In dialogo. Grazie, Marjan Aryafar

Lunedì, 9 febbraio, noi alunni della 3ªC, abbiamo avuto l’opportunità di ascooltare la storia dell’Iran da Marjan Aryafar, madre di una nostra compagna, ma soprattutto donna nata e cresciuta in Iran, che nel 2010 vive in Italia.

Grazie a lei abbiamo scoperto che la Rivoluzione Iraniana è stato un evento devastante per l’Iran.

Nel Novecento questo grande e ricco paese era governato dalla dinastia dei Pahlavi, che avevano messo in atto un programma di “modernizzazione accelerata” che mirava a occidentalizzarlo. Tuttavia, questo cambiamento forzato creò forti tensioni. Da un lato, fu repressa duramente ogni forma di dissidenza, dall’altro, l’allontanamento dalle tradizioni islamiche portò ad una forma di opposizione via via più forte nei confronti di chi aveva sì modernizzato il paese ma non ne aveva rispettato le tradizioni e i tempi, spinto dalle grandi potenze straniere interessate più a farci affari che contribuire al benessere delle persone.

La figura chiave dell’opposizione fu l’Ayatollah Khomeini. A causa delle sue feroci critiche contro lo Scià e contro l’influenza occidentale, Khomeini fu prima arrestato e poi esiliato. Durante gli anni trascorsi all’estero non smise mai di sobillare la protesta. Egli riuscì a unire studenti, operai e religiosi con un unico obiettivo: abbattere la monarchia.

Nel gennaio del 1979 , travolto dalle proteste di massa, lo Scià fu costretto a dimettersi e fuggire dall’Iran. Subito Khomeini rientrò in patria, accolto da milioni di persone come un salvatore. Poco dopo, il governo monarchico crollò definitivamente e nacque ufficialmente la “Repubblica Islamica dell’Iran”,dove il potere politico è strettamente legato a quello religioso.

Purtroppo le promesse furono tutte disattese e le cose per l’Iran cambiarono in peggio. Molto in peggio.

Oggi l’Iran vive una profonda contraddizione. Pur avendo una popolazione giovane, istruita e desiderosa di modernità, il Paese è frenato da un regime conservatore e da una difficile situazione economica, causata dalle sanzioni imposte dalla comunità internazionale, nonostante l’Iran sia un luogo ricco di petrolio ed altre risorse naturali. Questo rende l’Iran un luogo complesso, dove la società civile si scontra quotidianamente con i vincoli imposti dal sistema politico nato dalla rivoluzione.

Noi occidentali abbiamo sempre osservato questa situazione da lontano  e ci siamo fatti delle idee in base a ciò che ci hanno raccontato.

Questo incontro ci ha dato l’opportunità di vedere la situazione dal punto di vista di coloro che la conoscono davvero, avendola vissuta e avendo lì ancora i propri parenti.

Per noi è facile dire che se l’Iran venisse bombardato dagli Stati Uniti d’America si avrebbe una grave violazione del diritto internazionale, ma cosa pensano le persone che vivono senza nessuna libertà, orami da molti anni, senza sapere più neppure se potranno arrivare a fine giornata?

Dalle parole di Marjan ho capito quanto grande sia la disperazione di un popolo che vive l’inferno quotidiano ma che continua a trovare la forza di lottare e sperare di vivere una vita degna di essere vissuta.

Vania Maino

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