAKE NEWS

Le fake news si sono molto diffuse ultimamente, soprattutto a causa della tecnologia usata in modo scorretto. In internet e sulle piattaforme online, infatti, le fake news si diffondono in modo sempre più frequente e rapido. Apparentemente esse hanno tutto l’aspetto di notizie autentiche, ma in realtà vengono diffuse non per informare, bensì per manipolare l’opinione pubblica e suscitare reazione come la paura e l’insicurezza.
Ma come facciamo a distinguere una notizia falsa da una vera? 

A scuola stiamo appunto trattando questo argomento: gli insegnanti ci hanno consigliato di verificare la credibilità delle affermazioni di fronte alle quali ci troviamo e i siti da cui provengono per smascherate le “bufale” come, ad esempio, quelle che sono circolate in questi anni di pandemia sul covid-19 (per esempio, “bere un bicchierino di liquore a base di sambuco, o un caffè corretto al liquore di sambuco,  protegge dal Covid-19”; oppure “è inutile vaccinarsi contro SARS-CoV-2 e anche fare il richiamo con la terza dose di vaccino perché ormai circola solo la variante Omicron che non è pericolosa”; oppure “più ci vacciniamo più aumentano le varianti del virus”, o ancora “se mangio più proteine produco più anticorpi e potenzio le difese immunitarie” e tantissimi altri).

E’ importante sviluppare lo spirito critico e imparare a distinguere i fatti dalle opinioni, così come è indispensabile chiedersi da dove provengono le informazioni, chi ha scritto e pubblicato la notizia, se essa è neutrale o se nasconde il messaggio che qualcuno vuole diffondere servendosene; se l’argomento è riportato anche su altri canali noti e seri e in quale formato (news, reti sociali, YouTube, servizi di messaggeria) è stata pubblicato, ecc.

Concludo dicendo che ho deciso di scrivere questo articolo perchè vorrei far capire ai ragazzi, ma anche agli adulti, che non tutto quello che leggiamo/sentiamo è verità.

Claudia Fortini

FESTA DEI POPOLI: INTERVISTA A PAOLO VILLASMUNTA

La Festa dei Popoli è un evento che si tiene a Bari da ben 17 anni per celebrare l’incontro tra popoli e culture diverse; essa si svolge tradizionalmente nel mese di maggio ed è organizzata dal Centro Interculturale Abusuan e dai Missionari Comboniani con la collaborazione del Comune di Bari, della Regione Puglia e di tante associazioni e comunità straniere e non.

Curiosando qua e là, tra gli altri ho notato uno stand della CGIL e mi sono incuriosita tanto da voler intervistare la persona che vi si trovava.

Salve! Posso chiederle perché la CGIL si trova qui alla Festa dei Popoli?

Salve a tutti! Mi chiamo Paolo Villasmunta e sono segretario della CGIL di Bari. Mi chiedi perché la CGIL è alla Festa dei Popoli: beh, il sindacato che rappresento tutela i lavoratori, ma si occupa anche di problemi relativi agli emigrati che si rivolgono a noi, ad esempio, per ottenere informazioni sulle norme vigenti in materia di immigrazione, per essere aiutati a svolgere le pratiche burocratiche relative all’ingresso e alla permanenza in Italia, per chiedere il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno, per presentare domanda di cittadinanza, per cercare lavoro, e tanto altro.

Quest’anno la Festa dei Popoli è arrivata alla sua diciassettesima edizione: da quanto tempo partecipate con il vostro stand?

Noi abbiamo partecipato alla Festa fin dalla prima edizione.

Quindi immagino che questa festa sia un’opportunità utile per rilanciare un appello sull’opportunità di accogliere gli emigrati, vero?

Certo! Noi crediamo che gli emigrati che vivono nel nostro Paese e magari hanno frequentato per almeno cinque anni la scuola, dovrebbero godere del diritto di essere cittadini italiani. Il paradosso è che ci sono tanti emigrati che lavorano, pagano le tasse e rispettano le regole, però poi non viene permesso loro, per esempio, di votare per la scelta del sindaco o di candidarsi essi stessi per farsi votare nei consigli comunali.

Ha ragione, bisognerebbe riflettere su quanto sta dicendo. La ringrazio per aver risposto alle mie domande e buon lavoro!

Alessia Romito

All’I.C. Zingarelli si parla di Bari, “La città che partecipa”

Il 24 maggio lo staff di ZingarelliNews ha avuto l’onore di ospitare la scrittrice Anna Materi la quale ha raccontato, insieme agli altri ospiti presenti nell’Auditorium della scuola Zingarelli, l’esperienza delle Reti civiche urbane.

Insieme ad Anna Materi erano presenti l’Assessore Paola Romano, il professor Smaltone, Luca Ottomanelli, la dottoressa Rosa Porro, esperta di Crowfounding, e la nostra Preside, Manuela Baffari.

A presentare e coordinare gli interventi la professoressa Valeria Rossini, docente di Pedagogia Generale e Sociale dell’ Università degli Studi di Bari.

Il primo ospite che ha preso la parola è stato il professor Smaltone il quale ha spiegato che una Rete Civica è una forma condivisa di partecipazione alla vita della città messa in atto da diversi soggetti attivi sul territorio: parrocchie, associazioni, enti di vario genere. A partire dal 2018 nella Città di Bari si sono costituite 12 reti civiche; tra queste, il Prof. Smaltone ne gestisce due: Picone-Poggiofranco e San Pasquale-Mungivacca. 

Insieme ai relatori abbiamo riflettuto sul termine “rete” e poi abbiao sentito diverse esperienze relative alle Reti Civiche Urbane, grazie alle quali è stato possibile sviluppare molti servizi aperti ai cittadini. Durante il periodo di lockdown, per esempio, è stato possibile garantire prodotti di vario tipo ed alimenti nelle case delle persone che ne avessero bisogno, ma anche aiutare quanti avevano difficotà con la tecnologia (basti pensare alle lezioni in Didattica Digitale Integrata) , ad esempio. Quindi la rete è servita ad aiutare tanta gente in difficoltà per diverse ragioni e bisognosa di aiuto.

Successivamente, la professoressa Rossini ha presentato il secondo ospite,  Luca Ottomanelli, che ha tenuto un discorso prendendo come esempio Orto Domingo,  un progetto che si è evoluto in una rete civica e ha fatto partecipare e collaborare tanti cittadini. 

Luca Ottomanelli ha chiesto all’auditorio cosa significhi la parola “partecipazione”. 

Diversi di noi hanno risposto, ed è stato bello sentirsi parte del dibattito. Alcuni hanno detto che la parola “partecipazione” significa “azione”, altri “collaborazione per il bene comune” , altri ancora ” credere in un progetto migliorativo”. Tutto ciò si traduce in un patto di collaborazione che si può attivare in due modi: in modo semplice e in modo complesso. Semplice, quando tutti collaborano per un obiettivo da raggiungere, mettendoci la propria tenacia e volontà; complesso quando c’è dietro un progetto di più ampio respiro. Ne è esempio concreto l’Orto Domingo, frutto di un progetto durato anni e anni di lavoro che ha  trasformato, grazie alla partecipazione dei cittadini, un campo abbandonato e dissestato in un vero e proprio orto urbano nel quale si coltivano piante, ma anche relazioni umane: chi lo conosce sa che è un posto magico …

Nella seconda parte del convegno è stato presentato il volume “La Città che Partecipa”, scritto da Anna Materi. Alcuni di noi avevano partecipato alla presentazione ufficiale del libro, qualche mese fa, e in classe ne avevamo parlato con le nostre insegnanti. E’ stato bello sentirne parlare direttamente dall’autrice, la quale ha sottolineato l’importanza che tutti si sentano parte del territorio nel quale vivono, anche noi ragazzi.

Nell’introdurre le parole della dottoressa Materi, la prof.ssa Rossini si è soffermata su un “paradigma”, ha detto proprio così, presente in questo libro: dare- ricevere- ricambiare. Il paradigma che crea scambio e rete.

La rete più importante è quella fatta dalle persone, ha continuato la Materi, che apre e costruisce relazioni. Il cittadino che collabora e partecipa al bene comune diventa, afferma la Rossini, un cittadino virtuoso.

Anche l’Assessore Romano ha dialogato con noi, così come gli altri relatori, e questo è stato davvero bello! Ci ha chiesto cosa vorremmo cambiare della nostra città e molti di noi le hanno rappresentato dei problemi che lei ha ascoltato con molta attenzione e partecipazione. Queste sono le esigenze emerse: mezzi pubblici che rendano più semplice raggiungere la scuola anche a chi abita in periferia, piste ciclabili in tutti i quartieri della città, spazi nei quali condividere il tempo con i coetanei, luoghi nei quali fare sport all’aperto…

E’ stato bello per noi ragazzi ascoltare le testimonianze legate alla tematica della cittadinanza attiva, così come è stato bello essere interpellati e sentirci davvero già cittadini della nostra bella città.

                                                                                  Giosuè Bennardo

ZingarelliNews all’European Crowdfunding Festival 3.0

Nella mattinata del 12 maggio 2022, una delegazione della redazione di Zingarelli News ha partecipato all’European Crowdfunding Festival 3.0, presso l’Università degli Studi di Bari, organizzato dalla dottoressa Rosa Porro. Quando ho ricevuto l’invito a partecipare a questa iniziativa, mi sono incuriosito molto, perché non conoscevo assolutamente l’argomento di cui si sarebbe parlato.

Da una prima ricerca, svolta in maniera personale,  ho compreso  che il termine Crowdfunding si può tradurre in “finanziamento collettivo”  e indica il processo attraverso cui  un gruppo  di persone impegna il proprio denaro per sostenere gli sforzi di singoli o di organizzazioni.

Il Festival a cui ho partecipato è stato una bella occasione per approfondire questo argomento perché erano presenti molti ospiti: alcuni fisicamente, mentre altri a distanza, attraverso diversi canali (radio, piattaforme via internet, etc.): una piattaforma figital, insomma, fatta di persone che comunicano contemporaneamente in presenza o in modalità digitale!

Tra i diversi relatori, uno mi ha colpito in particolare per il suo intervento: Angelo Rindone, il quale  ha raccontato una storia davvero molto significativa! Se avete tempo e voglia, leggete di seguito e ve ne appassionerete anche voi!

Alcuni ragazzi del Politecnico di Milano hanno avuto un’ idea interessante: creare un oggetto  che “analizzasse’  la qualità dell’aria della loro città, che fosse diffuso in modo capillare sul territorio, alla portata di tutti e anche bello da vedere. Ovviamente, per rilevare l’inquinamento, doveva stare all’aperto, quindi , quale idea migliore di un vaso???

I ragazzi avevano bisogno di finanziare il loro progetto, e allora si sono rivolti a Produzioni dal Basso, la piattaforma di crowdfunding di Angelo Rindone, il quale è rimasto impressionato non solo dalla bontà della loro idea, ma anche dal loro entusiasmo e dalla loro voglia di farcela e così ha deciso di guidarli nella loro avventura.

I ragazzi, attraverso un profilo Facebook chiamato “Milano aria pulita” , hanno dato vita ad una comunità di persone che hanno lavorato INSIEME! La loro idea è diventata l’idea di tutti e così è nata Arianna: il vaso da balcone che, grazie a particolari sensori che inviano,  tramite Bluetooth, i dati ad uno smartphone, rileva i livelli di inquinamento in città.

Il progetto, innovativo ed ecologico, è diventato piano piano realtà grazie ai finanziamenti ricevuti mediante il  Crowdfunding ed è stato accolto anche da altre città, tra cui Roma, dove è stato finanziato da Toyota.

Il Festival è stata una grande occasione per vedere ancora una volta quanto  l’unione faccia la forza…

Sarebbe davvero bello utilizzare il crowdfunding anche a scuola per  realizzare iniziative a vantaggio di tutti noi!! Di idee ne abbiamo già tante!?

Giosuè Bennardo

A SCUOLA DI CROWDFUNDING

Fino a qualche giorno fa non sapevo cosa fosse il Crowdfunding, e voi lo sapete?

Mercoledì 11 maggio ho avuto l’onore di partecipare alla terza edizione dell’European Crowdfunding Festival, che si è tenuto presso la sala de Trizio dell’Università di Bari, organizzato dalla dottoressa Rosa Porro, esperta di Crowdfunding della stessa Università.

Il Crowdfunding è una raccolta di fondi (realizzata spesso tramite internet, più precisamente grazie a piattaforme on line) di diversa entità, anche piccoli, versati da persone che decidono di prendere parte alla realizzazione economica di un progetto o di un’idea. Tale idea può essere di qualsiasi genere, di solito, però, si tratta di idee innovative oppure a vantaggio di uno o più gruppi di persone.

E’ stato davvero interessante ascoltare i racconti di esperti nazionali ed internazionali che si sono confrontati sulle opportunità che il Crowdfunding offre alla comunità, condividendo le loro conoscenze e soprattutto le loro esperienze sul campo.

Il primo a prendere la parola è stato il professor Luca Sabia, che ha parlato di un aspetto molto  importante: perché qualcuno dovrebbe dare soldi per un progetto di altri? La risposta sembra ovvia (perché gli piace e perché se ne sente parte) ma è proprio lì che sta il cuore di questo strumento che potrebbe sembrare semplicemente di natura economica ma che in realtà funziona solo se le persone “si sentono dalla stessa parte”: un Crowdfundung, insomma, va a buon fine se  i potenziali donatori vengono coinvolti al punto da reputare il progetto tanto utile o anche solo tanto bello da decidere di “adottarlo” e farne parte.

Dopo il professor Sabia ha parlato la dottoressa Elena Sodano, fondatrice di CasaPaese, presso Cicala (Catanzaro), esperta di Terapia Espressiva Corporea. E’ stato appassionante sentire il racconto di come, grazie ad un’azione di Crowdfunding, è nata questa meravigliosa grande casa per persone affette da diverse forme di demenza.

La dottoressa Sodano ha raccontato che cos’è CasaPaese, la grande casa non solo di anziani, ma anche di giovani colpiti dalla malattia, e ha sottolineato che i malati di demenza potrebbero non ricordare fatti, persone, addirittura volti, ma non dimenticheranno mai le emozioni vissute e l’amore ricevuto, quindi è giusto che vivano in un luogo nel quale siano amati e siano liberi di esprimere se stessi, senza essere trattati come persone “che non capiscono”.

Un’altra ospite che mi ha molto impressionato è stata Doa Naqvi, professoressa  indiana che si è soffermata sull’importanza del Crowdfunding per i giovani, i quali, attraverso questo strumento, possono avventurarsi nel territorio inesplorato dell’imprenditorialità per sostenere le proprie iniziative.

Successivamente è arrivato, dico così perché è stato fisicamente con noi, come la dottoressa Sodano, il fondatore di “Produzione dal Basso”, Angelo Rindone, che ha condiviso un’altra esperienza di Crowdfunding: quella che ha riguardato gli innovativi “Vasi di Milano”, apparentemente semplici vasi da balcone, ma che consentono di rilevare la presenza di inquinamento nell’aria. Il racconto è stato entusiasmante! Un gruppo di studenti del Politecnico di Milano ha creato una community e con questa ha condiviso il progetto che è stato poi realizzato grazie alla raccolta di fondi promossa proprio da “Produzioni dal Basso”. Ascoltare Rindone è stato come avere la prova che il ragionamento della Doa Naqvi funziona: il Crowdfunding è davvero un’occasione per i giovani, che spesso hanno difficoltà a far decollare idee valide e innovative!!

Successivamente abbiamo ascoltato il dottor Fabio Viola, esperto di Crowdfunding attraverso la gamification: i videogiochi sono le più efficaci piattaforme partecipative, e vengono utilizzate anche per avvicinare le persone a temi e problemi sociali e indurle a farsi carico di progetti attivi in questi ambiti.

L’ultimo intervento che ho ascoltato è stato quello del professor Massimo Melchiori, che ha parlato di come la comunicazione, se efficace e capace di generare il necessario coinvolgimento dei possibili donatori, rappresenti una delle leve fondamentali a disposizione di chi è interessato a lanciare un’ iniziativa di Crowdfunding.

Insomma è stata una mattinata fuori dal comune, impegnativa, devo ammettere, ma grazie alla quale ho imparato tante cose: spero che queste mie parole aiutino anche i miei amici ad affacciarsi a questo interessante mondo che, chissà, potrebbe rappresentare il nostro futuro!

Arianna Manfredi

Crowdfunding per CasaPaese

Arianna- Il vaso innovativo dei giovani milanesi

CURIOSANDO NELLA CIVILTA’ NIPPONICA

Prima parte~

Konnichiwa! (こんにちは – Ciao in giapponese formale)

In questo articolo volevo parlarvi della civiltà nipponica (日本 – Nihon,Nippon=Giappone, l’origine del sole), quindi se siete interessati all’argomento, o anche solo curiosi, continuate a leggere シ

Il Giappone è un arcipelago distante quasi 10.000 km dall’Italia, conta più di 6.000 isole e isolotti: è molto diverso dai paesi occidentali ai quali siamo abituati, per ambiente, territorio, abitudini, lingua e religione e anche moneta (la sua valuta è lo Yen -¥ – 1€ equivale a 136,71 yen-)!!

Viene anche chiamato spesso “Il paese del Sol Levante” a causa del fatto che si trova ad est rispetto al nostro punto di osservazione, cioè dove “si leva” il sole, ma gli sono stati attribuiti anche altri nomi: uno dei più antichi è “Wa” (scritto col kanji ),  nome non certo gradito ai giapponesi perché significa “obbedienti” e richiama anche, per similitudine, “”,  cioè “nano, basso”.

東京= Tokyo = La capitale (東) a Est (京)

Per molto tempo Tokyo è stato un semplice villaggio di pescatori chiamato “Edo”, centro politico e culturale durante lo shogunato dei “Tokugawa” (1603-1868 ). Oggi conta circa 38 milioni di abitanti e possiede l’area metropolitana più popolosa al mondo.

Una curiosità: i giapponesi possono godere del treno più veloce al mondo (Shinkansen – 500 km/h max, la velocita’ massima consentita però è 320 km/h ), di ben 13 linee metropolitane e più di 800 stazioni!

Unica accortezza da seguire è evitare le ore di punta (mattina= 7:30-9:00, sera= 17:30-19:30) per non trovarsi travolti da un fiume di persone (soprattutto ora che c’è il problema-Covid)!!!

Come capirsi semplicemente con dei gesti

Parlare giapponese, lo sappiamo tutti, è molto difficile, dal momento che sono ben tre le “lingue” utilizzate: Hiragana (caratteri fonetici utilizzati come suffissi, particelle grammaticali e parole prive di kanji corrispondente), Katakana (caratteri fonetici utilizzati per le parole di origine straniera o per le onomatopee) e infine i Kanji (i famosi ideogrammi di origine cinese, belli ma difficili da memorizzare). Secondo il Ministero dell’Istruzione i Kanji di uso comune sono 2136!

E’ utile, allora, conoscere modi alternativi per comunicare e conoscersi, uno di questi è Inchinarsi.

La profondità dell’inchino dipende dal rango della persona con cui si sta comunicando. Mi spiego meglio: quando ci si rivolge ad una persona di rango superiore, si usa fare un inchino di 45 gradi, per scusarsi, si fa un inchino di 30 gradi (ma anche di 45 gradi, se la situazione è seria …) e infine per salutare un amico basta fare un lieve inchino di 15 gradi o un cortese cenno della testa! E’ importante ricordare che la testa deve essere allineata con la schiena, mani e piedi devono stare fermi.

I Giapponesi sono così abituati ad inchinarsi che li vedrete inchinarsi anche mentre parlano al telefono o mentre scrivono in una chat (per esempio di WhatsApp).

Un altro modo per comunicare senza usare la lingua è “Leggere L’aria” (Kuki Wo Yomo), questa abilità consente nel capire cosa succede e comportarsi adeguatamente.

I Giapponesi sono molto gentili e, anche se sono adirati, offesi o anche solo contrariati, non lo mostreranno mai davanti al diretto interessato: se riuscirete ad adattarvi a questo modo di relazionarsi, sarete magicamente apprezzati, in caso contrario non mancheranno le occhiatacce !

Il sushi non è l’unica cosa che si mangia

La cucina giapponese è una delle più sofisticate e salutari al mondo e i giapponesi, anche a tavola, sono soliti seguire una precisa etichetta:

Mai conficcare le bacchette in verticale sulle ciotole di riso (pare porti sfortuna!),

Mai prendere il cibo altrui,

Mai indicare i cibi con le bacchette,

Pulirsi sempre le mani con la salvietta che starà sempre vicino a voi (Oshibori – nome giapponese)

PronunciareItadakimasu” all’inizio di ogni pasto (sarebbe il nostro “buon appetito”!) PronunciareGochisousama Deshita” (grazie per l’ottimo cibo), se si è ospiti di qualcuno.

Ovviamente ci sono molte altre abitudini interessanti, ma per non annoiarvi non ve le scrivo (le regole, si sa, alla lunga sono noiose).

Potrà sorprendervi, ma in Giappone non si mangia sempre il Sushi! Eh sì, contrariamente a quanto crediamo, il sushi si mangia solo in occasioni speciali e …è uno dei pochi alimenti che possono essere consumati con le mani!

Un’altra pietanza molto comune sono i noodles, spesso utilizzati come base per altri piatti: gli Udon (spessi spaghettoni di grano), i Ramen (di origine cinese, li conoscerete sicuramente se avete visto l’Anime Naruto), e infine i Soba (tagliolini di grano saraceno giapponesi). Piccola curiosità: avete presente, come ho citato prima, l’anime “Naruto”? Ecco, il protagonista, che si chiama come l’Anime, ama il ramen, e ho scoperto che il suo nome indica proprio un ingrediente del ramen (la rotellina), mentre “Uzumaki” (il cognome del personaggio) significa “mulinello, vortice”. Cercando su google, si può trovare l’esistenza di un fiume chiamato “naruto” che tende a formare dei vortici fino a 20m di diametro!!

Giuliana Buono