LE RCU DI BARI, LA CITTA’ CHE PARTECIPA

“La città che partecipa”, di Anna Materi, è un libro che racconta l’esperienza delle Reti Civiche Urbane nella città di Bari.

Le RCU (come ha spiegato l’autrice venerdì 4 marzo nella bellissima cornice del Museo Civico)  nascono dall’impegno di gruppi di cittadini baresi che, attraverso una serie di iniziative socio-culturali, hanno deciso di contribuire concretamente alla vita della città.

Tali iniziative,  coerentemente il forte senso di appartenenza al quartiere che caratterizza il sentire di noi baresi, si sono realizzate nell’ambito di alcuni quartieri.

L’idea delle Reti Civiche Urbane prende spunto dalla convinzione che, affinché gli individui partecipino in modo attivo allo sviluppo della propria città, si debba uscire da una logica assistenziale di soddisfacimento del bisogno da parte dell’amministrazione: se una comunità si riunisce e si dà uno scopo, metterà in campo tutto il proprio impegno al fine di raggiungerlo. Il mezzo e lo scopo saranno indissolubilmente legati e l’obiettivo verrà centrato.

Quando la comunità decide di organizzarsi e di essere parte attiva per la realizzazione dei propri bisogni, allora trova davvero la propria identità. E’ quindi la partecipazione che fa la differenza: il capitale sociale, cioè il capitale umano che coopera, non si esaurisce, come qualsiasi altro capitale, ma al contrario, attraverso l’”uso” e la pratica, si autoalimenta.  Questo è proprio ciò che sta avvenendo nella nostra città dal momento in cui il Comune ha pubblicato  il bando sulle RCU.

In 100 giorni, si sono tenuti  incontri che hanno coinvolto tantissimi cittadini che si sono confrontati facendo emergere i propri bisogni e cercando strategie per realizzarli.

Da giugno 2019 si tengono in tutto il territorio eventi di cui i cittadini stessi sono protagonisti. Purtroppo, le scuole non sono intervenute in maniera significativa, tranne in qualche caso, forse anche per l’arrivo della pandemia, a causa della quale i lavori delle diverse Reti hanno inevitabilmente subito un rallentamento pur senza fermarsi.

Abra Lupori, della Rete di Carbonara- Santa Rita, ha parlato delle RCU come di un’opportunità grandiosa, uno strumento democratico in cui per la prima volta hanno potuto partecipare insieme sia enti del terzo settore sia i cittadini. Ha raccontato con entusiasmo della Casetta di Mary Poppins, che ha ridato vita ad un luogo ormai fatiscente, trasformandolo in uno spazio meraviglioso per i bambini e le bambine di Carbonara e dell’intera città.

La rappresentante della Rete di Torre a Mare e San Giorgio ha evidenziato come l’attività del suo gruppo si sia sviluppata attorno a tre luoghi simbolo del quartiere che vive di due anime, quella della meravigliosa luce sul mare e quella tormentata dal degrado: la Torre, Calafetta, la meravigliosa terrazza sul mare completamente abbandonata, e Cala San Giorgio. “C’è stata una grandissima voglia di esserci, di fare, di mettersi a confronto con gli altri”, ha sottolineato. Durante la pandemia, questa voglia di esserci si è concretizzata in attività di supporto psicologico ai cittadini in difficoltà e di supporto didattico ai bambini con la DAD.

“L’obiettivo di far uscire di casa le persone e di farle sedere allo stesso tavolo a discutere è stato raggiunto” , ha sottolineato il rappresentante della Rete di Carrassi, San Pasquale e Mungivacca: e di questi tempi, ci sembra davvero un grande obiettivo anche quello!

Mattia Sbiroli e Beatrice Stallone

INCONTRO FRA REALTÁ DIFFERENTI

Gli alunni dialogano con
il rifugiato Hashim Frought

Il 15 ottobre, un gruppo di alunni delle classi seconde dell’Istituto Nicola Zingarelli di Bari ha incontrato, attraverso la piattaforma elettronica Zoom, il rifugiato afgano Hashim Frought, un’esperienza emozionante che ha colpito molto sia i ragazzi che i professori!

Hashim ha raccontato le difficoltà del viaggio che ha intrapreso qualche anno fa per lasciare il suo Paese di origine, per scappare dalla guerra e trovare un posto in cui vivere meglio.

Ha raccontato dei molteplici paesi che ha dovuto attraversare prima di arrivare in Italia, nella città di Bari, dove ha trovato una nuova famiglia pronta ad accoglierlo. Hashim ha testimoniato le terribili realtà dell’Afghanistan e le criticità delle condizioni di vita

Hashim ha raccontato della vita terribile di bambini e adolescenti afghani: i bambini sono costretti a studiare per le strade, invece che stare in edifici scolastici adeguati all’apprendimento, cosa che a noi sembra scontata!!!

 Inoltre, per andare a scuola, devono percorrere tanti km a piedi, spesso vedendosi costretti a superare degli ostacoli.

I ragazzi subiscono le conseguenze della guerra sul loro corpo, perdendo addirittura alcuni arti e i piccoli studenti sono costretti a maneggiare armi, anche durante le ore di studio, per la paura di un attacco improvviso.

Hashim ha quindi raccontato la condizione delle donne afgane che hanno un ruolo quasi inesistente nella società

Purtroppo, le ragazze hanno possibilità di studiare solo fino all’età di 13 anni. Superata questa età, sono costrette a rimanere nelle proprie abitazioni per prendersi cura della famiglia e della casa.

Hashim ha confidato che i suoi sogni più grandi sono: tornare nel Paese di origine per rivedere i genitori e fratelli, e andare in Norvegia per riabbracciare sua moglie e vivere lì la sua vita insieme alla sua nuova famiglia, nonostante il forte legame con Bari e le persone che lo hanno supportato nei momenti difficili.

Ciò che più ha colpito i ragazzi è che Hashim, pur portando con sé il peso delle sue esperienze in Afghanistan, ha sviluppato una passione per la poesia che per lui rappresenta un rifugio e un momento durante il quale si allontana dai pensieri negativi, dando voce al proprio cuore.

Ha anche scritto alcuni componimenti che ha recitato.

Questo incontro ha lasciato un grande tesoro nei ragazzi, aprendo loro la mente sulle realtà che ci sembrano tanto lontane… ha insegnato che la bellezza della poesia ci può salvare dall’orrore e dalle paure! E ancora, che nascere in un paese in guerra, non vuol dire non avere un posto nel mondo!

Che, anche quando tutto sembra finito, non bisogna perdere la speranza… perché ci sarà sempre un posto nel mondo dove incontrare qualcuno pronto a dare una mano e a regalare un sorriso.

Beatrice Stallone
Mattia Sbiroli