I ragazzi e il giorno della Memoria

Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria.

Sono tanti gli articoli che, in questa giornata più che mai, iniziano così. 

Tutti ormai lo sappiamo, tutti ne parliamo, ma non tutti diciamo ciò che è veramente accaduto: da un giorno all’altro, milioni di persone si sono trovate senza lavoro, senza un luogo in cui vivere, senza cibo, senza libertà. 

Delle persone uguali a noi, che hanno i nostri stessi diritti e che meritano il nostro stesso rispetto, sono state definite diverse, sbagliate, e non c’è cosa peggiore. 

Oggi “ne parliamo per non commettere lo stesso errore”, ma è veramente così? Abbiamo veramente smesso di dividere le persone tra “noi” e “loro”? 

Perché ciò che oggi succede a loro, l’indomani potrebbe succedere a noi, noi che “viviamo sicuri nelle nostre tiepide case e che troviamo tornando a sera il cibo caldo e visi amici”.

Quello che oggi succede non deve essere visto come qualcosa di lontano e che non ci interessa, dobbiamo combattere con tutte le forze che abbiamo per operare davvero un cambiamento, per non accendere la TV e sentire solo di persone che muoiono, ogni giorno. Anche un piccolo passo, ma vero. 

Bisogna parlare di ciò che è successo a quegli uomini, che hanno lottato per mezzo pezzo di pane, a quelle donne che sono state spogliate da tutto, persino dal loro nome, e a quei bambini, che sin da piccoli, hanno dovuto subire una tale atrocità.

Bisogna parlarne per sperare che, in futuro, noi ragazzi potremo fare la differenza, potremo agire concretamente e non fare discorsi e promesse che non vengono mantenute.

Maria Grazia Visaggi

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