Il giorno della Memoria oggi

Il 27 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata della Memoria.

È la giornata in cui pensiamo, riflettiamo su ciò che è successo agli ebrei nemmeno un secolo fa.

Tutti sanno che venivano emarginati ed esclusi. Tutti sanno che venivano portati nei campi di concentramento. Tutti sanno cosa succedeva lì dentro. Tutti sanno in che condizioni vivevano, e oggi, ricordando l’orrore, ci sentiamo al sicuro, certi che “i rastrellamenti” siano finiti. Ma è effettivamente così?

 “Bisogna studiare la storia per non commettere gli stessi errori del passato”. Questa frase apparentemente banale e che si sente spesso, racchiude in realtà un significato profondo.

Studiare la storia non significa solo imparare cosa è successo nelle guerre o chi governava negli stati. Significa vedere, capire cosa le persone sono state costrette a subire senza possibilità di ribellarsi, capire a che cosa è capace di arrivare l’essere umano. 

Se oggi ci guardiamo intorno, ci sembra di essere liberi, tolleranti e di rispettare chiunque, senza distinzioni di razza, lingua o religione. Se però guardiamo in profondità la situazione, ci sono ancora oggi popoli costretti a vivere in condizioni di effettiva persecuzione.

Un esempio sono i palestinesi che da decenni vivono una situazione drammatica, tanto che alcuni parlano, nel loro caso, di genocidio. Lo stato di Israele, infatti, dal condividere con loro un territorio, è finito per conquistarne gran parte, riducendo la popolazione che ci viveva prima a un territorio ormai distrutto. Per quanto mi riguarda non è fondamentale capire se tecnicamente in Palestina stia avvenendo o no un genocidio, la cosa importante è che i diritti delle persone vengono violati.

Un’ulteriore dimostrazione di quanto invece che andare avanti stiamo tornando indietro, e la situazione negli USA. L’ICE, Immigration and Customs Enforcement, é un’agenzia statunitense che sembra voglia eliminare tutti coloro che si trovavano negli Stati Uniti ma che non sono americani. Vengono deportati gli immigrati, di qualsiasi età o genere, che in alcuni casi vengono addirittura uccisi perché ritenuti una minaccia.

Centinaia di cittadini sono costretti a nascondersi proprio come facevano gli ebrei e a chiedere aiuto, chiedere di essere nascosti. Ci sono persone che, per fare del bene, mettono a rischio la loro vita pur di proteggere le persone in pericolo. D’altro canto, non mancano coloro che preferiscono denunciare gli immigrati, portandoli alla morte, o comunque ad una situazione rischiosa per la loro vita.

Persone catturate per la loro appartenenza etnica, polizia violenta nei confronti dei civili, detenzione immotivata, ci ricordano inevitabilmente un trascorso atroce e ci pongono un dubbio: é veramente cambiato qualcosa? Il 27 gennaio è veramente un giorno in cui riflettiamo sul passato o un giorno in cui il passato ci aiuta a vedere con chiarezza il presente?

È certamente importante ricordare le atrocità vissute dagli ebrei, ma sarebbe utile anche guardarci intorno, non ogni tanto ma ogni giorno, e pensare che, al di là delle vostre “tiepide case”, c’è qualcuno che non solo ripensa a queste atrocità, ma le vive ancora.

Iris Zaimi

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