CEROTTO. (Giornata regionale contro le solitudini)

Mi chiamo Sofia, ho 11 anni e oggi sono qui per raccontarvi una cosa molto importante della mia vita: mi sento sola. Sì, avete capito bene: sola.

Una ragazza che vive in mezzo a tante persone, che va a scuola ogni giorno, che ha compagni, amici, gruppi WhatsApp e notifiche che mi arrivano ogni giorno.

Non mi basta, però.

Sì: non mi basta.

Eppure ho amiche che ci tengono a me, che mi scrivono, che mi conoscono, mi aiutano eppure… sono sempre sola.

Sì, potrei parlare infinitamente delle persone che conosco. Sono in mezzo a persone che mi fanno stare bene, ma dentro di me mi sento un deserto. Nessuno. Nada de nada. Neppure un’anima viva.

E quando lo dico, mi rispondono:

«Ma come, Sofia? Hai così tante amiche! Sei un’egoista, vuoi sempre troppo!»

E sì, lo so.

Le vedo.

Le sento.

Ci parlo.

A volte ci scriviamo.

Ma non basta, perché non mi sento capita.

Perché questa è la parte strana della solitudine: non significa essere soli “fisicamente”. Per esempio, posso stare in classe con 30 persone, compagni e amiche, eppure… mi sento sola. Ecco, questo intendo. Posso parlare, ridere, scherzare, ma mi sento sola.

E questa sensazione va avanti da tanto, tanto tempo.

A volte capita che esca con le amiche, che rida, parli e mi diverta. Poi ritorno a casa. Chiudo la porta della camera. Mi sdraio sul letto. Prendo il telefono. Apro TikTok.

Scrollo.

Scrollo.

Scrollo.

Scrollo.

E mi esce un video di una ragazza che vive a 800 chilometri da me, con migliori amiche e amiche, perfetta, che sa di essere bella e dice che lei è fortunata ad avere queste amiche e a non essere sola.

Prendo le cuffie.

Metto la musica.

E inizio a frugare tra i miei pensieri.

Penso: perché mi sento sola, anche se ho amiche che mi dicono «ti voglio bene» e che ci sono sempre per me?

Penso a quando è iniziata questa sensazione.

E sì, lo so che vorreste sapere la risposta. La cerco anche io… Ma non c’è.

Allora smetto di pensare.

Apro di nuovo TikTok.

Peggio.

Tik Tok mi conosce ormai più di mia madre. Mi mostra video tristi, video motivazionali, video di gatti e video e video e video… Poi ne esce fuori uno: «Se ti è uscito questo video, è perché ne hai bisogno.»

In realtà no. E’ perché sono stata due ore a scrollare. Però, grazie lo stesso…

Spengo il telefono.

Modalità «Non disturbare» attivata.

Come avrete notato, io penso molto. Come, per esempio, quando una mia amica mi scrive «ok» invece di «okkk» e faccio un’indagine tipo CIA: «Ho fatto qualcosa?» «È arrabbiata?» «Vuole chiudere?» «Devo cambiare continente per lei?»

Mentre, invece, è solo il suo modo per dire «ok» e non è affatto arrabbiata.

Nel frattempo, io ho già la lettera di addio pronta in testa.

Questa è una delle motivazioni per cui mi sento sola.

Perché molte volte vorrei parlare con qualcuno, ma penso di disturbare.

Molte volte scrivo:

«Ehii, parliamo?»

Poi cancello. E mi dico: «Che fai?»

Lo riscrivo.

Lo fisso.

Lo fisso.

Lo esamino attentamente.

«Vuoi eliminare il messaggio?»

Clicco sì.

Tac.

Eliminato.

Alla fine non scrivo niente.

E poi mi lamento perché nessuno mi cerca.

Geniale.

Perché, in verità, sono io il problema.

Sì, io, che mi chiudo troppo solo per difendermi.

Perché ho paura.

Paura di aprirmi, di dare tutto per una certa persona e poi quella persona… sparisce.

Come quando c’è una ferita: usi il cerotto, la ferita passa e il cerotto lo butti. Sì, lo so: questo paragone è stato detto da molti. Però… è molto vero. Perché io mi sento esattamente così:

un cerotto usato,

colorato,

buttato,

tolto,

rimesso.

E forse è proprio questo che fa più male: non sentirmi sola perché non ho nessuno intorno, ma sentirmi sola come qualcosa che, prima o poi, qualcuno finirà per togliersi di dosso e buttare via.

Sofia Dentico

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