Il 28 ottobre 2025, nell’auditorium dell’I.C. Nicola Zingarelli, si è svolta la cerimonia di inaugurazione dello scaffale delle emozioni che ci è stato donato dall’associazione Anto Paninabella, un’associazione amica della nostra scuola da ormai diversi anni.
Anche noi abbiamo dato un contributo a questa festa, cantando un pezzo della bellissima canzone di Caparezza “Argenti vive”. Abbiamo scelto questa canzone perché ci ha appassionato davvero tanto, quando l’anno scorso l’abbiamo conosciuta studiando La Divina Commedia di Dante.
Filippo Argenti è un’anima collocata nel girone degli iracondi, cioè di coloro che sono dominati dalla rabbia. La rabbia è un sentimento che alla nostra età si prova spesso…
Nel poema di Dante, Filippo Argenti viene insultato, respinto e punito, ma non ha la possibilità di rispondere.
È come se fosse messo a tacere senza potersi difendere, a differenza degli altri personaggi che invece possono parlare: non conosciamo il suo punto di vista, non sappiamo come si senta davvero.
Caparezza, nella sua canzone, decide di ribaltare i ruoli: dà voce a Filippo Argenti e lo fa finalmente parlare; questa volta è Dante a subire, mentre Argenti esprime tutta la sua rabbia e il suo desiderio di farsi ascoltare.
Questa idea ci ha colpiti molto, perché a volte anche noi ragazzi proviamo qualcosa di simile: ci sentiamo pieni di emozioni, ma non riusciamo a esprimerle o a farci ascoltare, soprattutto dagli adulti.
Spesso ci giudicano senza capire fino in fondo come ci sentiamo, o ci dicono cosa dobbiamo fare senza chiedersi cosa pensiamo noi. E allora nasce la rabbia, e la voglia di gridare: “Ci siamo anche noi, vogliamo essere ascoltati!”.
Cantare questa canzone, quindi, per noi è anche un modo per sfogarci, per liberare la rabbia e le emozioni che a volte teniamo dentro. È un modo per sentirci compresi e per mostrare che anche dietro questo forte sentimento ci sono paure, delusioni e voglia di essere accettati.
E poi c’è qualcosa di ancora più profondo: quando la cantiamo, sentiamo quella rabbia scorrere dentro di noi come un’energia, non solo distruttiva, ma viva, vera. È come se finalmente potessimo dire tutto quello che di solito rimane chiuso nello stomaco, nella gola, nel cuore. Ogni parola, ogni nota diventa un grido, ma anche una liberazione. È come se per un attimo ci
togliessimo tutte le maschere, e potessimo essere noi stessi — fragili, arrabbiati, pieni di voglia di cambiare le cose.
Questa canzone è per noi un po’ come quando urliamo sulle giostre: non sempre lo facciamo perché abbiamo davvero paura, ma perché in quel momento possiamo lasciarci andare.
Capita che quel grido diventi uno sfogo, una piccola valvola per tirare fuori tutto ciò che teniamo dentro, anche senza rendercene conto. Non succede sempre, ma quando accade, è come liberarsi per un istante da tutto ciò che ci pesa.
Attraverso la voce di Caparezza e il personaggio di Filippo Argenti, riusciamo a “buttare fuori” sentimenti che spesso non possiamo a spiegare con le parole, ma che tutti, almeno una volta, abbiamo provato.
La professoressa ci ha detto che Antonella amava Caparezza e la nostra Argenti vive è dedicata a lei.
S. Iamele e T. Tribuzio
disegno di A. Mastropietro