ZingarelliNews all’European Crowdfunding Festival 3.0

Nella mattinata del 12 maggio 2022, una delegazione della redazione di Zingarelli News ha partecipato all’European Crowdfunding Festival 3.0, presso l’Università degli Studi di Bari, organizzato dalla dottoressa Rosa Porro. Quando ho ricevuto l’invito a partecipare a questa iniziativa, mi sono incuriosito molto, perché non conoscevo assolutamente l’argomento di cui si sarebbe parlato.

Da una prima ricerca, svolta in maniera personale,  ho compreso  che il termine Crowdfunding si può tradurre in “finanziamento collettivo”  e indica il processo attraverso cui  un gruppo  di persone impegna il proprio denaro per sostenere gli sforzi di singoli o di organizzazioni.

Il Festival a cui ho partecipato è stato una bella occasione per approfondire questo argomento perché erano presenti molti ospiti: alcuni fisicamente, mentre altri a distanza, attraverso diversi canali (radio, piattaforme via internet, etc.): una piattaforma figital, insomma, fatta di persone che comunicano contemporaneamente in presenza o in modalità digitale!

Tra i diversi relatori, uno mi ha colpito in particolare per il suo intervento: Angelo Rindone, il quale  ha raccontato una storia davvero molto significativa! Se avete tempo e voglia, leggete di seguito e ve ne appassionerete anche voi!

Alcuni ragazzi del Politecnico di Milano hanno avuto un’ idea interessante: creare un oggetto  che “analizzasse’  la qualità dell’aria della loro città, che fosse diffuso in modo capillare sul territorio, alla portata di tutti e anche bello da vedere. Ovviamente, per rilevare l’inquinamento, doveva stare all’aperto, quindi , quale idea migliore di un vaso???

I ragazzi avevano bisogno di finanziare il loro progetto, e allora si sono rivolti a Produzioni dal Basso, la piattaforma di crowdfunding di Angelo Rindone, il quale è rimasto impressionato non solo dalla bontà della loro idea, ma anche dal loro entusiasmo e dalla loro voglia di farcela e così ha deciso di guidarli nella loro avventura.

I ragazzi, attraverso un profilo Facebook chiamato “Milano aria pulita” , hanno dato vita ad una comunità di persone che hanno lavorato INSIEME! La loro idea è diventata l’idea di tutti e così è nata Arianna: il vaso da balcone che, grazie a particolari sensori che inviano,  tramite Bluetooth, i dati ad uno smartphone, rileva i livelli di inquinamento in città.

Il progetto, innovativo ed ecologico, è diventato piano piano realtà grazie ai finanziamenti ricevuti mediante il  Crowdfunding ed è stato accolto anche da altre città, tra cui Roma, dove è stato finanziato da Toyota.

Il Festival è stata una grande occasione per vedere ancora una volta quanto  l’unione faccia la forza…

Sarebbe davvero bello utilizzare il crowdfunding anche a scuola per  realizzare iniziative a vantaggio di tutti noi!! Di idee ne abbiamo già tante!?

Giosuè Bennardo

A SCUOLA DI CROWDFUNDING

Fino a qualche giorno fa non sapevo cosa fosse il Crowdfunding, e voi lo sapete?

Mercoledì 11 maggio ho avuto l’onore di partecipare alla terza edizione dell’European Crowdfunding Festival, che si è tenuto presso la sala de Trizio dell’Università di Bari, organizzato dalla dottoressa Rosa Porro, esperta di Crowdfunding della stessa Università.

Il Crowdfunding è una raccolta di fondi (realizzata spesso tramite internet, più precisamente grazie a piattaforme on line) di diversa entità, anche piccoli, versati da persone che decidono di prendere parte alla realizzazione economica di un progetto o di un’idea. Tale idea può essere di qualsiasi genere, di solito, però, si tratta di idee innovative oppure a vantaggio di uno o più gruppi di persone.

E’ stato davvero interessante ascoltare i racconti di esperti nazionali ed internazionali che si sono confrontati sulle opportunità che il Crowdfunding offre alla comunità, condividendo le loro conoscenze e soprattutto le loro esperienze sul campo.

Il primo a prendere la parola è stato il professor Luca Sabia, che ha parlato di un aspetto molto  importante: perché qualcuno dovrebbe dare soldi per un progetto di altri? La risposta sembra ovvia (perché gli piace e perché se ne sente parte) ma è proprio lì che sta il cuore di questo strumento che potrebbe sembrare semplicemente di natura economica ma che in realtà funziona solo se le persone “si sentono dalla stessa parte”: un Crowdfundung, insomma, va a buon fine se  i potenziali donatori vengono coinvolti al punto da reputare il progetto tanto utile o anche solo tanto bello da decidere di “adottarlo” e farne parte.

Dopo il professor Sabia ha parlato la dottoressa Elena Sodano, fondatrice di CasaPaese, presso Cicala (Catanzaro), esperta di Terapia Espressiva Corporea. E’ stato appassionante sentire il racconto di come, grazie ad un’azione di Crowdfunding, è nata questa meravigliosa grande casa per persone affette da diverse forme di demenza.

La dottoressa Sodano ha raccontato che cos’è CasaPaese, la grande casa non solo di anziani, ma anche di giovani colpiti dalla malattia, e ha sottolineato che i malati di demenza potrebbero non ricordare fatti, persone, addirittura volti, ma non dimenticheranno mai le emozioni vissute e l’amore ricevuto, quindi è giusto che vivano in un luogo nel quale siano amati e siano liberi di esprimere se stessi, senza essere trattati come persone “che non capiscono”.

Un’altra ospite che mi ha molto impressionato è stata Doa Naqvi, professoressa  indiana che si è soffermata sull’importanza del Crowdfunding per i giovani, i quali, attraverso questo strumento, possono avventurarsi nel territorio inesplorato dell’imprenditorialità per sostenere le proprie iniziative.

Successivamente è arrivato, dico così perché è stato fisicamente con noi, come la dottoressa Sodano, il fondatore di “Produzione dal Basso”, Angelo Rindone, che ha condiviso un’altra esperienza di Crowdfunding: quella che ha riguardato gli innovativi “Vasi di Milano”, apparentemente semplici vasi da balcone, ma che consentono di rilevare la presenza di inquinamento nell’aria. Il racconto è stato entusiasmante! Un gruppo di studenti del Politecnico di Milano ha creato una community e con questa ha condiviso il progetto che è stato poi realizzato grazie alla raccolta di fondi promossa proprio da “Produzioni dal Basso”. Ascoltare Rindone è stato come avere la prova che il ragionamento della Doa Naqvi funziona: il Crowdfunding è davvero un’occasione per i giovani, che spesso hanno difficoltà a far decollare idee valide e innovative!!

Successivamente abbiamo ascoltato il dottor Fabio Viola, esperto di Crowdfunding attraverso la gamification: i videogiochi sono le più efficaci piattaforme partecipative, e vengono utilizzate anche per avvicinare le persone a temi e problemi sociali e indurle a farsi carico di progetti attivi in questi ambiti.

L’ultimo intervento che ho ascoltato è stato quello del professor Massimo Melchiori, che ha parlato di come la comunicazione, se efficace e capace di generare il necessario coinvolgimento dei possibili donatori, rappresenti una delle leve fondamentali a disposizione di chi è interessato a lanciare un’ iniziativa di Crowdfunding.

Insomma è stata una mattinata fuori dal comune, impegnativa, devo ammettere, ma grazie alla quale ho imparato tante cose: spero che queste mie parole aiutino anche i miei amici ad affacciarsi a questo interessante mondo che, chissà, potrebbe rappresentare il nostro futuro!

Arianna Manfredi

Crowdfunding per CasaPaese

Arianna- Il vaso innovativo dei giovani milanesi

CURIOSANDO NELLA CIVILTA’ NIPPONICA

Prima parte~

Konnichiwa! (こんにちは – Ciao in giapponese formale)

In questo articolo volevo parlarvi della civiltà nipponica (日本 – Nihon,Nippon=Giappone, l’origine del sole), quindi se siete interessati all’argomento, o anche solo curiosi, continuate a leggere シ

Il Giappone è un arcipelago distante quasi 10.000 km dall’Italia, conta più di 6.000 isole e isolotti: è molto diverso dai paesi occidentali ai quali siamo abituati, per ambiente, territorio, abitudini, lingua e religione e anche moneta (la sua valuta è lo Yen -¥ – 1€ equivale a 136,71 yen-)!!

Viene anche chiamato spesso “Il paese del Sol Levante” a causa del fatto che si trova ad est rispetto al nostro punto di osservazione, cioè dove “si leva” il sole, ma gli sono stati attribuiti anche altri nomi: uno dei più antichi è “Wa” (scritto col kanji ),  nome non certo gradito ai giapponesi perché significa “obbedienti” e richiama anche, per similitudine, “”,  cioè “nano, basso”.

東京= Tokyo = La capitale (東) a Est (京)

Per molto tempo Tokyo è stato un semplice villaggio di pescatori chiamato “Edo”, centro politico e culturale durante lo shogunato dei “Tokugawa” (1603-1868 ). Oggi conta circa 38 milioni di abitanti e possiede l’area metropolitana più popolosa al mondo.

Una curiosità: i giapponesi possono godere del treno più veloce al mondo (Shinkansen – 500 km/h max, la velocita’ massima consentita però è 320 km/h ), di ben 13 linee metropolitane e più di 800 stazioni!

Unica accortezza da seguire è evitare le ore di punta (mattina= 7:30-9:00, sera= 17:30-19:30) per non trovarsi travolti da un fiume di persone (soprattutto ora che c’è il problema-Covid)!!!

Come capirsi semplicemente con dei gesti

Parlare giapponese, lo sappiamo tutti, è molto difficile, dal momento che sono ben tre le “lingue” utilizzate: Hiragana (caratteri fonetici utilizzati come suffissi, particelle grammaticali e parole prive di kanji corrispondente), Katakana (caratteri fonetici utilizzati per le parole di origine straniera o per le onomatopee) e infine i Kanji (i famosi ideogrammi di origine cinese, belli ma difficili da memorizzare). Secondo il Ministero dell’Istruzione i Kanji di uso comune sono 2136!

E’ utile, allora, conoscere modi alternativi per comunicare e conoscersi, uno di questi è Inchinarsi.

La profondità dell’inchino dipende dal rango della persona con cui si sta comunicando. Mi spiego meglio: quando ci si rivolge ad una persona di rango superiore, si usa fare un inchino di 45 gradi, per scusarsi, si fa un inchino di 30 gradi (ma anche di 45 gradi, se la situazione è seria …) e infine per salutare un amico basta fare un lieve inchino di 15 gradi o un cortese cenno della testa! E’ importante ricordare che la testa deve essere allineata con la schiena, mani e piedi devono stare fermi.

I Giapponesi sono così abituati ad inchinarsi che li vedrete inchinarsi anche mentre parlano al telefono o mentre scrivono in una chat (per esempio di WhatsApp).

Un altro modo per comunicare senza usare la lingua è “Leggere L’aria” (Kuki Wo Yomo), questa abilità consente nel capire cosa succede e comportarsi adeguatamente.

I Giapponesi sono molto gentili e, anche se sono adirati, offesi o anche solo contrariati, non lo mostreranno mai davanti al diretto interessato: se riuscirete ad adattarvi a questo modo di relazionarsi, sarete magicamente apprezzati, in caso contrario non mancheranno le occhiatacce !

Il sushi non è l’unica cosa che si mangia

La cucina giapponese è una delle più sofisticate e salutari al mondo e i giapponesi, anche a tavola, sono soliti seguire una precisa etichetta:

Mai conficcare le bacchette in verticale sulle ciotole di riso (pare porti sfortuna!),

Mai prendere il cibo altrui,

Mai indicare i cibi con le bacchette,

Pulirsi sempre le mani con la salvietta che starà sempre vicino a voi (Oshibori – nome giapponese)

PronunciareItadakimasu” all’inizio di ogni pasto (sarebbe il nostro “buon appetito”!) PronunciareGochisousama Deshita” (grazie per l’ottimo cibo), se si è ospiti di qualcuno.

Ovviamente ci sono molte altre abitudini interessanti, ma per non annoiarvi non ve le scrivo (le regole, si sa, alla lunga sono noiose).

Potrà sorprendervi, ma in Giappone non si mangia sempre il Sushi! Eh sì, contrariamente a quanto crediamo, il sushi si mangia solo in occasioni speciali e …è uno dei pochi alimenti che possono essere consumati con le mani!

Un’altra pietanza molto comune sono i noodles, spesso utilizzati come base per altri piatti: gli Udon (spessi spaghettoni di grano), i Ramen (di origine cinese, li conoscerete sicuramente se avete visto l’Anime Naruto), e infine i Soba (tagliolini di grano saraceno giapponesi). Piccola curiosità: avete presente, come ho citato prima, l’anime “Naruto”? Ecco, il protagonista, che si chiama come l’Anime, ama il ramen, e ho scoperto che il suo nome indica proprio un ingrediente del ramen (la rotellina), mentre “Uzumaki” (il cognome del personaggio) significa “mulinello, vortice”. Cercando su google, si può trovare l’esistenza di un fiume chiamato “naruto” che tende a formare dei vortici fino a 20m di diametro!!

Giuliana Buono

“STEFANIA” VINCE EUROVISION 2022

Sabato 14 maggio su RAI 1 è stata trasmessa la finale dell’Eurovision Song Contest, una delle più importanti gare canore del mondo, che quest’anno ha avuto luogo proprio in Italia, precisamente a Torino, grazie alla vittoria dell’Italia, lo scorso anno, con il gruppo rock dei Måneskin. Questi ultimi sono tornati come ospiti esattamente un anno dopo, presentando il loro nuovissimo singolo “Supermodel”. 

Oltre ai paesi che fanno parte dei Big 5 (Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna), hanno superato l’ostacolo della semifinale altre 20 nazioni, lasciando purtroppo le altre fuori gioco. 

La serata finale ha avuto un grande boom di ascolti con altissime percentuali di share, trattenendo famiglie di tutto il mondo incollate alla televisione a fare ognuna il tifo per il proprio Paese. Ogni paese europeo ha potuto aiutare la propria canzone in gara attraverso i fatidici 12 punti a disposizione: la classifica parziale, tuttavia, è stata successivamente stravolta dal televoto da casa…

L’Italia, rappresentata dai vincitori di Sanremo 2022, Mahmood e Blancocon “Brividi”, è riuscita a piazzarsi solo al sesto posto in classifica, lasciando gli italiani un po’ delusi. E’ andata meglio alla Spagna, che ha conquistato il terzo posto con “SloMo” di Chanel, al il Regno Unito, secondo posto con “Space Man” di Sam Ryder e all’Ucraina che, con “Stefania” della Kalush Orchestra, ha raggiunto la vetta della classifica.

La canzone vincitrice dell’Eurovision 2022 ha un ritmo allegro  che si presta bene alla trasmissione delle radio, ma dietro c’è un grande significato, tristemente attuale… Il testo è dedicato a tutte le mamme ucraine che, come la mamma del frontman della band,  stanno combattendo per i loro figli. Il suo videoclip rappresenta crude immagini di guerra purtroppo più attuali che mai. Il presidente Zelensky augura al pubblico di riuscire ad ospitare la rappresentazione nel 2023, contento del risultato che il gruppo musicale è riuscito a regalare al popolo ucraino.

La polemica, però, non è mancata… Parte del pubblico accusa i telespettatori di buonismo, avendo fatto vincere l’Ucraina solo per la tragica situazione del popolo causata dal presidente russo Putin (che ha portato alla squalifica del suo Paese per quest’anno).  

Nonostante la terribile situazione politica, cosa ne pensate del decreto finale?

Nicole Ida Nitti

Photo de Guerre

La Guerre est cruelle!
Pauvre Ukraine,
dans les rues détruites et désolées,
Les Mères échappent pour protéger leurs Enfants 
Les Pères  se battent  pour la Patrie.

La Guerre est ruine,
Air froid et humide ,
Partout sang et poudre,
Cris suffoqués par la peur 
Des chars qui avancent ,
Les femmes pleurent la mort de leurs maris 
De leurs fils , de leurs amis.

La guerre est  folie 
La négation absolue de la vie
Qui mène à la mort et à la fin.
La guerre est la  débacle des Peuples.

Traduzione

Foto di guerra


La Guerra è crudele!
Povera Ukraine, 
per le strade distrutte e desolate,
Le Madri fuggono per proteggere i loro figli,
i Padri combattono per la loro Patria.


La Guerra è rovina, 
l’aria fredda  e  umida,
ovunque sangue e polvere,
grida soffocate dalla paura
dei carri armati che avanzano,
le donne piangono la morte dei loro mariti, 
dei loro figli, dei loro amici.


La guerra è follia,
negazione assoluta della vita
che conduce alla morte, alla fine.
La guerra è la sconfitta dei Popoli.

Francesco Dambruoso (disegno di Gaia Brunetti)

Réflexions

Quand les immeubles s’effondrent,
Quand les vies s’éteignent,
Quand les larmes remplacent les souris 
C’est la guerre.


Et si tout ça ne suffit pas
à la rendre intolérable,
Et si quelqu’un pense
Qu’on peut trouver 
Quelque chose de positif 
Dans la mort d’innocents …


Il faut réfléchir 
Sur la Paix, sur la Guerre,
Sur la Liberté , sur l’Égalité
Et Il faut comprendre
Que si nos Valeurs disparaîssent ,
Il est plus difficile d’espérer dans un avenir meilleur.

Traduzione

Riflessioni

Quando i palazzi crollano
Quando le vite si spengono
Quando le lacrime sostituiscono i sorrisi
É la guerra.

E se tutto ciò non basta
A renderla inaccettabile,
e se qualcuno pensa 
che si possa trovare 
qualcosa di positivo
nella morte di innocenti…

Bisogna riflettere
Sulla Pace, sulla Guerra,
sulla Libertà, sull’Uguaglianza,
E bisogna comprendere 
Che se  i nostri valori spariscono
È più difficile sperare in un avvenire migliore.

Alberto Spagnolo (disegno di Gaia Brunetti)

AGGRAPPATEVI, SALTATE, PRENDETE, INTERAGITE, RAGIONATE, MA SOPRATTUTTO CADETE IN… HUMAN FALL FLAT!

“Mai un puzzle mi ha fatto ridere così tanto” game critics.com

“Human Fall Flat” è un video gioco sviluppato dalla No Brakes Games e pubblicato dalla Curve Digital nel 2016. E’ disponibile per Nintendo Switch, Linux, Android, Playstation 4, Playstation 5, Xbox One, IOS, Microsoft Windows, Xbox series X\S, Google Stadia e Classic Mac Os. 

Il gioco, candidato al “LOGIN Award for Game of the Year”, è un rompicapo in terza persona costituito da 14 livelli, che premiano l’esplorazione e l’ingegnosità. Tra i livelli spicca quello “Laboratory”, ovvero il livello “Laboratorio”. Le modalità di gioco sono 3: in solitaria, con due giocatori in locale, o in multiplayer fino a 8 giocatori tramite connessione Wi-Fi. Le risate sono assicurate! Il vostro personaggio, chiamato “umano”, può essere personalizzato intervenendo su 3 parti del corpo (testa, busto e gambe): basta selezionare con il pulsante “costumize” (=personalizza). Si può anche cambiare il modello del personaggio: possiamo scegliere il “None” (=Niente), “Legacy body”, “Mummy” (=Mummia), “Dog” (=Cane), “Penguin (=Pinguino) e molti altri. Si possono anche modificare i colori del personaggio, scegliendo tra quelli che più ci piacciono, per esmepio, per gli accessori o l’abbigliamento. Un recente arricchimento dei comandi ha visto l’inserimento del “Toggle”, che si può usare nella modalità con 2  e permette di scambiare il personaggio che si usa spesso con un altro, per la personalizzazione del secondo giocatore.

Nel gioco è permesso l’uso delle mani: la mano destra e la mano sinistra si possono usare per aggrapparsi, tirarsi su, prendere un oggetto, tirare leve, premere bottoni… ma non per arrampicarsi sulle pareti. Si può saltare e infine usare il “Play dead” (=finta morte), con cui l’umano sdraiato per terra si finge morto: questo è un ottimo modo per farsi 4 risate. Una breve spiegazione al nome di questo gioco, Human Fall Flat, che significa “Uomini Cadono Piatti”! Sembrerebbe un’espressione nonsense, invece quando si gioca se ne capisce il senso: quando si cade da un livello, si ritorna nello stesso livello all’ ultimo checkpoint (=punto di salvataggio), dove si cade senza pietà sul duro suolo. Quando si scappa da un livello, bisogna cercare l’uscita simboleggiata con il cartello dell’uscita d’emergenza. Di grande aiuto sono anche i vari veicoli che possono essere guidati con delle leve (generalmente 2) per raggiungere l’uscita.

Aggrappatevi, saltate, prendete, interagite, ragionate, ma soprattutto cadete, in Human Fall Flat!

Noi invece, ci rivediamo in un nuovo articolo. Alla prossima!

Giosuè Bennardo

DANIELE NICASTRO RACCONTA “GRANDE” ALLA ZINGARELLI

Il 28 Aprile la classe 3D ha avuto la straordinaria opportunità di incontrare a scuola lo scrittore Daniele Nicastro, autore dell’appassionante romanzo “Grande”.

Questa esperienza non solo ci ha offerto la possibilità di conoscere un noto scrittore come Nicastro e di discutere con lui di un libro che abbiamo particolarmente amato, ma ha rappresentato quasi un ritorno alla normalità, in particolare agli incontri in presenza con gli autori che ci sono mancati tantissimo.

Nicastro, entrato nella nostra classe, è stato accolto da un applauso generale, suscitato dall’emozione di incontrarlo. Si è presentato parlandoci delle sue origini siciliane, evincibili dal suo cognome, e del suo trasferimento nel Nord Italia insieme alla sua famiglia, dettato dall’impossibilità di trovare lavoro al Sud. Ha parlato anche della sua passione per i videogames e per le Serie TV. Dopo questa breve presentazione sono iniziate le nostre domande.

Gli abbiamo chiesto se avesse vissuto in prima persona le vicende narrate nella storia e abbiamo appreso che, pur non avendo vissuto direttamente gli eventi raccontati, nel delineare la psicologia del protagonista (Luca), si è sicuramente ispirato alla sua adolescenza: ad esempio i frequenti litigi e gli scontri di Luca con i genitori molto hanno in comune con il “Daniele adolescente”.

Molto interessante è stato scoprire che prima di diventare scrittore, Nicastro era un ghost writer, cioè scriveva libri in “anonimato” senza che il suo nome fosse pubblicato sulla copertina dei libri, condizione che è divenuta col passare degli anni sempre più insopportabile.

L’autore ci ha spiegato anche che per la scelta del titolo del romanzo è stato decisivo il suggerimento di un suo “grande” amico e “grande” scrittore: Davide Morosinotto. Ebbene sì, proprio lui! L’autore de “Il rinomato catalogo…”, “Il fiore perduto dello sciamano K”, …! Lo stesso che abbiamo incontrato a scuola in prima media e di cui abbiamo letto e amato tanti romanzi!

Molte domande sono state poi formulate relativamente alla psicologia di altri personaggi del libro, scoprendo tante curiosità.

La figura di Paolo, cugino del protagonista, è nata ad esempio dal desiderio di sorprendere il lettore, “trasgredendo volutamente gli stereotipi”: Luca, ragazzo di Torino, si rivela molto disobbediente e irresponsabile; Paolo, siciliano, si caratterizza per il rispetto delle regole ed il forte senso di Giustizia.

Prima di autografare i nostri libri, Nicastro ci ha annunciato l’uscita a Maggio di un suo nuovo romanzo, “Vengo io da te”, di cui ci ha anticipato in breve l’avvincente trama. Che state aspettando? Correte in libreria ad acquistarlo!

Per noi è stato un onore accogliere in classe Daniele Nicastro e ci auguriamo che in futuro ci sia data la possibilità di vivere tante altre esperienze così coinvolgenti e formative.

Tommaso Tedesco Quartulli e Gabriele De Marzo

“NON CHIAMATELI EROI”: INCONTRO CON LO SCRITTORE ANTONIO NICASO

Quest’anno all’interno del progetto lettura il 22 marzo noi ragazzi delle classi terze abbiamo avuto l’onore di incontrare, anche se solo in modalità on line, Antonio Nicaso, giornalista e insegnante di storia sociale della criminalità organizzata della Queen’s University in Canada, e insieme al magistrato Nicola Gratteri coautore del libro “Non chiamateli” che abbiamo letto e analizzato in questi mesi.

Il confronto con lui ci ha permesso di conoscere la sua esperienza di vita e di confrontare le nostre riflessioni sulla legalità e sulla situazione italiana.

Nicaso ha scritto tantissimi saggi, sul tema della criminalità. La sua passione per i libri è nata grazie al suo professore delle scuole superiori, che gli diceva che scriveva dei testi bellissimi e lo ha spronato a coltivare questo talento. Così pur in un piccolo paese dove i libri e le biblioteche erano poche, ha curato il suo percorso facendogli conoscere testi diversi e di vario genere, per alimentare la sua vocazione. Antonio da quel momento ha sempre valorizzato il lavoro del suo mentore, che gli ha indicato una nuova prospettiva. E dalla sua lunga esperienza ha affermato che per saper scrivere bene, fondamentale è la lettura, che ci permette anche di viaggiare in mondi immaginari pur restando nel letto della nostra cameretta.

Di solito le persone che scelgono di fare lavori fuori dal comune, come il cantante, il pittore o lo scrittore, non vengono supportate dai parenti, perché i loro sogni sembrano impossibili da raggiungere e poco proficui. Questo non è il caso del nostro autore. Infatti nel suo cammino adolescenziale fondamentale è stata la madre, che lo ha sempre sostenuto nel suo percorso e non lo ha mai giudicato. Il suo papà era morto quando Nicaso aveva solo quattro anni, però, nonostante ciò, il ragazzo è andato avanti e ha superato i problemi insieme alla mamma e alle sorelle.

Una vicenda della sua vita che ci ha colpito particolarmente è accaduta durante la scuola, in provincia di Reggio Calabria. Il padre di un suo compagno di classe è stato ucciso perché non voleva pagare il “pizzo” e così sin da piccolo (aveva solo sei anni e mezzo) Antonio ha amaramente scoperto che la criminalità era vicina ed era qualcosa che “toglieva il sorriso” a chi gli stava accanto. Inoltre in quel periodo la gente aveva problemi economici e quindi molti ragazzi, dopo aver abbandonato gli studi, si univano alla ‘ndrangheta, distruggendo i rapporti con i compagni e la famiglia. Eppure in quel contesto alcuni studenti, come Nicaso, hanno avuto il coraggio e la determinazione di scegliere la via dell’onestà e alcuni di loro si sono dedicati alla giustizia perseguendo la professione di giornalista o magistrato, e osservando il fenomeno anche in un’ottica internazionale.

All’età di ventinove anni, dopo essersi laureato, per necessità si è dovuto trasferire in Canada, ambiente in cui si è inizialmente sentito completamente estraneo soprattutto per la diversa lingua che non gli permetteva di interagire con gli altri. Per questo ritiene una fortuna e una risorsa che il capitale umano nato e formatosi in Italia possa continuare a rimanere nel proprio paese per migliorarlo, come il suo amico Gratteri. Il rapporto con il magistrato è nato quando erano piccoli, quando condividevano l’amore per la terra d’origine, gli interessi comuni e la condizione sociale e, come ci ha rivelato, “quando avevano uno i soldi sufficienti per comprare la pizza e l’altro quelli per comprare la Coca-cola”. E dalla loro amicizia è scaturita la collaborazione professionale.

Sollecitato dalle nostre domande l’autore ha espresso chiaramente che la criminalità più diffusa e potente a livello internazionale è la ‘ndrangheta e che non ha l’immagine “fascinosa” e stereotipata espressa dal cinema o dalle fiction, ma è un fenomeno diffuso e brutale che possiamo imparare a riconoscere con lo studio e la lettura dei libri. La reazione dello Stato nei confronti della criminalità organizzata è stata ed è molto importante e utile, ma occorre un approccio più severo e radicale, sul campo. Molti magistrati, come Giovanni Falcone, hanno contribuito al massimo delle loro capacità, e soprattutto con efficacia, all’affermazione della giustizia nella nostra nazione. Ma non basta. Secondo lui la politica e ancor di più la cultura dell’antimafia diffusa nel territorio possono giocare un ruolo fondamentale nel contrastare l’illegalità e la mentalità mafiosa, perché possono creare uno scudo reale e saldo. Proprio in quest’ottica è nata l’idea di scrivere “Non chiamateli eroi” in questo particolare momento storico.

L’opera scritta a quattro mani con Gratteri può essere considerata un manifesto di coraggio e forza, i cui protagonisti sono le vittime di mafia. Trent’anni dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, proprio i due magistrati che non volevano essere chiamati eroi e a cui è ispirato il titolo, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso dipingono le vite di coloro che, senza avere paura, hanno difeso con coraggio e professionalità i propri ideali fino alla morte.

Nel libro, infatti, si susseguono ritratti di uomini, donne e bambini accomunati tutti dalla sete di giustizia e libertà. Ognuno di loro ha lasciato nel cuore emozioni scritte con l’inchiostro: Giuseppe Letizia, Giuseppe di Matteo, Nicola detto Cocò Campolongo, vittime innocenti, brutalmente assassinate; Gelsomina Verde, Annalisa Durante, donne nel posto sbagliato al momento sbagliato, Lea Garofalo madre che sogna per la figlia una vita lontana dalla ‘ndrangheta; l’imprenditore tessile Libero Grassi, il mugnaio Rocco Gatto, lavoratori onesti che non hanno mai piegato la testa; Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giorgio Ambrosoli, magistrati, avvocati, uomini che hanno fatto della lotta alla mafia il loro mestiere e il loro motivo di vita. Figure note e meno note, persone comuni che, eroicamente, hanno detto “No” alla criminalità organizzata e hanno dato il loro contributo per una società migliore.

I personaggi descritti ci inducono a riflettere su quanto sia importante combattere l’indifferenza e l’omertà e fare fronte comune contro la Mafia e le ingiustizie. I sacrifici e i sogni che emergono dai protagonisti sono un modo per non dimenticare e per ricordare che “si può fare qualcosa, e se ognuno lo fa, allora si può fare molto”.

La Sicilia e la Calabria fanno da scenario alle atrocità di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta, ma l’opera ci ricorda che la mafia può essere dappertutto, ovunque ci siano prepotenze, ingiustizie, sete di potere e omertà. La mafia è al lavoro, nella pubblica amministrazione, tra le vie delle città e anche nelle famiglie e non ha pietà neanche per chi è innocente o indifeso. Per questo è importante far conoscere questa realtà a tutti i cittadini, a partire dalle nuove generazioni, perché possano essere in grado di affrontarla con coraggio, rompendo il silenzio.

Le parole sono pietre. Usiamole per costruire ponti, per unire le coscienze di chi non sopporta più la tirannide delle mafie, l’ipocrisia di chi dovrebbe combatterle e le menzogne di chi continua a girarsi dall’altra parte”.

Proprio con le loro parole semplici e dirette i due scrittori arrivano a noi ragazzi e toccano le nostre coscienze, mostrandoci un mondo che sembra frutto di una fantasia macabra e brutale, che ci indigna, ma anche la forza e il coraggio dei “non eroi” che ci spinge a intervenire perchè “La memoria del loro sacrificio deve spingere ad impegnarsi per costruire un Paese veramente libero dalla paura, dal bisogno, ma soprattutto dal condizionamento mafioso”.

E’ stata decisamente un’esperienza che ricorderemo.

Emily Bevilacqua, Giovanni Decaro,

Annalisa Di Maso, Mario Panzarino

IL GRAN PREMIO DI BARI

13 Luglio 1947, ore 11. Il cielo è limpido e i motori rombano: al segnale dello starter d’eccezione Vito Antonio Di Cagno, sindaco della città, parte la prima edizione del Gran Premio di Bari!

Questa gara di velocità internazionale per vetture da corsa, disputatasi in altre otto edizioni successive a quella memorabile del 1947, si svolgeva lungo un circuito di 5,51 chilometri intorno alla Fiera del Levante; la sua nascita fu legata alla volontà di alcuni di risollevarsi dalla paura e dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale attraverso un evento che potesse coinvolgere tutta la cittadinanza e, nello stesso tempo, ridare respiro all’economia pugliese richiamando spettatori e curiosi da ogni parte del mondo.

L’ultima edizione del Gran Premio fu disputata nel 1956, ma per rinnovarne la memoria a partire dal 2010 ogni due anni si svolge la sua Rievocazione, organizzata dall’Old Cars Club.

Ed è così che arriviamo al 25 Aprile 2022: alle ore 9:00, sotto un cielo limpido come quello di tanti anni fa, la musica dell’Inno di Mameli ha dato ufficialmente inizio alla Settima Rievocazione Storica con la sfilata delle auto d’epoca.

Le auto sono state divise in 3 batterie, che hanno sfilato seguendo il tragitto dell’ultimo Gran Premio di Bari: 2.510 km a partire da Corso Vittorio Emanuele, dinanzi al Palazzo di Città.

La particolarità che gli spettatori hanno potuto riscontrare nel corso di questa edizione della rievocazione è stata la presenza di tantissime macchine con la guida a destra, caratteristica dei paesi del Nord Europa, questo perché molte auto dopo la Seconda Guerra Mondiale vennero portate in Inghilterra e Scozia, o anche negli Stati Uniti o nel Sud America e qui vennero “stravolte”: alcune conservarono la guida a destra, ma altre nacquero già con la guida al contrario.

L’edizione di quest’anno si è conclusa con la premiazione dell’auto più bella: al primo posto si è classificata l’Alfa Romeo RL del 1924 ‘Targa Florio’ (a mio parere posizione più che meritata); al secondo l’Ermini 1100 Sport del 1946; al terzo la Talbot AV Tourer del 1934.

Alfa Romeo RL 1924 ‘Targa Florio’; l’accensione è frontale e sul lato del conducente (lato destro) si trova il freno a mano.

Io sono un grande appassionato di auto d’epoca e vi posso assicurare che la Rievocazione del Gran Premio di Bari è fantastica! Allora, spero di incontrarvi tutti all’ottava edizione del 2024!

Michele Saulle