David oggi ha litigato con il suo migliore amico. E’ stato pure preso in giro perché è ebreo. E’ triste, ma sa che una volta tornato a casa ha la sua famiglia pronto ad aspettarlo e consolarlo.
David ha un grande sogno; diventare un esploratore. Il suo nuovo amico gli ha raccontato di come gli esploratori vivano nuove avventure ogni giorno e adesso non vede l’ora di crescere solo per trovare tesori e scoprire nuove razze di animali.
David ama i suoi genitori. Ogni giorno disegna dei fiorellini per la madre, e delle stelline per il papà. Anche se, in questo periodo David trova i suoi genitori sempre più tristi, sempre più silenziosi. Il papà è sempre stanco, e la mamma è sempre preoccupata. A cena discutono sempre, ma David non riesce a capire ciò di cui parlano.
Sei milioni di persone.
David in questo periodo si rattrista spesso , oggi particolarmente. A scuola lo hanno cacciato, il suo ristorante preferito non lo accetta, al parco giochi può andare solo sulle giostre più brutte e la sua libreria preferita è stata chiusa perché i proprietari sono ebrei.
David dice ai suoi genitori che non vuole più essere ebreo. Non gli piace più. Ma i genitori gli dicono che ormai è troppo tardi. Perché era troppo tardi? Cosa intendono?
David oggi è felicissimo, gli hanno detto che a breve farà un viaggio. Un viaggio bellissimo, e sarebbero andati a dormire in un hotel di lusso. David non vede l’ora di vantarsene con i suoi amici.
Sei milioni di persone.
David sta dormendo in braccio alla madre, sul treno. In realtà fa solo finta di dormire, a volte sbircia dal finestrino per vedere il paesaggio. Stanno tutti per terra, il pavimento è freddo. David non riesce più a stare in quello spazio chiuso. Non vede l’ora di arrivare all’hotel.
David è emozionato, il treno si sta per fermare e la sua carriera da esploratore sta ufficialmente iniziando. Tutto succede in pochi secondi. I cani abbaiano. Si sentono delle urla. David viene spinto. Cerca tra la folla gli occhi dei suoi genitori. Non li trova.
Sei milioni di persone.
David ha smesso di disegnare cuoricini. Ha smesso di disegnare le stelline. Adesso non ha nessuno che gli pettini i capelli, che gli stiri la giacca, che gli dica che è bellissimo, che lo coccoli tanto da farlo uscire matto, non ha più nessuno che lo sgridi a ragione ma che si senta comunque in colpa e lo consola con un cioccolatino, che canta con lui perché insieme si sentono cantanti famosi.
David ha perso le speranze. Ma un giorno, dei soldati diversi dagli altri chiedono a lui e agli altri bambini chi voglia vedere i genitori. David è felicissimo, finalmente sentirà di nuovo la voce di mamma e vedrà di nuovo i capelli bianchi di papà.
David adesso non potrà più essere un esploratore.
Come altri sei milioni di persone.
Il 27 gennaio non è una data come le altre. E’ un giorno che deve farci fermare e riflettere. Non è facile parlarne, perché spesso si pensa che sia una storia lontana, che non ci riguardi più.
Milioni di persone sono state uccise. Solo perché qualcuno ha deciso di non farle vivere.
Il 27 gennaio mi colpisce profondamente ogni anno. Cosa si è sempre detto?
“Ricordiamolo per non farlo ripetere”. A quanto pare non bastava solo ricordarlo. Oggi, in questo momento, la storia si sta ripetendo. Negli Stati Uniti, con l’ICE che separa famiglie, tratta persone come stracci. La storia non è finita, si ripete in forme diverse, ma allo stesso tempo uguali.
Giulia Maggiore