IL SEGRETO DELLA MATITA

Prima parte

L’enorme sfera di fuoco che illuminava la terra si era rifugiata dietro le nuvole grigie, l’umidità si era diffusa su tutto il villaggio provocando un freddo risveglio agli abitanti.

Tutti andavano di fretta, come se il loro tempo fosse limitato. Gli adulti salivano nelle loro macchine ignorando i saluti dei familiari che gli auguravano un buon giorno e riempivano le strade, tormentando i giganti di terra con i rumori e gli odori del liquido nero che contenevano gli ammassi di metallo.

I ragazzi, dopo aver varcato la soglia delle loro case e salutato le mamme, si avviavano verso il punto più isolato del villaggio. Quando si incontravano con i compagni, si raccontavano cosa avevano fatto nelle vacanze di Natale e cosa avevano ricevuto in dono, si lamentavano degli eccessivi compiti assegnati dai professori, anche se in realtà li avevano alla fine tutti svolti.

In un angolo del villaggio, una ragazza era seduta su una panchina di legno; nella mano destra teneva una matita con incisa la frase dorata in corsivo il bosco cristallino, nella sinistra un quaderno rosso. I suoi capelli erano lunghi, lisci con le punte ondulate, il colore era di un castano chiaro. Mentre guardava i giganti di terra, si accorse che il loro abito non era più verde ma bianco, e che i boschi non erano più fitti ma spogli, e che gli animali non si vedevano più così di frequente, e i fiumi, le cascate, i laghi e i torrenti non erano più un rifugio sicuro per i pesci. Dopo aver osservato attentamente il paesaggio, lo disegnò per ciò che le trasmetteva. Finito il disegno, chiuse il libro mettendo la matita nella pagina del paesaggio come segnalibro. Si alzò e raggiunse la folla di ragazzi che aspettavano nervosamente l’apertura del portone. 

Le lancette dell’orologio della piazza segnarono l’ora dell’apertura della scuola. Il portone si spalancò e dietro apparve il custode dell’edificio, che solo a guardarlo faceva paura ai giovani studenti. Con un sorriso falso il custode fece un gesto di benvenuto.

Alla fine delle lezioni lo stesso orologio segnava l’ora di pranzo e tutti gli studenti uscirono dalla scuola precipitandosi in cortile come una mandria di bufali inferociti. La ragazza uscì per ultima per non beccarsi gli spintoni dai suoi compagni.

Emily, questo era il suo nome, si sedette nuovamente sulla stessa panchina di legno e riprese ad ammirare il paesaggio. Ad un tratto l’incisione sulla sua matita emise prima una luce dorata, poi un suono acuto, che però sembrò colpire ferocemente solo i timpani della ragazza. Spaventata e disorientata, Emily iniziò a correre, fino a quando si sentì leggera, chiuse gli occhi e i suoi capelli iniziarono a fluttuare… che bella sensazione! Non fece in tempo a riaprire gli occhi che, senza nemmeno un graffio, si ritrovò distesa sul tronco di un albero caduto. Tolse i capelli dal viso per capire dove fosse e vide che le montagne ricoperte di neve non c’erano più, né c’era più il villaggio o qualunque altra cosa lo ricordasse, e soprattutto non era più inverno. L’erba non era pungente ma delicata, si sentiva lo scrosciare dell’acqua di un torrente e un odore di aria pulita invadeva tutto il luogo; colonne di alberi erano disposte in modo da far entrare solo il fascio di luce che illuminava una pietra piatta. Emily si avvicinò cautamente in una posizione di difesa, in quanto temeva che dietro quella pietra si potesse nascondere qualcosa di pericoloso. Ma quando si avvicinò, riconobbe immediatamente la sua matita e il suo quaderno e fu sollevata di non aver trovato qualcos’altro.

Li prese entrambi e sentì all’istante un brivido attraversare tutto il corpo. Il suo cuore pulsava più velocemente, le gambe erano immobilizzate, le mani iniziarono a tremare, la vista sembrava offuscarsi. Perché aveva così tanta paura?

Lexel Fiore