Lo sapevi che durante la Prima Guerra Mondiale i soldati scavavano le trincee a “zig zag”, in modo tale che se i nemici li avessero bombardati, gli spessi muri di terra li avrebbero protetti dall’esplosione, minimizzando i danni?
Questa è solo una delle tante curiosità che abbiamo ascoltato durante l’incontro di lunedì con l’associazione Biancofiore di Rutigliano, nata per mantenere vivo il ricordo dei caduti della Prima Guerra Mondiale.
I soldati dovevano assumere quotidianamente molte calorie, circa 4000, poiché durante la giornata erano spesso sottoposti ad uno sforzo fisico molto intenso: marciavano per vari chilometri, combattevano, e quando si trovavano in alta montagna avevano bisogno di calorie per mantenere costante le temperatura corporea. Per raggiungere questo apporto calorico venivano aggiunti burro ed olio ai cibi in scatola che consumavano.
Il rancio quotidiano di ogni soldato era composto da pane, pasta o zuppa. Avevano una “gavetta” che utilizzavano per conservare il cibo. Le lattine piene di zuppa avevano dei fori sul coperchio, così quando il pane diventava duro, veniva grattugiato per aggiungere sapore e nutrimento alle minestre, acquose e poco nutrienti.
I generali alleati comunicavano e si confrontavano sulle tattiche da seguire attraverso specifici telefoni, quando questi venivano distrutti dagli attacchi dei nemici, però, inviavano dei piccioni viaggiatori per scambiarsi delle lettere. Questi volatili venivano utilizzati anche per fare delle foto aeree per vedere, per esempio, la posizione del nemico e come “animali domestici”.
L’umore delle truppe veniva tenuto alto anche grazie ai “magazzini comici”: giornali divertenti che alleggerivano un po’ la tensione della quotidianità.
I soldati portavano al collo le piastrine di riconoscimento: in caso di morte, queste venivano consegnate alle famiglie come ricordo del caro defunto. I morti privi di piastrine venivano riconosciuti mediante gli oggetti di uso quotidiano che possedevano.
Molti detti che utilizziamo tutt’oggi hanno avuto origine durante questa guerra: “non mi rompere le scatole” veniva utilizzato dai comandanti dell’esercito con lo scopo di avvisare i soldati che a breve sarebbero ritornati a combattere e quindi a “rompere” le scatole della munizioni per caricare le armi e tenersi dei colpi aggiuntivi in un’apposita tasca dell’uniforme. “Non farmi girare le palle” era riferito al fatto che posizionavano il proiettile al contrario per massimizzare i danni, questa pratica però era vietata in guerra per cui tale detto significava proprio “non farmi arrabbiare, altrimenti potrei fare qualche cosa di illegale”.
Andrea Mastropietro