SOGNANDO LA PACE: I BAMBINI DELL’ANNA FRANK CONTRO LA GUERRA

Lunedì 4 aprile dalle ore 8.30 alle ore 13.00 i bambini della scuola primaria Anna Frank faranno sentire la loro voce, nel vero senso della parola! I nostri piccoli grandi alunni, infatti, manifesteranno la loro contrarietà alla guerra e il loro desiderio di pace con un’esecuzione corale nel corso di una manifestazione dal nome significativo, SOGNANDO LA PACE, che si terrà nello spazio esterno della scuola.

“Gli eventi bellici, tristemente noti a tutti, non potevano lasciare indifferente la nostra istituzione scolastica” – ha dichiarato la maestra Carla Diacono che, insieme al maestro Antonio Amato, dirigerà il coro di voci bianche dell’Anna Frank.

L’impegno e l’entusiasmo dimostrato dai bambini nella preparazione dell’evento è stato particolarmente apprezzato dalla Dirigente della nostra scuola, Manuela Baffari, che ha accolto e sostenuto fin da subito l’iniziativa proposta dai docenti e dalla comunità scolastica.

Lo stesso evento sarà occasione per dimostrare concretamente la nostra solidarietà e la nostra vicinanza alle popolazioni che stanno soffrendo a causa della guerra: durante le esibizioni canore, infatti, sarà attivata una piccola raccolta fondi a cui tutti i docenti, i genitori e quanti vorranno fermarsi ad ascoltare potranno liberamente aderire. In questo modo speriamo che la “voce” dei nostri bambini riuscirà davvero ad arrivare proprio lì dove è più necessario che sia udita.

Nostra compagna sarà la musica che, in questo difficile momento storico, ha sicuramente un forte potere e che può aiutarci a costruire un nuovo futuro. La nostra scuola, i nostri maestri, i nostri genitori ma soprattutto i nostri bambini ci credono fermamente, così come credono che è possibile sognare un mondo diverso, di pace e confronto, di rispetto e amore.

A lunedì!

Rosa D’Apolito e Adriana Cianci

HIP HOP: poesia, danza e arte direttamente dai ghetti americani.

Molti giovani italiani praticano l’hip-hop, ma quanti ne conoscono la storia?

L’hip-hop non è semplicemente una danza, ma è un movimento culturale che nacque a New York, nel quartiere del Bronx, negli anni ’70 del secolo scorso.
Specialmente all’epoca, il Bronx era un quartiere povero e malfamato, dove spesso le persone, vittime della povertà e dell’abbandono, si sfidavano per ottenere un territorio, finendo, in molti casi, addirittura allo scontro fisico.
Fortunatamente ad un certo punto (negli anni ’70, per l’appunto), proprio lì, nacque l’hip-hop, che rappresentò per i giovani un’occasione per mettere da parte gli scontri e la violenza e sfidarsi in gare di ballo e di “canto”.

L’ hip- hop, insomma, salvò la vita a tante persone.

All’hip-hop sono collegate diverse altre altre discipline molto amate dai giovani;
una di queste è sicuramente la Break dance, la ” mamma” dell’hip-hop: i ballerini che la ballano vengono chiamati B-boys e B-girls .
Ricordiamo poi il MC’ing, letteralmente “il maestro delle cerimonie”, ovvero, il Rap, il Writing, cioè il graffitismo, un modo di esprimersi attraverso le coloratissime bombolette spray con le quali vengono realizzati dei graffiti sui muri delle città, oppure sui treni, di notte, per far capire a tutti l’ appartenenza ad un quartiere, o anche il proprio Tag (nome in codice che ciascun gruppo si attribuisce), il DJnig, cioè il Disk Jokey, colui che gioca con i dischi creando basi per chi rappa.

E’ incredibile pensare che un’arte tanto bella che sprigiona energia, forza e vita sia nata in un quartiere così povero dove addirittura, durante la prime feste hip-hop (i Bloch Party), veniva rubata la corrente dai lampioni, perché gli abitanti del Bronx non ne disponevano… Eppure è così, e forse è proprio questa la magia che questa arte sprigiona: la magia della forza pura!

Alessia Romito

IL FESTIVAL DI SANREMO: la più grande rappresentazione della musica italiana.

Da pochi giorni si è ormai concluso l’evento che riunisce le famiglie italiane e non solo, davanti al piccolo schermo da ormai ben 72 anni! Il Festival di Sanremo anche quest’anno ha portato un po’ di spensieratezza per cinque serate consecutive, riuscendo a mettere d’accordo tre generazioni completamente differenti grazie all’aiuto del conduttore Amadeus che ha preso il timone della rappresentazione canora per la terza volta consecutiva. Ma cosa è successo durante queste sere? 

Abbiamo visto diversi ospiti come: i Måneskin, che sono stati i vincitori lo scorso anno e che, dopo la vittoria all’Eurovision, hanno infuocato i palchi di tutto il mondo con il loro rock; i Meduza, tre giovani dj italiani che hanno fatto ballare intere nazioni con la loro musica elettronica, in particolare con “Tell It To My Heart”; il cantautore italiano, Cesare Cremonini, che ha coinvolto più generazioni con la sua musica e i suoi testi poetici, ma ha fatto anche scatenare l’Ariston con il tormentone dei Lùna Pop “50 special”; Fioerello, showman e spalla di Amadeus per i primi suoi due Festival, ha regalato un sorriso al pubblico durante la prima serata, passando successivamente il testimone al nostro conterraneo Checco Zalone, recordman da botteghino, che tratta tematiche di attualità nei suoi film cercando di dare un insegnamento attraverso il suo umorismo.

Le 25 canzoni in gara stanno riscontrando parecchio successo nelle radio e sulle piattaforme digitali musicali; ormai, canzoni come: “Ciao ciao” della Rappresentante Di Lista, “Farfalle” di Sangiovanni, “Dove si balla” di Dargen D’Amico, “Ovunque sarai” di Irama, sono diventati dei veri e propri tormentoni, nonostante non si siano piazzate sul podio, conquistato, invece, da Morandi con “Apri tutte le porte” al terzo posto, Elisa con  “O forse sei tu” al secondo e Mahmood e Blanco al primo, pronti a portare “Brividi”, la canzone con più successo di Sanremo 2022, all’Eurovision Song Contest, che quest’anno si terrà proprio in Italia, precisamente a Torino con la conduzione di Laura Pausini, Mika e Alessandro Cattelan, annunciata durante una delle serate sanremesi. 

Ma Sanremo 2022 è stato accompagnato da un’altra competizione che ha unito noi fans con gli artisti: il FantaSanremo è stato un fenomeno virale! Gioco ispirato al Fantacalcio. Ma in che cosa consiste? Ognuno ha una squadra composta da 5 artisti che si può comporre grazie a un budget di 100 Baudi (moneta dedicata al celebre conduttore); durante le serate sono stati assegnati bonus o malus in base alle azioni compiute dai cantanti sul palco, infatti spesso gli artisti hanno citato il nome del gioco sul palco, o quello di Mara Venier ( ” Ciao zia Mara!”) o quello di Papalina, proprietario del bar dove ha avuto inizio il progetto, proprio per far guadagnare punti ai fans che li hanno messi in squadra.

I giochi da poco si sono conclusi, ma viviamo già in funzione del prossimo Festival, aspettando il nominativo del nuovo conduttore o la conferma di Amadeus.

Ida Nicole Nitti

CICLONE CHECCO A SANREMO

Luca Pasquale Medici, nome d’arte di Checco Zalone,  è nato a Bari il 3 giugno 1977 ed è un comico,  attore,  musicista, sceneggiatore, cantautore e regista, famoso per le sue mitiche battute e amato da giovani e adulti.

La simpatia di Checco arriva a tutti attraverso i suoi film (da “Cado dalle nubi” a “Tolo Tolo” sono stati un crescendo di successo), le sue canzoni (quante risate ci siamo fatti con Angela, Immigrato, L’immunità di gregge, La vacinada), il suo modo di essere: semplice, alla portata di tutti, ma, a ben guardare, sempre carico di riflessioni e messaggi importanti.

Mercoledì 2 febbraio, Checco Zalone si è esibito sul palco dell’Ariston, insieme ad Amadeus, lo straordinario conduttore del programma, e, come al solito, è stato un vero ciclone!

Ha parlato del Covid con ironia e allegria e ci ha aiutato, ancora una volta, a guardare la realtà con spirito critico, ma senza intristirci.

Il suo personaggio, il cozzalone che può sembrare rozzo e sempliciotto, in realtà è tutt’altro, e anche sul palco dell’Ariston il nostro Checco ha mostrato a tutti che la sua comicità è frutto di riflessione e conoscenza.

A me piace davvero tanto!! 

Mi ha colpito l’intervista nella quale ha parlato di come sua zia lo abbia sempre incoraggiato a laurearsi per cercare di iniziare la carriera di magistrato e di come lui, pur essendosi laureato, abbia sempre continuato ad inseguire il suo sogno: fare spettacolo e far ridere. 

Inseguire i sogni fino a raggiungerli: EVVIVA CHECCO!!

Alessia Romito

LA MUSICA: UN MIRACOLO NELLA TRAGEDIA

Il 27 gennaio, ogni anno, ricordiamo il giorno in cui i pochi ebrei sopravvissuti furono liberati dal regime nazista guidato dallo spietato Hitler. 

In questo articolo voglio parlare di un argomento poco trattato nei documentari, la MUSICA: un miracolo nella tragedia.

Nei campi di concentramento e di prigionia si è sempre fatta tantissima  musica, di ogni tipo e d’ogni qualità.

La musica nei lager poteva diventare un’arma a doppio taglio, per quanto trasmettesse speranza, salvezza e consolazione, scandiva anche il tempo della morte.

Molti musicisti hanno dovuto far fronte alla tragica realtà di essere costretti a suonare per allietare i loro sterminatori e non per il piacere di esibirsi, come Alba il numero 50381, conosciuta come “ La violinista di Auschwitz”.

Arrivata al campo, Alba venne nominata direttrice dell’orchestra di Auschwitz, e lei, pur di non compiacere i suoi aguzzini, fu tentata di rifiutare. Ben presto, però, si rese conto che poteva sfruttare la sua posizione per salvare se stessa e le altre donne musiciste, ricevendo razioni di cibo extra e la possibile salvezza dalle grinfie della morte; fu così che iniziò la sua missione.

Una delle 47 donne a far parte dell’orchestra era Fania Goldstein, in arte Fenelon, una cantante e pianista francese.

Per Fania la musica divenne un filo sottile per la salvezza della sua vita. Il suo unico scopo era sopravvivere per testimoniare e far sapere alle generazioni future le atrocità subite da non dimenticare.

Negli ultimi 30 anni l’importanza della musica nei campi di concentramento è stata valorizzata anche grazie alla curiosità ed interesse del musicista pugliese Francesco Lotore impegnato nel recupero, studio, archiviazione ed esecuzione di reperti musicali di ogni genere provenienti da tutto il mondo. La sua instancabile dedizione sarà premiata con la nascita a Barletta della Cittadella della Musica Concentrazionaria, il primo hub al mondo dedicato alla musica prodotta nei Campi di sterminio.

                                                                                        Alessandra Nicastri  

I MANESKIN: VERA BRAVURA O SOLO MARKETING?

“HANNO UN’ENERGIA INCONTENIBILE”. “SONO COSTRUITI A TAVOLINO”. DAMIAN0, VICTORIA, EITHAN E THOMAS FINISCONO SOTTO L’OCCHIO DEI MUSICISTI.

I Maneskin sono sicuramente una delle più note e discusse band del momento. Secondo alcuni, il loro ultimo grande successo, il travolgente tour negli Stati Uniti e l’ apertura del concerto dei Rolling Stones, è prova della loro grandezza: sebbene si siano esibiti con solo tre canzoni e un medley, infatti, nessuna band italiana era mai arrivata a questo livello. Secondo altri, invece, sono un fenomeno passeggero e sopravvalutato.

Insomma, quello di Damiano David, Victoria De Angelis, Eithan Torchio e Thomas Raggi è vero talento o semplicemente il risultato di un enorme impresa di marketing e fama? Gli esperti di musica hanno avuto la parola per dare una risposta a tutto questo. Ascoltiamoli!

DA VIA DEL CORSO A LAS VEGAS IN QUATTRO ANNI

Roma, via del Corso, 4 maggio 2017. I Maneskin, jeans e t-shirt suonano

reggaeton davanti a un negozio. Per terra, la fodera della chitarra aperta

per raccogliere le monetine. Las Vegas, 6 novembre 2021. Top in pailettes

e occhi truccati, la band sale sul palco dell’Allegiant Stadium per aprire il

concerto dei Rolling Stones di fronte a 65 mila persone. Mick Jagger, il

leggendario frontman dei RollingStones, li saluta in italiano: «Grazie mille

ragazzi!». Nel frattempo, una valanga di successi: XFactor, Sanremo,

l’Eurofestival, i complimenti di Vasco e Celentano, un disco di platino, la

vittoria come migliore band rock agli MtvEuropean Music Awards, la

pagina sul New York Times, l’ultima campagna pubblicitaria di Gucci e

milioni di followers su Instagram . Ancora minorenne Victoria De Angelis,

bassista del gruppo, spiegava che rockstar si nasce, non si diventa.

Di fronte alla Maneskinmania, però, il mondo si divide in due: quelli che «i

giovani rocker romani sono bellissimi, i nuovi Led Zeppelin» (e chi li critica

è pura invidia) e i vecchi fan del progressive rock degli anni sessanta,

cresciuti a Pink Floyd, che storcono il naso e parlano di tanto fumo e una

geniale operazione di marketing.

“PIENI DI ENERGIA… IN UN LOOK ACCURATO”

Manuel Agnelli, che li ha fatti crescere ad X Factor, è sentenzioso: «Hanno

un talento mostruoso, hanno riportato il rock sulla scena mondiale, stop».

Mettiamo pure che Agnelli sia di parte e andiamo oltre. «Fanno

canzonette? Ma no, la provocazione, l’aggressività, basta ascoltare Zitti e

buoni. Sono trasgressivi, mantengono il palco e un concerto sold out, alla

loro età cosa si può chiedere in più?», commenta Red Canzian, il bassista

dei Pooh, band da milioni e milioni di dischi venduti e un tour americano

già nel 1973. Sul tema trasgressione qualche dubbio si muove: «Il rock è

dannato, loro al contrario sono angelici: non vorremmo che il loro

successo stesse soprattutto racchiuso in un look ben curato e nel bel

faccino di Damiano». Iva Zanicchi, che a 20 anni cantava, alza gli occhi al

cielo: «Sono giovani e belli, e allora? Comunicano una vitalità pazzesca. E

poi se vinci un Eurofestival significa che qualcosa dentro ce l’hai». Non

basta. Per altri giornalisti i ragazzi li amano perché i Maneskin incarnano

perfettamente la loro generazione, «sospesa tra ragazzi e ragazze,

sostenente delle battaglie Lgbt, alla moda e internazionale». E Orietta

Berti, che a 78 anni ha cantato con Fedez e Achille Lauro, rincara la dose:

«Quanti tra i giovani di oggi conoscevano il rock prima dei Maneskin?

Nessuno. Sono straordinari, hanno cambiato la musica italiana».

RIVOLUZIONARI? MA NO …

Se sulla grinta sono tutti d’accordo, sul sound i pareri si dividono. «I

Maneskin rivoluzionari? Ma dai, il rock è altro…», dice Ivano Michetti dei

Cugini di Campagna, otto serate piene al Madison Square Garden di NYC

nel 1975. E sottolinea: «Primo: non si apre il concerto dei Rolling Stones

portando due pezzi e continuandoa cover. Secondo: come primo Mamma

Mia come gli Abba non è un omaggio, è una ruffianata. Terzo: il look del

concerto di Las Vegas l’hanno solamente copiato da noi. Detto questo,

sonoromani come noi, bravi ragazzi e gli auguro tutto il bene. Ma ne

hanno ancora da imparare…». Altri sottolineano: «Il loro non è plagio, ma

fanno cose già sentite 50 anni fa: il canto strappato di Alice Cooper, i riff

ispirati al glam-rock, gli occhi truccati comeOzzy Osbourne. Un gruppo

ben costruito dal management». E il look, qui, ha un ruolo importante. «Il

loro è studiatissimo, ispirato al gender fluid», dice Giusi Ferré. «Si

presentano come rivoluzionari, ma sono sofisticati, come icone del rock

chic. «Sia chiaro: io sono felice per loro. Ma i Maneskin non sono rock,

fanno pop. E no, non sono bravi musicisti. Attenzione: un milione di

ascolti in streaming, spesso gratuiti, non sono un milione di dischi

venduti. Sono ancora dei ragazzi… Sai quanto hanno lavorato Nannini,

Negramaro, Eros, Pausini per arrivare dove sono?» dice Claudio Trotta,

produttore artistico italiano che ha fatto suonare in Italia molte band del

mondo.

Rimangono i dubbi, rimangono le teorie sul loro successo e sulla loro

musica ma di una cosa si è certi, nel panorama mondiale i maneskin

continuano a sfondare!

Federico Bagnulo

E TU CHE CHITARRA SEI?

L’inventore della chitarra moderna fu Antonio de Torres Jurado. 

Lo spagnolo Antonio de Torres, nel 1862, costruì la prima chitarra a sei corde che viene ancora oggi utilizzata. 

Egli fu il primo a concentrare l’ attenzione sulla tavola armonica, aumentandone la superficie e disponendo il ponticello nel punto di massima larghezza, sulle misure del manico e della tastiera e sulla forma del ponte. Dispose tre catene trasversali, due sopra e una sotto la buca; nella parte sotto il ponte si trovano sette raggi simmetrici disposti a ventaglio. 

Nel 1862 costruì una chitarra con fasce e fondo di cartone per dimostrare le sue tesi sull’importanza della tavola armonica e dell’incatenatura.

“Quando ho preso in mano una chitarra per la prima volta, improvvisamente, semplicemente suonando un paio di note, mi ha veramente parlato. Era quasi come se fossi già stato capace di farlo prima. Era qualcosa che sentivo veramente naturale.”

Ecco qui una frase citata da “Slash” (Saul Hudson), nato il 23 luglio 1965, chitarrista dei Guns’n Roses nonché 65esimo chitarrista migliore di tutti i tempi secondo la rivista Rolling Stones: il suo strumento, come tutti sanno, è la chitarra moderna.

Anche io  ho sentito parlare una chitarra, anzi, tre chitarre! Infatti io ho tre chitarre: la mia prima chitarra classica,  la mia prima chitarra elettrica e la mia chitarra acustica, quella che utilizzo sempre nelle lezioni.

Ogni persona è diversa dall’altra, lo sappiamo bene, e di conseguenza, ha un’anima diversa dalle altre: chi ama la chitarra sa che ogni chitarra rappresenta un’anima.  

La chitarra elettrica è per chi ha uno spirito ribelle e progressista;

La chitarra classica per chi è tranquillo e calmo;

La chitarra acustica … è per chi non sa scegliere e ha paura di dire qualcosa, temendo il giudizio degli altri (per questo io suono la chitarra acustica…). 

Non posso che augurare a tutti di provare almeno una volta a suonare la chitarra perché fa sentire liberi e consente di liberare le emozioni e a volte ti accorgerai che la chitarra parla per te quando non sai che dire.

Rossana Cicchetti

AKA7EVEN

Aka7even è il nome d’arte di Luca Marzano,  un ragazzo nato il 23 ottobre 2000 a Vico Equense (NA) in provincia di Napoli dove vive con i genitori e i quattro fratelli maggiori.

Luca è un artista poliedrico: è un cantautore e anche uno scrittore. Ha partecipato ai talent show noti come di X-factor e Amici di Maria De Filippi. Durante la sua permanenza nella scuola di Amici ha stretto un solido rapporto di amicizia con Giulia Stabile, la vincitrice del programma, ed un rapporto sentimentale con una ballerina di danza latino americana  di nome Martina Miliddi. 

E’ autore di numerosi singoli di successo come  Loca e Mi Manchi e ha continuato a comporre anche a seguito della conclusione della sua esperienza presso la citata scuola di amici.

E’ altresì uno dei cantanti in gara al Festival della canzone che si terrà a breve nella città di Sanremo.

Per comprendere la scelta del nome con cui si è presentato al pubblico (Aka7even) occorre fare un passo indietro. Aka- sta per “Also Known As” e  -7even rappresenta il numero della sua vita. Quando aveva 7 anni, fu ricoverato in ospedale per una grave encefalite che lo portò a stare 7 giorni in coma per poi risvegliarsi, avendo probabilmente 7 vite come i gatti. 

La musica, la sua passione sin da quando era piccolo, gli è stata trasmessa, come egli stesso ci tiene a sottolineare, dal suo papà. 

La musica è la sua vita, e ad essa si dedica quotidianamente cantando, scrivendo e producendo.

Nonostante la sua giovanissima età ha raggiunto una grande notorietà poiché la sua musica melodica ha la capacità di emozionare il pubblico di ogni età, dai più giovani ai più grandi.

Sono, però, soprattutto le nuove generazioni a sognare di innamorarsi sulle note delle sue appassionate canzoni.

BUON FESTIVAL, AKA7EVEN!!

Luca Masanotti

Dal 21 Maggio il primo album di Aka7even, "AKA 7EVEN"

“JAZZ” LA MUSICA DELL’ANIMA

Il Jazz è un particolare genere musicale nato negli Stati Uniti, in Louisiana, alla fine del XIX secolo la cui caratteristica peculiare è l’improvvisazione. Il Jazz fu il genere musicale più diffuso durante la seconda guerra mondiale, in quanto la musica si rivelò un mezzo fondamentale per distrarsi e per distaccarsi dagli orrori che venivano vissuti quotidianamente sui campi di battaglia, concedendo anche alla popolazione civile quell’attimo di evasione dalle difficoltà giornaliere.
I soldati, dopo aver combattuto e lavorato a lungo durante il giorno, la sera si divertivano danzando nelle sale da ballo e si concedevano un momento per dimenticare il tragico periodo che stavano vivendo.
Il jazz nacque a New Orleans, la più grande città degli stati del Sud, da un mix di blues, gospel, work song e musica europea. Si sviluppò a partire dagli anni ’20 con i musicisti neri delle prime dixieland- band.
Alcuni musicisti jazz si arruolavano volontariamente nell’esercito; altri, invece, organizzavano concerti negli Stati Uniti e anche all’estero per far diffondere questo nuovo genere, contribuendo a divulgare i valori americani nel mondo.
Il più importante musicista di quell’epoca fu Glenn Miller,” Il re dello swing”, il quale viene tutt’oggi ricordato per i concerti della sua big band e per il suo contributo alla guerra che il suo paese stava combattendo. Miller scomparve improvvisamente nel 1944 mentre sorvolava la Manica a bordo di un aereo militare per raggiungere Parigi, dove la sua orchestra avrebbe dovuto suonare in onore dei soldati che avevano liberato la capitale francese. Il suo corpo non fu mai recuperato.
In Italia, durante il periodo fascista, il jazz fu bandito e addirittura fu definito, dai libri di propaganda distribuiti nelle scuole, “roba da negri”. Ma la bellezza di questa musica era tale da affascinare chiunque: furono proprio i figli del Duce, ai quali la musica piaceva molto, a farsi mandare le ultime novità discografiche da un negozio di Roma, facendo in modo che nessuno ne sapesse niente. Romano Mussolini diventò anche un apprezzato pianista jazz.
Nel 1904 il Jazz sbarca, in Italia, al Teatro Eden di Milano grazie ad un gruppo di ballo creolo.
Nonostante la popolarità del genere, in Italia il primo concerto jazz arriva solamente nel 1917 con Vittorio Spina, primo musicista jazz italiano.

Successivamente si diffuse in Italia, avendo grande successo, intorno agli anni Trenta, grazie a vere e proprie orchestre Jazz guidate da Arturo Agazzi. Dagli anni ’40 agli anni ’60, l’Italia diede alla luce alcuni tra i più grandi esponenti di questo genere, quali Gorni Kramer, Giorgio Gaslini, Lelio Luttazzi, Franco Cerri e il compositore, Bruno Martino.
In seguito molti altri artisti italiani scrissero brani jazz, fondendo insieme canzoni europee, tecniche di composizione classica, jazz americano e musica folk.
Dal 1930 nascono le prime band italiane come quella di Arturo Agazzi. Durante quegli anni, un notevole numero di registrazioni vennero fatte dagli italiani e dai musicisti stranieri. Nel gennaio 1935 Louis Armstrong, durante il suo tour europeo, si esibisce a Torino facendo innamorare gli italiani. La maggior parte delle case discografiche affiliate al genere, non a caso, si trovavano proprio a Milano e a Torino.
Dal passato sino ai nostri tempi, ritroviamo tra i migliori artisti Jazz contemporanei Franco Cerri, Enrico Rava, Antonello Salis, Massimo Urbani, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Antonio Farao, Dado Moroni, Aldo Romano, Stefano di Battista, Pino Presti, Enrico Intra, Tullio De Piscopo, Enrico Pieranunzi e Gianluigi Trovesi. Il Jazz in Italia, non è mai tramontato, infatti, il suo successo è sempre stato stabile e continuo, e molto praticato. Infatti, ogni anno, si possono godere eventi su tutto il territorio nazionale, quello più famoso, ricordiamo l’Umbria Jazz Festival.

Miriam Cascione

Ezio Bosso: il musicista che non ha mai smesso di sorridere

Il maestro che non ha mai smesso di sorridere”

Ezio Bosso è un pianista e direttore d’orchestra di fama internazionale. Nato a Torino nel 1971 e prematuramente scomparso il 15 maggio 2020, all’età di 48 anni, a causa di una malattia degenerativa, muove i suoi primi passi nel mondo della musica all’età di appena 4 anni mostrando un grande interesse per il pianoforte, un interesse che coltiva soprattutto in famiglia grazie ad una zia e al fratello, entrambi musicisti. Crescendo, la sua passione e il suo talento lo portano a viaggiare continuamente e a vivere tra Londra e Torino, dove collabora a progetti musicali e sociali di grande impatto, affermandosi abbastanza velocemente nel panorama musicale internazionale.

Già a dodici anni, Ezio compone i suoi primi brani di musica classica , a sedici anni debutta in Francia e comincia cosi ad esibirsi nei teatri di mezza Europa. Negli anni ’90 partecipa  a numerosi concerti sulla scena internazionale: “Royal Festival Hall”, “Southbank Centre”, “Sydney Opera House”, “Palacio de Bellas arte di  Città del Messico”,“ Carnegie Hall “,“Auditorium Parco della Musica”, arrivando ed essere nominato Direttore del “Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste” e a ricevere ben due nomination al David di Donatello per le musiche di “ Io non ho paura” e “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores.

Dal 2017, Ezio Bosso è stato testimone e ambasciatore di diverse associazioni e di progetti sociali ed educativi nazionali e internazionali importanti. Ricordiamo l’“Associazione Mozart 14”, voluta dal Maestro Claudio Abbado, il progetto “Tamino”,  che aiuta con la musicoterapia i piccoli pazienti del Policlinico Sant’ Orsola-Malpighi di Bologna, il coro di uomini e donne “Papageno” nella Casa Circondariale Dozza di Bologna, il progetto “Leporello“ per i ragazzi reclusi nel carcere minorile del Pratello di Bologna e il “Coro Cherubino” che accoglie bambini e adolescenti, anche disabili”. Quella del maestro Bosso è stata anche una battaglia civile per il riconoscimento della musicoterapia come vera pratica clinica.

Purtroppo, all’apice della sua meravigliosa carriera, nel 2011, Ezio Bosso viene colpito da una grave malattia neurodegenerativa, simile alla sclerosi multipla, che lo rallenta molto nei movimenti ma non riesce a frenare la sua straordinaria voglia di suonare: infatti, nonostante l’aggravarsi della malattia, Bosso non si perde d’animo e addirittura, attraverso tanto allenamento assistito da medici specializzati, riapprende a suonare, a parlare e, come lui stesso ha affermato, a vivere la musica non come un tesoro personale ma come continua condivisione, perché

“ la musica è come la vita, si può farla solo insieme”.

              FABRIZIO PAPA