LA SOLIDARIETA’ AL VILLAGGIO DEL FANCIULLO

Che cos’è la solidarietà? A noi piace pensare che sia l’insieme di pensieri e azioni che non lasciano nessuno da solo sulla strada della vita.

Dall’inizio di quest’anno scolastico, ogni due venerdì, due classi della scuola secondaria dell’Istituto Zingarelli, che frequento, si recano alla Chiesa “Cuore Immacolato di Maria”, anche conosciuta come “chiesa del Villaggio del Fanciullo”, per donare alimenti che vengono utilizzati dai volontari della mensa per cucinare i pasti a diverse famiglie in difficoltà.

Il 25 febbraio è toccato alla mia e ad un’altra classe della scuola: posso assicurarvi che é stata un’esperienza fantastica!

Durante tutta la settimana precedente il grande giorno, le professoresse ci hanno aiutato a riflettere sulla solidarietà e sul suo valore: con la professoressa di italiano abbiamo lavorato sulle parole che esprimono vicinanza e affetto tra le persone (appoggio, dono, compagnia …) e le abbiamo utilizzate per scrivere dei biglietti che accompagnassero i nostri doni.

Con la professoressa di arte abbiamo creato dei fiori con la carta velina e con la carta crespa e poi altri bigliettini; la professoressa di matematica e scienze, la più tecnologica tra tutte, ha realizzato per noi un “Word Art” (Nuvola di Parole ) con tutte le parole sulle quali abbiamo riflettuto. Infine, abbiamo deciso di inserire i nostri pensieri all’interno di “mani” di tutti i colori.

Il tempo che abbiamo trascorso al Villaggio del Fanciullo è stato molto più bello di quanto immaginassi: abbiamo lasciato i nostri doni, presentato i nostri lavori e anche ” intervistato ” i volontari. E’ stato interessante sentire la loro testimonianza e anche le storie che hanno raccontato i nostri compagni di terza media, i quali hanno parlato di persone note che hanno avuto il coraggio di vivere oltre se stesse e di impegnarsi davvero per gli altri.

Alla fine del pomeriggio, tutti noi ragazzi abbiamo avuto la possibilità di trattenerci e stare un po’ insieme: un dono anche questo, soprattutto in tempi di Covid …

Questa del Villaggio del Fanciullo é stata una bellissima esperienza; come dice la canzone, “si può fare di più” e lo faremo: questo è stato , però, un inizio che mi porterò sempre nel cuore.

Alessia Romito

HIP HOP: poesia, danza e arte direttamente dai ghetti americani.

Molti giovani italiani praticano l’hip-hop, ma quanti ne conoscono la storia?

L’hip-hop non è semplicemente una danza, ma è un movimento culturale che nacque a New York, nel quartiere del Bronx, negli anni ’70 del secolo scorso.
Specialmente all’epoca, il Bronx era un quartiere povero e malfamato, dove spesso le persone, vittime della povertà e dell’abbandono, si sfidavano per ottenere un territorio, finendo, in molti casi, addirittura allo scontro fisico.
Fortunatamente ad un certo punto (negli anni ’70, per l’appunto), proprio lì, nacque l’hip-hop, che rappresentò per i giovani un’occasione per mettere da parte gli scontri e la violenza e sfidarsi in gare di ballo e di “canto”.

L’ hip- hop, insomma, salvò la vita a tante persone.

All’hip-hop sono collegate diverse altre altre discipline molto amate dai giovani;
una di queste è sicuramente la Break dance, la ” mamma” dell’hip-hop: i ballerini che la ballano vengono chiamati B-boys e B-girls .
Ricordiamo poi il MC’ing, letteralmente “il maestro delle cerimonie”, ovvero, il Rap, il Writing, cioè il graffitismo, un modo di esprimersi attraverso le coloratissime bombolette spray con le quali vengono realizzati dei graffiti sui muri delle città, oppure sui treni, di notte, per far capire a tutti l’ appartenenza ad un quartiere, o anche il proprio Tag (nome in codice che ciascun gruppo si attribuisce), il DJnig, cioè il Disk Jokey, colui che gioca con i dischi creando basi per chi rappa.

E’ incredibile pensare che un’arte tanto bella che sprigiona energia, forza e vita sia nata in un quartiere così povero dove addirittura, durante la prime feste hip-hop (i Bloch Party), veniva rubata la corrente dai lampioni, perché gli abitanti del Bronx non ne disponevano… Eppure è così, e forse è proprio questa la magia che questa arte sprigiona: la magia della forza pura!

Alessia Romito

CICLONE CHECCO A SANREMO

Luca Pasquale Medici, nome d’arte di Checco Zalone,  è nato a Bari il 3 giugno 1977 ed è un comico,  attore,  musicista, sceneggiatore, cantautore e regista, famoso per le sue mitiche battute e amato da giovani e adulti.

La simpatia di Checco arriva a tutti attraverso i suoi film (da “Cado dalle nubi” a “Tolo Tolo” sono stati un crescendo di successo), le sue canzoni (quante risate ci siamo fatti con Angela, Immigrato, L’immunità di gregge, La vacinada), il suo modo di essere: semplice, alla portata di tutti, ma, a ben guardare, sempre carico di riflessioni e messaggi importanti.

Mercoledì 2 febbraio, Checco Zalone si è esibito sul palco dell’Ariston, insieme ad Amadeus, lo straordinario conduttore del programma, e, come al solito, è stato un vero ciclone!

Ha parlato del Covid con ironia e allegria e ci ha aiutato, ancora una volta, a guardare la realtà con spirito critico, ma senza intristirci.

Il suo personaggio, il cozzalone che può sembrare rozzo e sempliciotto, in realtà è tutt’altro, e anche sul palco dell’Ariston il nostro Checco ha mostrato a tutti che la sua comicità è frutto di riflessione e conoscenza.

A me piace davvero tanto!! 

Mi ha colpito l’intervista nella quale ha parlato di come sua zia lo abbia sempre incoraggiato a laurearsi per cercare di iniziare la carriera di magistrato e di come lui, pur essendosi laureato, abbia sempre continuato ad inseguire il suo sogno: fare spettacolo e far ridere. 

Inseguire i sogni fino a raggiungerli: EVVIVA CHECCO!!

Alessia Romito