Rosso Malpelo è emarginato, denigrato e schernito da tutta la gente del paese solo perché è ritenuto “diverso” dagli altri. Subire quotidianamente la cattiveria della sua comunità, insieme alla morte del padre, lo porta ad uno stato di assoluta disperazione e depressione, tanto che incomincia ad adottare nella realtà i comportamenti cattivi che non ha mai avuto, ma che gli sono stati attribuiti dalla gente.
Lo vedevano come un bambino cattivo e lui, disperato, lo è diventato.
Questa situazione, più un secolo dopo, la ritroviamo ancora oggi; infatti i gruppi di adolescenti della mia generazione sono pieni di offese e insulti verso chi viene considerato “diverso” in qualcosa.
Dal mio punto di vista le discriminazioni più forti sono nei confronti delle persone che hanno una sessualità diversa da quella “normale”, così la chiamano i ragazzi di oggi.
Molte volte nei gruppi di amici si fanno gare o competizioni e durante queste una frase si ripete quasi sempre: “chi perde è gay”. Questa frase, che a qualcuno, purtroppo, sembra innocua, uno scherzo, etichetta gli omosessuali come dei perdenti, delle persone inferiori, da denigrare. In realtà una persona omosessuale, o anche chiunque abbia qualsiasi orientamento sessuale, non ha nulla di inferiore rispetto ad una persona eterosessuale: ha lo stesso corpo, la stessa forma e la stessa anima di tutti gli esseri umani.
Come nel caso di Rosso Malpelo, persone con una sessualità diversa sono spesso usate per sfogare la rabbia di quelli che non sanno come gestirla, e che quindi la riversano su qualcuno o qualcosa che spesso non c’entra nulla con la situazione. Gli omosessuali, siccome sono una minoranza, sono da sempre stati il “sacco da box” di queste persone; ogni volta che succede qualcosa a quelli che non sanno trattare la propria frustrazione, si sfogano con persone che reputano deboli, commettendo violenze fisiche e psicologiche.
Questo modo di fare, secondo me non è più accettabile, perché chiunque ha il diritto di vivere una vita serena, piena della gioia di poter essere se stesso, e non dovrebbe volersi nascondere soltanto per paura di essere discriminato.
Riccardo Scognamillo