Inizia tutto da un gioco

Inizia tutto da un gioco, da una prova, per curiosità.

Inizia con un “Solo per questa volta” o con solo l’intento di togliersi lo sfizio.

Un gioco dal quale sembra facile uscire, un gioco che “deve essere per forza giocato, almeno una volta nella vita”. Se no, rimani con l’idea di “non aver mai provato il vero divertimento della vita”. 

Alla fine decidi di iniziare a giocare, ma poi il gioco cambia le regole, senza avvisarti. Il tasto per uscire diventa sempre più irraggiungibile. 

E allora arrivano le convinzioni, per rassicurarti, per pensare che vada tutto bene, anche se in fondo sai benissimo che stai raggiungendo il fondale.

Diventi “dipendente” quando non riesci a farne a meno, quando quello diventa il tuo unico sfogo.

E l’arma più letale dell’indipendenza è il non sapere di averla. 

O meglio, non voler ammettere di averla.

Perché una persona che dipende da qualcosa, non è buona, non è una persona intelligente, che riesce a gestirsi. Quindi viene emarginata. Allora è meglio non ammettere a se stessi di avere una dipendenza.

Io sono dipendente, so di esserlo, l’ho capito quando ho letto di Zeno Cosini. L’ho capito quando mi sono accorta che ogni suo pensiero coincideva esattamente con il mio. 

Allora ho guardato la traccia di questo testo, e ho pensato a cosa scrivere. Ho pensato se provare ancora a negare tutto, ma se avessi negato con il testo, avrei negato con me stessa. 

Ho anche provato a scrivere un testo nel quale dicevo di avere la dipendenza del telefono, ci ho anche provato a nascondere la dipendenza vera.

Ma in fondo lo sapevo.

Non ne conoscevo il nome, ma sapevo di averla.

La dipendenza affettiva, quando una persona non riesce a vivere senza l’approvazione o la presenza dell’altro. E in questo stato, si fida ciecamente non perché l’altro sia affidabile o meno, ma perché ha un bisogno estremo di sentirsi amato, o protetto.

Nemmeno sapevo fosse una dipendenza, in realtà, ma anche io, ogni volta, mi ripeto “Questa è l’ultima volta che mi fido così di qualcuno”, ma in quel momento, proprio come per la sigaretta di Zeno, il sapore di quella fiducia malriposta diventa ancora più dolce, perché credo sia l’ultima.

Mi fido troppo degli altri per non fidarmi di me stessa, usando l’amore come lui usava la nicotina, un alibi perfetto per rimandare la mia guarigione a un domani che non arriva mai.

Lo faccio con amici che non sono pronta a perdere, anche se sotto sotto so che mi volteranno le spalle appena ne avranno la possibilità

Sono arrivata a pregare una persona di rimanere amici. Anche se sapevo che sarebbe stata una amicizia forzata, so che mi sarebbe bastato un “ok” per fidarmi davvero e di nuovo.

Ma so che finchè scriverò “l’ultima volta” ad ogni delusione che prendo, rimarrò Zeno per tutta la mia vita.

Purtroppo questo testo non lo concludo con una vittoria, perché so di non esserne uscita, ma con un traguardo.

So che un giorno la troverò la forza, un giorno mi sentirò al sicuro anche stando solamente con me stessa, senza dovermi fidare di qualcun altro.

Ma allo stesso tempo so che lo sto rimandando, ancora adesso.

Anonimo

disegno di Andrea Mastropietro

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