LO SPORT, UNO STILE DI VITA

Lo sport è praticato da moltissime persone e a scopi diversi: mantenere in salute l’organismo, rilassarsi, divertirsi, concentrarsi, prendersi un momento di pausa da tutto il resto, stare in compagnia… Ma per alcuni lo sport è una passione, oltre che un vero e proprio stile di vita.

E io ho la fortuna di conoscere due persone che lo vivono esattamente così. Si tratta di due miei carissimi amici, Michele e Giovanni: il primo ha vent’anni ed è un surfista a livello agonistico; il secondo ha diciotto anni, pratica scherma ed è arrivato a gareggiare a livello nazionale.

Qui di seguito vi riporto le interviste che ho rivolto loro per rendervi partecipi della loro fantastica esperienza!

MICHELE.

Ciao Michele! Avanti, raccontaci un po’ della tua esperienza sulla tavola!

“Per me il surf, e lo sport in generale, è un modo di sfidarmi, di ascoltarmi. Una sfida con nessuno all’infuori di me stesso. Penso infatti che la competizione più sana sia quella con sé stessi. Essere migliori di ieri, ogni oggi. Ho scelto uno sport a contatto con la natura, non intenzionalmente ma neanche a caso. Penso che la natura sia la più saggia maestra.

Quando vedo le pareti liquide scivolare sotto di me, tra le limpide acque del Salento, con gli scogli scorrere sotto di me come la pellicola di un film, mentre l’adrenalina scorre in me, capisco che non c’è niente di meglio, capisco di essere vivo e sento il miracolo che c’è in questo.”

Qual è il tuo rapporto con il surf?

“Il surf è sempre bello. In compagnia lo preferisco, ma non quando si è in troppi.

Un’onda perfetta, condivisa con un amico fidato, diventa motivo di gioia ancora più intensa.

Preferisco stare da solo, però, rispetto a stare con decine di sconosciuti che urlano e schiamazzano, togliendo la magia e il sacro che è proprio della natura.

Le onde sono imprevedibili, sono movimento. Ti insegnano ad apprezzare il momento, soprattutto in un posto, come l’Italia, dove le occasioni di vederle sono poche.

E la prima volta che hai praticato il surf, cosa hai provato?

“Anche se non era proprio surf, già dall’età di nove anni io, i miei cugini e i miei amici, la crew della stradina in cui abitavamo d’estate, ogni volta che il vento muoveva il mare eravamo in acqua, da mattina a sera.

Tornavamo con la testa, le orecchie e le tasche dei costumi pieni di sabbia, gli occhi rossi.

Ci divertivamo a prendere le onde sul bagnasciuga, lasciando che esse ci sballottassero con il loro moto prepotente, sulla sabbia.

Oppure, meno di frequente in quanto servivano mareggiate più grosse, facevamo bodysurf, un vero e proprio modo di cavalcare le onde.

Era bellissimo. Ogni volta che succedeva l’aria si riempiva di un non so che di festoso.”

Un’ultima domanda, Michele: cosa rappresenta per te il surf?

“Da piccolo praticavo il nuoto. Ad un tratto l’urgenza di unire il nuoto con gli sport da tavola cominciò a farsi sempre più spazio dentro di me, dapprima sotto forma di semplice desiderio, poi in modo sempre più prepotente.

Avevo undici anni, quando ci trasferimmo a Roma. Ogni weekend chiedevo di portarmi a provare il surf ad Ostia, dove sapevo ci sarebbero stati degli istruttori specializzati. Allora me l’immaginavo come un posto paradisiaco, con onde perfette sotto scogliere mozzafiato…

Per un motivo o per l’altro, complice i molteplici impegni che Roma impone, non fui mai accontentato. Continuavo, però, la mia pratica del nuoto.

Solo anni dopo riuscii finalmente ad andarci e scoprii che in realtà Ostia non era altro che un grosso quartiere popolare su spiagge grigie bagnate da acque torbide. In realtà, tuttavia, fu molto di più, per me e per molti surfisti della capitale.

In ogni caso, quando ci andai, era già troppo tardi per spegnere il mio amore: ero infatuato da quello sport.

Per me il surf è silenzio ed è fonte di costanti meraviglie, che ancora non riesco a spiegarmi.

Niente al mondo mi fa stare bene come la sensazione di bagnato, il controllo del meteo, l’attesa, l’adrenalina, l’astinenza, il migliorarsi.”

GIOVANNI

Giovanni, tu pratichi scherma, vero? Cosa provi quando tieni la spada in mano?

Quando sto con la spada, o meglio con la sciabola, in mano mi sento vivo e pieno di me, ovviamente ansia e adrenalina mi accompagnano perché le opzioni sono due: o vincere o perdere. E’ sicuramente liberatorio e anche molto divertente.

Qual è stata la tua più grande vittoria?

Quella ai campionati italiani: è stato un podio importante perché mi ha aperto a molti possibili futuri nel mondo della scherma e ha contribuito a farmi entrare in Nazionale.

Cos’è per te la scherma?

“Per me la scherma è uno stile di vita più che una passione, che metto davanti a tutto e che riesce a concentrarmi e ad organizzarmi, benché comporti anche dei grandi sacrifici”

Sei mai entrato in Nazionale?

Certo. Sono in Nazionale più o meno da quattro anni. Quando ci sono arrivato è stata sicuramente una gioia, soprattutto perché ero consapevole che quello che avevo fatto, lo avevo fatto io con le mie forze e con i miei sacrifici: per esempio ho dovuto stare lontano da casa per andare in Germania, dove ho avuto la fortuna di conoscere alcuni grandi atleti.

Quali emozioni hai provato la prima volta in Nazionale?

Sicuramente ansia e adrenalina, proprio perché ero consapevole che se avessi perso sarebbe stata una terribile sconfitta, ma se avessi vinto sarebbe stato fantastico; e ho provato anche felicità per il traguardo fino ad allora raggiunto, indipendentemente dall’esito, dalla vittoria o dalla sconfitta.

Bene. Sono queste esperienze, sentite dalla voce dei protagonisti, che ci fanno capire che quando la passione per lo Sport supera la fatica, le difficoltà e i sacrifici, allora si può davvero dire che esso è uno stile di vita.

Luca Lo Presti

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