NON SIAMO SOLI

Dall’11 novembre penso spesso al racconto di Domenico Diacono, anzi, ad Antonella, che alla mia età si è tolta la vita…

Non si sa esattamente il motivo di questo gesto disperato, ma lei già nel corso della scuola media si sentiva sola, non aveva amici cari con cui condividere le sue giornate.

Anche nei primimesi di scuola superiore non si sentva a suo agio a scuola, e così, forse per non soffrire come era successo alle medie, ha pensato di suicidarsi.

Il padre ci ha raccontato che lei era una ragazza pigra, le piaceva leggere ed era amante di Caparezza. Era una ragazza solare, e solo quando muore, il padre e la madre, nella sua cameretta, ritrovano tanti disegni e frasi che esprimono il suo desiderio di mettere fine alla sua vita angosciosa. 

Prima di morire, Antonella lascia un messaggio a tutte le persone che si sentono come lei: ”non siete soli.”

E’ molto difficile capire noi adolescenti, perchè nella maggiorparte dei casi ci chiudiamo in noi stessi e non parliamo dei nostri problemi con nessuno se non con gli amici di cui ci fidiamo. Nei fogli che hanno ritrovato i genitori di Antonella, lei scrive che era depressa e  ancora oggi la sua famiglia continua a chiedersi  perché non abbia chiesto aiuto.

Io penso che lei l’abbia fatto per non angosciarli, capita anche a me di non voler preoccupare i miie genitori e di tenere dentro di me il dolore che provo. Magari Antonella ha pensato che potesse continuare così, ma alla fine da soli non ce la facciamo ed è arrivata al  punto di mettere fine alla sua vita.

Io ora so che tutti, quando parliamo, dobbiamo essere molto attenti a quello che diciamo perché mentre ad alcune persone scivola addosso il pensiero degli altri ci sono persone più sensibili o con poca autostima che possiamo ferire, anche tanto . Dato che siamo tutti in questa fase dovremmo aiutarci, quindi se c’è una persona che si isola o che è particolarmente timida  accoglierla e farle capire che non è sola.

Elisabetta Romanini

IL BASKET

Il basket e uno degli sport più amati al mondo; in America ha un seguito superiore a quello di cui gode il calcio in Italia e gli atleti statunitensi sono molto più forti dei nostri, ma negli ultimi anni la passione per la pallacanestro si sta diffondendo anche da noi e chissà ….
Le due federazioni che possiamo riconoscere sono: la FIBA (Federazione Internazionale di Basket, che si occupa della pallacanestro in tutto il mondo) e l’NBA (che si occupa solo degli Stati Uniti).
Ma il basket italiano e quello americano sono proprio uguali? No, vediamo insieme quali sono le differenze!
Per prima cosa il campo di gioco non ha le stesse dimensioni: in America è lungo una trentina di metri e largo circa 20, mentre in Italia si estende per 28 metri in lunghezza e 15 in larghezza. Conseguentemente, la linea dei tre punti negli Stati Uniti si trova a 7,25 metri dal canestro, mentre in Italia a 6,75 metri.
Un’altra differenza riguarda la durata degli incontri; le partite di basket sono divise in quattro quarti: in Italia un quarto dura 10 minuti mentre in America 12 minuti. In totale, dunque, le partite in USA hanno una durata di 48 minuti, mentre da noi di 40 minuti. In America, inoltre, i giocatori possono chiedere un time-out di 20 secondi mentre in Italia deve essere il coach a chiederlo. Parlando di falli, nella NBA sono ammessi fino a sei falli per ogni giocatore invece in Italia ne sono ammessi solo cinque dopodiché si viene espulsi. Un’altra differenza riguarda le palle contese: in America è presente la regola della palla a due, mentre in Italia si procede sulla base del possesso alternato. Siete curiosi di sapere cosa
significhi? Vi aspetto con il mio prossimo articolo!

Elisabetta Romanini.