Il disastro ambientale della Terra dei fuochi (forse qualcosa sta cambiando?)

Di recente, a scuola, abbiamo affrontato l’argomento scottante della Terra dei fuochi, facendo ricerche e guardando anche uno stralcio della trasmissione Report  andata in onda il 02 novembre.

La questione ha destato in me molto interesse e nello stesso tempo sconcerto per quello che sta ancora succedendo.

La Terra dei fuochi  è un’area di circa 1.100 kmq che si estende a nord della provincia di Napoli e a sud della provincia di Caserta e include 57 Comuni in cui vivono circa 2,5 milioni di persone.

Nel 2003 è stata ribattezzata, da un Rapporto di Legambiente, «terra dei fuochi», perché all’imbrunire e durante le notti delle stagioni in cui non piove si riempie di fuochi lungo le strade. A bruciare sono i rifiuti speciali e pericolosi, che vengono prima abbandonati e poi incendiati, liberando nell’aria nubi tossiche cariche di diossina. La scoperta di questa assurda pratica è avvenuta nel 1996, dopo la rivelazione del pentito del clan dei casalesi Carmine Schiavone, il quale ha dichiarato che in quella zona erano stati seppelliti rifiuti tossici poi “ tombati” provenienti dal nord Italia e dal Nord Europa con la complicità dei Politici e degli imprenditori .

La terra dei fuochi, oltre a essere l’area in cui i rifiuti bruciano, include anche le cave in cui sono stati seppelliti negli ultimi 25 anni  quasi 10 milioni di tonnellate di rifiuti. Le cave per estrarre di giorno materiale da costruzione servivano , poi, per nascondere di notte rifiuti di ogni genere. Le attività industriali della zona che producevano in nero, o quelle che risparmiavano sul costo dello smaltimento dei rifiuti speciali hanno trasformato la zona nella più grande «pattumiera d’Italia».

 I rifiuti, resti degli allevamenti dei bufali, rifiuti ospedalieri,  oli e solventi,  plastica,  scorie industriali del Nord, venivano scaricati nelle cave di servizio realizzate nelle aree vicino ai cantieri stradali dove si costruivano grandi viadotti —, poi coperti con terreno e alla fine occultati con coltivazioni agricole. Nell’operazione guadagnavano sia le aziende di produzione, che risparmiavano i costi del trattamento, sia le aziende smaltitrici controllate dal clan dei Casalesi, che — essendo in grado di presentare le migliori offerte per gli appalti pubblici — smaltivano con poca spesa, lucrando sul guadagno netto dei pagamenti delle aziende. Un sistema gestito dalla  camorra in tutte le sue tappe.

Questo fenomeno ha causato gravi danni ambientali e un aumento significativo di patologie e tumori nella popolazione.

Il triangolo della morte che coinvolge Acerra, Nola e  Marigliano è  un’area divenuta famosa per il forte aumento della mortalità per cancro della popolazione locale, basti pensare che il tasso di mortalità tumorale di quella zona è il più alto del continente.

I cittadini hanno costituito comitati e associazioni composte da medici e residenti per denunciare quanto sta accadendo, e cercare un rimedio alle innumerevoli morti  per cancro e a tutte le malattie respiratorie da cui sono affetti la maggior parte dei bambini.

Questi cittadini lamentano inoltre l’assenza delle istituzioni, che sino ad oggi non hanno fatto di concreto per cambiare la situazione.

Evidentemente le loro richieste inascoltate erano legittime infatti, la CEDU, Corte Europea dei diritti dell’uomo, si è pronunciata con un ricorso presentato da questi comitati circa dieci anni fa ed ha riconosciuto  la responsabilità dello Stato italiano  perché, pur essendo a conoscenza del disastro ambientale,  non ha fatto nulla, non ha messo in atto né opere di bonifica né di prevenzione delle malattie  e questo per più di trent’anni. 

Questa storica sentenza ha affermato che lo Stato italiano ha violato l’art. 2 della Corte Europea dei diritti dell’uomo che riconosce il diritto alla vita; ha stabilito, infatti, che è stato provato un nesso tra le morti per tumore e i rifiuti tossici seppelliti in queste zone; ha affermato che lo Stato italiano non ha mai predisposto  un piano sistematico completo e non ha mai comunicato ai cittadini i veri rischi che correvano, in nome  del segreto di stato. Le dichiarazioni fatte da Carmine Schiavone, infatti, sono rimaste secretate per numerosi anni e non si sono mai potute utilizzare sino a quando un’ interrogazione parlamentare ha fatto si che venissero desecretate in modo da farle conoscere a tutti: ben dopo 17 anni dal 1996!

Questo ci fa capire come in questa vicenda si sia voluto per anni nascondere la verità, ed anche la politica è responsabile di questo. Infatti l’Istituto superiore della Sanità già nel 2021 aveva  messo in evidenza la gravità della situazione della terra dei fuochi parlando di una possibile “ epidemia tumorale” ma le Istituzioni, pur a conoscenza, non sono intervenute.

La Sentenza della CEDU è un primo traguardo importante,  perché obbliga lo Stato Italiano ad agire concretamente per la bonifica ambientale e la tutela della salute nelle aree più colpite dall’inquinamento entro due anni, e stabilisce che ci debba essere un confronto con i comitati che devono vigilare  sull’effettiva bonifica e sull’adozione di tutte le misure necessarie per tutelare le persone e l’ambiente.

Sino ad oggi i cittadini dicono di non essere stati contattati e di non essere stati presi in considerazione così hanno già formato numerosi comitati per l’esecuzione della sentenza CEDU.

In passato avevo sentito parlare della terra dei fuochi, magari ascoltando notizia al telegiornale o dai miei genitori, ma non aveva mai approfondito l’argomento, non me ne ero interessata più di tanto, non avevo capito quanto fosse grave la situazione. Adesso ha capito veramente cosa è accaduto in tutti questi anni e cosa sta ancora accadendo, e mi chiedo come sia possibile che nessuno si interessi di tutte queste famiglie che perdono i loro cari, che sono morti mangiando i prodotto agricoli della loro terra, non sapendo che sotto qui terreni ci fossero i rifiuti tossici. In trent’anni si sarebbero potute bonificare tutte le zone e si sarebbero potuti evitare tante morti.

 Come si fa a metter al primo posti i soldi, il guadagno e non la vita delle persone?

Sentire l’intervista della vedova del tenente Michele Liguori mi ha rattristato molto, vedere la gente manifestare con i cartelli con le foto dei parenti che ha perso a causa del tumore, mi ha fatto arrabbiare.

Penso che tutti noi dovremmo manifestare con i cittadini campani, scendere in piazza al loro fianco ed essere solidali, non farli sentire soli: questa non è una battaglia che devono combatter solo loro, ma che dobbiamo combattere insieme, perché ci riguarda tutti.

Io non voglio rimanere indifferente. Tutti hanno diritto alla vita.

Giulia Maggiore


 

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