È tutto nella determinazione

Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti inopportuni o sbagliati. A me è capitato l’anno scorso: giocando a calcio ho affrontato avversari più o meno dotati, squadre forti o più deboli. Ma proprio in un torneo, giocando contro una squadra con giocatori più fisici o veloci, mi sono sentito inutile. Pensavo mi mancasse qualcosa. Forse era il problema al ginocchio, ma rimaneva il fatto dell’insicurezza, che mi portava a sbagliare sempre di più.

Alla fine del torneo non volevo continuare a giocare, perché addirittura credevo di rallentare il gruppo. Parlai con mio padre, mia madre e mio nonno, ma niente: non ne volevo sapere. Continuai gli allenamenti, ma frequentandoli sempre meno con la scusa della scuola.

Era anche una questione mentale, perché qualche giorno prima un mio compagno di squadra mi aveva detto che ero scarso. Mio padre insistette, e fece bene: se non avessi avuto lui, avrei smesso di giocare a calcio. È quello che, purtroppo, è successo a un mio compagno di squadra con i genitori separati, che in quel momento erano poco presenti.

Quello che ho imparato da quel periodo è che arrendersi è l’ultima decisione da prendere: nella vita bisogna lottare fino alla fine, come ci insegnano la maggior parte dei film sportivi. Infatti mi è rimasto impresso il motto del film Creed:

“Un passo alla volta, un pugno alla volta, una ripresa alla volta.” Questo mi tornerà utile in futuro, perché ogni volta che vorrò mollare, non lo farò.
Spero che questo messaggio arrivi a tutte le persone insicure, che ormai non si sforzano più.
Non dobbiamo arrenderci agli ostacoli più alti, ma superarli con ancora più forza, determinazione ed esperienza.

Michele Pietro Visaggi

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