SCATTI DI EMOZIONI

Per l’ottavo anno consecutivo a Bari, nel Teatro Margherita, è stata allestita la 64° edizione di “World Press Photo”, la più prestigiosa mostra di fotogiornalismo in corso dal 14 ottobre al 21 novembre. In questo luogo sono stati presentati al pubblico i 159 scatti vincitori  delle otto categorie premiate (Contemporary Issues, Environment, General News, Long-Term Projects, Nature, Portraits, Sports, Spot News), in un percorso che attraversa 120 città in 50 paesi , raccontandone la storia con le immagini più toccanti e sconvolgenti di persone, conflitti, battaglie sociali e culturali, sport e natura.

Le fotografie sono istantanee di vita. Riescono a esprimere e a far vivere emozioni forti, possono mostrarci ogni angolo del mondo così com’è, in un preciso momento storico.

I fotografi sono coloro che raccontano la società nel bene e nel male; la forza di una fotografia è  incredibile e il suo messaggio può diventare così potente che i fotoreporter di tutto il mondo spesso rischiano addirittura la vita per uno scatto. È ciò che hanno fatto, nell’ultimo anno, più di 4.000 fotoreporter provenienti dalle maggiori testate mondiali, i quali, presentando oltre 74.000 fotografie scattate in tutto il mondo, hanno scelto di partecipare a quello che oggi è considerato il più importante concorso in ambito fotogiornalistico al mondo: il World Press Photo.

La World Press Photo Exhibition a Bari è organizzata, come ogni anno, da CIME, realtà pugliese ormai tra i maggiori partner europei della World Press Photo Foundation

Nata nel 1955 ad Amsterdam, la Fondazione World Press Photo si distingue per essere una delle maggiori organizzazioni indipendenti impegnata nella tutela, la libertà di informazione, inchiesta ed espressione, promuovendo in tutto il mondo il fotogiornalismo di qualità.
Allora, l’invito è rivolto a tutti a visitare la mostra, per ammirare le più toccanti foto e grazie ad esse, poter aprire occhi e mente su aspetti nascosti del pianeta.

Ambiente, 1° premio

Fotografo: Ralph Pace, Stati Uniti

Un leone marino della California nuota verso una mascherina nel sito di immersione Breakwater a Monterey, California, il 19 novembre. Le mascherine che usiamo tutt’ora contengono anche plastica, possono essere scambiati per cibo da uccelli, pesci, mammiferi marini e altri animali contribuendo a inquinare l’ambiente.

Secondo premio soggetti singoli, attualità

Fotografo: Jeremy Lempin
Manon (24), che ha un cancro metastatico, abbraccia il figlio Ethan (7) in presenza di Peyo, un cavallo utilizzato nella terapia con animali, nell’Unità di cure palliative dell’ospedale di Calais, in Francia, il 30 novembre. La terapia assistita dagli animali, nota anche come pet therapy, è utilizzata in molti ambienti clinici, soprattutto nella terapia psicologica e nelle cure palliative. Gli animali sembrano essere in grado di ridurre l’ansia e lo stress e anche di avere effetti fisici, come abbassare la pressione sanguigna, migliorare la frequenza cardiaca o aiutare nella gestione del dolore.

Secondo premio, notizie generali (COVID-19)

Fotografo: Joshua Irwandi

Il corpo di una sospetta vittima del coronavirus, avvolto in plastica gialla per rifiuti infettivi, in attesa di un sacco per cadaveri in un ospedale in Indonesia, il 18 aprile. Gli infermieri hanno avvolto la plastica intorno al corpo e l’hanno spruzzata con disinfettante, in conformità con i protocolli del governo indonesiano che richiedevano che le persone morte per il COVID-19 fossero avvolte in plastica e seppellite rapidamente per prevenire la diffusione del virus.

Questa foto mette in evidenza la solitudine nel momento della morte per via del Covid-19. I nostri cari non hanno avuto un degno saluto, prima elevarsi negli immensi candidi cieli.

Primo premio, sport

Fotografo: Adam Pretty

Non potendo allenarsi per il “boulder” (l’arrampicata su piccole formazioni rocciose e massi di solito non più alti di sei metri, senza corde o imbracature ) insieme ad altri giocatori per via del Covid, un uomo si arrampica su una catasta di tronchi mentre si allena per il “boulder” (l’arrampicata su piccole formazioni rocciose e massi di solito non più alti di sei metri, senza corde o imbracature ) a Kochel am See, Baviera, Germania, il 15 settembre.

Natalia Kepesz, fotografa polacca che vive e lavora a Berlino, ha deciso di raccontare la realtà di questi campi di addestramento. Il suo progetto Niewybuch getta uno sguardo attento e indagatore su un fenomeno in piena espansione. In questi campi, oltre all’apprendimento delle basi militari, i bambini e i ragazzi vengono, attraverso il gioco, letteralmente indottrinati all’obbedienza, al nazionalismo, al patriottismo e all’impavidità. I ragazzi vengono sottoposti a sessioni di allenamento, sfidati fisicamente e mentalmente istruiti su abilità tattiche, sopravvivenza, autodifesa e topografia. Ovviamente viene insegnato loro a sparare, grazie all’utilizzo di fucili ad aria compressa e a volte con delle repliche di mitragliatrici e lanciagranate. Queste strutture vengono pubblicizzate come occasione di formazione del carattere e opportunità ricreativa. Natalia Kepesz attraverso una fotografia schietta e intimista  ci vuole mettere in guardia sulle possibili ripercussioni emotive e psicologiche che questo eccessivo culto militare può causare. Le immagini, grazie anche a una profonda attenzione estetica, risultano perturbanti. Natalia avvicina ogni soggetto con estrema profondità che le consente di immortalare immagini dal sapore atemporale, mettendo in luce una problematica celata dietro ad un sistema che pensa alla guerra come soluzione, senza badare alle conseguenze devastanti.

Annagreta Cacciapaglia

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