Smettere quando si vuole. E’ sempre possibile?

A volte non è così semplice smettere di fare qualcosa, anche quando sappiamo che non ci fa bene o quando ci diciamo che possiamo farlo in qualsiasi momento.

Spesso pensiamo di avere tutto sotto controllo, ma poi ci accorgiamo che non è proprio così.

Nel romanzo “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, Zeno è convinto di poter smettere quando vuole. Ogni sigaretta diventa “l’ultima”, un momento in cui promette a se stesso che sarà davvero la fine. Però, subito dopo, trova una scusa per accenderne un’altra.

Zeno è un inetto e quindi si inganna da solo: trasforma la sua debolezza in un ragionamento pieno di giustificazioni, dice che smetterà domani, che oggi non è il giorno giusto, che ha bisogno di un’ultima sigaretta per iniziare bene il nuovo proposito. In questo modo non smette mai davvero.

Questo personaggio mi ha fatto riflettere su me stesso. Io non ho vere e proprie dipendenze, però bevo la Monster. Non mi sento dipendente, perché non ne ho bisogno tutti i giorni e posso tranquillamente farne a meno. Tuttavia mi accorgo che a volte la bevo per abitudine, ad esempio quando sono stanco, quando devo studiare o quando voglio sentirmi più carico. È come se quella bevanda diventasse un piccolo rituale che mi dà sicurezza o energia.

Se qualcuno mi dicesse che non posso più berla, forse mi verrebbe più voglia di farlo, proprio perché sarebbe una cosa proibita.

La differenza è che io so di poter scegliere e di non essere legato davvero a questa bevanda. Zeno, invece, sembra intrappolato nelle sue stesse parole. Ogni “ultima sigaretta” non è una fine, ma un nuovo inizio del suo vizio.

Grazie a questa lettura credo di aver capito che spesso il problema non è solo l’oggetto della dipendenza, ma il modo in cui la nostra mente funziona: tendiamo a rimandare, a giustificarci e a convincerci che abbiamo il controllo anche quando non è del tutto vero.

testo e immagine di Andrea Mastropietro

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