Rosso Malpelo è un bambino come gli altri, una caratteristica particolare però ce l’ha: associata al suo nome c’è sempre la parola “cattivo”.
Oggettivamente non ha fatto nulla per meritarsi quell’etichetta, e allora mi sono chiesta, perché un’intera comunità dovrebbe accanirsi contro un bambino?
Semplicemente, in una società dove non c’era cibo e nessuno godeva di benessere fisico e mentale, la comunità ha trovato un capro espiatorio, una persona debole, sulla quale sfogare il proprio malessere fino a convincerlo addirittura di essere sbagliato e che in lui ci sia qualcosa di rotto…
A ben pensarci, più di un secolo dopo, l’idea di “ diversità” viene ancora inculcata nelle nostre menti, e ci porta a pensare che in ogni situazione ci sia sempre il buono e il cattivo, il lato giusto e quello sbagliato. Il lato giusto e buono, ovviamente è il nostro.
Quando pensiamo alla parola “ diversità” , istintivamente pensiamo a qualcosa di negativo, qualcosa che divide, che crea distanza tra gruppi di persone.
La verità è che per me il “ diverso” non esiste. La diversità appartiene a tutti, ad ognuno di noi. Non esiste “il diverso”, ma solo punti diversi di contatto con gli altri. La società è come un mosaico, ma spesso tendiamo a valorizzare solo le tessere che somigliano alle nostre preferendo “ un modello di normalità “ che esclude a priori e poi porta all’emarginazione.
L’emarginazione è un atto silenzioso, a volte invisibile, emarginare significa guardare una persona che ha una religione diversa o un colore della pelle differente dal nostro, e decidere che la sua storia ha meno importanza della nostra.
L’emarginazione non punisce solo chi la subisce ma anche la società, perché perde la possibilità di conoscere ed imparare da un altro essere umano.
Penso che non ci dobbiamo impegnare ad essere tolleranti , come se stessimo sopportando un peso, ma empatici, eliminando le barriere che in realtà non sono invisibili , semplicemente non esistono.
Giulia Maggiore