Giovedì 12 febbraio abbiamo assistito in auditorium allo spettacolo Qui non si vendono più bambole, ispirato al libro Per questo mi chiamo Giovanni.
Giovanni è un ragazzo di Palermo di dieci anni. Suo padre come regalo di compleanno decide di raccontargli il motivo vero della scelta del suo nome in onore di un grande uomo. Così inizia a parlargli di Giovanni Falcone, gli mostra i luoghi dove ha vissuto e gli spiega il suo impegno contro la mafia.
La compagnia Oltrepalco ha deciso di mettere in scena questa storia usando gli strumenti dell’arte teatrale. Infatti ha scelto di utilizzare sul palco degli oggetti come le scarpe per rappresentare un coltello, i lacci delle scarpe per i tentacoli del “mostro” e una bustina di aspirina per simboleggiare lo scioglimento di Giuseppe in un bidone pieno d’acido.
Guardando lo spettacolo ho provato due emozioni completamente diverse: felicità, perché la rappresentazione mi ha coinvolto molto e rabbia, perché non mi spiego come possano delle persone essere così crudeli.
La mia scena preferita è stata quando nel tribunale per il Maxiprocesso il giudice inizia a ripetere “Condannato!” ad ogni mafioso, perché conta come una vittoria per Giovanni e in generale mi è piaciuta la visione della regista. Certo tra lo spettacolo e il libro ci sono alcune differenze evidenti, come ad esempio il riferimento alla morte di Borsellino, probabilmente perché la performance ha un tempo ristretto.
Ho apprezzato molto anche il parallelismo tra la storia di Falcone e la vita normale di un bambino a scuola.
Grazie alla lettura e al teatro ho avuto modo di conoscere e riflettere sulla mafia, composta da un gruppo di persone cattive che si organizzavano per fare attività illegali per arricchirsi.
Onestamente anche io se avessi un negozio e la mafia venisse a minacciarmi la nutrirei per timore. Capisco che la gente lo faccia per paura, ma come dice il libro bisogna farsi proteggere dallo Stato e non dalla mafia. Anche se non comprendo come abbiano fatto queste persone a decidere di svolgere azioni così brutte.
In conclusione l’intera attività mi è piaciuta molto ed ho imparato tanto e spero che la scuola organizzi più spesso spettacoli su questi argomenti attuali.
Nicola D’Attoma