Vedere qualcosa in cui hai messo tutto il tuo impegno per poi ritrovarti davanti a un fallimento totale. Un fallimento sia per te sia per le altre persone.

Quando accade, per esempio quando a scuola prendo un voto che non mi soddisfa e che è diverso da quelli che prendevo prima, scoppio in un pianto infinito. E più ci penso, più non so come controllare le mie emozioni. Sono triste sia per me sia per gli altri, che non sono soddisfatti del mio risultato.

Non so perché, ma mi capita spesso di identificarmi con quel risultato negativo e, quando mi rivedo in esso, mi sento uno schifo. Non parlo mai a nessuno di queste cose perché ho paura che mi considerino strana o esagerata.

Quando vorrei piangere ma ci sono altre persone, nascondo tutti i miei sentimenti dietro un finto sorriso, mentre il mio cuore sta male: è ferito e vuoto.

«Non sei abbastanza», «Ti devi impegnare di più», «Va bene, ma puoi fare meglio».

Mi sento come un giocattolo. Tutti devono decidere cosa devo fare, come dovrei essere, cosa non posso essere e cosa non posso fare. Mi sento così tanto vuota che non so neanche come descrivere tutto ciò.

Tutti dicono che sono molto sensibile e che, proprio per questo, mi offendo sempre per tutto. Anche se qualcuno sta scherzando con me, per esempio facendo uno «scherzo» sul mio aspetto fisico, ci rimango molto male e cerco di cambiare per piacere agli altri.

Ma perché cerco di piacere agli altri, se io questi «altri» non li stimo nemmeno?

Non ho mai una risposta a questa domanda. La cerco sempre, ma non riesco mai a trovarla. E così mi ritrovo sempre al punto di partenza.

Giulia Loseto

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