INTERNATIONAL MODEL UNITED NATIONS: L’ONU GESTITA DAI RAGAZZI!

Tutti voi sapete cosa è l’ONU e come funzionano le sue riunioni. Quello che forse non tutti sapete, invece, è cosa sia l’IMUN, che con l’ONU ha comunque a che fare.

IMUN (International Model United Nations) è un progetto che si configura come una vera e propria simulazione delle assemblee dell’ONU, nella quale ogni delegato (ergo qualsiasi studente voglia partecipare) è l’ambasciatore di un Paese e deve assumere lo stesso modus pensandi della Nazione che rappresenta. La simulazione va tenuta in lingua inglese (non colloquiale) e deve assumere toni diplomatici, non soltanto nei dialoghi o nei dibattimenti ma persino nel dresscode, cioè nel codice di abbigliamento che va rigorosamente rispettato. Tali simulazioni avvengono in tutte le zone d’Italia; IMUN-Napoli è stata l’edizione del Mezzogiorno e si è tenuta dal 13 al 15 Gennaio 2022 presso il Maschio Angioino (Antisala e Sala dei Baroni) e il Complesso di San Domenico (Sala del Capitolo) a Napoli.

In generale, quindi, i Model United Nations danno vita ad un role-playing game in cui ogni studente dibatte con gli altri partecipanti sui temi realmente discussi all’interno degli organi dell’ONU (in base ad ogni commissione assegnata). Durante la simulazione i delegati tengono discorsi, preparano bozze di risoluzioni e raccomandazioni indirizzate ad altri Stati e organismi, negoziano con alleati e avversari, risolvono conflitti, imparano a muoversi nel rispetto delle regole di procedura della conferenza. In altre parole, essi mettono in moto le risorse della cooperazione internazionale per risolvere i problemi mondiali.

Ma non solo! La simulazione inizia ancor prima dell’incontro fra tutti i delegates: ogni partecipante, in compagnia dello staff didattico, si esercita in una pre-conference durante la quale gli studenti possono capire al meglio l’andamento di un MUN e conoscere le regole di procedura che, salvo dovute semplificazioni, ricalcano da vicino quelle veramente applicate dagli organi dell’ONU.

Attualmente, tuttavia, IMUN è solo uno dei tanti progetti promossi da United Network, l’associazione culturale più importante nel campo dei Models che simula i congressi internazionali e che coinvolge ogni tipologia di scuola di primo e secondo grado. Assieme ai piani di IMUN, un’altra classe di simulazioni molto amata dagli studenti è MUNER-New York, l’esperienza alla quale partecipano ragazzi provenienti da tutto il mondo, che si riuniscono all’interno del Palazzo di Vetro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, ossia proprio nel luogo in cui si tengono le vere Assemblee Generali delle Nazioni Unite.

L’associazione United Network offre a tutti gli studenti e studentesse numerose opportunità per realizzare i propri sogni, non solo nel caso in cui si voglia intraprendere una carriera diplomatica e/o politica, ma anche per poter acquisire capacità e competenze di cittadinanza attiva (tecniche di relazione interpersonale, strategie per lavorare in un team, spirito di iniziativa e imprenditorialità, attitudine al problem solving…) avendo modo di rapportarsi con dei veri e propri colleghi e instaurando nello stesso momento delle amicizie le quali, sulla base delle testimonianze date anche da numerosi ex-partecipanti, sono durate per anni! Tra tutti i vecchi delegates di un UN, alcuni si sono distinti in modo particolare. Uno di loro, Alessandro D’Anna (Chief of Staff del Sud-Italia di United Network, ), ha voluto rilasciare un’intervista, fornendo la sua eclettica prospettiva circa il progetto IMUN e le specialità che UN ha modo di conferire ad ognuno:

L’Italian Model United Nations è nato dall’esigenza di portare in Italia un mondo nuovo: un grandissimo gioco di ruolo capace di far comprendere agli studenti italiani come approcciarsi alle sfide che la politica internazionale affronta tutti i giorni, come confrontarsi e come mediare per arrivare ad una Resolution comune. Il percorso di UN e di IMUN è iniziato undici anni fa e in pochi anni siamo riusciti ad organizzare la più grande simulazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite d’Europa, con diverse edizioni regionali e più di 6000 studenti partecipanti provenienti da 500 scuole. Siamo orgogliosamente una ONG con status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Noi di United Network crediamo che sia importante che i ragazzi comprendano che parlare insieme agli altri e trovare una posizione terza, diversa, rispetto alla propria sia una vera e propria ricchezza. Il nostro motto è “People Have The Power”: siamo un acceleratore di talenti, pensiamo che tutti ne abbiano uno, anche se nascosto. Attraverso le nostre simulazioni, cerchiamo di rendere gli studenti consapevoli dei loro super powers, con lo sviluppo di soft skills che saranno utili alla loro vita e alla società del futuro, dove saranno loro a comandare.”

Allora ragazzi, cosa aspettate? Cominciate a diventare padroni delle vostre scelte: entrate in UN e IMUN!

Vincenzo Santoro (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

IDENTITA’ DI GENERE: I PRONOMI SONO VERAMENTE NECESSARI?

Nel mondo dei giovani è diventata oramai un’abitudine aggiungere alle domande “come ti chiami” e “quanti anni hai”, anche il più criticato quesito: “in quali pronomi ti identifichi?” Ma è veramente qualcosa di necessario? Si può essere accusati di apparire “offensivi” o “irrispettosi”, se si decide di non dar loro importanza?

In effetti sui social è diventato comune trovare, nella sezione della personalizzazione del proprio profilo, la famosissima e criticatissima opzione “pronomi”, che permette a ciascuno di scegliere la propria preferenza linguistica di identità (essere nominati al maschile, al femminile ed eventualmente al plurale).

Questa innovazione è arrivata su tutte le piattaforme più frequentate e famose soprattutto tra i giovani, al fine di dare a tutti gli utenti la possibilità di essere se stessi, senza dover provare alcuna sensazione di disagio o di esclusione.

Nonostante l’idea di base sia quella di non lasciare nessuno fuori dalla cerchia, tuttavia la cultura corrente e la mancata conoscenza dell’argomento ne ostacolano l’intenzione originale.

Tale problema dipende principalmente dal fatto che le parole “genere” e “sesso” vengano tutt’oggi usate come sinonimi, nonostante non lo siano affatto. È facile confondersi poiché solo ora, dopo anni e anni di proteste cominciate soprattutto negli anni Sessanta del secolo scorso, si sta effettivamente affrontando la questione.

Il punto di svolta consiste nell’andare oltre l’idea che il sesso biologico con cui si è nati debba per forza coincidere con il genere in cui ci si identifica.

Più in particolare, una persona si definisce cisgender se il sesso di nascita e l’identità di genere corrispondono, tuttavia sono da definire “giuste e normali” anche le diverse classificazioni, coniate nel corso degli anni, che hanno consentito ad ognuno di potersi sentire a proprio agio con il proprio corpo e con la propria identità.

Non è infatti il “pronome” che ci contraddistingue in base al nostro sesso di nascita a definire totalmente l’orientamento sessuale di una persona, poiché lo stesso si basa su altri fattori. Dunque, è fondamentale rispettare quelle che sono le scelte altrui poiché, a tutti gli effetti, sono proprio queste scelte a renderci unici e nello stesso tempo uguali agli altri (dove per “uguali” si intende con gli stessi diritti).

Eva Armenise (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)