INTERCULTURA: VI PRESENTIAMO ALPER

Alper è un ragazzo che frequenta la classe terza del nostro istituto, il Marconi-Hack di Bari, ha una passione per i viaggi e ha già avuto occasione in passato di visitare l’Italia in tutta la sua bellezza; suona il violoncello, gli piace il jazz ed è femminista. Quest’anno ha deciso di partecipare a Intercultura partendo dalla Turchia per arrivare da noi.

Ma cos’è Intercultura? Si tratta di un progetto che permette agli studenti di svolgere, per un tempo limitato, il loro percorso di studi in un altro stato. Esso affonda le sue origini nel periodo della seconda guerra mondiale, quando nacque quella che adesso chiamiamo Croce Rossa, grazie alla quale ogni cittadino disponibile si poteva mettere all’opera per aiutare chi era bisognoso, eliminando per la prima volta barriere culturali e discriminatorie; le conseguenze “virtuose” di quell’iniziativa si notano ancora oggi, in quanto con gli scambi interculturali si dimostrano appunto accoglienza e disponibilità.

Il sistema di Intercultura si basa su famiglie ospitanti che accettano i ragazzi che aderiscono al progetto all’interno del proprio nucleo familiare come veri e propri figli, in modo da far loro vivere la nuova esperienza sentendo anche un po’ meno la nostalgia di casa. Tutto ciò non è solo un metodo alternativo e più efficace di imparare una nuova lingua, bensì un’avventura da vivere, un’occasione di imparare cultura e abitudini di altri Paesi.

Nei diversi stati ci sono programmi di studio diversi perciò, al ritorno da questo percorso, è necessario effettuare un colloquio di “riallineamento” relativo al programma nel frattempo svolto dai propri docenti nella scuola di origine, sul quale ci si deve preparare adeguatamente in modo tale da non avere lacune. Per questo Intercultura non è per tutti: non a caso, prima di essere ammessi, si deve sostenere un test psicologico per valutare il livello di capacità nel riuscire ad affrontare un progetto di tale portata.

Ogni scuola ha un coordinatore o una coordinatrice che si occupa di tutto ciò che è necessario allo svolgimento del progetto, e che aiuta il ragazzo ospitato nelle eventuali difficoltà che si possono incontrare durante la permanenza nella scuola ospitante. Nella nostra scuola la coordinatrice è la professoressa Montrone, che crede fortemente in questo progetto in quanto ammira la capacità degli esseri umani di potersi aprire al mondo e a ciò che li circonda, senza restare chiusi nel proprio io. Lei ci ha permesso di andare oltre un nome e capire più a fondo cosa sia Intercultura.

Alper è un ottimo esempio di questa esperienza: ha imparato a parlare molto fluidamente in italiano in soli 5 mesi, ha vissuto varie “avventure” soprattutto culinarie, a volte un po’ particolari – quasi obbrobriose, come la pasta con ketchup e maionese o la pizza con l’ananas (in Italia!) -, ma per fortuna ha scoperto il nostro buon cibo (dopotutto l’Italia è il luogo per eccellenza della dieta mediterranea); inoltre ci ha raccontato che, mentre noi Italiani consideriamo il pranzo un momento sacro della giornata, in Turchia i pasti giornalieri sono colazione e cena. Inizialmente ha avuto qualche problema con i membri della famiglia ospitante, dato che c’era un bambino piccolo che interrompeva spesso la quiete: per Alper era già difficile trovarsi in un Paese nuovo non conoscendone bene la lingua; una distrazione come questa avrebbe sicuramente complicato la situazione e, perciò, ha deciso di effettuare uno scambio, riuscito senza troppi problemi.

Ci ha raccontato le differenze tra i diversi sistemi scolastici. Per esempio, la scuola in Turchia è molto rigida, ma ha un punto forte: nei primi due anni delle superiori tutti gli allievi studiano le stesse materie, esattamente come noi, ma dal terzo anno in poi si può scegliere quali materie studiare in modo che ci si concentri maggiormente su quelli che sono i propri obiettivi e non si venga ostacolati e confusi. Inoltre, dopo le lezioni, studenti e insegnanti passano due ore insieme svolgendo i compiti che quindi, ebbene sì, vengono svolti a scuola e non a casa, in modo che chi ha difficoltà può subito essere aiutato.

Alper ha voluto aderire al progetto di Intercultura in seguito alla precedente partecipazione di una sua parente che, andando a studiare in Svizzera, ha vissuto una bella esperienza. Lui aveva visitato l’Italia varie volte e sin da subito l’ha trovata un posto magnifico: paesaggi, cucina, tradizioni, arte, cultura lo avevano già colpito e questo ha facilitato molto la scelta del Paese in cui attuare lo scambio culturale. E poi, lui non è stato l’unico ad imparare: anche noi abbiamo imparato qualcosa riguardo il suo Paese e la sua cultura, così come sicuramente la sua famiglia ospitante e i suoi amici hanno soddisfatto tante curiosità.

È arrivato in Italia a settembre in aereo; all’inizio ha avuto qualche dubbio, ha avuto paura che sarebbe stato escluso, che non si sarebbe abituato e altre varie paranoie di questo genere, che però sono facilmente scomparse subito dopo l’inizio della scuola: infatti si è adattato abbastanza rapidamente, anche se ogni tanto sente la mancanza della sua cultura, della sua famiglia e della sua lingua. Fortunatamente, grazie alle applicazioni di messaggistica, sente i suoi cari e i suoi amici ogni giorno, e anzi ci ha rivelato quali sono le cose più belle dello scambio culturale: si hanno amici in tutto il mondo, ci si rende conto delle infinite possibilità, risorse e informazioni che l’uomo possiede e soprattutto si esce dalla propria comfort zone. Insomma, oltre al suo innegabile valore socio-culturale, bisogna evidenziare che l’esperienza di Intercultura è divertente ed è umanamente utile, sia per il ragazzo che la vive sia per la comunità ospitante.

Grazie Alper! Arrivederci o, come si dice in turco,

görüşmek üzere!

Carmen Capece e Eugenia Lanzellotto (Liceo Scienze Applicate Margherita Hack)

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