La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, adottata nel 1989 e ratificata in Italia nel 1991, è un importante documento che ha il fine di tutelare i diritti dei bambini e dei ragazzi di età inferiore ai 18 anni.
La Convenzione tratta molti argomenti fondamentali, come il diritto a essere protetto da ogni discriminazione, a ricevere un’educazione adeguata e a esprimere la propria opinione.
Molto spesso, tra i ragazzi, e non solo, vengono fatte discriminazioni per il colore della pelle di un compagno, per la sua religione, per il suo modo di essere.
Non è giusto che qualcuno si senta in dovere di dirti che non vai bene così, che sei sbagliato, che devi cambiare: come si fa a cambiare ciò che si è, il proprio modo di essere, di pensare o di fare?
Ognuno di noi, nel rispetto degli altri, deve avere il diritto di essere come vuole, proprio per questo esiste l’articolo 2: Tutti i bambini hanno gli stessi diritti, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione o opinione.
L’articolo 29 parla di un altro diritto fondamentale, non scontato: il diritto all’educazione.
Ci sono così tanti bambini nel mondo che non possono studiare, non possono conoscere il mondo del presente e nemmeno quello del passato, non sono messi nelle condizioni di sviluppare un pensiero proprio, un’opinione personale.
Non poter pensare con la propria testa rende schiavi, per questo si dice che la cultura è libertà: se si ha un proprio pensiero, si sa riconoscere cosa è giusto e cosa è sbagliato, e si possono prendere le decisioni che si ritengono più giuste.
Invece, se non si conosce, si crede a tutto ciò che viene detto.
Tuttavia, ci sono bambini che possono accedere all’educazione e che una loro opinione ce l’hanno, ma non vengono ascoltati.
Molte volte ciò che pensiamo non viene preso in considerazione, perché “siamo solo dei ragazzini, noi non capiamo nulla”.
È fondamentale, invece, aprire la propria mente, accogliere anche le opinioni degli altri, perché così facendo potremmo conoscere molto di più.
La vera chiave per sapere è, come diceva Socrate, “saper di non sapere”: si è ignoranti quando si pensa di conoscere tutto, quindi si rimane sempre allo stesso punto mentre il mondo va avanti.
Proprio perché alcuni adulti pensano di sapere ogni cosa, credono che ciò che vogliono loro sia giusto per noi, invece, nella maggior parte dei casi, non è così.
Gli unici a conoscerci davvero siamo noi stessi, quindi soltanto noi possiamo sapere cosa vogliamo fare, che scuola vogliamo frequentare, che sport vogliamo praticare…
È importante che sia il nostro superiore interesse a guidare gli adulti nelle decisioni che ci riguardano, come sottolineato nell’articolo 3.
Molto rilevante è anche il diritto al gioco, che io avevo dato per scontato, infatti pensavo che tutti i bambini potessero dedicare almeno una parte della loro giornata a divertirsi con i loro amici.
Invece, molti sono obbligati a lavorare per tutta la giornata, guadagnando pochissimo, per poter andare avanti. Ci sono bambini che non lavorano, ma che sono comunque schiacciati dagli impegni. Anche questi si vedono privati di un diritto che è fondamentale per crescere bene e felicemente
Già nell’antichità, i bambini servivano solo per aiutare nel lavoro nei campi, quindi erano come degli oggetti.
Poi sono diventati oggetto di diritto, cioè qualcuno su cui esercitarlo, e, infine, in questa Convenzione, i bambini diventano soggetto di diritto, in quanto sono loro ad esercitarli.
È davvero importante far conoscere a tutti i bambini e a tutti gli adolescenti questa Convenzione, in modo da renderli consapevoli dei loro diritti.
Maria Grazia Visaggi