APOCALYPSE

Capitolo sei

Mi svegliai nel mezzo della notte, quando Sayu venne ad avvertirci di un attacco improvviso. KIkka mi ordinò di svegliare Aesira, che stava ancora dormendo appoggiata alla mia spalla. Quanto avrei voluto non interrompere mai quel momento…

“Aesira, siamo sotto attacco! Svegliati! – le gridai.

“Cosa, moccioso?” – mi chiese lei, ancora mezza addormentata.

“Siamo sotto attacco!” – le ripetei.

Spalancò gli occhi e, appoggiando il braccio al muro, si diede una spinta per aiutarsi ad alzarsi in piedi più velocemente. Afferrò sia il suo sia il mio fucile, che subito dopo mi passò.

“Muoviti, andiamo ad aiutare quelle due!” – mi disse, rivolgendomi uno sguardo che solo lei avrebbe potuto rivolgermi.

“Agli ordini, capitano! – le risposi sorridendo, mentre mi alzavo da terra portandomi la mano destra sulla fronte come si usa fare nell’esercito. Uscimmo fuori e vedemmo Kikka che cercava di proteggere Sayu, visto che non aveva ancora un’arma. Ci avvicinammo a loro, cercando di evitare tutti gli infetti che ci circondavano e sparando all’impazzata. Durante il combattimento ci rendemmo conto che era davvero arrivato il momento di costruire un nostro accampamento difensivo: gli infetti erano molti più del solito e il loro numero era destinato a crescere. Iniziammo a preoccuparci, ma Aesira prese il comando, come sempre. “Ragazzi, calmi! State dietro di me e copritemi le spalle!”

Non smetterò mai di dire che quella ragazza è straordinaria. La ascoltammo, come al solito, per questo ci posizionammo tutti alle sue spalle e continuammo a sparare finché non freddammo tutti gli infetti che ci avevano attaccato. Quando finimmo era già mattina.

“Ragazzi, rimboccatevi le maniche: è qui che sorgerà il nostro accampamento – disse il nostro “capo”.

“Raggio di sole, non vorrei contrastarti ma per costruire un accampamento ci vuole parecchio tempo, soprattutto se dobbiamo starci in quattro” – le feci notare.

Lei si avvicinò pian piano a me, era fin troppo vicina al mio volto.

“Lo so benissimo.” – disse prendendomi per il mento e avvicinando il mio viso al suo – “Solo perché ieri notte ho dormito vicino a te, non vuol dire che io mi sia innamorata, e non vuol dire neppure che tu debba trattarmi come se fossi la tua ragazza! – mi disse mentre lasciava lentamente la presa dal mio mento e lo allontanava dalla sua faccia. Arrossii come non mai… Comunque, anche se mi aveva detto esplicitamente che non mi amava, io non avrei certo rinunciato all’intento di farla innamorare di me; non sono una di quelle persone che si arrendono facilmente: fin da piccolo avevo sempre ottenuto quello che volevo, quindi lo avrei ottenuto anche allora. E a tutti i costi.

Ci mettemmo d’accordo sul formare due gruppi da due per raccattare il materiale che avrebbe potuto servirci per costruire il nostro accampamento; io finii in squadra con Sayu. Per comunicare fra noi usammo degli auricolari che avevamo trovato nella città attraversata il giorno precedente e decidemmo di andare a rubare qualcosa in alcuni accampamenti abbandonati che avevamo visto prima di arrivare al trullo. Kikka aveva proposto di occuparli e farli diventare nostri, ma ci sarebbe voluto troppo tempo per renderli di nuovo abitabili, e poi probabilmente sarebbe stato necessario anche cacciare i banditi che vi ci erano rifugiati prima di noi. I banditi non erano infetti, né facevano parte di alcun accampamento: erano soltanto persone che non sapevano cosa fare della loro vita e non volevano impegnarsi più di tanto, così tiravano avanti derubando gli altri.

Visto che Sayu non aveva un’arma, decisi che l’avrei protetta fino a che non ne avesse trovata una. Mi chiedevo come avesse fatto quella ragazza a sopravvivere per tutto per quel tempo senza potersi difendere. Avrei voluto domandarglielo, ma non mi sembrò il momento giusto per farlo.

Entrammo nell’accampamento cercando di non fare rumore, proprio per evitare di attirare l’attenzione di eventuali banditi. Vicino all’ingresso trovammo un ripostiglio; con l’aiuto del fermaglio per capelli di Sayu, riuscimmo a forzare la serratura e ad entrare. Lì dentro c’era il finimondo! Scatole su scatole, armi appese alle pareti, banconote nei comodini e molti altri oggetti. Ovviamente io e Sayu ci ficcammo tutto quello che potevamo nelle tasche e lei, finalmente, trovò un fucile e delle munizioni in modo da potersi difendere da sola. Dopo poco mi accorsi di una strana cassa situata in un angolo buio del magazzino; preso dalla curiosità mi avvicinai. Notai che sulla cassa c’era uno strano simbolo, una specie di “logo”: una bomba con un cerchio rosso attorno. Quell’immagine mi sembrava familiare, ero sicuro di averla già vista da qualche parte. Cercai di aprire la cassa, ma tutti i miei tentativi si rivelarono del tutto inutili. Mentre cercavo disperatamente di forzare quel misterioso contenitore, Sayu mi si avvicinò.

“Scusa James,ma cosa stai facendo?” – mi chiese sottovoce per paura dei banditi.

“Sto cercando di aprire questa cassa, ma non ci riesco…” – le risposi.

“Spostati, ci provo io.”

Mi spostai riluttante: se io non ero riuscito ad aprire quella brutta cassaccia, figuriamoci se ci sarebbe riuscita lei! E invece…Le bastò qualche spinta qua e là e… clic: aperta! Rimasi senza parole.

“Mi sa che sei un po’ fuori allenamento, James. Forse dormire con Aesira ti ha fatto un brutto effetto! – mi disse con un’aria piuttosto divertita.

“Che dici, vogliamo continuare a parlare di come ho dormito e dei miei sentimenti verso Aesira, o ci diamo da fare e guardiamo cosa c’è dentro questa benedetta cassa?” – le risposi infastidito.

Detto questo sposta lo sguardo sul fondo della cassa: vidi una siringa piena di un liquido verdognolo.

“Ma non ha senso: qua dentro c’è solo una siringa, perché la cassa è così grande?!”

Urlò Sayu innervosita.

“Zitta! Non gridare! Forse si tratta di qualcosa di importante!”

Presi la siringa e la misi in una delle tasche dei miei pantaloni, ormai stracolme. Continuavo a pensare a quel logo: dove lo avevo già visto?

Frugammo un altro po’ in giro e poi ci dirigemmo all’uscita del ripostiglio sperando di fare brutti incontri, ma la fortuna non fu dalla nostra parte. Ad un tratto, infatti, sentimmo dei passi provenire da fuori e subito ci nascondemmo dietro alcune scatole vicino all’entrata.

”Ho saputo che ci sono dei ragazzi che girano da queste parti – stava dicendo un uomo di cui riuscii a vedere soltanto la grossa pancia (ma come faceva ad essere così grasso? Non credo che a questo mondo ci siano persone che mangino talmente tanto da diventare così enormi!).

“Sì, l’ho saputo anche io. Se li incontrassimo, pensi che potremmo derubarli? – chiese un altro individuo, molto più magro del primo. Sembravano gli aiutanti del cattivo di uno di quei film che vedevo da bambino, dove c’erano sempre il cretino grosso e il suo compare ancora più cretino magro.

“Certo Rob, che domande fai?!” – gridò l’altro. Io e Sayu non sapevamo che pesci prendere. Stavo per andare in panico: io sono quella classica persona che, se le dicono di stare in silenzio, si mette a ridere fino alla morte. Sayu, che ormai aveva capito che ero k.o., prese il controllo della situazione, accese il suo auricolare e provò a contattare Aesira e Kikka.

“Ehilà! Avete trovato qualcosa di utile?” – chiese Aesira.

“Noi abbiamo trovato tantissima roba!” – continuò Kikka.

“Ragazzi, siamo in difficoltà: ci sono dei banditi che ci bloccano la via per tornare a casa – disse Sayu con un filo di voce  per non farsi sentire dai banditi.

“Avete le vostre armi? Usatele! – disse Kikka.

“Ma così finiremo per attirare anche l’attenzione di altri banditi! – replicai io.

Intanto Bob e Rob, o come caspita si chiamavano, continuavano a parlottare delle loro cose. Abbastanza stupide, direi.

“Ragazzi, non perdetevi d’animo! Siete in gamba! Sparategli e andatevene via il più  velocemente possibile.” – proseguì Aesira – “Noi siamo già arrivate al trullo e abbiamo già iniziato a costruire, ma di questo vi parleremo dopo.”

Beh, in quella situazione non potevamo che fare due cose: o rimanere lì e aspettare chissà quanto prima che quei due se ne andassero, o sparare e scapparcene più veloci della luce. Per quanto riguardava me, non mi andava di aspettare ancora tanto tempo chinato, mi facevano troppo male le caviglie! E credo che la stessa cosa valesse per Sayu quindi, senza dare una risposta a Aesira, ci precipitammo a sparare contro quei due.

“Ma che diavolo…?!” Il ciccione che doveva chiamarsi Rob non fece neanche in tempo a finire la frase che fu colpito da uno dei miei proiettili.

“Brutti mocciosi! Avete frugato nel magazzino, non sapete contro chi vi siete.. – cominciò a dire lo stecchino, ma non fece in tempo a finire la frase: finì stecchito sul pavimento pieno di sangue, freddato da Sayu.

Io e la mia amica non aspettammo un minuto: ci mettemmo subito a correre più veloci che mai, attraversammo il portone dell’uscita e ci dirigemmo al trullo. Mentre correvo pensavo a cosa, o meglio a chi si stesse riferendo lo stecchino umano: contro chi ci eravamo messi? Forse io e Sayu avevamo sbagliato a prendere quella siringa?

Gaia Brunetti