A scuola abbiamo assistito alla rappresentazione “Qui non si vendono più bambole” ispirata al libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando che parla di un padre che racconta la storia di Giovanni Falcone a suo figlio. In passato avevo letto il libro, ma non posso non ammettere che lo spettacolo è stato ancora più emozionante. La rappresentazione “Qui non si vendono più bambole” mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere sul significato di mafia e bullismo. A volte rimango perplessa sul fatto che ancora nel 2026, ci sia la mafia, nonchè la prepotenza ed il controllo del potere dei più forti. Riflettendoci, onestamente, ho paura perchè se solo tutto ciò é terrificante, non oso neanche immaginare come apparirà in futuro.
Credo infatti che mostrare ai giovani degli spettacoli, o leggere dei libri su questi argomenti sia la cosa perfetta per evitare un futuro disastroso, ed è quello che per fortuna hanno fatto gli insegnanti della mia scuola.
Gli attori sono stati bravissimi nella messa in scena e lo spettacolo è stato stupendo, mi ha colpito veramente tanto, ma la scena che mi ha fatto riflettere di più è stata quella in cui si parlava di Giuseppe.
Lui era un bambino come gli altri, ma la sua unica colpa era quella di essere “figlio di suo padre”, perché è stato proprio lui a portarlo alla morte. Il padre era un mafioso e altri mafiosi per punirlo di uno sbaglio che aveva commesso, avevano rapito suo figlio, passato con lui intere giornate e ucciso nell’acido senza muovere un dito. Tutto ciò è assurdo!
A parte questa scena, ho amato anche il finale in cui gli attori hanno lanciato le giacche che indossavano. Quel semplice gesto simboleggia la pace, la libertà che si prova quando finalmente si vince contro qualcosa di così grande come la mafia. Sì, non abbiamo ancora vinto ma grazie a coloro che hanno lottato contro questo brutto mostro, abbiamo almeno la speranza di potercela fare. Spero di diventare come uno di quegli uomini, non mi voglio scoraggiare davanti ai problemi, voglio lottare, voglio esprimermi, ma soprattutto voglio vincere perchè qui non vince chi si diverte ma vince chi è più coraggioso.
Sofia Maria De Marzo