Abbiamo parlato tanto di violenza sulle donne, ma nella mia famiglia questa violenza l’abbiamo vissuta davvero. Mia nonna si innamorò di un uomo cattivo: era violento, sempre arrabbiato e beveva troppo. La picchiava, e lei ha sofferto tantissimo. Nonostante tutto, ha avuto tre figli.
Poi, un giorno, in Albania scoppiò il caos. Il paese era diventato pericoloso e mia nonna capì che doveva scappare. Così decise di emigrare in Italia, per cercare una vita migliore. Ma non riuscì a portare tutti i suoi figli con sé in una volta sola, e i bambini rimasero in Albania per qualche mese, con la loro nonna, ad aspettarla. Immagino quanto si sentissero soli e spaventati.
Quando finalmente riuscì a tornare a prenderli, salirono tutti insieme su una nave e fuggirono verso la libertà.
Questa storia mi ha lasciato una ferita nel cuore. Non avere un nonno normale, a volte, mi fa sentire diversa dagli altri. Ma con il tempo ho capito una cosa importante: sono circondata da persone che mi amano, e questo è ciò che conta davvero.
A volte ci penso ancora, a mio nonno. Ogni tanto mi manca qualcosa che non ho mai avuto. Le persone che mi vogliono bene mi dicono sempre: “Tranquilla, non sei sola!” — e questo mi aiuta. Ho imparato ad accettare questa parte di me, anche se fa un po’ male.
Ne ho parlato solo con pochissime persone fidate. Perché è questo che fanno gli amici veri: ti ascoltano e ti supportano, senza giudicarti.
Anonimo