I promessi sposi per riflettere sul presente

Nel nono capitolo de “I promessi sposi” Manzoni racconta la storia di Gertrude, la monaca di Monza, che tutti conosciamo. Io ho trovato particolarmente interessante riflettere sul sistema educativo adottato dai suoi genitori.

Sin dalla nascita della bambina, il suo destino è già segnato: diventerà monaca.

Per convincerla, i suoi genitori la elogiano chiamandola “madre badessa”, la suora che comanda, e le regalano bambole vestite da monache: la manipolano, portandola a pensare che deve necessariamente farsi monaca, ma senza dirglielo esplicitamente.

A sei anni, Gertrude viene mandata in monastero, e lì viene trattata con diversi privilegi per farle scegliere quel luogo come sua perpetua dimora.

Tutto cambia quando, divenuta ragazza, inizia a frequentare coetanee che, pur stando nel monastero, invece di diventare monache, si mariteranno e avranno una vita fuori dal chiostro.

Gertrude inizia a pensare che possa esserci una possibilità diversa rispetto all’unica che le era stata prospettata e capisce di non voler diventare suora.

Non sa, tuttavia, come dire di no al padre, quindi chiede consiglio ad una delle sue amiche, la quale suggerisce di scrivergli una lettera.

Gertrude lo fa e aspetta con ansia una risposta che, però, non arriverà mai.

Prima di diventare suora, la ragazza deve passare un mese nella sua casa con la famiglia, ma, una volta arrivata, tutti la ignorano, nessuno parla della lettera e la guardano come se avesse commesso un reato.

C’è solo un modo per riacquistare l’affetto dei suoi familiari: diventare monaca.

A mio parere, però, i genitori sbagliano a comportarsi così; i genitori, infatti, dovrebbero volere il meglio per i propri figli e quindi dovrebbero ascoltarli e prendere in considerazione il loro volere.

La cosa che importa davvero ai genitori di Gertrude è che lei faccia tutto ciò che vogliono loro e la portano a pensare che questa sia la cosa giusta.

In Gertrude è sempre presente una forte insicurezza riguardo tutto ciò che fa; è come se ci fosse un dualismo in lei: inizialmente è sicura di ciò che desidera e quindi fa ciò che le consiglia il cuore, poi però rimugina continuamente sulle sue azioni, anche pentendosi dei sentimenti che prova e dei suoi desideri, perché non non corrispondono a ciò che i suoi genitori ritengono giusto.

Ancora oggi, molti ragazzi si ritrovano in questo racconto perché alcuni genitori credono di sapere cosa sia meglio per i propri figli e lo considerano l’unica possibilità, senza ascoltare veramente i ragazzi.

E’ allora così lontano il racconto scritto così tanti anni fa?

Il modo di fare dei genitori è spesso diverso da quallo adottato dai genitori di Gertrude, ma molti, ancora oggi, obbligano i propri figli mentre dovrebbero consigliarli, esponendo la loro opinione, certo, ma anche, e soprattutto, ascoltando quella dei ragazzi.

Maria Grazia Visaggi

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