Negli ultimi mesi si parla molto dell’Iran e noi della III C, dopo averne studiato la storia attraverso documentari e letture, abbiamo avuto la fortuna di parlarne con Marjan, la madre di una nostra compagna di classe, che vive in Italia dal 2010 ma che è nata e cresciuta in Iran. Ascoltare dalle sue parole la storia di questo paese, ci ha permesso di capire meglio cosa stia accadendo e di riflettere su come il passato sia importante non solo nella vita delle persone ma anche degli stati.
Innanzitutto bisogna dire che l’Iran non è solo un paese ricco di tradizioni, di storia, di paesaggi (montuosi, desertici e costieri) ma è ricco anche di materie prime e risorse come petrolio e gas naturale.
La sua storia recente è stata segnata dalla rivoluzione islamica, avvenuta nel 1979, che ha cambiato profondamente il paese. La parola “rivoluzione” ci ricorda la rivoluzione scientifica, quella francese, quella americana e ci induce a pensare che una rivoluzione sia un cambiamento positivo: purtroppo non è sempre così, come ci ha spiegato Marjan, e la rivoluzione iraniana del 1979 ha sì cambiato profondamente il paese, ma in peggio.
Facendo un necessario passo indietro, dobbiamo dire che l’Iran era governato dai primi del Novecento da una dinastia di Shah che lo avevano modernizzato e occidentalizzato molto e molto rapidamente.
Dal 1941 al 1979 aveva governato il paese Mohammad Reza Pahlavi, figlio del primo shah, il quale aveva proseguito e intensificato il percorso già intrapreso dal padre, sostenuto da potenze occidentali interessate ad accedere al miglior prezzo possibile al petrolio iraniano e a tenere il paese lontano dall’influenza dell’Unione Sovietica.
Mohammad Reza Pahlavi, dunque, modernizzò il paese, occidentalizzandone la società: introdusse la riforma agraria, favorì l’industralizzazione, riformò il sistema sanitario e dell’istruzione che diventò obbligatoria; promosse l’abbandono del velo per le donne e il riconoscimento a queste del diritto di voto. Egli, però, abolì tutti i partiti di opposizione, istituì la censura e la Savak , la polizia segreta, perseguitando gli avversari politici: di fatto, dunque, il suo era un governo autoritario.
Questa modernizzazione per molti fu una vera e propria occidentalizzazione forzata del paese, che snaturava gli iraniani privandoli della loro identità. Molti definirono lo Scià la marionetta dell’occidente.
Il malcontento ben presto si diffuse, e Reza Pahlavi, nel 1963, esiliò Khomeini il suo più grande oppositore, che aveva in precedenza fatto arrestare dalla Savak ( polizia segreta al servizio dello Scià.). Khomeini è un Ayatollah, ovvero un capo religioso sciita che proponeva un’idea rivoluzionaria, e promettendo la difesa dei poveri, degli oppressi e delle tradizioni iraniane, era molto ben voluto dalla popolazione
Nel 1979, durante una grave crisi economica, il malcontento delle masse esplose e in pochissimo tempo portò alla fuga dello Shah e al ritorno dell’Ayatollah, che venne accolto da milioni di persone come il nuovo leader.
In poche settimane, l’intera struttura dello Stato monarchico venne smantellata e venne proclamata la Repubblica Islamica dell’Iran. Il potere fu concentrato nelle mani del clero sciita, con Khomeini come Guida Suprema, cioè la massima autorità religiosa e politica del paese.
Subito il nuovo regime si rivelò ben diverso da come si era proposto: eliminò anche lui tutti gli oppositori, esponenti dei partiti laici, comunisti, monarchici; anche ex alleati religiosi furono arrestati, torturati o giustiziati.
Diede il via ad un governo teocratico, imponendo via via un maggiore controllo sociale e modificando il diritto di famiglia. Le donne furono tra le prime a essere colpite dalla nuova legislazione: infatti fu imposto di nuovo l’obbligo del velo, e se le donne venivano fermate in compagnia di un uomo che non fosse un parente o il marito, potevano subire conseguenze morali o legali anche molto gravi. Fu, però, loro permesso di continuare a studiare e lavorare.
I guardiani della rivoluzione controllavano di fatto l’economia, il petrolio e gli appalti e ogni aspetto della società: Marjan ci ha raccontato che nelle scuole c’era un momento della giornata in cui gli alunni (e quindi anche lei ) dovevano pregare e poi gridare slogan imposti da Khomeini come “ A morte l’America! A morte l’occidente” . Veniva loro inculcata sin da piccoli l’idea che l’America e l’occidente fossero nemici da distruggere e veniva alimentato l’odio. Vigeva un clima di paura ,tanto che anche in occasione della morte e dei funerali di Khomeini avvenuti nel 1989, la gente piangeva, e anche lei ha dovuto piangere, nonostante l’Ayatollah avesse limitato ogni libertà e il suo regime fosse stato per il paese solo fonte di oppressione e di una crisi economica sempre più devastante per tutti, tranne per i pochi che vivevano come re, in un paese allo sbando.
Ancora oggi in Iran vige la Repubblica Islamica: non c’è libertà di espressione, c’è un controllo totale della vita quotidiana delle persone, le proteste vengono duramente represse e vengono usate la censura e la pena di morte per eliminare oppositori e per terrorizzare i dissidenti.
La gente non riesce neppure più a sfamarsi ed è disperata.
Il governo ha chiuso tutte le porte al dialogo, ma il popolo continua a sperare di potersi liberare. Pur di porre fine a questa situazione, gli iraniani sono arrivati a sperare in un bombardamento da parte degli Stati Uniti, confidando in un possibile rinnovamento.
Davanti a questa drammaticità non possiamo chiudere gli occhi, dobbiamo cercare di aiutare questo popolo ormai distrutto da continue riforme che hanno sempre lasciato da parte il popolo, costringendolo quindi a scegliere “il meno peggio”, perché un giorno potremmo ritrovarci anche noi dalla loro parte.
G. Maggiore, G. Rana, I. Zaimi