gennaio 2026
Caro Diario,
mi chiamo Stefano, ho 17 anni, e sono arrivato al punto in cui l’unica cosa utile mi sembra quella di parlare con un foglio di carta, e me ne vergogno. Non so che giorno sia, e la porta della mia camera non si apre da non so quanto. Almeno fino a un po di tempo fa, una luce mi spaccava le retine ogni mattina, e la sagoma di un braccio lasciava 2 pillole colorate sulla scrivania. Pillole destinate a restare lì, a guardarsi, a guardarmi immobilizzato sul letto, e ad accumularsi di giorno in giorno, a due a due. Quegli ovali verdi, che illuminavano la stanza. Invece adesso, le pillole sono sempre 12, non se ne aggiungono altre e lo speranzoso braccio scuro nel buio non si fa più vedere. Ogni tanto provo a prendere il telefono, a nella luce accecante che lentamente si dissolve, al passo con il mio abituarmici, leggo messaggi del mio fidanzato, che è l’unico con cui parlo ogni tanto. Non voglio che nessun altro mi veda in questo stato, se qualcuno dovesse davvero guardarmi dentro, morirei.
Matteo Mancini