LA TERRA DEI FIGLI

Il regista del film La terra dei figli, Claudio Cupellini, ambienta la sua storia in uno scenario post-apocalittico: la terra è invasa dalle acque e i pochi sopravvissuti vivono su delle palafitte. I protagonisti sono un ragazzo e suo padre, che cercano di sopravvivere in un mondo ostile.

Il dover provvedere quotidianamente ai propri fabbisogni rende gli individui egoisti e poco disposti ad aiutare gli altri.

In una tale condizione è considerato superfluo insegnare ai giovani perfino a leggere e scrivere e quindi, quando il ragazzo riceve in dono dal padre morente il suo diario segreto, non è in grado di leggerlo. Parte, dunque, alla ricerca di qualcuno che possa aiutarlo a interpretare quanto c’è scritto sul quadernetto e il messaggio che vi è contenuto.

Il protagonista compie il suo viaggio in una società in cui prevale il più forte e in cui i più deboli sono destinati a diventare schiavi o anche cibo per gli altri umani; non a caso egli si imbatte in una ragazza che è tenuta come schiava e che libera, proseguendo il cammino insieme a lei. Ad un certo punto i due vengono catturati e imprigionati; il ragazzo chiede al suo carceriere di leggere il quaderno e quest’ultimo, dopo averlo fatto, li libera e si uccide.

Dalle parole del padre, che con il figlio è stato sempre duro e severo, il protagonista scopre quanto invece lo abbia amato e come il suo comportamento sia stato finalizzato a renderlo più forte, così da poter affrontare la vita che lo attendeva.

Questo film mi ha fatto riflettere su come condizioni estreme di vita possano compromettere l’avvenire dell’umanità. Il mondo rappresentato all’inizio del film è un mondo senza speranza, un mondo dove i bambini vengono uccisi alla nascita e dove ci si riduce al cannibalismo. Il finale, invece, lascia aperto uno spiraglio sul futuro dell’uomo: il carceriere che libera i due giovani, annientando nelle stesso tempo tutti coloro che lo circondano simili a lui e addirittura se stesso, pone le basi di un nuovo inizio e prelude alla speranza di una società più umana.

Giulia Maria Lombardi (Liceo delle Scienze Applicate Margherita Hack)

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